zelda facebook zelda pinterest zelda twitter zelda instagram zelda RSS
26 settembre 2014

On the road to Wigtown!


On the road to Wigton | Zelda was a writerAvevo un sogno. E pensavo che mai l’avrei realizzato.
O meglio, dicevo a me stessa: Certo Camilla, che cosa te lo impedirà?! Sei giovane [sic] e forte [sic] !

E poi, alle mie spalle, boffonchiavo: Finirà nella lista affollatissima dei tuoi sogni. Figuriamoci se riuscirai a realizzarlo! Prima devi vincere l’Oscar, scrivere il tuo secondo libro, sposare un uomo bello e intelligente, …

Rifacciamo.
Avevo un sogno che credevo non sarei mai riuscita a realizzare.
Questo sogno mi catapultava in Scozia, nel pieno del Wigtown Festival (facebook - twitter), una kermesse letteraria pazzesca che si tiene ogni anno nell’omonima cittadina nel Galloway.
Per intenderci, Wigtown ha circa mille abitanti e più di dodici librerie, alcune di queste sono soppalcate così, se sei uno che le parole le ama davvero, puoi decidere di dormirci in mezzo.WigtownHo saputo della sua esistenza due anni fa, di questi tempi: L’Internazionale aveva pubblicato un servizio di Reiner Luyken, giornalista tedesco del Die Zeit, tutto dedicato al “regno dei libri”. L’ho letto – vi giuro – con le lacrime agli occhi, ho strappato il servizio dal giornale e ho chiamato la mia socia Clelia.

Clelia, ci sarebbe questo festival scozzese… Io andrei il prossimo anno, che ne dici?
Come sempre accade, Clelia ha accolto con estremo entusiasmo la mia idea ma poi siamo state fagocitate da tantissima vita e no, non ci siamo mai andate.

E ora tenetevi forte.
Grazie a Visit Britain (facebook - twitterVisit Scotland questo sogno si sta per realizzare.
Lunedì parto. Parto con la socia (con chi se non lei?) e per una settimana vi scriverò dalla Scozia, raccontando il mio “ON THE ROAD TO WIGTOWN“.
Sono emozionata e continuo a ripetere: Oh MY God!
Wigtown
Partiremo da Edimburgo e attraverseremo parte del Paese, incontrando musei, volti, castelli, fantasmi, pub (in questo io farò un rito scaramantico), scogliere a picco sul mare e passaggi impazziti di grandi nuvole nordiche.

Arriveremo a Wigtown con il sorriso dei viandanti 2.0, ci faranno di certo male i piedi e io avrò comprato almeno duemila cartoline. Scopriremo la sua storia, incontreremo la gente che vi abita, cercando di raccontarvi l’energia con cui questa città, che negli anni ’50 era tra i comuni più poveri della Scozia, nel 1998 sia diventata la “Scotland’s national book town“, grazie all’intuizione d’investire tutto sulla cultura.
Tutto sulla cultura, tutto sui libri. Non trovate sia “fantascientifico”?!

Jessica Fox Ma non è tutto! Nell’articolo di Luyken ho scoperto la storia di Jessica Fox (twitter), una videomaker americana con un lavoro alla NASA che, dall’altra parte del mondo, sognava Wigtown ancora prima di sapere che si chiamasse così.
Una ricerca su google e la richiesta di un piccolo periodo di lavoro presso la libreria The Bookshop (facebook - twitter), l’hanno catapultata in un’altra dimensione, facendole trovare l’amore e un nuovo posto dove vivere.
La sua storia è stata raccontata anche da The Guardian (qui) e dal Daily Mail (qui). E se siete proprio curiosi, questo è Shaun Bythell, il proprietario della libreria in cui si è trovata a vivere per un simpatico gioco del destino, lo Euan del libro.


Da questa storia meravigliosa è nato anche un libro (poteva essere altrimenti?): Three things you have to know about rockets. Ve lo consiglio con il cuore!

Il nostro viaggio farà riferimento a molte delle tappe e dei pensieri descritti nelle sue pagine.
Three things you need to about rockets Quindi non mi resta che preparare la valigia!
In alto le mani, evvivaaaaaa!

Camilla
Zelda was a writer
#zeldagoestoscotland #ontheroadtowigtown

In viaggio con noi, le inseparabili bambine Canon <3 C’era da dubitarlo?

