29 giugno 2015

La valigia dei libri – Estate 2015

La valigia dei libri | Zelda was a writerBuongiorno a tutti, buonissima settimana!
Come procedono le cose dalle vostre parti? Io ho pensieri solo per le vacanze che, detto tra noi, non so se e dove farò. Insomma, avete presente quei rincuoranti pensieri di un futuro non tanto lontano, quegli stessi che tengono alto il morale e le motivazioni? 
Al momento sto alimentando il mio “rincuorante pensiero”, nella speranza che si tramuti in realtà, regalandomi panorami e silenzi, acqua cristallina e tanti, tantissimi libri da leggere. 

A tale proposito – e a grande richiesta – sono qui per condividere anche qui La Valigia dei Libri delle Vacanze

Durante l’ultimo BookeaterClub ho portato un trolley di libri da tenere d’occhio.
Si trattava di libri appena usciti, libri che ho letto e amato, libri che mi sono stati consigliati da persone di cui mi fido ciecamente. Insomma, un insieme non tanto ragionato di storie, universi paralleli e parole scritte.
La valigia dei libri | Zelda was a writer
Come insegnano le più belle cose della vita, ragionare troppo su quello che ci fa innamorare perdutamente rischia di farci perdere la magia del coinvolgimento. E così, mentre scrivo cercando di pensare a ognuno di voi – non al gruppo ma alle persone – quello che vi auguro di trovare nella vostra valigia delle vacanze è un insieme fortuito di pagine che parlino di voi e solo di voi e che vi spoglino di tutte le scuse che usate nel mondo delle parole parlate.

Pagine che vi regalino gioia piena e una spinta nuova per tentare, per credere, per fidarvi nel giorno che comincia con slancio, nonostante la memoria di tutti quelli che sono finiti male.
Pagine, insomma, che vi ricordino quanto le parole dette bene siano un fatto civile e quanto i sentimenti oscuri siano più affrontabili se filtrati dalla saggezza tattile di una pagina.

Ecco qui la lista, dunque. Fatene un buon uso.
Ogni amante dei libri che si rispetti sa che questo potrebbe voler dire: leggeteli tutti, ignorateli e cercate i vostri oppure partite da uno, quello che vi sta chiamando a gran voce, e poi create la vostra personalissima valigia, grazie alle sollecitazioni e agli spunti che le sue pagine vi regaleranno.
La valigia dei libri | Zelda was a writer1. Sara Crowe – Campari a Colazione (Harlequin Mondadori): consigliato con grande slancio dalla mia amica Cristina. Non vedo l’ora di tuffarmi nella storia di Sue Bowl: diciassette anni e una vita densa di complicazioni! Vi dice qualcosa?

2. Jonathan Galassi – La Musa (Guanda): una storia di scrittori ed editori. L’ho adocchiato a poche ore dalla sua recente uscita. Adoro tutte le storie che parlano di libri, specie se sono ambientate a New York.

3. Jenny Offill – Sembrava una felicità (NNE): la Offill ha scritto un piccolo capolavoro, regalando al genere del romanzo meravigliosi innesti, spazi, pause e un senso poetico (e sarcastico) della vita non comune. Mille punti.

4. Ernest Hemingway – Fiesta (Mondadori): dopo aver letto Non scrivere di me di Livia Manera Sambuy, mi è venuta una gran voglia di riprendere in mano Hemingway.
Fiesta mi è stato consigliato mesi fa a una festa (coincidenza cacofonica, lo so). Chi me lo consigliava mi ha detto che la mia scrittura glielo ricordava. Sono caduta dalla sedia, anche se ero in piedi.
La valigia dei libri | Zelda was a writer5. Kate Atkinson – Vita dopo Vita (Editrice Nord): avete presente la strana storia di un libro che si fa trovare in qualunque punto della vostra casa, in attesa che voi lo leggiate? Un incantesimo per cui voi lo riponete in cucina e lui vi aspetta in salotto? Ecco, al momento ho questo strano tipo di relazione proprio con Vita dopo Vita. Inoltre ho saputo che è piaciuto a Valentina, mia grande ispiratrice di letture intelligenti.

