6 dicembre 2016

Almeno Tre Cose: MLOL Plus

Camilla - Zelda was a writer

Almeno tre cose | Zelda was a writer
MLOL PLUS (da Media Library on Line) è un servizio di prestito e acquisto di ebook delle biblioteche pubbliche.
Sono stata invitata a conoscerlo al recente Mamma che blog e ho deciso di parlarvene qui perché, a mio parere, potrebbe essere un regalo di Natale davvero utile e inconsueto.

MLOL Plus vi permette di prendere a prestito gli ebook presenti nel vasto catalogo della biblioteca a cui sarete associati durante la registrazione. Gli abbonamenti – modificabili in ogni momento – presentano tre fasce di prezzo (da 9,90 euro a 19,90 euro) e possono essere sia mensili che annuali. In pratica, avete a disposizione una serie di crediti da utilizzare per il prestito di un numero cospicuo di ebook dei maggiori editori italiani e delle piattaforme di selfpublishing più conosciute.
Crediti che, se residui, si sommeranno nel tempo, dandovi la possibilità di aumentare la vostra possibilità di prestito. Crediti che, tra l’altro, aumenteranno con l’acquisto nello shop di MLOL Plus.

—> Potete conoscere tutte le specifiche del caso qui. <—

La cosa più importante è questa: MLOL Plus contribuisce a sostenere il digitale nelle biblioteche italiane.

Come?
Se si escludono i prezzi di produzione e distribuzione, gli introiti degli abbonamenti sono utilizzati per finanziare la gestione e la diffusione del prestito gratuito in biblioteca.
Non vi pare un ottimo circolo virtuoso?

Per festeggiare questo fatto, oggi ho pensato a un Almeno Tre Cose dedicato a 10 libri presenti nel catalogo di MLOL Plus. Buona lettura!
Almeno Tre Cose: Mlol Plus | Zelda was a writerAlmeno Tre Cose: Mlol Plus | Zelda was a writerALMENO TRE COSE: MLOL PLUS
 1. La cultura è come la marmellata – Marina Valensise (Marsilio)
 2. Zitelle – Kate Bolick (Sonzogno)
 3. L’uomo che scrisse il romanzo perfetto – Charles J. Shields (Fazi editore)
 4. Tutto il nostro sangue – Sara Taylor (Minimum Fax)
 5. La vita davanti a sé – Romain Gary (Neri Pozza)
 6. #GirlBoss – Sophia Amoruso (Sonzogno)
 7. Letture facoltative – Wislawa Szymborska (Adelphi)
 8. Guida agli animali fantastici – Ermanno Cavazzoni (Guanda)
 9. Bar Sport – Stefano Benni (Feltrinelli)
10. Perché Einstein non portava i calzini – Christian Ankowitsch (Vallardi)

Questo post è il risultato di una collaborazione con MLOL Plus di cui vado molto fiera.
Grazie, come sempre, per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

30 novembre 2016

L’epoca fluida e il Nobel a Dylan

Camilla - Zelda was a writer

Il progetto di Activia Insync sta terminando, tolgo dal muro tutti tasselli di questa “Altra Me” ma sono solo all’inizio: ricomincerò a costruirmi di nuovo.

L'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writer

Oggi vorrei parlarvi del Nobel della Letteratura dato a Bob Dylan. No, tranquilli, non aprirò il già corposo faldone! Fatemi, però, fare un breve riassunto: un bel giorno, la commissione dei Nobel decide di conferire il premio per la Letteratura a Bob Dylan, lui nicchia, sia per ringraziare sia per confermare la sua presenza alla cerimonia di premiazione. Alla fine fa sapere che non sarà presente.
Riassunto finito.

Ognuno è padrone dei suoi premi, ognuno decide quanto il senso della gratitudine e della buona creanza abbiano un valore nella propria condotta. Io mi vorrei concentrare sulla querelle che era seguita a pochi minuti dalla sua premiazione.
Autori di grande spessore e compostezza si sono scagliati contro l’ipotesi che un cantautore potesse essere equiparato a uno scrittore. Era un musicista? Che vincesse uno degli innumerevoli premi che il suo ambiente gli poteva garantire! 

