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17 maggio 2013

52 weeks project: 20/52 – Frequentarsi

Dedicato a Justine:
Buon compleanno, Amica!

52 weeks project - coverBuongiorno Mondo! Oggi mi sento un fiore, mooolto meglio rispetto ai due giorni precedenti!
Il mio 52 weeks project di questa settimana (siamo giunti a cifra venti, non vi sembra sia iniziato solo ieri?!) non poteva che raccontare il rincuorante senso di vita e felicità che mi ha avviluppato pochi minuti dopo la mia piccola operazione di martedì. Nulla di grave, mi preme sottolinearlo, ma la paura era tanta e la concentrazione ai minimi storici.
Non appena tutto è passato – in modo superbo, c’è da aggiungere – mi sono sentita pervasa da una rincuorante euforia. Ho iniziato a stilare liste di cose da fare, ho pensato a questo blog, alle mille gonne lunghe fino ai piedi che voglio indossare per l’estate, ai viaggi, agli amici, alle feste. Insomma, ero un’esplosione di pensieri positivi!

Ieri pioveva fortissimo e mi sentivo stanca come poche volte, sono uscita sul balcone e ho guardato i miei fiori imperlati di gocce. Anche loro – soprattutto loro – mi sembravano un regalo, piccolissimo ma reale… avete presente il profumo di un’essenza che resta sulla pelle per qualche giorno? Ecco, una cosa molto simile!
52 weeks project: 20/5252 weeks project: 20/52Ho preso la mia vecchia amica Mrs Canon e ho scattato qualche foto alla pioggia, ai colori.52 weeks project: 20/5252 weeks project: 20/52Il profumo del gelsomino che tenta in tutti i modi di arrampicarsi sulla grata di legno che gli ho regalato, la tenerezza del basilico, il colore vivo di un fiore rosso che mi hanno regalato due amici qualche mese fa, un fiorellino lilla di cui non conosco la provenienza, la stoica costanza dell’edera. Tutto contribuiva a rendermi felice. Un attimo puro di estensione senza nome e senza perché.
Proprio allora ho pensato alla felicità e una lezione mi ha raggiunto…
52 weeks project: 20/52Non porti tante domande su cosa ti renda felice – mi sono detta. Gioca, tenta e sperimenta. La felicità è un attimo e quando la cerchi ha già cambiato casa. Abita talmente tanti posti che non avrai mai un indirizzo certo: potrebbe capitare che l’ostinata ricerca di un numero civico ti faccia perdere grandi occasioni di sorriso. Siete sicuri di voler rischiare tanto?52 weeks project: 20/52Che sia un fantastico fine settimana per tutti voi!
Non vedo l’ora di raccontarvi di una delizia in cui sarò piacevolmente invischiata la prossima settimana!
xoxo

16 maggio 2013

Almeno tre cose – 16 maggio 2013

almeno tre coseBuongiorno miei cari!
Come sapete, Almeno tre cose è un appuntamento più “illustrato” che scritto, ma oggi penso che valga la pena spendere due parole per una manifestazione che si terrà a Roma da domani, per tre giorni fitti di bellezza e impegno.
Si chiama Race for the cure e racconta di quanto sia speciale amarsi, prendersi cura di se stessi e degli altri. Di quanto sia necessario essere presenti di fronte al coraggioso tentativo di vita e speranza che ognuno di noi racchiude nel profondo.

Race for the cure è una raccolta fondi per le molteplici attività di Komen Italia, associazione no profit che dal 2000 opera nella lotta contro il tumore al seno, ma prima di ogni cosa Race for the cure è una mini maratona che nella giornata di domenica attraverserà Roma unendo, nel bellissimo slancio della corsa, amici, familiari, figli di donne che hanno lottato per una vita sana e felice. In memoria dei tentativi di coraggio di alcune che non parteciperanno più con i piedi, ma con un stupendo flusso di energia, e di quelle che invece saranno presenti, maglietta e cappellino rosa, per dire che sì, si può vincere la malattia, vivendo un’esistenza felice e protesa verso il futuro.
Si è detto tanto sulla recente scelta di Angelina Jolie e non credo che aggiungerò nulla a quello che ritengo un gesto personale e intimo, una cosa però vale la pena di dirla: conosco moltissime mie giovani amiche, intelligenti e volitive, che tendono a rimandare controlli medici importanti per impegni di lavoro o per una sottesa e mai espressa paura di scoprire qualcosa di spaventoso. Rimandare significa semplicemente non sapere. Non elimina nessun eventuale problema, lo lascia solo libero di decidere di noi. Ora ditemi: non è una cosa ingiusta per voi stessi e per chi vi ama?