6. J. R. Moehringer – Il bar delle grandi speranze (Piemme): ogni lista dovrebbe includere un libro di formazione, secondo me. Meglio se ben scritto. Se poi siete tra coloro che hanno amato Open, non potete esimervi dal leggerlo!

7. Francesca Marzia Esposito – La forma minima della felicità (Baldini&Castoldi): curiosità nata grazie al titolo e poi leggendo un’intervista. Poi scopro che lo sta leggendo anche la mia amica Roberta, lettrice di grandissimo spessore. Via, è in lista!
La valigia dei libri | Zelda was a writer8. Jonathan Miles – Scarti (Minimum Fax): perché sento che Miles mi regalerà dei personaggi pieni, reali, imperfetti. Geniale l’idea di partire dagli scarti, emozionali e fisici, dei protagonisti... Specie in una società dal rifiuto facile. Insomma, vorrei disporre di una seconda dimensione per leggerlo subito.

9. Domenico Starnone – Lacci (Einaudi): sul mio comodino dal giorno dopo la sua uscita. So già che Starnone mi stenderà. Libro notturno, cercherò la complicità della luna.

10. Marco Missiroli – Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli): perché doveva essere il libro di un BookeaterClub di questa stagione. E voglio che in qualche modo ne faccia comunque parte.

11. Ernest Hemingway – I quarantanove racconti (Einaudi): sempre “per colpa” di Livia Manera Sambuy (vedi sopra).
La valigia dei libri | Zelda was a writer12. David Foster Wallace (Minimum Fax): molto in tema vacanziero. Libro stupendo, perfetto, con un’ironia speciale, a tratti spietata. Un piccolo tesoro da sottolineatura compulsiva. Quando lo prendo in mano penso sempre che essere incisivi con semplicità – senza artificio ed effetti speciali, insomma –  sia cosa per pochissimi.

13. Enzo Gianmaria Napolillo – Le tartarughe tornano sempre (Feltrinelli): potevo forse non leggere e consigliare un libro su Lampedusa? Grazie a Mic per la segnalazione e per tutta quella serie di condivisioni letterarie via whatsapp che mi fanno sentire felice e fortunata.

14. Paolo Cognetti – Una cosa che sta per esplodere (Minimum fax): perché Cognetti va conosciuto, letto e riletto.
La valigia dei libri | Zelda was a writer
Sarebbe bello che anche voi inseriste nei commenti a questo post i vostri suggerimenti per un’estate di librerie che imbarcano parole e di scaffali stoici e accoglienti.
Che ne dite?

Grazie a tutti, ancora e sempre.
Buona settimana!
Camilla
Zelda was a writer

26 giugno 2015

Una stagione di BOOKEATERCLUB!

Bookeaterclub febbraio 2015 | Zelda was a writer
Buon venerdì!
Eccomi riemergere da una settimana parecchio complessa, dopo giorni e giorni di silenzio.
Mercoledì sera, all’Appartamento Lago, abbiamo festeggiato l’ultima serata del BookeaterClub e continuo a pensare a quanto questo percorso insieme a voi sia stato denso di gioie e confronto.

A grande richiesta, ecco un resoconto del nostro entusiasmante cammino! 
Bookeater Club - Novembre 2014 | Zelda was a writerAbbiamo ricominciato a incontrarci con NOVEMBRE, grazie a Upcycle Cafe, che ci ha ospitato per il primo agognato incontro della stagione.

Era il secondo anno di book club e l’imperativo era crescere, migliorare, aprirsi a nuovi amici, sedimentare le basi del gruppo. Quanti di voi si sono conosciuti e non si sono lasciati più? Quanti di voi hanno iniziato a pianificare nuovi incontri, nuove attività e slanci? Tanti. Questa è, in definitiva, la migliore delle soddisfazioni dell’impresa!

Non avevo la benché minima idea di come mi sarei organizzata nei mesi successivi ma il libro era sicuro: avremmo parlato de IL CUORE è IDIOTA di Davy Rothbart di Baldini&Castoldi.
Il libro è una raccolta di racconti, a cavallo tra l’autobiografia e l’invenzione letteraria, cose magiche che solo una penna e un foglio sanno stimolare. Ho comprato alcune caraffe di spritz e abbiamo iniziato la nostra – bellissima – sessione.

