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30 gennaio 2015

Bookeaterclub: verso febbraio 2015!

bookeater febbraio

Il BookeaterClub di gennaio me lo voglio ricordare finché campo.
Eravamo sempre all’Appartamento Lago (qui potete leggere la nostra prima esperienza natalina) ed era il solito mercoledì di fine mese quando, alle 6.40 post meridiane, il citofono ha incominciato a suonare all’impazzata.
I due tavoli di ordinanza si sono riempiti improvvisamente e poi abbiamo dovuto tirare fuori sedie, stringerci lungo le panche, condividere fogli, bicchieri di vino, patatine. Eravamo più di quaranta e, per i primi dieci minuti, ho parlato come se intanto mi stessi cimentando in una lezione di aerobica ad alto impatto, sempre ammesso che esista.

Bookeaterclub gennaio 2015 | Zelda was a writerBookeaterclub gennaio 2015 | Zelda was a writer
In un attimo, il nostro bellissimo appartamento era una casa. Una casa piena di curiosità, confronto e amore – detonante – per i lemmi.
Il nostro è diventato un book club in tre atti (un po’ come ci ha suggerito Vogler nel suo Viaggio dell’eroe, per scaricare la fotocopia che girava sui nostri tavoli, cliccate qui). Facendo due calcoli, ci troviamo alla svolta del primo atto, abbiamo da poco attraversato un piccolo quarto del libro che stiamo scrivendo insieme. Lasciata la premessa, dunque, ci stiamo avvicinando alle prime e salienti fasi dello svolgimento, dell’azione sul campo.

Bookeaterclub gennaio 2015 | Zelda was a writer
Non ci saranno mai parole appropriate per dirvi quanto io, a distanza di due giorni, ne sia ancora felice, onorata, colpita.
Un book club di più di quaranta persone, attente, propositive, impegnate e divertenti… Possibile che sia capitato proprio a me, a noi? Sono colpita e affondata dalla gioia.

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Mercoledì 28 gennaio, alle ore 19, abbiamo parlato di Funny Girl di Nick Hornby

Ci siamo concentrati sulle pareti bianche della Swinging London, quelle che hanno sostituito milioni di strati di carta da parati della vecchia Inghilterra. Su un’ideale tabula rasa, quindi, abbiamo iniziato ad appendere tutta una serie di considerazioni lucenti e utili sulla vita, sui rapporti con gli altri, sul miracoloso e vitale senso di progressione di un personaggio e della sua storia. Abbiamo parlato di Vita, sempre e solo di Vita (giusto per citare ancora una volta e con trasporto il caro vecchio Carver).

Bookeaterclub gennaio 2015 | Zelda was a writer
Un bravo scrittore ti dice cose profonde senza indicartele e così noi, con umiltà e coraggio, le abbiamo cercate. Abbiamo voluto guardare in faccia Sophie, Tony, Bill, Clive e Dennis, non ci siamo affidati tanto alle loro dichiarazioni quanto a certi cortocircuiti che il loro incontro con il mondo – un mondo nuovo, veloce, in cerca di libertà, affermazione e nuovi modelli – è stato in grado di produrre.

Questo è un libro corale, la cosa più riuscita sono le collisioni tra i personaggi, il risultato del loro incontro, della collaborazione, dello scontro. Sono esseri irresistibili e imperfetti, mossi da grandi crucci dell’animo, ingabbiati in convenzioni che incombono su di loro come la peggiore delle maledizioni dell’Olimpo, esseri alla ricerca di un modo qualunque ma decisivo per dirsi felici. Come non poter trovare in loro un tassello dei propri tentativi, della propria infaticabile ricerca?

Bookeaterclub gennaio 2015 | Zelda was a writer
Da secoli e secoli, il desiderio di racconto reclama a gran voce una storia, un pubblico e un focolare attorno cui mettersi comodi. Mercoledì scorso, abbiamo voluto rispondere al nostro istinto più archetipico e misterioso: abbiamo posizionato al centro dei nostri discorsi la televisione degli anni ’60, l’abbiamo sintonizzata su uno dei pochi canali a disposizione e ci siamo messi a sondare, con rispetto, senso critico e tanta – sacrosanta – voglia di leggerezza e gruppo.
Mai programma televisivo ha potuto dirsi più riuscito.
(Le foto qui sopra sono state fatte da Manuela di Mamme Acrobate con la mia Baby Canon. Grazie di cuore, cara Manu!)

