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21 gennaio 2015

Alias // Leonardo, nei pressi di Genova

Alias: Leonardo | Zelda was a writer
Buongiorno a tutti!
Molti di voi non se lo ricordano, Alias era un gioco di scrittura di questo blog (ecco qui gli altri Alias – pochi, per la verità: Leone e Ada) che, partendo da una foto antica senza nome né luogo, le regalava una storia di pura (e rincuorante) invenzione.
Oggi ritorna e lo fa con la foto che mi sono ritrovata nel portafoglio dopo il Bookeater Club di dicembre (ah!!! prossimo appuntamento del book club —> 28 gennaio, ore 19, presso l’Appartamento Lago).

Ho deciso che la foto a cui ho promesso di dare una storia ritrae Leonardo, un uomo abituato a correre per paura della sosta. Conoscete questa tipologia di persone? Sono molte più di quanto si pensi.
Leonardo ha un cuore enorme di cui, forse, si vergogna. Le sue intuizioni sono delicate e profonde.

Ecco, dunque, la lettera che scrive ad Elsa, sua moglie, mentre si trova su un treno regionale che lo porta a casa dopo una lunghissima giornata di lavoro. Ha perso tutti i treni “comodi” e si trova su un regionale che ha duplicato le ore di viaggio.
Passa per Genova, in quel preciso punto della ferrovia in cui, per un centinaio di metri, o forse due, il passeggero si trova a pochi metri dalle finestre di famiglie sconosciute, intente a vivere la vita come fossero su un palcoscenico. 
Alias: Leonardo | Zelda was a writerAlias: Leonardo | Zelda was a writer
Cara Elsa,
un giorno, non te lo dissi mai, la vecchia che vendeva strambe immagini votive alla fine della nostra via mi guardò scura in volto e mi disse che dovevo smetterla di correre. 
All’inizio sorrisi, ma poi lei aggiunse che, se mi fossi finalmente fermato, avrei notato, per esempio (disse proprio “per esempio”) i tuoi occhi tristi.

Ricordo che mi salì un calore pungente lungo tutta la schiena, fino al collo, ricordo che le buttai qualche spicciolo in direzione del cestino che teneva ai piedi e che corsi via, fingendo di avere problemi ben più grandi delle sue illazioni.
Come si permetteva quella vecchia megera di dire a me cosa dovevo fare? Quel pensiero non mi abbandonò per giorni: spesso mi faceva infervorare, altre volte mi gettava in un profondo stato di ansia e prostrazione. Poi arrivò l’inverno e tanto la via quanto i miei pensieri cancellarono le sue odiose parole.
Non so come mai me ne sia ricordato proprio adesso, nella gelida carrozza dell’unico regionale trovato stasera, con l’urgenza in corpo di riabbracciarti.
Non so se sia colpa del finestrino, che passa in rassegna una vastità tetra e brumosa, o se tutto dipenda da Genova, che ti fa passare in mezzo alle sue cucine illuminate, lungo i tavoli pronti per la cena. Scorgi l’abbraccio del padre al figlio, si scosta una tendina e vedi il sugo sul fuoco, nei suoi feroci attimi di bollore.
Sarà colpa di Genova, Elsa, ma stasera, a qualche chilometro da te, penso a quella vecchia e ai tuoi occhi tristi. Sarà di certo colpa mia, mi dico, mentre vorrei avere il coraggio di fermarmi e di guardarti davvero.
Ti ho sempre detto che avresti dovuto svegliarti, amore mio, che la vita non è un gioco, che a furia di perdere tempo nei dettagli, il tempo non torna e i dettagli restano sempre e solo dettagli.
Ma, perso nel dondolio della mia ennesima giostra, con il solo bisogno di togliermi le scarpe e di accarezzare i tuoi ricci, penso che la vita, la mia vita, non si sia mai occupata di essere un gioco perché ha la fortuna di avere te, che sei l’assenza di regola più colorata.
E allora, mentre il finestrino è attraversato da instancabili diagonali di pioggia, mentre spero di riuscire a raggiungerti in tempo perché tu sia ancora sveglia, ti dico che io continuerò a fingere che i dettagli non siano importanti ma ti sia sempre chiaro che tu e loro mi avete salvato.
Sempre tuo,
Leonardo

Alias: Leonardo | Zelda was a writerAlias: Leonardo | Zelda was a writer
Nella speranza di avervi regalato qualche riga di gioia, vi auguro una buona giornata!
Camilla
Zelda was a writer 

Per queste foto ho realizzato la mia Samantha Samsung NX30.

