1 settembre 2015

Vuoti e pieni a rendere

Pieni a rendere | Zelda was a writerBuon inizio d’anno, sono tornata!
Inutile dirvi che mi siete mancati immensamente! 

Questo post è dedicato a tutti coloro che credono che con settembre parta tutto, che con il ritorno dalla pausa estiva rinascano gli intenti e si crei la magica occasione di ricominciare. Magari con i segni di una piccola o grande vacanza sulla pelle e il ricordo dei cieli stellati, delle giornate di stasi, di piedi nell’acqua, di sonnellini nell’erba. Io non ho mai smesso di crederci – anche dopo anni al limite della catastrofe – e spero con il cuore che saremo in tanti a farlo.

L’estate appena passata è stata un regalo. Sono riuscita finalmente a non pensare, a non pianificare troppo, a godermi le giornate fatte di ritmi molli.
Ne avevo un bisogno immenso e sapete qual è il paradosso? Ero convinta del contrario.
Andrò in vacanza per portarmi avanti sulle idee e sui progetti
, pensavo. Poi, come spesso accade, la Vita ha deciso per me. Mi sono fermata e ho avuto solo voglia di esplorare, tenere per me dei segreti, impossessarmi di tesori talmente piccoli da essere custoditi in una mano serrata in un pugno.
Pieni a rendere | Zelda was a writerLa cosa più stupefacente che potesse capitarmi nel periodo appena trascorso è stato accettare il fatto che la mia creatività avesse bisogno di un tempo vuoto, di poco allenamento, della totale assenza di obiettivi. Capire che per produrre parole bisogna regalarsi un tempo per ascoltarle, che per alimentare nuove idee talvolta si deve annullare il bisogno di avere sempre e comunque motivazioni evidenti, è stato un regalo improvviso, arrivato senza che ci fosse alcun preavviso o mittente.

Camminando ho capito che troppe strade percorse insieme non portano da nessuna parte e che quest’anno voglio dedicarmi ai traguardi che più mi stanno a cuore, a sentieri piccoli, a progetti che mi rendano fiera del mio percorso.

Quest’estate, tra una prima parte di vacanza e l’altra, ho smontato casa e mi sono disfatta di tantissime cose che ritenevo importanti, tanto importanti da essermi totalmente dimenticata della loro esistenza…
Ho iniziato a fare spazio partendo dalle cose, anche se era chiaro che il bisogno fosse altrove.
Certo, ho comprato anche io il libro di Marie Kondo ma l’ho lasciato quando insisteva per farmi parlare con i miei calzini. Mi ha invece colpito un articolo dalla mia amica Justine: senza che ci fossimo mai confrontate sull’argomento, esprimeva dei concetti che mi sarei sentita di sottoscrivere senza indugio. Un riassunto del suo pensiero? Lascerò il superfluo per tentare di essere consapevole di quello che ho, eviterò tante spese inutili per grandi investimenti.
Pieni a rendere | Zelda was a writer

Insomma, ho riempito sacchi e sacchi di cose e le ho date vie. 
Eccoli qui, i miei pieni a rendere, mi sono detta.

Se ritenete che questa forma mentis non si traduca in questioni più profonde, pensate alle mille voci che ci chiamano senza ricordarsi il nostro nome, alle mille occasioni che ci occupano senza farci produrre, al clamore di fatti gridati e mai raccontati realmente, al timore di perdere spazi che non ci sono mai veramente appartenuti… Ora ditemi, quanti sacchi potremmo riempire di queste inutilità che ci appaiono oggi essenziali?

Creare spazio vitale mi ha regalato una voglia infinita di reinventare, di ricostruire, di semplificare. Di risparmiare e rendere i miei spazi, i miei tempi maggiormente fluidi. Mi ha spinto a sondare parti di me che non conosco e che sono lì ad attendermi, complici gli anni che passano e una buona dose di vita che mi porto sulle spalle.

Insomma, quest’estate ho camminato, esplorato dentro e fuori, riscoperto il piacere del vuoto, della sospensione e del silenzio. Ho fatto moltissimi sogni, scritto pensieri nella mente, lavorato su spazi interiori e consapevolezze nuove. Ed è stranissimo che tutto questo sia capitato mentre non me ne accorgevo, mentre mi sembrava solo di essere lontana dai miei giorni di corse matte.
Pieni a rendere | Zelda was a writerVi scrivo tutto questo ma prometto che non inizierò ad ammorbarvi con la descrizione minuziosa di ognuno dei miei prossimi cambio armadio o con nuove intuizioni vagamente affini al feng shui che dovessero mai abitarmi i pensieri da qui al prossimo futuro.
Mi piaceva iniziare l’anno con simili riflessioni per dare valore a tutto il tempo che riteniamo drammaticamente perso, per invitarci (io con voi), insomma, a staccare la spina ogni tanto.
 