Amiche e amici in lettura, fatemi un favore: curatevi e affrontate con gioia il momento in cui saprete se il vostro corpo si sta comportando come deve. Ormai è fatto chiaro che moltissime delle malattie che ci fanno paura, se prese in tempo posso essere curate egregiamente, ma forse quello che non si dice abbastanza è che un mondo senza di voi sarebbe un mondo davvero incompleto. Abbiamo bisogno del vostro coraggio e dei vostri sorrisi, dei progetti, dei baci e persino delle arrabbiature che ci procurate, quindi ascoltatemi giusto oggi e mai più: curatevi, ascoltatevi e, se qualche volta vi riesce, scusatevi.
Un abbraccio infinito, che vi includa tutti!
xoxo
almeno tre cose - 16 maggio 2013Almeno tre cose – 16 maggio 2013
1. Race for the Cure – mini maratona // Circo Massimo, Roma – 17-18-19 maggio 2013 (organizzata da Susan Komen Italia)
2. Trame di storie - your ethical fashion store (vestito giallo, qui)
3. Milano Food week // Milano, 17-25 maggio 2013
4. Ovviamente ho sbagliato numerazione ma credo sia un errore utile, perché con MilanoFoodLovers potete tesserarvi e vivere la settimana con riduzioni e altre interessanti vantaggi ;)
5. I Collages di Pretty in Mad: li amo!
6. Salone Internazionale del Libro // Torino, 16-20 maggio 2013
7. Sofàrt – mini corso di unicinetto // Parco della Martesana, Milano – 26 maggio 201

15 maggio 2013

Guest-post: Avere un sogno, istruzioni per l’uso

“Avere un sogno, istruzioni per l’uso” è nato come uno scambio di mail tra Raffaella Todaro e la qui scrivente.
Mi arriva questa mail poetica, tutta dedicata ai sogni e alle speranze. Si parla di spazi pubblicitari pieni di cielo, di ossimori e di provinciali. Resto lì, colpita e affondata da tanta semplice saggezza. Poco prima di chiudermi in un turbinio di pensieri, ho l’ardire di chiedere a Raffaella di scriverne su Zelda.
Lei accetta. Il risultato è meraviglioso e sono certa che vi offrirà interessanti spunti di riflessione e slancio (le sottolineature sono mie, mi scuso con l’autrice ma erano concetti troppo importanti: meritavano un grassetto!).
Io, intanto, mi dichiaro felice.
Che sia un’ottima giornata per tutti voi!
xoxo