(credits: ph. 1 - ph. 2)

 

25 settembre 2014

7 tips per amare Milano

Buongiorno a tutti, miei cari!
Nell’ultima settimana, su instagram e twitter, ho collaborato con Galatine (instagramtwitter - facebook), le storiche caramelle al latte che – credo di non sbagliarmi - hanno abitato i ricordi d’infanzia di ognuno di noi.

Ho partecipato a Galatine Blitz, il gioco-sfida attualmente in corso, proponendo una mia particolare idea su Milano. Volevo raccontarvela con piccole ma corpose pennellate di colore. Volevo regalarvi qualche ricordo intimo, una manciata di pagine di diario. Ne è nato un progetto di scrapbooking, pieno di parole, strappi e fotografie.
Mi sono divertita un sacco, talmente tanto che ho deciso di creare un post che ne riassumesse tutte le tappe e proponesse sette tips per amare Milano (Milano o qualunque altra città che accolga con piacere ogni vostra nuova mattina).

7 TIPS PER AMARE MILANO

1. SENTIRSI PARTE INTEGRANTE DEL CIELO
Il cielo della città che amiamo ha registrato tutto: nefandezze e verità.
Il cielo attutisce i colpi di pensieri boomerang, regala stelle lontane e pulsanti, improvvisi arcobaleni che si estendono tra intricati accrocchi di tetti e antenne paraboliche.
Il cielo non va mai dato per scontato.
7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer2. TROVARE IL PROPRIO “POSTO dello STUPORE”
Trovare un punto che regali l’emozione dello svelamento, la siepe di Leopardi.
Disporsi a pochi passi dalla visione di ciò che ci regala sorriso e ricordo e iniziare a camminare con emozione.
La magia sta in quei cinque passi prima!
7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer3. INVENTARSI STORIE
Diventare narratori della propria città, inventare nuovi capitoli del proprio spazio vitale. Raggruppando indizi, costruendo trame e ipotizzando passaggi.
Fare di tutto per regalare nuova linfa all’epica cittadina. Farlo con enfasi e amore per la metafora.
Essere i primi lettori delle proprie favole.

7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer4. TRACCIARE TRAGITTI PERSONALI e POETICI
Individuare la mappa della propria felicità cittadina, organizzare fughe verso un parchetto che regala il profumo dell’erba appena tagliata o appendere i propri desideri lungo le orlature di un edificio misterioso.
Salutare sempre il lattaio e intrattanere lunghe conversazioni con l’edicolante.
Per educazione, prima di tutto.

7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer5. FARSI ISPIRARE DA NUOVE PROSPETTIVE
Difendere a spada tratta i propri tragitti e le consuetudini ma sperimentare nuovi spazi, nuove prospettive.
Una città continua a essere lo scrigno di piccoli tesori, anche per chi l’ha girata in lungo e in largo.
Credere fortemente che, oltre un portone intarsiato o nella corte di una casa di ringhiera, esistano nuove occasione per amare il posto in cui si vive.
Chiedere permesso e perlustrare.

7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer6. COLLEZIONARE STORIE BUFFE E I LORO INDIRIZZI
Ricordarsi di tutte le storie più buffe che la vita abbia regalato a noi e a chi ci ha accompagnato per lunghi o brevi tratti di vita. Custodire solo il sorriso della storia buffa e l’esatto punto in cui è stata messa in scena.
Ogni volta, passare da quel punto – specie in giorni di pioggia o nel pieno di incavolature colossali – sarà l’occasione di un pensiero felice.

7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer7. ASCOLTARE I MURI
Ascoltare i muri e tutti quei messaggi che la città ci fa pervenire in modi davvero bizzarri.
Essere attenti e curiosi, premiare come si può la bellezza.
E poi, non smettere di sentirsi parte di un gruppo immenso e variegato, che tenta come può di esprimersi, di creare un legame, di spargere pezzi di sé lungo il cammino di tutti i giorni.

7 motivi per amare Milano | Zelda was a writer

Galatine Blitz, che durerà fino a lunedì, chiama a raccolta gli abitanti di Milano e Roma e chiede loro di sfidarsi a colpi di instagrammate e status che raccontino la bellezza e la specialità della loro città.
La città vincitrice riceverà un grosso caramellone pieno zeppo di Galatine e tutti i suoi abitanti potranno attingere ad esso per l’intera giornata del 4 ottobre.