Il gruppo si è diviso in modo netto sul libro. Alcuni tra di noi l’hanno amato senza riserve e hanno avuto modo di scriversi con il suo autore che, vi ricordo, è l’ideatore di un progetto pazzesco sulla memoria, chiamato FOUND.
Qui potete leggere il post successivo al nostro incontro.
Bookeaterclub: dicembre | Zelda was a writer
Con DICEMBRE ci siamo dedicati a un’altra raccolta, edita da ISBN. Si chiamava IL GIORNO più CRUDELE e univa una serie di racconti sul Natale: autori celebri per racconti super crudeli, lontani dall’insopportabile pucciness natalina.

Non posso dire che non ci sia piaciuto: gli amanti dei Classici l’hanno difeso (la raccolta contemplava racconti di Dickens, Cechov, Andersen, Tolstoj, Dostoevskij, Pirandello, …). La verità è che abbiamo sentito la nostalgia di una certa dose della suddetta pucciness. Insomma, era Natale e volevamo La Favola. Per il prossimo dicembre – è una promessa – l’avremo! 

A ogni modo, eravamo per la prima volta all’Appartamento Lago (grazie Signor Lago!) e ci siamo immediatamente innamorati della nostra nuova casa. Con noi, poi, Tre Marie e Kusmi Tea.
Non credo si potesse volere di più, avevamo pure l’albero di Natale con le lucine! Va bene, lo ammetto, ERO EUFORICA.
Questo il resoconto della serata.
Bookeaterclub dicembre | Zelda was a writer
GENNAIO è stato il mese di FUNNY GIRL di Nick Hornby, pubblicato in Italia da Guanda.
Il nostro gruppo era unanimemente convinto di essere di fronte a un gran libro: si è innamorato del ritmo vitale del romanzo, dell’imperfezione perfettamente riuscita dei suoi personaggi, del tentativo degli stessi di liberarsi da convenzioni e gabbie sociali.  

Eravate tantissimi (credo sessanta… Una cosa davvero mai vista), così tanti e interessanti che, lo confesso, per la prima parte del nostro incontro ho parlavo come se mi mancasse l’ossigeno.
Tutte le informazioni sulla serata sono qui
Bookeaterclub febbraio 2015 | Zelda was a writerFEBBRAIO è stato anni’ 70, anni difficili, anni tutti Italiani.
Abbiamo letto un libro bellissimo, sofferente e pieno di vita, di verità, di storia patria, pieno di ricordi che si perdono nei cassetti di ognuno di noi. Il libro in questione è scritto da Nadia Terranova e s’intitola Gli Anni al Contrario (Einaudi). Nadia ci ha scritto, ci ha ringraziato, ci ha fatto sapere che sarebbe voluta essere lì con noi. 

Questo fatto mi spinge a sottolineare un piccolo miracolo: il BookeaterClub ci ha permesso di tessere una trama di contatti stupefacente, in cui si sono persi di vista i ruoli in favore della passione. Autore? Lettore? Poco importava. Eravamo tutti amanti delle parole scritte.

Abbiamo conversato con Marco Peano, siamo andati a salutare Fabio Genovesi al Salone del Libro. Non tutti, ovviamente. Solo alcuni per tutti, come se fossimo fieri portavoce dei complimenti e delle strette di mano degli altri.
Anche questa, a ripensarci, è una grande, grandissima soddisfazione di questa impresa!
Ecco qui tutto quello che ci siamo detti a febbraio.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerUn altro libro del cuore? Il libro di MARZO: L’invenzione della madre di Marco Peano (Minimum Fax). Ci ha straziato. L’abbiamo allontanato, odiato, preso a morsi, perso nella valle infinita di lacrime che ci ha regalato. L’abbiamo amato con tenerezza perché, in qualche modo, parlava di noi.

Continuo a portare con me l’immagine di una serata mite, immersa nel polline che invade il protagonista e la sua madre sofferente. Solo per quell’immagine così intimista e sussurrata, tornerei a consigliare il libro infinite volte. Sempre convinte, sempre emozionate.