Di questa grande disputa, mi sono rimaste in mente solo le parole dello scrittore americano Richard Ford durante l’intervista di Matteo Persivale (—> qui):
«Io sono felice, in generale, ogni volta che il lavoro di qualità viene incoraggiato. I premi servono a quello. Tutte le barche salgono insieme quando si alza la marea, ne sono sinceramente convinto». 

La penso nello stesso modo: il mare è grande, lascia spazio a tutti i suoi naviganti, regala spazio e profondità ma ogni onda è responsabile del movimento delle sue acque.
L'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writerSecondo me la nostra è un’epoca fluida. Fluido il senso del tempo, la percezione del proprio essere nelle cose del mondo, fluido ciò che ci rende felici, l’amore, il senso più profondo del gruppo e della condivisione della propria vita, delle proprie opinioni.

Il nostro è un mondo che lavora come la pioggia quando c’è vento: è trasversale. È un mondo che, complici i meccanismi di comunicazione ed espressione di sé, tende a disperdere parti di noi e a confondere i confini.

Se vi pare che ne stia parlando in termini negativi, vorrei correggere il tiro e dirvi che, per quanto ritenga che buona parte della passata forma mentis (quella in un certo senso più granitica) abbia avuto (e continui ad avere) i suoi indubbi pregi, credo anche e con tutta me stessa che questo stato di cose liquido consenta di raggiungere spazi inesplorati di noi e di disperderci in modi senz’altro più fantasiosi e utili. 
L'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writerL'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writer

Dopo aver parlato di equilibrio e partecipazione, dopo averli ribaltati come calzini per raccontarvi il mio senso dell’insync, oggi voglio spingermi oltre e sostenere che anche il nostro essere incasellati in granitiche categorie non ha più tanto senso.

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Siamo mondi complessi e pieni di sfaccettature. Siamo esseri bisognosi di un’identità che valichi conformismi e tassonomie.

Non so se Dylan sia uno scrittore ma so che ha raccontato attraverso la musica, so che lo fanno tutte le persone che decidono scientemente di lasciarsi andare alla gioia del dire, quelli che hanno musicato sapientemente nostalgie piccole e improvvise, che ci hanno fatto innamorare a ogni parola, a ogni riga, che hanno parlato di noi senza conoscerci e sono riusciti a trovarci quando più ne avevamo bisogno, nel punto più oscuro della nostra ininfluenza. Tutti quelli che ci sono riusciti sono scrittori. E magari si presentavano come musicisti, attori, giornalisti, fotografi, innamorati grafomani, poeti part-time…
L'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writerDubito che ognuno di loro possa ambire al premio Nobel ma credo che tutti debbano lottare per quello che veramente sono, per quello che desiderano essere e che possono dire, a prescindere dal pensare comune. 

Se ci pensate, il nome di questo blog è nato seguendo la stessa  intenzione: Zelda (Fitzgerald) era una scrittrice perché la sua anima narrava, perché – a dispetto delle decisioni di un Destino perlopiù avverso – lei era un’anima creativa e questo niente e nessuno glielo avrebbe mai portato via.
L'epoca fluida e il Nobel a Dylan | Zelda was a writer

Rimettere in discussione regole e confini, non trincerarsi dietro le proprie rincuoranti torri d’avorio, continuare a dare un senso nuovo alle cose, ai bisogni, alla necessità di estensione e di completezza.
Ditemi, esiste una cosa più insync di questa?
Camilla
Zelda was writer

Questo post è il risultato di una collaborazione con Activia di cui vado molto fiera.
Grazie, come sempre, per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

29 novembre 2016

PtitZelda 2016!!!

Camilla - Zelda was a writer

PtitZelda2016 è alle porte. Questo post vi spiega tutto ma proprio tutto su come partecipare e divertirvi. Confesso – in ginocchio sui ceci – di aver rubato alcuni pezzi al post dello scorso anno.