20 gennaio 2015

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter

Tips and tricks | Zelda was a writer
Buongiorno a tutti!
Tra i buoni propositi dell’anno c’è anche quello – mai sedato – di parlare di fotografia. E non per forza della fotografia dei grandi nomi o delle grandi attrezzature.
Oggi, per esempio, vi parlo dello shooting prêt-à porter in cui mi sono tuffata la settimana scorsa: sono stata chiamata da Justine de Le Funky Mamas a scattare il ricordo di una giornata speciale, per lei e i suoi fratelli.
Trovate tutta l’amorosa storia che sta dietro alle foto scattate qui.
Per quanto mi riguarda, vi racconterò come ho affrontato la situazione di uno shooting di cui non conoscevo praticamente nulla, se si escludono i miei soggetti. 

Come fare, dunque, quando vi trovate a dover “portare a casa” un lavoro iconografico soddisfacente e utile senza grandi mezzi o pianificazione?
Ecco qui una serie di tips and tricks, ad uso e consumo della vostra vita fotografica!
Mi preme sottolineare che non si tratta di regole segrete o di grandi scoperte ma di un insieme di piccoli spunti per stimolare riflessioni e voglia di fare.

1. Cercate di conoscere il luogo in cui vi troverete a fotografare.
Se non riuscite a recarvi sul posto, cercate delle foto o fatevelo descrivere da chi lo conosce. E se il vostro è un vero shooting prêt-à porter, non appena arrivati sul posto – dopo aver salutato, ovviamente – dedicatevi allo studio del territorio. Annusate, fotografate, cercate la luce. In poche parole: fatevi amico il posto, cercando i suoi punti di forza e girando le spalle alle sue (o alle vostre) debolezze.

Tips & tricks: shooting prêt-à-porterTips & tricks: shooting prêt-à-porter
2. Dopo il primo punto, di solito, io mi sento a mio agio perché so come muovermi.
Una volta che siete a vostro agio, iniziate a mettere a vostro agio i vostri soggetti
: buona parte della riuscita dei vostri scatti dipende da quanto il vostro obiettivo sarà invisibile e rispettoso. 

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3. Perché il vostro shooting riesca e vi soddisfi, ricordate di privilegiare sempre il motivo per cui vi trovate a fotografare.
Io mi trovavo al Crazy Monkey Ink per fotografare tre fratelli che avevano deciso di fissare il loro legame speciale sulla pelle. Questo era il mio primo contenuto. Tutto il resto, dettagli e particolari, che trovate al quarto punto, erano preoccupazioni secondarie. Vi dico di più: una volta che sapete di aver fissato le foto che vi servono, il resto sarà pura gioia.
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4. Eccolo qui, il quarto punto! Una volta appurato che le foto del contesto sono nella vostra scheda, sbizzarritevi con i dettagli, i riflessi nello specchio, le foto delle foto, le mani e i piedi… Tutto quello che vi colpisce e che secondo voi aggiunge valore al vostro contenuto è un bottino irrinunciabile che va ingabbiato!
(Sì, questa qui sotto è la mia grafia… Grazie Caroline! <3)

Tips & tricks: shooting prêt-à-porterdal tatuatore
5. Ovviamente non è tutto così matematico come il mio gioco a punti vi vuole far credere ma le liste, si sa, tolgono sempre una cospicua parte di poesia ai grandi istanti creativi. Tutta questa manfrina per dirvi che il modo migliore per fotografare è ascoltare e chiedere, mettersi alle spalle dell’azione e agire nel momento più irrinunciabile che vi passa davanti. Fotografare è un bellissimo modo per partecipare alla vita degli altri e restituirla come l’avete vista voi. In effetti, credo si tratti di un regalo.
In questo quinto punto, a costo di sembrarvi pazza, vi dico: sciogliete i muscoli e, se li avete, pure i capelli. Guardate con occhi socchiusi e padiglioni auricolari distesi, cercate il flow, la danza dell’aria, le particelle di luce, la bellezza dei volti, il cuore delle persone. Scattate come fosse una magia.

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6. E grazie al quinto punto, vi dico: accettate di buon grado gli imprevisti.
Se non capitano nello shooting prêt-à porter, quando diamine dovrebbero palesarsi? Sì, quando dico “diamine” sono leggermente infervorata, ora mi placo.
Per esempio, potevo immaginare che Mario Corallo, proprietario del Crazy Monkey Ink, fosse così iconograficamente e umanamente essenziale per questo incontro? No, certo che no! 