 

—> E ORA PASSIAMO A PARLARE DEL PROSSIMO MESE! <—
- Ci vediamo mercoledì 25 febbraio 2015, alle ore 19, all’Appartamento Lago di via Brera 30.
- Portate con voi la tessera (la potete scaricare qui) e io porterò i bollini per vidimarla. La tessera non serve a niente ma a noi le cose inutili piacciono moltissimo.
- Il book club è a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti. Ho sempre sognato di aggiungere la formula “fino a esaurimento posti”, abbiate pazienza.
Abbiamo da qualche tempo un bella pagina fan e ieri sera, in uno slancio di ottimismo (ok, era insonnia), ho creato anche un bell’evento su facebook. La pagina è nata con l’intento di farvi trovare, riempitela pure di tutto quello che vi sembra possa essere utile per il nostro mese di attesa: video, articoli, pensieri, stato della vostra lettura. 

E ora il libro!!! Eccolo qui, Gli anni al contrario di Nadia Terranova (Einaudi)
Scelto per due ragioni fondamentali: dopo tanti incontri fuori dai nostri confini, si sentiva il bisogno di sgranocchiare un libro italiano e poi, avevamo bisogno d’incontrare una penna femminile. Come sempre dico, esistono le persone, non i generi. Ma le differenze sono bellissime, perché mai togliersi il piacere di sondarle di continuo?
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In chiusura di post, lascio qui alcune domande che ricevo spesso sul book club… Giusto per ripassare.

Che cos’è il BookeaterClub?
Il BookeaterClub è un club di lettura. Ogni mese leggiamo un libro e poi ci troviamo nella vita vera per discuterlo. 

Possono partecipare tutti?
Certo che sì! Tutti coloro che abbiano voglia di partecipare sono i benvenuti! 

Bisogna pagare una quota di partecipazione?
Oh nono! Si tratta di un incontro di libera diffusione di abbracci e pensieri. Punto di partenza: l’amore per le pagine scritte, per i lemmi.

Come faccio a conoscere date e libri da leggere?
Su questo sito trovate tutto, nei prossimi mesi verranno apportati dei cambiamenti alla home e cercare informazioni sul book club sarà mooooolto più semplice! Oppure sulla pagina fan del bookclub. O su tutti i stramilioni di milioni di social di questo blog. Magari anche attraverso la newsletter (potete iscrivervi nella home). 

Ma se vengo da solo/a, va bene lo stesso?
Eccerto, non sei solo/a! Può solo capitarti che il nostro eccesso di comunicazione e affetto ti stenda (non si registrano casi in cui sia calato il silenzio tra di noi).

E se sono timido/a e non parlo?
Questo è un book club di grande rilassatezza: vieni e sentiti libero/a di stare in completo silenzio!

Ma se il libro non mi è piaciuto o non l’ho finito, posso venire lo stesso?
Certo! Un confronto con chi non la pensa come noi è auspicabile e molto utile. Quindi sì, senza indugio alcuno!

E se non sono di Milano?
Sto lavorando per diventare itinerante. E sto lavorando per raggiungerti con lo streaming. Ti chiedo solo di avere un po’ di pazienza.

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Penso di avervi detto tutto!
Grazie a Lago per averci regalato uno spazio mensile dove esprimere la nostra passione per i libri e grazie a Stefano, padrone di casa di Appartamento Lago, che ci ospita sempre con infinita pazienza.
E poi grazie alle parole, capaci di descrive sempre quello che ci si muove dentro, nella parte più segreta e tumultuosa del nostro animo. 
Vi adoro, ma questo lo sapete già.

Buon fine settimana!
Camilla
Zelda was a writer
(il tessuto con gli orologi che vedete in queste ultime foto è una maglia vintage delle mie amiche di Mon Passage, attività femminile e indipendente che amo e sostengo)

27 gennaio 2015

Ricordi futuri!