Come partecipare? Come far vincere la propria città?
Semplice! Postando foto su instagram o condividendo tweet che raccontino il vostro amore per la città che tra le due vi ha dato i natali o di cui vi sentite cittadini honoris causa.
Ogni vostra espressione, che varrà un punto a favore della città per cui giocate, dovrà contenere due hashtag: #galatineblitz e #mi (per Milano) o #rm (per Roma).
Anche chi non diffonde contenuti può partecipare! Basta votare qui per la propria città!

Che sia una giornata dolce per tutti voi!
(Corroooooo)
Camilla
Zelda was a writer

24 settembre 2014

Il cuore vive delle memorie antiche

Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writerLa settimana scorsa, nelle mie peregrinazioni cittadine, ho comprato un pacchettino di lettere antiche e, come sempre, mi sono sentita una maledetta ficcanaso.

Ho sviluppato una particolare forma di fastidio verso me stessa: amo a tal punto le parole scritte a mano da avere una malattia conclamata per tutte le cartoline e le lettere che trovo tra bancarelle e negozi ma, ogni santa volta in cui ne divento proprietaria, mi sento terribilmente in colpa.
Chi sono io per impicciarmi dei ricordi di perfetti sconosciuti? Ricordi magari custoditi gelosamente fino a quando la morte dei proprietari e l’incuria di chi resta li hanno sparsi per il mondo senza il minimo scrupolo?
Chi sono io per leggere lettere che non sono state inviate a me? Lettere che parlano della guerra, della tristezza di sentirsi lontani, del male ai piedi e della voglia di avere presto un bambino?

Le cose ci sopravvivono. Ci sono poche parole che possano addolcire questo tragico dato di fatto.
Come spesso ho scritto (ditemi quando vi verrò definitivamente a noia) investiamo somme di denaro e tanta, troppa fatica per possederle e catalogarle poi… Puff! Le cose restano mentre noi no.
Post decisamente ottimista, quello di oggi, non trovate?Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writerScherzi a parte, l’intera questione mi stappa almeno un chakra al giorno, galvanizzando fantasia e storie interiori e stimolando tante, tantissime domande.

Io compro le parole di altri perché sono affamata di storie e perché mi chiedo sempre quali piedi abbiano solcato un cammino prima dei miei. Mi piace essere una viaggiatrice infaticabile di dimensioni temporali, mi piace curiosare nelle vite passate, innamorarmi di modi di dire vetusti e capire quanto il senno del poi - che per me è semplice presente – abbia influenzato queste storie, il loro futuro.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writer Come spesso accade, il futuro di queste corrispondenze me lo posso solo immaginare, perché la vita disperde e bancarelle e negozi (ahiaaaaaa, che male al cuore!!!) dividono interi blocchi di lettere e cartoline per vendere più agevolmente.
Chi vorrebbe un blocco di 100 lettere della stessa persona?
Io.
Chi, oltre a me?
Nessuno.

La vita passata si sparge nel presente con una casualità che continua ad avere fascino: perché il piccolo blocco di cui vi parlo è finito nelle mie mani e non in quelle di un romagnolo o di un toscano?
Queste domande, a cui non si può rispondere fino in fondo, ci parlano della fantasiosa rete di casualità che è in grado di tessere il Destino.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writerComunque, concentriamoci su questo sparuto mucchietto di parole.

Ci sono tre sorelle, Adalgisa, Imelde e Maria. Sono di Bologna e ricevono lettere nel periodo che va dal 1912 al 1926.
Adalgisa è quella che viene più citata negli indirizzi, Imelde compare in una sola lettera che proviene da Torino, mentre a Maria arriva una cartolina da Bussoleno con semplici  “cordiali saluti dai monti”.
Ovviamente questa è una fetta talmente limitata del carteggio che non si possono fare supposizioni, in più, cosa abbastanza frequente, nello stesso gruppo di lettere compare una cartolina del 1941, inviata da Albino a Palazzolo sull’Oglio, che non c’entra nulla con le altre. Vi parlerò anche di lei ma andiamo con ordine.