Basterà sintonizzarsi su un ritmo personale, procedere su una propria strada, fatta di vuoti e pieni a rendere (ognuno scelga i suoi) per rendersi conto, una volta ancora, che la più grande occasione che abbiamo tra le mani è di mutare pelle mille volte, di credere e cambiare idea, di concentrarsi e di perdersi. Senza che ci sia una regola certa, una scala di valori che valga per tutti, un finale sancito, una formula di successo da esibire. Solo per noi, per la nostra tracimante e sempre nuova felicità dell’esistere e del provare.

Che sia un buonissimo anno per tutti noi, che il viaggio continui pieno o vuoto, senza mete certe e con meravigliose sorprese.
Vi stritolo,
Camilla
Zelda was a writer

ps: avete scaricato il calendario di settembre? Se la risposta è no, correte qui!

8 luglio 2015

Dalla parte dell’amore ferito

Dalla parte dell'amore ferito | Zelda was a writerLa settimana scorsa ho letto commenti spietati e volgari sulla notizia della drammatica violenza subita da una quindicenne a Roma. Erano di una tale bassezza e sciatteria che per un attimo ho pensato non potessero essere reali. 

Non mi sono mai domandata se queste persone avessero o meno una figlia/sorella/amica di 15 anni ma solo se fossero umani. Non è giusto richiedere empatia solo alle categorie coinvolte nei drammi, dal momento in cui tutti, volenti o nolenti, siamo chiamati al rispondere all’appello della nostra Umanità o supposta tale.

Mi sono fatta tante domande dopo quei commenti.
La più pungente era: questa deriva di empatia – e la conseguente gara a chi la spara più grossa – quanto influirà sui nostri rapporti, sull’evoluzione civile che questo momento storico ci chiede a gran voce?
Siamo in un periodo delicato, in cui cedere allo sfacelo e alle brutture significa annullare passi fatti con estrema fatica. Significa non riconoscersi più, ingaggiare battaglie in cui conta più l’improperio della motivazione. Significa sposare l’individualismo più bieco, la devastante deriva della gentilezza, l’alterco al posto del dialogo. 

Confesso di avere pensato che non ci fosse grande speranza per il nostro futuro.
La mattina successiva, però, mi sono imbattuta in questo articolo di Mauro Leonardi, un sacerdote che scrive per l’Huffington Post, continuando per tutto il giorno a pensare alle sue parole, in particolare a due: amore ferito.

Io sono dalla parte dell’amore ferito (sempre) – mi sono detta.
Cosa significa?
Volendo banalizzare, che se qualcuno soffre, soffro con lui. Sento che il suo dolore va protetto, sento che vorrei fare immediatamente qualcosa per alleviarlo.
Volendo nuovamente banalizzare, significa che tento di chiedermi sempre se le mie parole e le mie azioni possano in qualche modo ferire gli altri.
 Ho sbagliato e sbaglierò di nuovo ma ogni mia caduta di stile, ogni mia terribile gaffe sono state e saranno figlie dell’imperfezione, non della mia volontà.

Ho lasciato decantare le mie riflessioni e oggi sono qui per condividerle con voi.
Scusate come al solito la verbosità che contraddistingue questo genere di post ma pensieri articolati meritano spazio e tempo.
Dalla parte dell'amore ferito | Zelda was a writer

Io lavoro nel web e per me è assolutamente normale diffondere contenuti nella sua fitta trama. Cerco di condividere cose gioiose e stimolanti perché non ho tempo da perdere nella distruzione. Devo costruire innumerevoli ponti perché desidero lasciare tantissimo di me. Credo che dipenda dal fatto che sono un essere creativo… Non ci posso fare niente, è più forte di me!

Mi fido moltissimo delle potenzialità del web: ho conosciuto amici che reputo tra i più importanti della mia vita, sono riuscita a reinventarmi costruendo una piccolissima impresa a mio nome, ho trovato mille possibilità per realizzare progetti che solo dieci anni fa sarebbero stati praticamente impossibili.