Ricordi futuri | Zelda was a writer

Ricordo perché, semplicemente, non potrei mai dimenticare.
Ricordo perché mi hanno sempre insegnato che, se ricordi, errori ne farai ancora, ma alcuni - quelli più grossi e insopportabili – ti staranno stretti e forse lavorerai perché siano acqua passata, acqua che asciuga presto, specie se in una bella giornata di sole.

Ricordo solo le lacrime, dei sorrisi voglio perdere memoria, perché è dannatamente bello sorprendersene ogni volta. Non è vero, li ricordo tutti, ma fingo come posso di dimenticarli.

Ricordo tutti gli sbagli e lotto per non dimenticare la lezione. Dimentico, invece, tutti coloro che mi dicono “ti darò un consiglio”. Ci ho ragionato e credo che, più di tutto, sia quel verbo al futuro a indispormi.
Ricordo di quella volta che non credevo fosse possibile e poi sì, lo è stato. Ricordo la gioia, lo stordimento, il ritorno delle certezze, ricordo pure la spavalderia.
Ricordo che mi hai detto: cura le piante del balcone. Ricordo che eri debole ma che non ti mancava affatto il coraggio. Ricordo le tue mani. Ti sfilai la fede, la tenni al collo per un sacco di tempo. Siamo stati legati da un cerchio solido, io e te, amore indimenticabile.

Ricordo quando vidi per la prima volta un elefante. Lo ricordo alto come un grattacielo, ricordo che non smisi di pensare a quanto fosse piccola la casa che lo conteneva.
Ricordo di quando mi perdevo nei boschi sulle colline di Imperia. Non riesco a togliermi dalla mente i fili d’erba che si muovevano in controluce e poi il sole caldo, il senso di libertà esteso, totale. Non riesco a togliermi dalla mente il gufo che abitava la piazza, i rintocchi del campanile, le corse di noi bambini. I piani, le storie, le scorribande.

Ricordo quando diventai improvvisamente alta, troppo alta per essere una “bambina alta”. Ero una donna. E lo ricordo bene, mi fece effetto.
Ricordo il mio primo concerto, l’emozione di uno stadio che si riempiva. Vidi un ragazzo che mi piaceva, mi presi una birra.
Quando scrivevo lettere a chiunque, lo squillo del mio saluto sui sentieri di montagna, la casa disabitata che aveva i pavimenti di ghiaccio. Ricordo che ci andavamo sempre a pattinare, anche se i genitori ce l’avevano proibito.
Ricordo la mia prima litigata, ricordo che ruppi le uova che portavo con me per la troppa concitazione.

Una volta intervistai Agota Kristof e le dissi che la stimavo, lei disse grazie.
Una volta incontrai Sandra Dee in Galleria Vittorio Emanuele, aveva ottant’anni e nessuno la riconosceva. Le chiesi l’autografo e lei mi sorrise. Le tremavano le mani.
Una volta mi trovai di fronte Henry Miller ma era chiaro a tutti che non fosse lui. Scoprii più tardi che si trattava di un pompiere.

Ricordo tutte le volte che la realtà mi è stata stretta, che i desideri si sono liofilizzati e che la speranza ha iniziato a vacillare. 
Ricordo tutti i libri in cui mi sono persa, la febbre alta di quando ero bambina, il concerto di fine anno al liceo, un profiteroles altissimo preparato a casa mia quando i genitori erano in vacanza e per una settimana ospitai una vera e propria comune. Fu una settimana di orari al contrario, ricordo che un mio amico prese una testata sullo stipite della libreria, mentre ballavamo per casa. Ricordo che ridemmo per ore. 

Ricordo i carciofi alla giudia di Giggetto nel quartiere ebraico di Roma, il cacciucco di Carlo al porto di Livorno, i liquori aromatici che confezionano le mie zie, il mio primo arancino, la prima volta che vidi la Sardegna dalla nave, ero di fronte a un’alba sconfinata e sussurrai due parole preziose, che albergano ancora nel mio cuore.  
Ricordo l’incontro con la mia piccolissima isola nel mare. Ricordo il richiamo magnetico di ogni anno passato lontano da lei.
Saprei descrivere con dovizia di particolari il fruscio che lo scirocco produce quando attraversa i miei capelli, il profumo del mirto che t’invade non appena entri nel porto di Golfo Aranci, il sapore di un gyros mangiato di fronte all’Acropoli, di sera tardi. Un attimo prima che un motorino sgommi rumorosamente, facendo finire per terra il suo incauto guidatore a due passi da te.