La prima cartolina in ordine cronologico reca la data 2 ottobre 1906, arriva da Venezia e parla di smeraldi e brillanti.
Da essa scopriamo che il padre delle tre ragazze, Celso, è un gioielliere e la sua attività dovrebbe situarsi in una via di Bologna che ora non c’è più, via Spaderie. Che sia questa? I nomi non coincidono ma sarebbe bello se fosse così!

La seconda cartolina arriva da Torino, nel 1916.
Un tale Alfonso che pare essere impossibilitato a muoversi, chiede a Imelde di mandargli “un tasto o manipolatore per imparare il telegrafo, se alla signorina non serve quello che avevo l’anno scorso”. Dice che attende che un soldato passi da loro per ritirare il pacco e chiede alla donna di tenersi pronta. La cosa più straziante della cartolina è l’accenno ai suoi fratelli, di cui ha ricevuto buone notizie e che “aspetta con rassegnazione e con fiducia”.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writer La Prima Guerra Mondiale è la protagonista di queste lettere: come vedremo più avanti, non fa che gettare i nostri protagonisti in uno stato oscillante tra l’attesa e la disperazione.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writer Il 23 settembre del 1918, Adalgisa riceve una lettera da Giannina. Una bellissima testimonianza di amore in tempo di guerra.
Carissima Adalgisa,
Da tanto tempo non ho più di Lei, sarà perché la teleferica è ferma e le lettere inviate a quell’indirizzo non sono potute venire.
(…) Io bene,  ma sono in pena per il mio Paolo, doveva venire il 14 di questo mese, non à [sic] potuto, mi scrive, mi telegrafa in un modo enigmatico che mi fa pensare che sia in un luogo pericolosissimo oppure che sia malato, soffra di febbri di malaria.
Mi à [sic]  fatto telegrafare per un ingegnere che era laggiù con lui da Bologna. Mi dice che a giorni verrà. Poi ricevo una sua lettera in data precedente al telegramma, però mi dice xxx verrò giovedì poi non posso lavorare verrò più avanti.
Dio gliela mandi buona e me lo salvi sempre. È così buono il mio Paolo, vorrei farglielo conoscere. Chissà quando sposerò passando da Bologna verrò a salutarla con lui, è contenta?”.

La lettera procede chiedendo notizie sulla famiglia di Adalgisa perché ” delle persone che si è ricevuto del bene non ci si dimentica“.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writer La richiesta di eventuale posto e della rata mensile per sistemare la sorellina di 12 anni, mi fa pensare che Aldalgisa e le sue sorelle gestissero qualcosa di simile a un collegio ma le notizie sono troppo scarse per averne piena certezza.
Una cosa è sicura: questa famiglia è il punto di riferimento di tantissime persone, anche umili, e il fatto che queste lettere siano arrivate a me, a distanza di un secolo, significa che sono state conservate tra i ricordi più cari.Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writer Nel carteggio compare un’altra lettera bellissima, del 1920, sempre indirizzata ad Adalgisa. La scrive Felicia.
Carissima Adalgisa,
Ricambio affettuosamente gli auguri inviatemi gentilmente“.
Ok, siamo in presenza di una chiara esagerazione avverbiale, ma sentite come continua:
In certe solennità il cuore vive delle memorie antiche e semplici dell’infanzia lontana. Per il tramite della penna noi pure ritorniamo ai ricordi della nostra amicizia e ci auguriamo voti di felicità reciproca“.

Non trovate che per mezzo della penna si possano destinare le più grandi meraviglie del cuore?
Queste lettere raccontano di un tempo infausto della nostra Storia patria. Parlano di aiuti reciproci, di speranze e di amore. La scrittura piena di archi ed evoluzioni ci riporta a una cura per il dettaglio che questi tempi veloci e digitali non sempre sanno premiare. Non credo si tratti di indifferenza, sono cambiati semplicemente i mezzi con cui si comunica.
Il cuore vive delle memorie antiche | Zelda was a writerLa paziente attesa è anche quella di Andrea, autore della cartolina che si è unita per puro caso al carteggio bolognese dei primi del Novecento.
Entriamo nella seconda e tragica parte del secolo, è il 1941. Andrea, che immagino essere un alpino – ma non ne sono certa – scrive a Rosina, che abita a Palazzolo sull’Oglio.
Ha lasciato Merano, dice, e si trova ad Albino con il suo vecchio gruppo. Si trova in “ottime condizione di salute e morale” e chiede di continuare a essere ricordato al Signore. Anche lui farà lo stesso nelle sue “misere possibilità”.
La cartolina postale non aggiunge altro, se non dei “rispettosi saluti”, ma la tensione è chiara.