Al di là di oscuri momenti di pessimismo, vi dirò anche che io credo che la parte ben educata e costruttiva del web sia la maggioranza. Come tutte le persone dotate di un certo luccichio di intenti e modi, questa parte è più moderata e quindi, rispetto a coloro che dicono bestialità, meno visibile, meno percepita.

Non credo che le dinamiche del web siano diverse da quelle della vita vera. Prendete un paese (ma anche un quartiere delle vostra città, il vostro condominio, il bar che frequentate, …) e ditemi se non vi ricordate di storie di maldicenze e cattiverie di vario tipo. 

Credo, però, che il virtuale amplifichi la forza di questa energia negativa. Il velo dell’anonimato spinge a essere più liberi dagli schemi di buona creanza che il metterci la faccia implica da sempre. In più, per molto tempo (un tempo ancora in atto, a mio parere) il web è sembrato il Paese della Cuccagna, da cui attingere a piene mani foto, pensieri e parole, senza farsi tante domande sulla loro provenienza, sul loro rispetto. Attingere a piene mani anche nei vissuti altrui – che è ben diverso dal partecipare, dall’essere curiosi – vuol dire ergersi a giudici inappellabili dei loro atti e delle loro decisioni. Questo avviene a vari livelli, più o meno gravi, vale per i post di blog, per malignità di diversa natura e, ahimè, per fatti davvero gravi. 

Tutti hanno un’idea su tutto, tutti la ritengono necessitante di essere espressa.
Eccola qui, la totale assenza di pudore. Ecco pure la sospensione di qualsiasi giudizio critico che riguarda le proprie riflessioni.
Le mie idee saranno in tema, aiuteranno il discorso, offenderanno qualcuno?
Pare che pochi si pongano la domanda. Pare che dire quello che passa per la mente sia un appello a cui si costantemente chiamati a rispondere. 

Io credo che farò come ho sempre fatto. Cercando di agire al meglio, cercando di pormi un sacco di domande, lavorando sulle mie terribili mancanze, cercando di lavorare sul mio eloquio e sulla mia educazione.
Non lo farò perché ho la presunzione di diventare un buon esempio per qualcuno ma perché l’energia buona, le parole dette bene e l’ascolto sono strumenti altamente influenzanti, molto più di quanto si creda.

Ho la sensazione che se tutti facessimo meglio, lavorando sulla nostra educazione reale – non quella instagrammatica – il gruppo di chi vuole solo fare confusione e alzare la voce si sentirebbe terribilmente messo alle strette. Triste come pochi, per giunta, per avere sempre quelle quattro idee preconfezionate sulla vita, espresse con quattro termini pure tremendamente miseri.

Non sono così ingenua da pensare che questo potrebbe far diventare il mondo il migliore dei luoghi possibili. Ma so, lo so con certezza, che alcuni inizierebbero a fare un passo indietro, colpiti da tanta presa di coscienza, da tanta voglia di fare bene.

Questo non significa che chi usa buone maniere sia sempre e comunque dalla parte del giusto. Pensarlo sarebbe fuorviante e pure abbastanza noioso, per dirla tutta.

Quello che volevo dire in questo post lunghissimo è che il Rispetto non è un pensiero opinabile, un’idea da esporre, un punto di vista ma uno stato di umanità, una scelta di vita, un paio di grandi occhiali con cui guardare il proprio cammino e cercare di affrontarlo in un modo non sempre comodo, è vero, ma decisamente fertile. 
Perso il rispetto, io temo, ci rimarrà solo un’opzione: tornare alla clava.

Buona giornata,
Camilla
Zelda was a writer
#iodallapartedellAmoreFerito

6 luglio 2015

Un tram chiamato desiderio…

Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerIl 23 è il tram della mia vita. Un tram davvero chiamato desiderio. 
Con lui ho percorso tutte le tappe del mio vivere adulto. Tutte le scuole e i primi lavori dopo la laurea.
Avete presente quelle prime e inebrianti tappe di un percorso non del tutto chiaro ma che sentite speciale, anche per il solo fatto di viverlo come vostro e di nessun altro? Il 23 ha veicolato per anni questo pulsante sentimento di partecipazione alla mia vita.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Era il 23 che sbucava improvvisamente dalla mia via e che tentavo in ogni modo di raggiungere, con la certezza che una tale impresa sarebbe risultata infausta anche al migliore tra gli atleti.
Era il 23 che correva lungo strade che negli anni ho analizzato con precisione chirurgica e di cui conosco ogni più piccolo dettaglio.