Ecco le parole che sono nate da quella serata, poi ci sono stati occhi lucidi e brividi ma questi sono fatti totalmente irriproducibili. Venite a trovarci una sera della prossima stagione e capirete!
Uh, sul nostro tavolo sono comparse le Regional di Birra Moretti!
Bookeaterclub aprile 2015 | Zelda was a writerAPRILE è stato il mese delle onde di Forte dei Marmi e del libro di Fabio Genovesi, Chi Manda le Onde (Mondadori), attualmente nella cinquina di finalisti del Premio Strega (e vincitore dello Strega Giovani). 

Eravamo galvanizzati. Il libro ci ha regalato una storia da cui difficilmente ci saremmo voluti separare. Bello tutto, non riuscivamo a smettere di parlarne, di chiosare, di regalarci considerazioni.

Una di quelle serate perfette che porterò con me: densa di noi, di risate, di guizzo. Ero invasa dalla felicità e non ho altro modo di spiegarvelo se non rimandandovi al post che ho scritto poche ore dopo il nostro mercoledì.
Bookeaterclub di aprile ! Zelda was a writerSiamo arrivati in MAGGIO e abbiamo corso per Parigi con Zazie.
L’incontro di maggio ci ha regalato la possibilità di conversare con un classico, Zazie nel metrò di Raymond Queneau (Einaudi)… Perché non si vive di sole novità editoriali!

La serata è raccontata qui, il mio grazie va al Birrificio Hibu (grazie soprattutto a Roberta Verdelli per avere creato questo contatto speciale) e a Roberta Stringola che si è occupata di non far mancare più patatine fritte al nostro tavolo.

Un gruppo innamorato e compartecipe, ecco cosa siamo stati!
Bookeaterclub di giugno| Zelda was a writerE poi è arrivata la serata di mercoledì scorso, la data di GIUGNO. Due giorni fa. Fatemi dire una banalità: il tempo è volato!!!
Con noi sempre la birra Hibu, le patatine portate da Roberta e poi la focaccia faccia in casa e una meravigliosa torta al cioccolato sfornata sacrificando la pausa pranzo (fuori i nomi delle nostre provette cuoche!).

Il libro, La Simmetria dei Desideri di Eshkol Nevo (Neri Pozza), è stato quanto meglio ci fosse per chiudere questa stagione di grandi letture e gruppo. Parlava di amicizia e cambiamento, di desideri che non sono tuoi fino a quando – per caso o destino – lo diventano. Parlava della Vita che sistema i tasselli di un mosaico che spesso ritieni irrecuperabile, che lo fa con saggezza e perizia.

Siamo stati bene. Così bene che sono ancora qui a pensarvi e mi mancate sempre di più.
Bookeaterclub | Zelda was a writerGrazie per aver realizzato un sogno. Grazie per renderlo sempre più bello.
Siete il mio libro in corso, quello che sfoglio con gioia, quello che vorrei tenere sempre sul comodino.

Lunedì torno con la valigia dei libri delle vacanze. Un modo per parlare ancora di libri, per parlare ancora di NOI.

Con affetto e gratitudine,
Camilla
Zelda was a writer

18 giugno 2015

Il lavoro del blogger

Il lavoro del blogger | Zelda was a writerMolto spesso mi chiedono che lavoro faccia e io, puntualmente, cado dal pero. Non è che non voglia dire che faccio la blogger ma sono sempre stata allergica alle categorie e tendo a confondere sempre le carte sul tavolo. Così, in genere, tento di buttarmi nelle perifrasi.
Nel mio biglietto da visita ho optato per una definizione che secondo me è calzante: “scrittrice seriale e mangiatrice di libri”. Calzante per questo periodo. Poi, sono certa, le cose muteranno e sarò altro. A ripensarci, dovrei semplicemente scrivere “ufficio complicazioni”, sarebbe una definizione utile per tutte le mie prossime stagioni…

Recentemente, su alcuni biglietti da visita che mi sono finiti tra le mani ho letto definizioni quali “influencer” e confesso di aver provato 5 lunghissimi secondi di sconforto. Influencer è ancora uno status le cui dinamiche mi risultano parecchio oscure ma per sommi capi credo di aver capito di cosa si tratti. Ecco, tecnicamente uno non dovrebbe dire di sé che è tale, neanche dopo evidenti riprove sul campo. Sarebbe come se uno si presentasse dicendo:
– Ciao, mi chiamo X e sono un simpatico trascinatore di folle.
– Ciao! Sono Y, una donna dal fascino sottile ma catalizzante.
Insomma, ci siamo capiti.