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
7. Scattate tanto e spesso, siate instancabili nel collezionare attimi.
Non lo si dice abbastanza, ma anche lo sguardo ha bisogno di allenamento: dopo ore di palestra si rassoda ma – cosa meravigliosa, a mio modesto parere – non perde mai di vista la poesia e la rivoluzione che è in grado di creare.

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
8. La tecnologia è importante, nessuno lo mette in dubbio. In questo contesto ho fotografato con la mia nuova G7X, che credo di amare come si ama l’amico immaginario o l’omino del cervello. Sempre con me, sempre invischiata in mille fatti d’immagine.
Ma permettetemi di essere onesta con voi: prima della macchina supersonica, cercate di alimentare la vostra passione come farebbe Mac Gyver… No, non con il coltellino svizzero ma con l’intuito, la passione, la ricerca e la curiosità. Spendete molte ore ad analizzare le intuizioni di altri, attraverso mostre e libri: la visione degli scatti altrui vi libererà da grandissimi nodi creativi, perché una fotografia è bella anche se è maledettamente sfuocata o storta, piena di rumore o sovraesposta. Il punto non è il raggiungimento di una supposta perfezione ma la diffusione di un’idea, di un sentimento del tempo e dell’amore (o dell’odio) per quello stesso tempo.

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
9. Divertitevi da non averne mai abbastanza e, cosa che oramai non voglio dare più per scontata, se vi dicono che fotografare è utile/importante/bello/indispensabile ma a voi proprio non piace… Beh, fatevi un regalo grandissimo: non fotografate.

10. Vivian Maier ha scattato milioni di foto che non ha mai stampato. In pratica, il suo stile non ha mai avuto cognizione di causa su quello che aveva prodotto e, rispetto a quanto c’è di sorprendente in tutta la sua storia, questa continua ad essere la cosa che più mi ha colpito di lei, perché il suo stile è andato progredendo comunque, come fosse un’intuizione sottesa, qualcosa di epidemico e inevitabile.
Ok, non siamo Vivian Maier. Il nono punto vi dice: ogni tanto analizzate il lavoro svolto. Non tanto da farlo diventare un’ossessione ma ogni tanto studiate la vostra produzione, per capire cosa non vi piace e per lavorare su quello che, secondo voi, vi riesce bene.
Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
10 bis. Proprio per questo, affidatevi a un sistema di catalogazione utile e puntuale.
In questi mesi, come sapete, io ho provato Irista e con il post di oggi termino la mia collaborazione. Ecco qui alcuni screenshot del mio lavoro sui tatuaggi:

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
L’evidente segno più di questo cloud di catalogazione delle fotografie, oltre a quelli già esposti negli altri post, è la possibilità di controllare un andamento, un’evoluzione dello stile, uno storico.
Provate a tenere in un unico ambito tutto il vostro lavoro fotografico, adesso magari vi sembra un’impresa titanica e noiosa, ma vi assicuro che, se fatto costantemente e con cura, contribuirà ad alimentare idee e intuizioni future!

Tips & tricks: shooting prêt-à-porter
Grazie a tutti per aver seguito e sostenuto il mio lavoro per Irista e grazie a Canon per il supporto e il costante coinvolgimento nelle mie attività: solo un anno fa questa collaborazione aleggiava nei miei pensieri come un vero sogno!

Un bacio ai fratelli Romano che, insieme a Mario, mi hanno regalato una bellissima mattina.
Camilla
Zelda was a writer

19 gennaio 2015

America di Wim Wenders

America di Wim Wenders | Zelda was a writer
- Signor Wenders, buongiorno. Mi scusi ma sono emozionata e mi trema il microfono.

Ho iniziato così la mia domanda al signor Wenders. Ripensandoci, avrei potuto preparare un’introduzione più onorevole ma avevo speso tutte le mie energie nel cercare di porgli un quesito intelligente e di spazio, nella testa, non ne restava moltissimo…
America di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writer
Ma andiamo con ordine.

Mi trovavo alla conferenza stampa di AMERICA, la mostra fotografica del regista-fotografo tedesco, ospitata (fino al 29 marzo) nella splendida cornice di Villa Panzagrazie all’infallibile senso artistico-organizzativo del FAI – Fondo Ambiente Italiano (facebooktwitter).