Sempre lui, ogni giorno della mia vita, in qualunque situazione metereologica, con l’ansia di un esame da dare, accompagnando mio padre per le visite più terribili, recandomi in Sormani per la mia tesi.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerHo pianto lacrime amare, sul 23.
Ho deciso che mi sarei comprata un eyeliner (sbirciando quello perfetto di una delle più carine della scuola), ho tenuto d’occhio le novità di una lontana vetrina di libri (ed è proprio in quel frangente che ho capito che dovevo fare un urgente esame della vista), ho perso un sacco di tempo a scegliere il vestito da sposa meno brutto di un’enorme boutique d’angolo (per cosa poi non saprei proprio dirvelo) e dato un bacio al volo a un fidanzato, che aveva avuto la saggia idea di lavorare in prossimità di una delle sue fermate.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerIl 23 è il tram che più di tutti ti racconta Milano.  
A un tratto spinge il motore verso un lungo viale chiamato Largo Augusto
. Spinge come non se avesse più fiato e tu ti chiedi sempre quale sia il motivo di quell’urgenza. Arrivato in prossimità di Piazza Fontana, si ferma per rispettare il rosso di un semaforo. Allora tu guardi fuori e capisci: oltre la piazza, maestoso e incombente, si staglia il magnifico profilo orlato del Duomo, con la sua paziente Madonnina.
Da lì, qualunque cosa tu stia facendo, chiunque tu sia o ambisca a essere, ti arriva sempre e comunque il suo instancabile messaggio di benvenuto. 

Solo ora, forse, capirete l’entusiasmo con cui ho accettato di collaborare con Sephora, partecipando all’iniziativa che dall’inizio del mese vede come protagonista il mio amato 23. Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Queste foto vi raccontano dell’esperienza fatta giovedì scorso, insieme a Vicky e Lucia, due compagne di viaggio speciali e piene di vita.

Abbiamo attraversato la città nel magnifico tram scrigno di bellezza, immerse in poetici scorci della città, sorrisi e deliziose cure per la propria persona (sì, avete capito bene: trucco e manicure per tutti).
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerQuesto è un gioco che ho fatto io ma che può fare chiunque voglia, almeno fino al 28 luglio, senza incombenze oltre all’innamorata cura per se stesse!

Ecco gli orari in cui prendere il tram al volo:
Lunedì – Domenica (eccetto giovedì) —> Piazza Castello: ore 13.30-14.30/18.00-19.00 // Cantù – Orefici: ore 14.45-15.45 // Piazza Fontana: ore 16.00-17.00/19.30-20.00
Giovedì —> Piazza Castello: ore 18.30-19.15/20.30-23.30 // Cantù – Orefici: ore 20.00-20.15 // Piazza Fontana: ore 17.00-18.00.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerInoltre, per i prossimi tre giovedì (9/16/23 luglio, dalle 20.30), nella magnifica cornice di Piazza Castello, il tram vi aspetterà per festeggiare a ritmo di musica live e tante – mai troppe – coccole.

—-> E io vi aspetto con lui, se ne avrete piacere, per la prima serata, tutta dedicata ai favolosi anni ’50 con la Paul Mad Gang.
Vestiti da pin-up e marinai, mi raccomando!
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Bacibellissimi,
Camilla
Zelda was a writer
#SephoraBeautyToGo

6 luglio 2015

La distanza

La Distanza | Zelda was a writerNon appena ho avuto tra le mani La Distanza, fumetto scritto e illustrato da Colapesce – al secolo Lorenzo Urciullo – e Alessandro Baronciani, ho iniziato a canticchiare una canzone dei Northpole che amo molto, uscita oramai una decina di anni fa.

Stesso titolo e stessa meravigliosa sostanza. Benché siano passate delle settimane dal mio incontro con questo libro, continua a viaggiarmi tra i pensieri.
Se siete curiosi, la trovate qui.
La Distanza | Zelda was a writer
Questo libro è prima di tutto un viaggio, il ritorno a un posto che non si è mai lasciato, un posto in mezzo al mare, che richiama a sé con il potere ipnotico delle sirene ma che respinge con la stessa veemenza, allo scadere dell’incantesimo.
Un posto maliardo e al contempo sprezzante. Irresistibile, insomma.