Il lavoro della blogger è un lavoro? Sì, in alcuni casi lo è.
La vita è parecchio più semplice di noi e se c’è un’Azienda o un’agenzia con un lavoro per te, tu svolgi questo lavoro ed è previsto un compenso… Beh, questo è di fatto un lavoro.
Bieco, terrificante, privo di sostanza, prezzolato, lontano da ogni sorta di lungimiranza? No, non direi. Come in tutte le cose dipende da quale idea lo caratterizza, da come decidi di svolgerlo, quali sono i piani di sviluppo del tuo progetto principale, quanto ci credi, quanto regali di te in termini di tempo e professionalità. Cose, insomma, vecchie come il mondo. Talmente vecchie che non c’era neanche Splinder.
Ah, dipende anche da quale budget disponi, da quanto l’Azienda o l’agenzia è disposta a crederci e a sostenerti. Anche questa è una variante del “gioco” che andrebbe sempre considerata.

Insomma, è capitata questa cosa: a un tratto sembra che i blogger siano terreno fertile per nuovi lavori sul prodotto. Una comunicazione trasversale, una comunicazione innovativa, che contempli l’esperenzialità, che riguardi un punto di vista.
Io, che mangio comunicazione a colazione (scusate la cacofonia dell’affermazione) l’ho trovata una presa di coscienza a dir poco spettacolare.
Ci ero in mezzo e scrivevo il mio blogghetto, lo riempivo di foto e di sovrascritte, sognavo di diventare una blogger del Kentucky con i polpacci un po’ grossi, è vero, ma con una Canon 5D Mark III da far impallidire Richard Avedon. Sempre truccata, ovvio. Con un marito come migliore amico e Dio (mi si perdoni la blasfemia) da ringraziare alla fine di ogni post. 

Cos’è cambiato da allora, oltre al fatto di non essere sposata con il mio migliore amico?
Ho reso il mio blog un portfolio vivo, un contenitore di acqua piovana (alla Calvino, sì) e di possibilità, qualche collaborazione e tantissimi contatti. Lavoro con il mio blog perché è il mio biglietto da visita e non smetterò mai di ringraziare JustineGaia – con cui condivido tantissime occasioni di confronto e di mutuo soccorso – e tantissime persone, provenienti da Aziende e agenzie illuminate che hanno avuto lo slancio necessario per crederci e per farmi credere che fosse possibile.
Magari l’anno prossimo non sarò più qui, starò facendo dell’altro. Ma al momento mi pare che sia un ambito interessante, una terra da scoprire e colonizzare, un vuoto su cui costruire e fare bene.

Tornando a bomba: i blogger sono il futuro.
Cosa fare dei blogger? Pochi, pochissimi lo sanno. 

Si è iniziato a lavorare con loro come si è sempre lavorato. Sbagliato, non funzionava.
Si continua a ritenere che siano fondamentali ma non si sa dove e come collocarli. Alcune Aziende si dichiarano ancora impreparate, altre improvvisano. Altre, poche, stanno facendo un lavoro titanico, di forze centrifughe e lungimiranti. Esistono, negarlo sarebbe da stolti.

All’inizio – e forse anche adesso – si è pensato che l’entusiasmo di queste nuove professioni potesse venire utilizzato da contorno: inviti su inviti, richieste di sviluppo di progetti mai nati, di post/instagrammate et similia. Tutti ripagati con il gadget del momento. Da esibire su instagram. In alcuni casi, c’è anche la foto sullo sfondo brandizzato, la stretta di mano con l’influencer (pagato) e un simpatico buffet. Tutto (ancora) da esibire su instagram.