America di Wim Wenders | Zelda was a writer
Fremevo da qualche minuto, volevo a tutti i costi confrontarmi con lui su uno dei mille pensieri che mi frullavano nella mente. La conferenza era stata piena di bellissimi paesaggi del pensiero (la foto qui sotto riassume i passaggi più emozionanti) e mi sentivo tanto immersa in quel flusso di energia che dovevo chiedere.
Il tempo era poco e avevo accettato il fatto che non avrei potuto soddisfare nemmeno una delle mie curiosità.
Poi, però, lui ha detto che gli sarebbe piaciuto sentire un’altra domanda, magari posta da una donna, e così mi sono alzata con uno slancio d’atleta che non credevo proprio di possedere e, con il microfono tremante, ho chiesto.

America di Wim Wenders | Zelda was a writer
Visto che ritengo che la fotografia sia uno scambio di amorosi sguardi tra oggetto fotografato e colui che guarda (ok, prima di me lo credeva lui), volevo sapere quale tra i milioni di scatti incontrati nella sua vita – suoi o di altri – era stato in grado di scoccare la freccia del PUNCTUM, di guardarlo negli occhi e, paaam!, di colpirlo in pieno petto. 

Il punctum di Wim Wenders è una foto di Salgado (avete visto Il Sale della Terra?), il ritratto di una donna del Mali cieca, ritratta nel 1985. Dice Wim che quando la vide impazzì letteralmente per quella posa piena di dignità ed eleganza, per quegli occhi che non vedevano ma che sentivano. Ve la lascio qui e vi chiedo di stare attenti perché è a tutti gli effetti una foto che trafigge…

Sebastiao-salgado_blind-woman-mali-1985America di Wim Wenders | Zelda was a writer
America presenta 34 foto realizzate negli Stati Uniti in un arco temporale piuttosto ampio, dalla fine degli anni ’70 al 2003. Esalta vuoti e pieni, fasci di luce di una luce pulviscolare e significante, registra la granitica volontà della Natura di fare come vuole, nonostante tutti i fantasiosi capricci dell’Uomo, nonostante il suo superbo tentativo di cambiare geografie e carte in tavola. 
America di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writer
America è un bellissimo viaggio condotto in solitaria, un viaggio della luce, del silenzioso attimo che precede o posticipa (questo decidetelo voi) un’azione umana, un passaggio, una storia.
Di certo è successo qualcosa, quasi sicuramente qualche altro fatto accadrà. Le immagini vi offrono il palco d’onore, la prospettiva del principe: nel silenzio rarefatto di colori saturi, di linee nette che si stagliano sul cielo e di piccolissimi dettagli in cui perdersi per ore, vi dicono: siete i padroni della storia che passerà/è passata di qui.
America di Wim Wenders | Zelda was a writer
Si tratta di una magica sinfonia iconografica che non perde mai di vista l’intento narrativo: i luoghi – ci ha spiegato Wenders – sono custodi di storie mirabolanti, a noi il compito di interrogarli per farle venire alla luce.

Proprio per questo e per tutte le meravigliose sollecitazioni letterarie che si porta dietro, America – maestosa, orizzontale e in progressione come un piano sequenza congelato nella sua estensione più significante - mi è apparsa una Spoon River fotografica, capace di regalare allo spettatore la fiduciosa libertà del racconto.
Vi troverete, dunque, a scrivere le storie di tutte le tombe di un cimitero indiano, di tutti i fantasmi di una strada sospesa e silenziosa del Montana, di tutti gli avventori di un ex bordello invaso da una luce fredda e argentata. Portate un taccuino.

America di Wim Wenders | Zelda was a writer
America di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writer
In tutto questo, cornice nella cornice, Villa Panza offre un grandissimo contesto espositivo.
Pare che lo slancio da collezionista del conte Panza fosse nato proprio dopo un viaggio in America, intorno alla metà egli anni ’50: questo è un innegabile punto in comune tra luogo e mostra ma, poi, tutto il resto sembra giocato sul contrasto, sul senso del Tempo e su quello della Storia che ognuno dei due eventi porta con sé.

Aver difeso la propria identità, il proprio carattere, ha regalato una fusione speciale e densa di significato, creando una mostra di secondo grado, un evento unico a livello spazio-temporale, come fosse il featuring di una canzone hip hop: in pratica, non potrete dire di aver ascoltato la canzone di Wim Wenders se non specificherete il featuring di Villa Panza (questa metafora la devo alla mia amica Justine).

America di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writer
Finisco con una frase che il dott. Magnifico, Vice Presidente Esecutivo del Fai, ha pronunciato durante la conferenza. Non riesco a riportarvela con le parole precise ma il senso me lo ricordo bene: “solo la Cultura può riempire i vuoti del Disumano”.
Sono molto impaurita da questo periodo spietato, veemente e caotico. Quello che mi spaventa di più è la velocità della sentenza sul pensiero. Torniamo a perderci nella contemplazione, iniziamo a leggere immagini, volti, libri o articoli di giornale. Non accontentiamoci più di una sola prospettiva. Un fotografo lo sa: un oggetto guardato da tanti punti di vista è capace di parlare di sé all’infinito.