La Sicilia. Un’isola in cui alberga una – piccolissima ma combattiva – percentuale del mio sangue.  
La lasci e sei spacciato: sentirai dentro il suo perenne richiamo. La veneri e poi, nel tragico momento degli addii, ti scopri debole e la saluti come Arturo con la sua Procida.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writerNon poteva che essere un lembo di terra tanto magnetico e fatato ad animare le forze contrastanti che albergano nel cuore di Nicola, protagonista di questo fumetto “animato” da Alessandro Baronciani.

Un fumetto cinematografico, verrebbe da dire. Primissimi piani, campi lunghi, dettagli, campi-controcampi: tutto contribuisce a gettarci nella storia, senza possibilità – e tantomeno voglia – di lasciarla procedere senza di noi.
La Distanza | Zelda was a writer
In Nicola – cinico per sopravvivenza – così come in tutta la sua generazione, quella dei trentenni, vive l’eterno dilemma tra il tentare, decidendo di scrivere solo una parte della storia (che ne sarà dell’altra parte? Chi la scriverà? Era migliore di quella di cui ci stiamo occupando?) e il rimandare, sperando che tutte le opzioni del grande libro della Vita restino perennemente a disposizione, in caso di errore o fallimento.

Siamo malati di FUTUR VACUI, dice tra sé e sé Nicola, nel punto più denso di emotività e nostalgia del libro. Quello che ci frega è la distanza emotiva, sembra aggiungere.
La Distanza | Zelda was a writer
Il vagare onirico e sospeso di Nicola e delle sue compagne di viaggio Francesca e Charlotte – raccontato da Colapesce attraverso un viaggio a tappe in Sicilia – rivela una storia di radici mancate, di rapporti che non contemplano il poi, che temono l’impegno e demandano tutto alla distanza fisica e sentimentale.

Una storia di continui inizi, di grande paura per ognuno dei loro svolgimenti e di finali pressoché assenti. Di grande attaccamento alle proprie certezze, anche a quelle che ci stanno più strette.
La Distanza | Zelda was a writerFragilità e cammino. Un richiamo naturale verso la strada nuova con le sue incognite, una grande nostalgia per la strada vecchia con i suoi panorami inossidabili. 
Tutto questo serpeggia tra le pieghe della storia, senza che ci venga mai dichiarato, procurando in noi lettori un vago richiamo al nostro vissuto e alle sue questioni più o meno pendenti.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writer
Sullo sfondo, con il piglio del personaggio, ecco l’Isola.
Dall’alto dei suoi secoli di esistenza e di lotta sembra suggerirci una verità semplice e inequivocabile: il passato – sebbene continui a regalare prove della sua esistenza – è un fatto chiuso e definito mentre il presente rappresenta l’unica possibilità, reale e viva, di giocare la propria partita, spendendosi in azioni, in errori e in perenni aggiustamenti del cammino e della rotta.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writerInsomma, in chiusura di questo post posso affermare con certezza che ci troviamo in presenza di un altro libro da comodino. Da salutare ogni sera, poco prima di chiudere gli occhi sul mondo.

Che sia una buona settimana per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

3 luglio 2015

Cose a caso per cui ringrazio i miei occhi

Cose a caso per cui ringrazio i miei occhi | Zelda was a writerBuongiorno a tutti!
Ieri sera sono stata alla presentazione della nuova linea di occhiali CBM UNLIMITED LOVE, un progetto di Flippa Lagerbäck con CBM Onlus e Salmoiraghi e Viganò. Se vi ricordate, è il secondo anno che nel mio piccolo partecipo a questa impresa (ecco le mie parole delle scorso anno).

Lo faccio per le nuove 1000 mamme africane che potranno tornare a vedere con i loro occhi, garantendosi un’indipendenza la cui importanza è difficile da stimare, soprattutto quando è un fatto scontato, che ti accompagna nella vita da quando nasci.
Lo faccio anche perché sono un’innamorata cronica dello sguardo e della forza che porta con sé.

Oggi, per festeggiare questa nuova avventura, che spero catalizzi l’attenzione di molti e ci spinga a fare moltissimo per la felicità degli altri, ho deciso di stilare una LISTA (non ragionata) di COSE per cui RINGRAZIO la sincera e instancabile COLLABORAZIONE dei miei OCCHI.