Perché vi ho scritto tutto questo?
Credo per un insano moto di condivisione e poi perché queste tracce di un passato relativamente recente ci raccontano di quanto, sotto la Storia delle Maiuscole che vede Nazioni combattere contro Nazioni per una strana pulsione alla distruzione e alla sofferenza, esistono storie piccole che sono maiuscole dentro e che continuano a chiederci sommessamente uno sforzo di memoria e di empatia.
Sembra ci ammoniscano. Sembra che, con gentilezza e pudore, ci dicano: Caro tu che leggi, se conosci i devastanti risultati del male, tenterai di non riprodurlo.
A dispetto di quanto si creda, questa continua a essere una speranza che anima i cuori di moltissimi uomini e donne.
Spesso è forte e incrollabile. Altrettanto spesso – basta la visione di un telegiornale – si fa tenue e disfattista.

Buona giornata a tutti e grazie per essere arrivati fino a qui.
Camilla
Zelda was a writer

23 settembre 2014

L’Istinto di Narrare di Jonathan Gottschall

istinto-di-narrare-0L’Istinto di Narrare di Jonathan Gottschall è un altro libro-folgorazione del fine settimana passato (quello del week-end precedente lo trovate qui).
Anche in questo caso dovevo fare altro, lui mi ha chiamato e io ho risposto all’appello, demandando biecamente tutto il resto. In certi casi, il richiamo dei libri è talmente perentorio da impedirmi un qualunque accenno di resistenza.
Ho fatto bene, il libro mi ha regalato moltissimi spunti di riflessione sul bisogno atavico di racconto e, insieme a quello di Cotroneo, ha risposto a moltissimi dei miei quesiti, regalandomi un’ulteriore spinta alla produzione insana di parole e di narrazione.istinto-di-narrare-3Perché? Semplice, siamo “inzuppati di storie fino alle ossa”, lo testimonia ogni giorno speso a leggere, a raccontare al vicino storie mirabolanti sulle nostre recenti vacanze in Liguria, a seguire la nostre serie tv preferita o il reality del momento.

Tutto è storia e noi ne siamo portatori sani.

Ma da dove nasce questo istinto a narrare e perché l’evoluzione – conosciuta da tutti come smaccatamente utilitaristica – l’ha preservato? Non sembra essere utile come il pollice opponibile ma, nonostante ciò, continua a perdurare nella sua forza propulsiva.

istinto-di-narrare-2Gottschall ce lo spiega con un linguaggio talmente godibile e fresco che non si smetterebbe mai di ascoltarlo.

Ci parla del gioco di finzione dei bambini, il “facciamo finta che… che ognuno di noi ha sperimentato nei primi anni di vita. Questa pratica assolutamente essenziale nello sviluppo dei bambini è il loro lavoro per costruire un’intelligenza sociale ed emozionale, per simulare azioni e reazioni che avranno nella vita adulta.
Allo stesso modo, la finzione narrativa aiuta l’adulto a ipotizzare se stesso in determinate situazioni, è un’antica e potente tecnologia di realtà virtuale, un simulatore di volo della nostra vita possibile e futura che mette in scena i grandi dilemmi della vita.
Ecco perché raccontare è tanto vitale per l’Uomo: il nostro cervello fa pratica, si allena per l’ipotetico che verrà a bussargli alla porta.
istinto-di-narrare-1 Nei giochi dei bambini, ma anche nei sogni, l’elemento unificante è il problema e la sua conseguente risoluzione.
Come rileva già Aristotele nella sua Poetica, esiste un paradosso in tutto questo: siamo attratti dalla finzione perché ci regala piacere ma nella stessa finzione è contenuto quanto di più respingente esista (minacce, morte, disperazione e un senso di disperazione senza pari). Se ci pensate bene, è più facile che si venga colpiti da drammi infiniti che da storie in cui tutto sembra essere al posto giusto e niente viene scalfito.