Questo non è un bel periodo. Diciamocelo. Bene o male, chi più chi meno, si arranca o quando va bene si procede quasi sempre con troppo sforzo al punto di chiedersi se ne valga davvero la pena.
Mi sono fermata un attimo, ho smesso di affannarmi, di correre dietro ad aziende o agenzie, ho smesso di fare a spallate per emergere tra i succulenti cv altrui e la risposta che mi sono data è: sì, protendersi alla continua ricerca di ciò che idealmente ci fa stare bene è giusto. S’ha da fare.
Certo, basterebbe guardare un albero che senza saper né leggere né scrivere cerca la luce, cresce, spinge i suoi rami verso il cielo. Perché lo fa? Perché è un albero. Quindi, anche a noi, gente del XXI secolo, non resta che piangere. Ops, no! volevo dire: non ci resta che persistere nella quotidiana avventura del vivere.
Sono giunta a tale livello di saggezza grazie a degli spazi publicitari non ancora venduti. Qualche giorno fa guidavo su un provinciale qualsiasi, meno introversa del solito tant’è che li ho notati. Ho accostato l’auto lungo il ciglio della strada e li ho fotografati senza nemmeno correre il rischio di ricevere strombazzamenti vari dai camionisti di passaggio. Non potevo essere confusa per una donnina perché munita di reflex e tutta presa dalla mia inquadratura perfetta.
avere un sogno, istruzioni per l'uso // raffaella todaro Uno ‘spazio libero’ che incornicia il cielo. Come fa uno spazio ad essere libero? Se soprattutto lo sfondo della cornice è il cielo! Che ossimoro meraviglioso.
Oppure, eccolo lì lo ‘spazio libero’ che incornicia un albero che cerca il cielo! Io mi sono letteralmente persa via a fantasticarci su e ho dato così un po’ d’acqua alla mia piantina dei sogni.
avere un sogno, istruzioni per l'uso // raffaella todaro Per ritrovare la gioia di vivere anche il web può essere d’aiuto.
Dopo aver abilmente allontanato dai miei contatti i demolitori di sogni altrui mascherati da maestri della Patria ed essere così riuscita a selezionare un ridottissimo numero di fonti virtuali da cui mi nutro (le mie si contano sulle dita di una mano), mi concedo quelle piccole coccole che mi fanno stare bene.
E non sto parlando di blog melensi che promuovono un idiota ottimismo a tutti i costi. Sto parlando di chi sa nutrire il positivo perché motivato da vera pietas e che ha compreso molto bene la lezione dello specchio riflesso. Parlo di Zelda, uno dei miei angolini per pensare preferiti. Credo che non sia tanto importante chiedersi se il governo delle ‘ampie intese’ combinerà qualcosa di buono, ma se si è capaci di immaginare qualcosa dentro quello spazio libero. Perlomeno proviamoci.
A volte si ha la sensazione che tutto sia sbagliato e si vedono solo gli errori commessi. Nella vita come nella fotografia, ci sono attimi che si eliminerebbero senza riserve. Come quest’ultima immagine che è il backstage delle mie foto sul provinciale.
avere un sogno, istruzioni per l'uso // raffaella todaro Foto sbagliata in tutto tranne forse nel verde ingabbiato che è a fuoco. Me l’ha scattata mia figlia così per gioco e per emularmi un po’ nella mia veste di mamma fotografa. Ho salvato quell’immagine per un pelo. Il dito mi si è congelato sull’ ‘eliminare?’. No. Ho deciso di tenerla. Perché la vita è anche questo, è anche un errore da cui si può imparare. È anche far diventare bello qualcosa a cui non daresti un euro. Ma questa lezione ve l’ha già raccontata Zelda.

14 maggio 2013

Una volta ho pensato in giallo…

Poche parole, oggi, Amici!
Solo per tenervi aggiornati sullo stato delle mia produzione creativa.
Vi ricorderete del primo tentativo fatto su una tela enorme e poi prontamente cancellato (per un ripasso, qui). Ecco, con molto – moltissimo – orgoglio vi presento “un giorno ho pensato in giallo“, il mio primo quadro astratto nato sui resti di un tramonto sul mare (con sole troppo grande).
Non pensavo fosse così difficile pensare in astratto. Pensavo, nella mia vergognosa superficialità, che si trattasse di una cosa molto simile al macchiare la tela. Ora, per quanto il risultato possa darvi l’idea di una fortunata casualità, sarei in grado di raccontarvi la storia di ognuna di queste isole pastose di colore. Pensate, sognate, ipotizzate e poi realizzate. Alcune in modo pedissequo, altre per pura magia.

Insomma, io amo dipingere!!!
Non vedo l’ora di tentare altre miscele, altre macchie, altri scontri di colore.

quadro astratto 1 Questo quadro, pieno di difetti ma di altrettanta buona fede, finirà sopra il divano del mio salotto. Non vedo l’ora di attaccarlo e di proporvi una bella instagrammata :D!quadro astratto 2Ma parlatemi di voi, come procedono i vostri tentativi?
Molti baci sulla fronte a tutti e GRAZIE per le coccole costanti a cui mi avete abituato, per quelle pubbliche e per quelle sussurrate.
Che sia un’ottima giornata!
xoxo

13 maggio 2013

THINGS // Valentina Aponte

banner THINGS ok ZELDA Buongiorno a Tutti, cari miei!
Che sia una settimana “verde speranza” come il colore del vestito della nostra ospite di THINGS.
Come sapete, il mio progetto aveva dato inizio a una collaborazione con Vanity Fair. Purtroppo, però, per scelte editoriali interne alla redazione, il loro blog prenderà altre forme e direzioni.
Mi preme dirvi che il progetto continuerà lo stesso, qui, su Zelda. Anzi, tra qualche riga potrete conoscere la storia di un orologio senza tempo.
Che ne dite, incominciamo?