Spero che ci troverete qualche amore condiviso o che la incrementerete con altre immagini che fanno parte della vostra personalissima lista!
Partiamo? Viaaaa!
Cose a caso per cui ringrazio i miei occhi | Zelda was a writerCOSE A CASO PER CUI RINGRAZIO I MIEI OCCHI
1. La trama della tapparella sul mio letto, ogni mattina.

2. Frasi che sottolineo in modo drammaticamente storto, su libri che mi sono letteralmente mangiata. Tra un “ohhhh” e un “pazzesco!”.
Non avere paura dei libri | Zelda was a writer
3. Feste in cui non so cosa dire (a me succede sempre perché sono una timida sotto mentite spoglie) e in cui capita una magia: a un tratto, in mezzo alla folla e al chiacchiericcio, individuo un piccolissimo elemento che merita di essere registrato. Non importa se ho la macchina fotografica con me, so che l’ho fermato per sempre, so che ho appena dialogato con un particolare tra tanti, solo mio.

4. Tramonti estesi e sapienti lungo la linea di un orizzonte su cui non smetto mai (anche adesso, a una certa età) di fantasticare. Meglio se i tramonti sono della mia Isola.
il mare chiuso - alessio di simone e alessandro di sorbo (verbavolant)
5. Bocche carnose che so che entro breve mi baceranno, che bacerò.
Piano City | Zelda was a writer
6. Le mani che si muovono nell’aria. Le vene che le attraversano, le falangi leggermente arcuate, come a voler aggrapparsi all’aria.

7. Le mani che si muovono nell’acqua. Il loro colore candido, la sensazione di leggerezza, la veloce comparsa di grinze.

8. Le mani che suonano. Le teste leggermente perse, gli occhi che sussurrano la parte in crescendo di una preghiera laica.

9. I colori che s’incontrano per caso, in un luogo drammaticamente imperfetto della città.East Market Milano | Zelda was a writer
10. Gli occhi negli occhi. Mio padre me lo diceva sempre: non abbassare mai lo sguardo quando parli con qualcuno.

11. Lo sguardo basso che ogni tanto mi coglie impreparata.

12. Le parole che guardo sono le parole che ascolto meglio. Non ho bisogno di leggerle sulla carta, da quando fotografo. I miei occhi, in definitiva, mi hanno reso una persona più attenta, una persona in ascolto.

13. Tutto quello che accade sullo sfondo. Che guardo e intuisco, che seguo fin che posso, dandomi una motivazione, cercando una storia.
Mare - Forte dei Marmi
14. I bar. Il tintinnio polifonico di cucchiaini e tazze. Le storie che ci passano, la sottesa perdizione di una minima percentuale di avventori, la straripante quotidianità degli altri.

15. La leggerezza di certi tessuti, di alcune carezze, di certi modi di camminare.
piedi e orchidea 1due-piedi-e-due-orchidee
16. Certe cose che capitano quando lo sfondo collabora. I capelli che volano nel vento e si perdono nel mare. I contorni di una piccola figura in un mare di cemento cittadino che diventa immediatamente contenuto, cuore.

17. Gli occhi curiosi di un bambino. La loro perenne sorpresa.
To Infinity and Beyond | Zelda was a writer
18. La minuscola barca che taglia di netto il mio spazio visivo. La scia che lascia. Il sentimento aleatorio che si porta dietro.

19. Le piccole buche alla base di certi alberi. Le siepi leopardiane che nascondono il regalo. L’estensione di un panorama che scopro solo dopo faticose ore di cammino.
DIY: barchette di carta
20. Il sapore di certi dolci che vedo assaggiare a chi amo.

Potrei continuare all’infinito, potrei dirvi tutti i motivi per cui lo sguardo mi ha reso una persona felice, indipendente e in perenne ascolto. Ma finisco con il proporvi un piccolo gioco: dovunque vi troviate, cercate una finestra e guardate quello che vi mostra.
Bei panorami o grigi casermoni, il gioco vale lo stesso.
Iniziate a guardare. Guardate cercando.
Innamoratevi di un microscopico particolare e tornare a lui con costanza.
Ogni tanto guardatelo come a dire “Hey, microscopico particolareeee, sono qui!”.

Cosa si vince con questo gioco?
La matematica certezza che guardare sia un atto d’amore e sia sempre un fatto che coinvolge due punti di vista.
Il potente e silenzioso dialogo di un amoroso senso.

Buon fine settimana!
Camilla
Zelda was a writer

(il libro nella seconda foto è di Guanda, è uscito proprio ieri e lo trovate qui)