PtitZelda 2016 | Zelda was a writerSono sfinita, l’influenza non vuole lasciarmi (come darle torto!) e le incombenze sono tante e tali che spesso – anche volendolo con tutta me stessa – non riesco a godermi l’attimo, la gioia di un piccolo passo avanti.

Detto questo, #PtitZelda2016 inizia giovedì e io non ci rinuncerei mai!
Sono passati SEI ANNI DALLA PRIMA EDIZIONE. Sei anni di noi: di gioco, di occhi in perenne ricerca, di nuove amicizie e piccoli tesori da condividere.

Il nostro gioco di condivisione instagramatica è a poche ore da noi, dunque, e io lo penso come il modo migliore per ritrovarci tutti anche se siamo lontani, per raccogliere una manciata di attimi unici e irriproducibili, per sentirci a casa nelle vite degli altri, per condividere un abbraccio e un manicaretto preparato con cura e amore.

Il gioco è sempre lo stesso: una foto al giorno per 31 giorni, alla ricerca dei piccoli stupori che caratterizzano dicembre, il mese più dolce e fatato dell’anno. 
Le foto che vedete nell’articolo sono alcuni dei miei 31 scatti dell’anno scorso.
PtitZelda 2016 | Zelda was a writer
Ve le ricordate le precedenti edizioni?
Ptit 2011 —> qui 
Ptit 2012 —> qui 
Ptit 2013 —> qui 
Ptit 2014 —> qui
Ptit 2015 —> qui
PtitZelda 2016 | Zelda was a writer

E per chi arriva oggi o è qui da poco, ecco alcune informazioni utili per giocare con noi!

PtitZelda 2016 | Zelda was a writer
PTITZELDA
 (petit o p’tit vuol dire piccolo in francese) è un gioco di condivisione, una sorta di calendario dell’avvento: 31 giorni che vengono raccontati da altrettante foto.
Una al giorno. Di argomento assolutamente libero. Postata su instagram.

Chi può partecipare?
Tutti, chiunque abbia voglia di costruire una piccola storia d’immagini del suo dicembre.

Si tratta di un concorso?
No, è privo di qualunque finalità pratica! Condividiamo i piccoli bagliori di un mese speciale, apriamo le porte delle nostre case piene di luci intermittenti (lo so, dopo Stranger Things non fanno più lo stesso effetto…), di regali e di colore.
PtitZelda 2016 | Zelda was a writer
1. condividete questo banner e invitate tanti amici. Più siamo e più foto avremo da ammirare e da commentare!
2. scattate una foto al giorno, da giovedì 1° dicembre a sabato 31 dicembre, meglio se ogni giorno. Se non riuscite o lasciate il progetto a metà, non succede nulla, non crucciatevi!
3. usate i seguenti hashtag: 
#ptitzelda2016
#ptitzelda2016day1 (#ptitzelda2016day2, #ptitzelda2016day3, … ogni giorno l’hashtag numerato per benino)
Lo so che gli hashtag vi sembrano lunghi e inutili ma per me sono vitali per trovarvi e selezionare le 4 foto al giorno che finiranno sul mio instagram come riassunto della giornata appena trascorsa insieme.
4. se avete un account privato, noi non vedremo le vostre foto. Decidete quindi se sbloccarlo per un mese o se partecipare in disparte.
5. occupatevi sempre delle condivisioni altrui: il gioco funziona se alla fine diventate amici ;)PtitZelda 2016 | Zelda was a writerPer dubbi dell’ultimo minuti: troverete questo post in home per tutto il mese di dicembre, cliccando sul banner nella colonna di destra.

Grazie per la vostra costante presenza e per l’entusiasmo! 
Viva viva il nostro #PTITZELDA2016!!!
Camilla
Zelda was a writer
#ptitzelda2016

 

25 novembre 2016

Il medico africano di Marly-Gomont

Camilla - Zelda was a writer

Bienvenue à Marly-Gomont è un film da vedere: delicato, ironico e immensamente dolce.

