4 marzo 2015

10 cose che ho imparato sul biliardo

biliardo-6Una decina di giorni fa sono andata a giocare a biliardo con un gruppo di amici speciali.
Ok, diciamo che ci sono andata per imparare.
Volevo regalare una novità al mio 2015 e il biliardo mi sembrava una buona idea. Come non pensare al biliardo, in effetti…

Diciamo anche che alla fine non ha giocato nessuno per davvero perché, è il caso di ammetterlo, il livello di preparazione della maggioranza dei partecipanti ha creato non poche difficoltà al gruppo. 
Tieni la stecca sull’impugnaturala mano non va beneno Camilla, non ci sono le buche – sì, usa ancora il talco per le manino, il biliardo senza buche non è una versione più approssimativa di quello che le prevede - sì, le palle sono solo treno, il gessetto azzurro non va usato sempre
Capite lo stress?
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Insomma, abbiamo riso molto ma giocato molto poco. O, per meglio dire: abbiamo giocato per ridere molto.

Durante le nostre simpatiche evoluzioni, alcuni signori ci guardavano con curiosità e il ghigno del professionista sotto il baffo. Non ho mai pensato che si trattasse di una curiosità legata alla nostra supposta bravura ma neanche che fossimo in presenza di veri maestri del lancio e della traiettoria!
In pratica, quando ci siamo seduti a mangiare – ci trovavamo alla BELLISSIMA Osteria del Biliardo di Milano – mi sono ritrovata a guardarli senza possibilità di sostenere una qualunque conversazione con i miei amici. Erano bravissimi e io ero a dir poco ammaliata!
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Insomma, questo gioco è zeppo di fascino e di strategie! - mi sono detta. E ho iniziato a ventilare l’idea di comprarmi un bel biliardo da incastrare tra bagno e ripostiglio, perché una cosa è certa: i migliori sono quelli che non smettono di allenarsi alla traiettoria perfetta! Quelli che perseverano, i diabolici.
Non si tratta di forza ma di acume.
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Detto questo, in un momento di nessuno, ho deciso di stilare una lista semiseria delle 10 cose che ho imparato sul biliardo. Utile, no?

UNO –  La mano che sta ferma sul tavolo e sostiene la stecca va posizionata in un modo strategico, una modo che faccia scivolare la stecca senza scaccolamenti di sorta. 
DUE – Il biliardo all’italiana non ha le buche. Lo so, è terribile.
Io mi ero preparata alla serata con una frase – una sola – che facesse capire che qualche nozione, seppur minima, la sapevo anche io. Me l’aveva passata sottobanco la mia socia Clelia.
Quando arrivi chiedi se giocate all’italiana o all’americana – mi aveva consigliato.
Forse avrei dovuto chiederlo prima di vedere il tavolo da gioco, perché è lì la discriminante essenziale: con o senza buche. Ovviamente, mi sono appoggiata al tavolo e ho fatto la domanda. Ovviamente, nessuno mi ha risposto. Molto bene.
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TRE – Nella catalogazione dei vari metodi di gioco, compaiono anche il biliardo russo e quello britannico ma vivo beatamente nell’ignoranza di sapere come si giochino. Non ditemi nulla, sono già confusa di mio. 
QUATTRO – Se gridi striiiiiike! non stai giocando a biliardo.
Anche se nel biliardo ci sono i birilli.
CINQUE –  Il biliardino non è un vezzeggiativo ma un sinonimo di calcio balilla, gioco che conta una serie assurda di nomi orribili per definirlo. Quindi, sì, siamo fuori argomento. 
SEI – I pirulini che stanno in mezzo al tavolo verde si chiamano birilli. Quello rosso vale di più. Se ce ne sono tanti, è possibile che stiate giocando alla particolare variante goriziana, di cui ovviamente non so altro.
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SETTE – Se pensate che ci siano tante palle da far volare qui e là, rimarrete delusissimi.
Sul tavolo si muovono solo tre palle: una bianca, una gialla (di una squadra) e una rossa (della squadra sfidante). Qualcuno potrà obiettare che in realtà ce ne sarebbe una quarta supplementare e una quinta. Io, a naso, mi fido di voi, quindi va bene. 
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OTTO – Il biliardo non è un gioco di forza ma di astuzia. Alcune volte, però, soprattutto per i dilettanti come me, di grandissima fortuna. Però, seriamente, questo gioco di traiettorie, di angoli e di scontri continua ad affascinarmi senza se e senza ma.
NOVE – Chiariamo il significato del verbo “Steccare”.
Steccare (1): colpire maldestramente la palla facendo slittare il puntale della stecca.
Steccare (2): prendere male una nota cantando o suonando.
(fonte: Treccan.it)
Sia nella variante (1) che nella (2), steccare è fare una grande figuraccia.
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DIECI – Quando mangiate di fronte al biliardo e dei vecchi signori bravi – ma proprio bravi – stanno giocando in modo cruento, non date loro le spalle. Mai e poi mai!
Il mio amico Gianmarco ha perso un bronco per una feroce steccata di un signore molto bravo, a cui cadevano di continuo i pantaloni. Ovviamente, non c’è alcuna interconnessione tra il fatto che uno giochi bene a biliardo e che gli cadano di continuo i pantaloni.
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Nella speranza di aver reso un servizio essenziale alla comunità, vi auguro una buona giornata!
Camilla
Zelda was a writer