Scherzi a parte, qual è la gestione corretta di un fenomeno tracimante e variegato?
Non credo di saperlo come chi l’ha studiato ma come chi lo sta vivendo sul campo.
Ecco la mia personale lista di priorità:
1. Premiare il contenuto: difenderlo con i denti, alimentarlo, affrontare una devastante lista di no.
2. Lavorare sulle idee: cosa ce ne faremo dell’inventario di saluti su instagram tra qualche anno? Porsi queste domande e testarle su un’idea continua ad avere un’importanza vitale. Una vera e propria prova del nove.
3. Conoscersi: basta ai blogger che non conoscono il prodotto e basta alle agenzie/Aziende che mi chiamano per un lavoro e poi mi chiedono di che cosa mi occupi attualmente…
Se non credi che un blogger possa fare al caso tuo, non chiamarlo. Semplice come connettersi a internet e cercare il profilo facebook di un tizio che ti piace. 
Se credi che un’Azienda sia portatrice di un messaggio che non è il tuo, non lavorarci. Semplice come connettersi a internet e cercare una vecchia amica dell’asilo per vedere come è diventata.
4. Dare valore al lavoro: pagare/farsi pagare, in sostanza. Quando lavori, nessuno ti fa un favore: stai fornendo un servizio. Se continui ad accontentarti del regalino/sorpresina che ti arriva a casa, succede questo: nessuno ti considererà un professionista e almeno due professionisti cadranno sul tragico cammino della libera professione.
[Postilla a margine: I liberi professionisti in questo Paese non sono affatto tutelati. Non fatemi dire di più e accendiamo un cero, grazie].
5. —> Sentirsi gruppo: se qualcosa di male viene fatto a me, dovrebbe essere un problema anche tuo. Non stiamo parlando di amicizia o di carità cristiana ma di identità professionale…
Ok, vivo nel mondo delle fiabe.
6. Rispettare profondamente l’ambito con cui ci si interfaccia: hai chiamato un blogger? Rispettalo. Sei stato chiamato da un’Azienda? Lavora sodo. Basta selfie e saluti della regina. Lavora.
7. Ringraziare sempre le persone con cui si è lavorato bene: questo è quello che si intende per mantenere i contatti. Il resto è solo aria fritta.
8. Scappare a pie’ pari da chi non ci ha trattato bene: basta con la sindrome di Norimberga. Anche Rossella O’Hara alla fine se n’è fatta una ragione. Insomma, il mondo è pieno di opzioni e di incastri. Basta trovare i propri. Frequentare quelli che ci rispettano e allontanare quelli che non ci comprendono.

Credo che questo possa bastare. Credo che questo potrebbe sortire un grandissimo risultato.
Non si tratta di niente di diverso da quello che viene richiesto in altri contesti professionali, in altri campi. Capirlo e lavorare perché ciò sia di dominio pubblico potrebbe essere la via giusta per rendere la passione della vita un lavoro solido.
O forse no… Siamo assolutamente certi che tutta la realizzazione del mondo passi da un blog?

Buona giornata a tutti!
Camilla
Zelda was a writer

17 giugno 2015

Le parole sono importanti

Le parole sono importanti | Zelda was a writerLe parole sono importanti, lo diciamo di continuo ma talvolta è più forte il bisogno di stupire, di spararla grossa.
Spesso loro malgrado, le parole diventano frecce scoccate da archi di odio e insoddisfazione. Portano con sé un carico esplosivo di senso, non sempre chiaro a chi se ne fa portavoce.

Le parole sono meccanismi a orologeria, mondi che conducono ad altri mondi, giochi geniali e biechi meccanismi.
Chi ha in mano le parole ha una responsabilità meravigliosa, di cui dovrebbe sempre sentirsi onorato. Chi ha in mano le parole può cesellare varianti infinite di ovvietà, innalzandole a teorie, a credo pericolosissimi.
Le parole muovono folle e uccidono. Le parole fermano un individuo tra tanti e lo rimettono al mondo.

Ci vuole pochissimo, con le parole, e le donne con percorsi inediti rispetto all’idea comune (sì, lo so, un discorso da lacrime amare) diventano “cazzute” o “hanno le palle”, gli avari sono dei “rabbini” fatti e finiti, chi non la pensa come noi “ha un cromosoma di troppo” (vi giuro, non esagero: ne sono venuta a conoscenza grazie a una instagrammata di Martina).