Mi ricordo tutto. E lavoro perché niente vada perso.
Il mio lavoro sulla Memoria agisce anche in prospettiva e così spesso mi piace dire che colleziono ricordi futuri.
I ricordi futuri sono molto più che desideri. I ricordi futuri sono fatti speciali, piccoli squarci di una speranza magica e pulsante. Sono viva, procedo con tutta la buona fede che una persona possa umanamente contenere, lavoro per i miei ricordi futuri.

Ricordi futuri tabella in bassa | Zelda was a writer

In questo giorno che festeggia la Memoria, ho deciso di regalarvi un piccolo foglio (qui in alta risoluzione) che vi permetta di prendere almeno cinque impegni con il vostro futuro.
Fissate i ricordi futuri, fate in modo che la vostra volontà, la fantasia, il senso dell’esserci e del tentare superino i limiti del tempo, le ovvietà e le contingenze!

Buona giornata a tutti,
Camilla
Zelda was a writer

26 gennaio 2015

Il Canto delle scogliere

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Buongiorno a tutti, buona settimana!
Lo sapete a vostre spese: ho amato la Scozia fino a parlarvene in ogni dove (alcuni esempi tra tanti? On the Road to Wigtown, Edimburgo, Dumfries, Wigtown parte I e pure Wigtown parte II), fino a riempirvi di foto e di parole, fino a crearci un altissimo progetto di scrapbooking.

La Scozia mi è entrata dentro, con la sua gentilezza, la sua forza e con certi paesaggi capaci di regalare ai miei occhi un’esperienza estatica, coinvolgente e meravigliosamente rincuorante.
In Scozia tornerei domani e a Edimburgo mi ci fermerei almeno una settimana. Per passeggiare, perdermi nel panorama, mangiare scones e scrivere in qualche bar decadente e fantasioso.
Proprio per questo motivo, non appena ho saputo dell’esistenza de Il Canto delle Scogliere – Fiabe e leggende dalla Scozia trascritte da Luigi Dal Cin, ho voluto che entrasse nella mia libreria immediatamente.

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Questo libro è il decimo di una raccolta chiamata Le Immagini della Fantasia e pubblicata da Franco Cosimo Panini editore. Ma non si tratta solo di una collana, questo libro e i suoi precedenti hanno preso vita (e mai verbo fu più appropriato) nelle edizioni della Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia di Sàrmede (TV), vero e proprio paese della fiaba.
Conoscete questa mostra? Confesso di non esserci mai stata ma voglio ovviare presto alla lacuna.

SAMSUNG CSCScorrendo tutte le attività legate ad essa, vi prenderà una voglia infinita di viaggiare su lunghe autostrade della fantasia e, vista la corposa presenza di collaborazioni con l’estero, di conoscenza, approcci nuovi, culture diverse, sentirete il bisogno di viaggiare nuovamente, questa volta con lo zaino in spalla.

In fondo è questo che ci regala la fantasia: ci permette di arrivare ovunque, di non avere paura, di spingere il nostro bisogno di comunicazione lontano, fino a brughiere invase dal vento, nel pieno di paesaggi brumosi e silenti, che fanno comparire streghe, mostri dell’acqua e figlie del mare.

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La fantasia ci porta nel pieno della bellezza degli altri, un pieno generoso e sapiente, capace di alimentare le nostre sacche di entusiasmo, di rispondere ai nostri dubbi più assillanti, di incrementare l’eterno bisogno di comunicazione e creatività.
Che la fantasia sia la corsia preferenziale (travestita da controviale) per rinnovare le menti e dirimere i conflitti? Lascio la domanda in sospeso ma non perché non abbia idee chiare sulla sua risposta…

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In questo libro vi perderete nella bellezza di certe fiabe che iniziano improvvisamente e terminano in maniera altrettanto decisa. Senza l’assillo del prima e con qualche formula di circostanza per il poi. In queste fiabe vi coinvolgerà l’adesso.