3 marzo 2015

Lampedusa vale una martenitsa!

Lampedusa vale una martenitsaLampedusa è la mia isola. Questo fatto è inequivocabile.
La frequento da anni e, quando non la vedo, mi capita di sognarla, di scriverle, di sentire un’insofferenza mai provata per nessun altro tipo di amore.
Soffro per la mia terra nel mare, soffro tantissimo. Avete presente tutti quegli innamorati che pensano che l’oggetto del loro amore non verrà mai capito e rispettato come riesce di fare a loro? Ecco, io sono altrettanto presuntuosa e innamorata.

Io e la mia isola ci capiamo. Lei non mi vuole diversa e io – che di solito sono conservativa, assennata, morigerata e quanto di più noioso esista – mi sento pervasa dalla magica sensazione di essere preda degli elementi e di sentirmi, per una volta, magnificamente a mio agio.  
Insomma, da una parte ci sono io che esagero perché ho preso una scuffia invalidante, d’altra c’è Lei, la mia Isola, che vive un periodo difficilissimo e che viene raccontata da gente che spesso non ci ha mai messo piede.

Lampedusa è l’avamposto di mille storie, per la maggior parte finite negli abissi del suo mare riottoso e profondo, è il fatalismo di un posto piccolo piccolo in un mare esteso, è un dialogo costante con l’Africa, che le ha fatto perdere il senso dei confini e le ha restituito la bellezza della complessità. Lampedusa è un luogo denso di incroci e di passaggi, la canzone triste di un marinaio che non vede da troppi giorni la costa, è l’assalto e la tempesta del mare, i suoi segreti, i suoi miti.

Il mio cuore ha definitivamente traslocato dal corpo e si trova lì, io faccio quello che posso per raggiungerlo.

Proprio con l’inizio di marzo, nel pieno di una voluta confusione di tradizioni e bellezze, ho deciso di costruire una martenitsa (se non sapete cosa sia, leggete qui) per la mia Isola. Una martenitsa rivisitata che le dimostri il mio amore.
Dopo averla confezionata, secondo la tradizione bulgara, dovrò regalarla alla Natura e al primo albero in fiore che troverò sul mio cammino. Sono pronta a dividermene perché, ne sono certa, arriverà lì, dritta al cuore del posto più bello e puro che esista.

Pronti, dunque, a seguire i passaggi di questo diy (oh cielo, questo post è diventato un diy!!!)? Partiamo!
Per costruire una martenitsa vi servono due fili (bianco e rosso) da intrecciare come volete. Niente da dire di più: si tratta di un’azione parecchio facile! Io ho sfruttato i ricordi di bambina e ho creato un bracciale Scooby doo, ve li ricordate?
Lampedusa vale una martenitsaPer costruire i ciondoli che incastreremo nella martenitsa, invece, servono: tre supporti (io li ho comprati dal mio colorificio di fiducia), una forbice, una stampa di tre foto che vi ricordino qualcosa d’importante (io ho stampato il tutto con la mia Selphy CP910) e il Sospeso trasparente, una nuova diavoleria che ho scoperto da poco e che vi servirà per vetrificare i vostri ciondoli. In alto le mani per il Sospeso Trasparente!!!
Lampedusa vale una martenitsaLampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Ve lo dico subito: purtroppo, il mio diy non ha sortito l’effetto desiderato e so anche perché! Mi sono fatta prendere la mano con il Sospeso (sempre lui) e, dopo la fase dell’asciugatura, i ciondoli hanno presentato una superficie piena di avvallamenti e bolle.