Non conta avere studiato tanto, credo si tratti di una questione di educazione, di intelligenza emotiva, di attenzione a quello che il nostro pensiero e le nostre azioni producono.
Il buon eloquio, specie se accompagnato dal rispetto per il dialogo, non è cosa da esseri impagliati, chiusi nell’armadio, a pochi passi dalla naftalina. Il buon eloquio è da esseri fighi. Da persone coraggiose, che hanno idee talmente forti da non essere necessitanti di urla, improperi, deliri di vocali.

Più parli bene e più sei presente a te stesso e più il pensiero fluisce, coinvolgendo altri pensieri, producendo nuove connessioni di idee, nuovi incontri, nuova dialettica. Più parli bene e più, magicamente, tutti tentano di allinearsi a te. 

Questo andrebbe ricordato di continuo perché, secondo il mio parere – il parere di nessuno, su questo siamo d’accordo – rappresenta la nostra unica forza, al momento. Una forza vanificata dal periodo storico non proprio piacevole, ammettiamolo, ma anche da una tendenza – furba e defilata – che ci vuole pecoroni selvaggi, dediti all’inneggiare, al dileggiare.

Pensare due volte prima di parlare, tacere se non si ha qualcosa di utile, costruttivo, compattante da dichiarare. Ecco qualche buona tips sull’argomento. E poi bisognerebbe smetterla una buona volta di dividere le persone in categorie e affidarsi con fiducia all’incontro anche di posizioni lontane dalle nostre.
Non è forse questo il senso del nostro viaggio? Non è forse necessario perdersi in un mare di opzioni per rimanere della propria idea o deviare – di poco o di tanto – la traiettoria del nostro cammino?

Leggo parole intrise di violenza, nell’ultimo periodo.
Dalle conversazioni animate e deliranti sul web riguardanti la devastante emergenza che coinvolge i migranti, mi sono accorta che nessuno si è risparmiato. Ovvietà pericolose, striscianti e infingarde, si sono fatte largo con termini ed epiteti di bassissima lega.
Anche chi era portatore di un ragionamento che io ritengo pienamente affine al mio (questo a dirvi che il mio non vuole essere un discorso fazioso), si è perso in insulti caustici e auguri di pronta morte.
Dove è finito il messaggio? Nei vaffanculo (sic), temo.

Questo è il momento giusto per utilizzare tutte le regole di buona creanza che ci hanno insegnato i nostri genitori. Questo è il momento, ripeto, di tacere e di fare. Di sentirsi chiamati a essere responsabili non solo dei propri gesti ma anche del proprio agire nel “mare ben più procelloso e infestato dai corsari” che è il web.
Il web ci può dare la forza di essere un gruppo compatto e ramificato, un esercito dai toni pacati, forse, ma non meno combattivo e volitivo. Non dimenticarlo mai e alimentare le connessioni potrebbe avere risvolti a dir poco rivoluzionari.

Non è solo la questione dei migranti ad avermi spinto a scrivere queste righe (troppe, me ne scuso). Il bieco utilizzo delle parole è ovunque. Pensate agli articoli (di giornalisti, sì) che esaltano Samantha Cristoforetti come un mito cazzuto che finalmente ha lasciato i tacchi a spillo per fare cose serie.
Non vi agghiaccia il fatto di abitare in una società che si sorprende di un percorso femminile di certo esemplare ma assolutamente auspicabile, possibile? E non vi spaventa per voi e per i vostri figli che tutto si giochi sul terreno della pochezza e della violenza? 

Una società in cui il membro maschile è usato come unità di misura della grandezza di una persona ha bisogno di tutta la nostra ferma gentilezza e di parole selezionate con cura e coraggio. E poi servono occhi aperti, senso di gruppo e tantissima forza.

La situazione è davvero esplosiva, da qualunque parte la si guardi.
Cerchiamo di non perdere mai di vista un’importante verità: siamo noi con le nostre parole e i nostri atti a fare la differenza. Non la politica che decide per noi, non il più violento a dettare la legge.
Con tutti i demeriti del web, questa interconnessione veloce e alla luce del sole è quanto di meglio potesse capitarci.