L’ho scovato su Netflix (mi sentirete spesso parlare di Netflix, perché la mia scoppiettante vita sociale l’ha reso uno degli investimenti meglio riusciti dell’ultimo periodo) e me ne sono letteralmente innamorata.
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A Marly-Gomont piove tanto e i suoi abitanti, uno sparuto numero di francesi della Piccardia, non si sono mai spinti oltre le loro valli dense di umidità. Non hanno grandi interessi, quelli di Marly-Gomont, se si escludono il gioco delle freccette nell’unico bar del paese e la messa domenicale dove, vestiti di tutto punto, si recano a testimoniare la loro ineccepibile condotta da credenti modello.

Bienvenue a Marly-Gomont | Zelda was a writerBienvenue a Marly-Gomont | Zelda was a writerMarly-Gomont è un villaggio reale, così come la storia raccontata nel film. 
Siamo nella perfetta metà degli anni ’70 e Seyolo Zantoko, un medico condotto congolese (allora zairese), vi si trasferisce con la famiglia, dopo che una lunga lista di colleghi ha dato forfait. 

Sarà suo figlio, il “rapper rurale” Kamini (diventato famoso nel 2006 per una canzone tormentone su Marly-Gomont), a onorare la memoria di questo uomo tenace e umano. 

L’idea iniziale era una sit-com alla maniera di Willy Il Principe di Bel Air ma più tardi, complice la morte improvvisa del padre, Kamini ha deciso di impegnarsi nella stesura di una sceneggiatura per un  lungometraggio. Il film è stato diretto da Julien Rambaldi, con Marc Zinga nella parte del padre e Aïssa Maïga nella parte della madre (eccola nel video di una canzone che adoro), ed è uscito l’anno scorso.

Seyolo Zantoko scappa da una dittatura e, come tutti i padri del mondo, sogna per i suoi figli un futuro migliore.

Dal suo arrivo nel paesino dovrà combattere tante battaglie e subire altrettanti soprusi ma non smetterà mai di credere nel paziente avvicinamento dei suoi detrattori, l’unico modo per dissipare diffidenza e ignoranza.
Bienvenue a Marly-Gomont | Zelda was a writer

La conoscenza dell’Africa da parte degli abitanti di Marly-Gomont è pari a zero e in tutta la loro vita  non si sono mai imbattuti in uomini o donne dal colore della pelle diverso dalla loro. Hanno costruito tutta la loro esistenza su una manciata di rincuoranti e tiepide certezze: una di questa è che gli uomini si somiglino tutti, che siano semplici lavoratori della terra bianchi.

Il lavoro di avvicinamento dal parte del dottore e la loro definitiva fiducia nei suoi confronti è capace di generare una serie infinita di episodi paradossali e buffi, come nella migliore commedia francese.

Si ride e si piange. Si piange per la semplicità dell’amore e per quel meccanismo candido che fa pensare a chiunque – qualunque sia la sua provenienza – che il proprio sia il migliore e il più completo dei mondi possibili. 

Bienvenue a Marly-Gomont | Zelda was a writer

Bienvenue à Marly-Gomont ci racconta di quanto le paure e la diffidenza siano umane e assolutamente affrontabili, di come capiti a tutti di sentirsi incapaci di comunicare e di capire, di quanto la semplicità, la conoscenza e la cultura possano scoperchiare vasi di Pandora fantasiosi e ricchi, rendendoci la gioia del vivere, del conoscere ciò che ci è lontano per usi e consumi, ciò che non abbiamo mai conosciuto.

Per quanto l’atteggiamento degli abitanti di Marly-Gomont sia deprecabile, sarebbe bello se anche noi avessimo la medesima innocenza, se le nostre menti non fossero tanto infarcite di paure e proclami catastrofisti. Sarebbe bello essere liberi, sgombri, come una rincuorante tabula rasa, come un vuoto da riempire, sarebbe bello lasciar parlare i fatti, metterci di fronte alle differenze e farle parlare, senza paura, senza costrizione alcuna.

Non parlo solo del colore della pelle, parlo di tutte le differenze che il nostro mondo tanto evoluto e moderno non riesce a smettere di percepire come errori, veri e propri vizi di forma, creando mostri e un patimento gratuito e imperdonabile.