La finzione narrativa viene considerata in modo unanime una forma di espressione altamente creativa ma, fatte queste premesse, qualunque autore di storie sa che il suo estro dovrà sempre fare in conti con la rigida struttura incentrata su un conflitto: complicazione, crisi e soluzione.
Se ad alcuni questo può sembrare un limite, io lo trovo da sempre un confine magico, qualcosa a cui, anche inconsciamente, si torna sempre. Una grammatica universale, come la definiva Noam Chomsky, una struttura profonda che attraversa confini e differenze e ci restituisce eroi alle prese con problemi da superare.istinto-di-narrare-6Non bisogna essere scrittori professionisti per avere una mente narratrice!
L’autore ci dice che evoluzione ci ha regalo uno Sherlock Holmes interno che lavora incessantemente per unire indizi provenienti dai nostri sensi e sfornare deduzioni.

Ma ecco in agguato le brutte notizie (o sono promettenti?): questa mente narratrice non è per niente un meccanismo perfetto! Allergica a incertezze, casualità e coincidenze, produce storie vere quanto più le riesce ma spesso, più di quanto s’immagini, crea menzogne fatte e finite.
Abbiamo un bisogno compulsivo di dare un senso a tutto e, quando non ci riesce, immaginiamo, improvvisiamo, riempiamo i buchi del non senso con teorie che plachino la nostra ansia da schema significativo.
Questo avviene, ovviamente, chilometri prima della zona della nostra mente conscia, alimentando teorie riparatrici e consolatorie e, in casi estremi, ipotesi cospiratorie. Insomma, non ci va giù che certi eventi non abbiano cause scatenanti, che avvengano senza motivi apparenti. E così, raccontiamo. Raccontiamo a noi stessi delle storie.
Non è magnifico?istinto-di-narrare-5Nel tentativo di dare un senso a tutto, cerchiamo di rendere al meglio le nostre storie. Di nobilitarle, di barare sulla veridicità per regalare loro una forza didascalica e un certo grado d’immortalità. Lo facciamo con la narrazione del miti ma anche con la Storia che si studia sui banchi di scuola, lo facciamo con certe storie nefaste che vengono raccontare per esibire il male e per giudicarlo.

Le storie creano legami, rafforzano identità, valori comuni e cultura. Sono il “lubrificante e il collante della società”, la principale forza coesiva della vita umana, una partita contro il caos e l’incertezza del nostro essere al mondo.
Questa cosa, ve lo confesso, non smette di rendermi allegra e propositiva.

In chiusura, il nostro mitico Gottschall, ci regala alcuni consigli, ve li riporto qui, perché meritano davvero!istinto-di-narrare-7istinto-di-narrare-4

E ora ditemi: non siamo di fronte a un libro entusiasmante?

Che sia una buona giornata per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

ps: Il sito di Jonathan Gottschall regala grandi soddisfazioni. Curiosi? Lo trovate qui.

news - zelda was a writer Farfalle in un Lazzaretto - Amazon

news - zelda was a writer
zelda is a writer - zelda was a writer My Words - Zelda was a writer Books - Zelda was a writer

projects - zelda was a writer WORLDS - Zelda was a writer ALIAS - Zelda was a writer 52 Weeks Project Things - Zelda was a writer Almeno tre cose - Zelda was a writer Les Cahiers du Bonheur


pic nic area - Zelda was a writer d.i.y. - Zelda was a writer a day with - Zelda was a writer GENTE CHE MI PIACE- Zelda was a writer search
recent posts

Articoli recenti








WEBMASTER - Zelda was a writer
Infinity roll - Zelda was a writer
about me - Zelda was a writer email me here I am - Zelda was a writer Bastian Contrari shop - Zelda was a writer Flickr - Zelda was a writer never without - Zelda was a writer Gina Lagorio Orson Welles Walter Benjamin André Bazin Elsa Morante Italo Calvino Truman Capote Nicole Krauss Raymond Carver Camillo Sbarbaro Joan Didion older posts - Zelda was a writer
©all rights reserved - zelda was a writer
L’anno del pensiero magico di Joan Didion

L’anno del pensiero magico di Joan Didion

I quattro libri di lettura – Lev Tolstoj

I quattro libri di lettura – Lev Tolstoj

La Camera Chiara di Roland Barthes

La Camera Chiara di Roland Barthes

Antonio Tabucchi e i nodi dell’arazzo

Antonio Tabucchi e i nodi dell’arazzo

4 regole per chi ama scrivere

4 regole per chi ama scrivere

css.php