things - valentina aponteL’orologio della mia ospite si perde nelle trame della memoria della sua famiglia. Apparteneva alla nonna materna che poi lo passò a quella paterna, almeno così ha sempre creduto Valentina Aponte, che incontro nei primi – freddissimi – giorni di marzo (ecco il perché della sua pellicciotta verde) nella mia adorata Santeria.things - valentina aponte Conosco Valentina da tempo e il tempo, come quello che non gira più nel suo orologio antico, ha deciso di farci perdere da un po’: l’ho ritrovata come se nulla fosse cambiato, sempre volitiva e sorridente, amante della battuta sagace e molto, molto impegnata. Il ricordo della nostra mitica gita a Bogliasco, delle serate di musica indipendente e birra, del desiderio di creare e procedere si è fuso magicamente con i primi risultati, piccoli o grandi che siano stati. Anche se, scorrendo le tappe professionali di Valentina, l’aggettivo giusto è “grandi”. Grandi e impegnativi.
Agente letterario dello scrittore e artista Nicolai Lilin, ha gestito con lui una galleria d’arte chiamata Kolima, presso i Frigoriferi Milanesi, dove, tra l’altro, l’anno scorso ha ideato un bellissimo festival di letteratura chiamato Writers.

Ma torniamo all’orologio.
Il nostro pranzo dello scorso marzo è stato simile a un banchetto nuziale. Lungo, dilatato, senza tempo. Mancava solo il momento del brindisi, per intenderci! C’era da immaginarselo: le nostre sessioni di chiacchiere e risate si espandono senza vergogna e, come l’orologio vintage, non richiamano agli imperativi del tempo, lo rendono semplicemente – e specialmente – migliore.
Dicevo che l’orologio sembrava appartenere alle nonne di Valentina, poi con il tempo (sempre lui) si scoprì essere di una zia della nonna materna, zia Graziella. Era molto giovane, Graziella, e più che una zia sembrava una sorella. Si sposò con un uomo ricco e non ebbe mai figli. Decise dunque che il suo prezioso orologio dovesse finire al polso della figlia di sua nipote (mamma di Valentina).
Se non avete capito la fitta trama di parentela appena espressa, non sentitevi assolutamente in difetto: va bene così! Il senso magico e confuso dei ricordi della mia ospite va di pari passo con la bellezza di questo oggetto che ha smesso di avere una funzione pratica (è fermo alle 15.48 di chissà quale giorno o anno) e ne ha acquisita una da favola, lungo le vicende e i sogni di una parentela tutta al femminile.

Piano piano la Santeria si svuota, la panna che accompagnava la mia torta si scioglie nel piatto e noi continuiamo a parlare.
things - valentina aponteQuello che ammiro di Valentina Aponte è la forza leggiadra, l’intelligenza puntuale e sensibile e un senso dell’umorismo non comune. Adoro anche la matematica certezza che per ogni piccola avventura che mi verrà in mente, qualunque cosa stia succedendo ai suoi mille impegni, lei si dichiarerà disponibile a parteciparvi, a seguirmi. E ci sarà, cadesse il mondo, lei ci sarà.

Le chiedo quale sia l’impegno a cui sta dedicando il suo adesso, mi risponde Community.
Community, il film è un progetto lungimirante e colorato, di cui tornerò di sicuro a parlare su queste pagine. Si tratta prima di tutto di un film, con una sceneggiatura, un regista e un cast di attori e tecnici. C’è pure la colonna sonora!
Tutto è pronto ma il film si costruisce piano piano, ancora prima di procedere alla sua realizzazione. Servono tante cose, Community ti comunica quali e tu decidi se diventarne un sostenitore attivo. Si tratta di un esperimento di crowdfunding davvero entusiasmante e vero, in tempo reale, che ha bisogno della tua presenza e ti tiene informato su ognuno dei suoi sviluppi.
Il gruppo di Community è forte, presente e attivo. Valentina è una di loro.
Credo che avremo modo di leggerne e vederne delle belle.
things - valentina aponteL’orologio senza tempo ci richiama all’ordine: ci salutiamo con la sicurezza di ritrovarci ancora presto, per raccontarci la vita o per escogitare un piano sensazionale, utile capovolgere le sorti del mondo.
Sempre con una fetta di torta come testimone.things - valentina aponteBuona giornata a tutti!
xoxo