Bienvenue a Marly-Gomont | Zelda was a writerChe bello questo film così semplice e colorato, così piovoso e caotico (specie quando arrivano i parenti africani di Montpelllier), così pieno di possibilità e di cambiamento, così utile a ricordarci che la vita è molto più sorprendente di ogni finzione, che tutto può cambiare, se c’è la volontà di ascoltare quello che non rientra nella zona protetta delle nostre certezze e conoscenze.

Camilla
Zelda was a writer

(le foto di questo post sono tratte da AlloCiné)

24 novembre 2016

Fotografare il dolore degli altri

Conny Russo

Fotografare il dolore degli altri | Zelda was a writer

ph. Alessandra Di Gregorio – Mani e appunti: Conny Russo

Lo scorso anno la foto del corpo senza vita del piccolo Aylan, il bambino curdo approdato esanime sulle sponde turche, ha rappresentato per molti il volto più crudo e reale del disperato esodo siriano. 

Quando Fabio Bucciarelli, fotoreporter vincitore del prestigioso premio Robert Capa (2013), ha aperto il suo intervento per TEDx Milano (ne avevo già parlato qui) interrogando la platea sull’ambiguo ruolo della fotografia nel mondo dell’informazione contemporaneo, il ricordo dell’immagine di Aylan ha nuovamente colpito la mia mente.

Le fotografie di contesti di guerra, le immagini tragiche dei profughi, ci rendono veramente più consapevoli di quello che succede nel mondo – si è chiesto Bucciarelli – o i nostri sguardi sono così saturi che viviamo una sorta di anestesia digitale alla visione della violenza?
Fotografare il dolore degli altri | Zelda was a writer

Fotografare il dolore degli altri | Zelda was a writer

Susan Sontag ritratta da Anne Liebovitz

Susan Sontag, nel suo intenso testo “Davanti al dolore degli altri” si era posta un interrogativo non dissimile da quello che animava il discorso del nostro fotoreporter. Secondo la scrittrice statunitense essere spettatori di calamità che avvengono ad altre latitudini è parte integrante dell’esperienza della modernità.

Ma qual è l’eredità di questa forma di osservazione? O in altre parole, cosa ce ne facciamo della conoscenza dell’altrui sofferenza trasportata da queste immagini?

Non posso fare a meno di essere d’accordo con Bucciarelli che, non potendo dare una risposta esaustiva a questi interrogativi (chi potrebbe?), si è soffermato sul rapporto fra conoscenza e responsabilità: sapere significa assumersi delle responsabilità, svestirsi dei panni dello spettatore e aprirsi alla riflessione critica.

Fotografare il dolore degli altri | Zelda was a writer
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La personale riflessione critica di Bucciarelli sul modo in cui rappresentare la tragedia dei profughi siriani ha prodotto il progetto “The Dream”.

Un racconto fotografico notturno, in cui i soggetti non sono in balia delle acque internazionali, o immortalati in altri scenari sensazionalistici, ma semplicemente e umanamente dormono, e magari sognano.

Attraverso il sogno, il racconto di un mondo fatto di occhi chiusi, Bucciarelli ha pensato di poter descrivere l’umanità di queste persone prima ancora del loro status politico. 
E poiché, come scriveva Susan Sontag, la moralità di un fotografo-testimone si può rintracciare nella sua volontà di rendere il dolore meno spettacolare, i volti dormenti di Bucciarelli possono aiutarci ad aprire uno squarcio nel nostro cielo di carta stampata. 

Fotografare il dolore degli altri | Zelda was a writerLo scorso 3 giugno a Lampedusa è stato inaugurato il Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo, ospite d’onore di questa esposizione permanente è stato l’Amorino dormiente del Caravaggio. Un altro fanciullo disteso con gli occhi chiusi, come quelli del piccolo Aylan. Mi piace pensare che la speranza inaugurata dalla ricollocazione di questa meravigliosa opera d’arte sia il sogno realizzabile di un mare senza confini.

Conny Russo