Guardare è la forma più umile e magica di ascolto, di umanità e di pensiero. Guardare impone un lavoro decisivo sui nostri pensieri, ci fa analizzare il punto di vista degli altri, ci fa innamorare delle sfumature e allena vari muscoli, liberando finalmente dall’oppressione. Si dice che i nostri figli imparino molto di più da quello che ci vedono fare, rispetto a quello che ci sentono dire. Mai stata più d’accordo con un’affermazione pedagogica!
I nostri occhi sono armi buone, contro tutto le malefatte di certi giorni oscuri. Trattateli bene, non limitateli. Se vi faranno cambiare idea, non sarà mai una disfatta. Se vi faranno cambiare idea, sarete meravigliosamente vivi e in progressione.
E, in fondo, quello che vi auguro di più per il nuovo anno è di non smettere mai di guardare.

America di Wim Wenders | Zelda was a writerAmerica di Wim Wenders | Zelda was a writer
Grazie per essere arrivati a leggere fino a qui, mi scuso per la verbosità!
Camilla
Zelda was a writer

Per maggiori informazioni su America —> qui
La foto in bianco e nero è un ritratto della mia amica Frenci: l’ho incontrata per caso alla conferenza e grazie a lei, non solo non mi sono sentita più sola, ma sono stata ampiamente coccolata!

 

15 gennaio 2015

Almeno tre cose: Dedalos Art Dolls

Almeno tre cose | Zelda was a writer
Buongiorno a tutti!
Questo è il primo ALMENO TRE COSE del 2015 ed è tutto dedicato alle DEDALO ART DOLLS (facebooketsy). O, per meglio dire, parte da queste splendide creazioni che ho avuto modo di conoscere grazie a una mail che mi ha inviato Patty, la loro creatrice, e propone altre piccole folgorazioni trovate nel web.

Parliamo di cinema, oggi, di cinque film meravigliosi (Annie Hall, The Royal Tenenbaums, Juno, A bout de souffle e Breakfast at Tiffany’s) e lo facciamo grazie ad altrettante coppie di bambole, realizzate in paperclay, una particolare miscela di creta e argilla che Patty modella pazientemente e dipinge.
La cura per ogni particolare è sorprendente, la somiglianza con i modelli, diciamolo, toglie il fiato!
Nulla è lasciato al caso: i tessuti, gli accessori e le acconciature sono realizzati con tessuti vintage e filati di lana. Ogni bambola, inoltre, viene corredata da una scatola su misura e da un certificato di creazione. Per capire quanti e quali siano i passaggi e la cura nella creazione di ogni singola bambola, vi invito a guardare questo video in stop motion. Ribadisco: da non crederci!

Adoro la creatività di Patty e sono felice che il destino ci abbia fatto incontrare. Questo post è dedicato a tutte le persone che come lei perseguono una passione creativa con tanta fatica e determinazione.
Sono una fan fatta e finita, cara Patty, è il caso che tu lo sappia!

Almeno tre cose: Dedalo Art Dolls | Zelda was a writer

ALMEO TRE COSE: DEDALO ART DOLLS
–> Annie & Alvy / Annie Hall / Woody Allen / 1977

1. Coppia di bambole – Dedalos Art Dolls
2. Poster – Nan Lawson
3. Photo – FILMography project
–> Margot & Richie / The Royal Tenembaum / Wes Anderson / 2001
4. Spille – And Smile
5. Orecchini – Sleepy Mountain (vi prego, ma quelli di Ryan Goslin?! Sono morta!)
6. Coppia di bambole – Dedalos Art Dolls 
–> Juno & Paulie / Juno / Jason Reitman / 2007
7. Coppia di bambole – Dedalos Art Dolls
8. Schema per punto croce - YouMakeMeSewHappy
9. Poster - Movie Parts di Emma Butler
–> Patricia & Michel / Au bout de souffle / Jean Luc Godard / 1960
10. Coppia di bambole – Dedalos Art Dolls
11. Tee - The Octopus’s Garden
12. Tote bag – BagApart
–> Holly & Paul / Breakfast at Tiffany’s / Blake Edwards / 1961
13. Coppia di bambole – Dedalos Art Dolls
14. Set per photobooth – The Maniac Moose

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