Il mio consiglio, quindi, è il seguente: mettete un bel gioccolone sulla superficie, fatelo muovere lungo tutto il perimetro della stessa e poi fine, non aggiungete altro.
Nonostante tutto, sono fiera del risultato e, accecata dall’amore per l’Isola, continuo a ritenerlo bellissimo!
Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Dopo aver creato i ciondoli, potete intrecciarli nella vostra martenitsa e sfoggiarla tutti tronfi come tacchini, magari insieme ai 10 GRAMMI d’AMORE di cui vi ho parlato la scorsa settimana.
Obiettivamente, non credo che un polso abbia mai indossato tanto amore con due soli bracciali!
Ricordatevi però di regalarla alla Natura, non appena questa si paleserà ai vostri occhi!
Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer Che sia una buona giornata per tutti voi, piena di confini che si perdono e di un amore, grandioso e imponente, che sia  l’approdo e la partenza di tutto.
Camilla
Zelda was a writer
Lampedusa vale una martenitsa | Zelda was a writer

2 marzo 2015

La donna dal taccuino rosso

La Donna dal Taccuino Rosso | Zelda was a writerBuongiorno a tutti e buon marzo (che sia un mese di gioia e di giornate sempre più luminose)!
Avete ricevuto la newsletter di fine mese? Se non l’avete ancora fatto, mi raccomando, correte ai ripari: cercate in home page e troverete il banner per iscrivervi!

Ebbene sì, questa è una video recensione! Sto cercando nuovi modi di comunicazione che mi aiutino a ottimizzare tempi e modi… E sebbene sia ancora incerta sulla fattibilità di questa nuova esperienza videografica, spero che il tentativo odierno vi soddisfi!
Oggi vi parlo de La Donna dal Taccuino Rosso di Antoine Laurain, giunto nelle mie mani subito dopo Gli Anni al Contrario di Nadia Terranova.

Ho incontrato questo libro per puro caso e ha tenuto compagnia alle mie notti insonni.
Mi ha regalato le sorprese del destino, l’atmosfera di Parigi, una lista corposa di magnifici autori letterari e la gioia di una trama ben costruita e piena di ritmo.
La Donna dal Taccuino Rosso | Zelda was a writerCi sono due questioni su cui il libro mi ha fatto riflettere.

La prima – che, da donna del social virtuale, mi ha creato un po’ di ansia – risiede nel bisogno di riempire dei buchi del nostro vissuto attraverso persone assenti e fatti in potenza
La mia domanda è la seguente: non trovate che il virtuale abbia amplificato questa tendenza? 

La seconda (ne ho parlato anche nel video) è legata alla forza delle cose e alla loro gestione dei nostri giorni.
Non vi sembra paradossale cercare di possederle, conservarle e dare loro significati forti che, una volta scomparsi noi, perderanno inesorabilmente?

Scrivetemi, se questi spunti vi stimolano delle idee da condividere!
Un sorriso e buona settimana!
Camilla

26 febbraio 2015

Bookeaterclub: da febbraio a marzo!

Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerLa nostra Storia patria, i suoi ultimi decenni di rivolgimenti e le grandi, grandissime contraddizioni che li hanno caratterizzati sono quanto di meglio possa esistere per guardare avanti.
Si dice che ci sia una lezione solo negli atti, fallaci o sconclusionati che siano, si dice che le teorie, alla fine, si riducano a poca cosa. Si vive per imparare, si vive per lasciare un messaggio al futuro.

E noi… Cosa possiamo dire di aver imparato dagli ultimi trent’anni?
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerBookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerIl libro di Nadia Terranova è stato un bellissimo viaggio in giorni che gran parte del Bookeaterclub non ha vissuto.
Se volessimo fare una statistica in merito, ieri sera – ore 19, via Brera 30 – il tavolo Lago del nostro club di lettura era invaso dai figli della generazione raccontata, i figli di Aurora e Giovanni. Tanti Mara e Mario, dunque, e poi qualche fratello e sorella maggiore.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerSapere che le pagine de Gli Anni al Contrario – che molti hanno definito veloci, troppo veloci per la densità che si portavano dietro, troppo definitive per due eroi tragici che ognuno di noi avrebbe voluto salvare a ogni riga – siano state oggetto di analisi e confronto con genitori e parenti mi ha fatto pensare a quanto questo incontro mensile sortisca bellezza e miracolo.

Abbiamo parlato di stereotipi, messo sul tavolo tutte le nostre conoscenze, rispolverato antiche paure, aneddoti nascosti nella memoria di molti, forse per pudore o forse per paura.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerQueste pagine hanno raschiato l’anima di molti, smosso le lacrime di altri. Nessuno le ha trovate neutre, nessuno è rimasto indifferente.