Buona giornata,
Camilla
Zelda was a writer

11 giugno 2015

Non scrivere di me

Non scrivere di me | Zelda was a writerNon scrivere di me è stato il mio libro amico delle ultime ore. Lui e qualche gelato. Poi un divano che pareva l’anticamera dell’Inferno e un ventilatore dai ringhi minacciosi.

Ho amato questo libro e, come per tutti i grandi amori che si rispettino, faticherò a trovare le parole utili a descrivere il mio sentimento. Rileggerò questo post, trovandolo inutile. I miei pensieri mi sembreranno di una banalità disarmante. 
Voi prendete il buono e tuffatevi nelle sue pagine, è un consiglio da amica!

Avete presente i libri che raccontano la vostra storia senza conoscervi affatto? Vi è mai capitato di incontrare quelli che vi spronano senza chiamarvi per nome? E quelli che arrivano nel momento in cui la ferita si sta rimarginando e lottano a suon di capitoli perché la lezione non vada a finire nel dimenticatoio, li avete mai conosciuti?

Beh, credo di poter dire che questo libro, edito da Feltrinelli e uscito da qualche mese, sia uno di loro. Per quanto mi riguarda, ha parlato alla mia passione sottesa per le parole scritte e al bisogno, da troppo tempo sedato, di tornare a sporcare pagine.
Non scrivere di me | Zelda was a writer
Lo scaffale che accoglierà Non scrivere di me annovera due caotiche file di quelli che io chiamo i libri a grappolo. Libri fondamentalmente generosi, capaci di regalare nuovi spunti, di prestare una spalla in particolari momenti della vita di chi li avvicina. Per puro caso, per una magia che non smette mai di regalarmi stupore e felicità.

Ogni volta che li leggo, mi prende una tale voglia di fare, di definire le mete e di leggere come una forsennata che non smetto mai di ringraziarli, continuando a citarli, a consigliarli, a scrivere di loro, a mandare messaggi d’amore ai loro autori.

Vorrei farlo ancora una volta, vorrei ringraziare Livia Manera Sambuy, per avermi portato per mano nella sua più grande passione, quella della lettura e del giornalismo narrativo. 
Vorrei ringraziarla per avermi ospitato nelle stanze dei suoi pensieri e delle sue reticenze, per avermi fatto respirare il profumo della sua aria, lasciato sempre un piccolo spazio nei suoi incontri speciali, con scrittori che ho amato e altri che non conoscevo ancora.
Porterò con me l’odore acre degli ospedali, la pioggia di Parigi, quel tragico lasso di tempo tra le 18 e le 19 – ora in cui i matrimoni naufragano miseramente – e, non da ultima, la desolata prospettiva di un McDonalds in mezzo al nulla. 

È stato rincuorante saperla in perenne ricerca, nonostante i notevoli traguardi raggiunti. Sapere che non si smette mai di stimare la strada percorsa e quella da macinare è una grande consolazione per tipi come me, sempre in perlustrazione, senza grandi mete ancora raggiunte.

È stato entusiasmante poter leggere di scrittura e di scrittori, della loro sudditanza alla penna, della impercettibile scheggia di ghiaccio dei loro cuori, della necessità vitale di costruire ponti, aggirando così il terribile guaio di certe questioni che è impossibile esprimere in modo diretto.
Questo libro mi ha spinto a guardarmi dentro in modo decisamente franco e non è stato facile ammettere certi errori, certe colossali perdite di tempo, certe scuse accampate come il peggiore dei mocciosi.
Non scrivere di me | Zelda was a writerLa cosa più preziosa che mi porto via dalle sue pagine è la fragilità della passione creativa e il bisogno irrefrenabile, tellurico, vitale di continuare a frequentarla.

Vorrei non perdere mai di vista il suo richiamo, anche se spesso aggiunge ulteriore fatica e giorni che stentano a decollare. Vorrei continuare ad ascoltare storie che mi inducano a produrne di nuove, vorrei cercare di essere all’altezza delle mie aspettative, dei miei sogni inconfessati.
E voi, siete pronti a innamorarvi di nuove storie?

Che sia una buona giornata!
Camilla
Zelda was a writer