Ci siamo chiesti come mai sia ancora così difficile per noi Italiani mettersi a un tavolo e parlare degli anni di Piombo, senza che recriminazioni e voci troppo alte vanifichino tutto.
Noi, per la cronaca, ci siamo riusciti. Abbiamo citato Aristotele e Zola, con la matematica certezza che il primo avrebbe approvato la struttura di questo piccolo gioiello di scrittura.
Ci ha colpito il momento – di un giorno qualunque, in un letto di ospedale – in cui la lotta titanica per diventare eroi, anche in modi illeciti, si è scontrata con la solitaria presa di coscienza di essere stati dei semplici er(r)o(r)i. Senza grandi conseguenze, senza grande clamore.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerQuesto libro ci ha unito. È un fatto certo. Siamo stati noi, anche se non eravamo lì. C’erano i nostri morti, anche se non eravamo parenti. I nostri figli, anche se non siamo genitori.

Ad un tratto è saltata fuori la mamma di Messina che l’ha letto e si è confrontata con sua figlia, dicendole che no, Giovanni non era esagerato, che di Giovanni, quando era giovane lei, ne sono esistiti tanti e tanti sono morti con una speranza eroica nel cuore.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerL’intimità è cresciuta –  sebbene fossimo più di 50 (ci sarà mai un modo per dirvi grazie senza essere banale? No credo…) – e una di noi ha raccontato di suo padre, della sua eterna sindrome da Peter Pan. Questi padri li vorresti corcare di mazzate (mi si perdoni il francesismo) e invece, crescendo, arrivi a capire tutto, non li perdoni fino in fondo ma inizi a provare tenerezza.

La tenerezza. La stessa che ti ispira un Fascistissimo e la sua morte di crepacuore, la stessa delle rondini che di certo torneranno, delle polpette portate al proprio padre morente, delle scatole piene di foto in cui scopri di essere stato giovane anche tu.

I padri che muoiono, i figli che diventano padri, la lotta tra le generazioni che si risolve nello stesso atavico meccanismo dell’autodeterminarsi attraverso la propria progenie.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writer
Abbiamo parlato dei cieli sconfinati, ieri sera, di una generazione che ha tentato di vivere in modo diverso, senza temerne le conseguenze, dell’immobilismo conservativo dei nostri giorni, delle paure, delle sospensioni. Su di noi le stelle di Stromboli che, come in ogni piccola isola che si rispetti, ti porti sulle spalle, da tanto sono grandi e pulsanti.

Vorrei ringraziarvi per aver condiviso con me pensieri forti, puntuali e pieni di voi. La meraviglia di questo book club risiede nel procedere insieme, con un sorriso garbato, con le parole chiave, con ben due pargoli che stanno crescendo nelle pance e nei pensieri di due di noi, con le torte fatte in casa che festeggiano il nostro primo anno di vita. Con la certezza che ogni volta sia casa, che ogni volta sia un piccolo momento nostro.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerIeri sera tutto  – la fatica, le mille corse, i milioni di punti di domanda – si è perso nei due mari che s’incontrano nello Stretto di Messina, nei colori di cieli sconfinati, nei silenzi dei pescatori. Nelle cose tragiche che hanno un nome e che non tutti hanno il coraggio di pronunciare, nel fatto – civile, bello, galvanizzante – di esserci e parlarne.

Ieri sera tutto mi ha fatto pensare a quanto siano sempre i libri a cercarci e a quanto ci mettano di fronte alla preziosa occasione di procedere con speranza e determinazione.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerCi vediamo il prossimo mese, sempre all’Appartamento Lago di Milano, sempre di mercoledì e sempre alle 19.

Il 25 marzo 2015 parleremo de L’Invenzione della Madre di Marco Peano (Minimum Fax).
Portare la tessera più inutile della storia e le vostre bellissime teste.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerPs: qualcuno ha perso il taccuino qui sotto o era un geniale messaggio in codice?
Scrivetemi, nel caso fosse vostro: lo custodirò gelosamente fino al prossimo incontro.
Bookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writerBookeaterclub: tra febbraio e marzo | Zelda was a writer
Buon pomeriggio!
Camilla
Zelda was a writer

I grazie di oggi sono per tutti voi, per chi è arrivato dalla Toscana e dalla Liguria e ha investito soldi in treni e pernottamento, per Lago, che ci ha regalato una casa mensile densa di fascino, per Piani Castellani, che ci ha permesso di festeggiare degnamente il nostro primo anno di vita (ma che vino meraviglioso abbiamo bevuto?!), per le torte che sono comparse sul tavolo (grazie a Mari e Sara) e per Roberta, che ha scattato le foto di ieri sera senza sedersi mai.

Sì, è proprio così: gli atti sono lezioni, le teorie si riducono a poca cosa.