Ci saranno amori leggendari, atti di puro altruismo e grandi violenze, compiute da streghe malvagie ed esseri lacustri. Ci saranno grotte che contengono misteri, laghi che nascondono il male, grandi spazi estesi e sibilanti, riempiti dal profumo dell’erica e dal fragore di un mare non certo conciliante.

Troverete la musica, l’incantesimo più bello, vi immergerete negli abissi, seguendo le vicende dei fratelli” dagli occhi bruni e dai corpi agili”, condannati a vivere nel mare come foche. E poi ci saranno unicorni che cercano la rima, roghi a cui si scampa per furbizia, focolari di torba, sarti coraggiosi e giovani donne all’arcolaio. Ci saranno feste notturne che finiscono con una sparizione e giganti non propriamente furbi (quelli alti, negli stilemi della fiaba, ahimè, non sono mai considerati dei cervelli sopraffini…).
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Troverete quanto di meglio possa appassionare il vostro – il nostro – inesauribile bisogno di racconto ma anche la personalità artistica di 10 illustratori provenienti da ogni dove. Li cito qui, ognuno con il suo sito, perché alcune delle loro tavole, mi hanno fatto rimanere imbambolata per lunghissimi attimi.
Voglio che diventino vostri amici, come è capitato a me, perdendomi nelle loro tavole per diverse sere di silenzio e letto. Sceglietene uno e sostenete la sua arte, non trovate meraviglioso sentirsi mecenati dei guizzi altrui? 
Eccoli qui, i vostri nuovi amici:
Mina Braun, Clotilde Perrin, Marco Paschetta, Giovanni Manna, Philip Longson, Marco Somà, Lizzy Stewart, Marina Marcolin, Aurora Cacciapuoti, Annine Bösenberg.

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Che sia una settimana dolce e di sostanza. Che vi regali una favola in più per ballare per casa e cantare sguaiatamente.  

Grazie per esservi avventurati fino a questa riga!
Camilla
Zelda was a writer
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21 gennaio 2015

Alias // Leonardo, nei pressi di Genova

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Buongiorno a tutti!
Molti di voi non se lo ricordano, Alias era un gioco di scrittura di questo blog (ecco qui gli altri Alias – pochi, per la verità: Leone e Ada) che, partendo da una foto antica senza nome né luogo, le regalava una storia di pura (e rincuorante) invenzione.
Oggi ritorna e lo fa con la foto che mi sono ritrovata nel portafoglio dopo il Bookeater Club di dicembre (ah!!! prossimo appuntamento del book club —> 28 gennaio, ore 19, presso l’Appartamento Lago).

Ho deciso che la foto a cui ho promesso di dare una storia ritrae Leonardo, un uomo abituato a correre per paura della sosta. Conoscete questa tipologia di persone? Sono molte più di quanto si pensi.
Leonardo ha un cuore enorme di cui, forse, si vergogna. Le sue intuizioni sono delicate e profonde.

Ecco, dunque, la lettera che scrive ad Elsa, sua moglie, mentre si trova su un treno regionale che lo porta a casa dopo una lunghissima giornata di lavoro. Ha perso tutti i treni “comodi” e si trova su un regionale che ha duplicato le ore di viaggio.
Passa per Genova, in quel preciso punto della ferrovia in cui, per un centinaio di metri, o forse due, il passeggero si trova a pochi metri dalle finestre di famiglie sconosciute, intente a vivere la vita come fossero su un palcoscenico. 
Alias: Leonardo | Zelda was a writerAlias: Leonardo | Zelda was a writer
Cara Elsa,
un giorno, non te lo dissi mai, la vecchia che vendeva strambe immagini votive alla fine della nostra via mi guardò scura in volto e mi disse che dovevo smetterla di correre. 
All’inizio sorrisi, ma poi lei aggiunse che, se mi fossi finalmente fermato, avrei notato, per esempio (disse proprio “per esempio”) i tuoi occhi tristi.

Ricordo che mi salì un calore pungente lungo tutta la schiena, fino al collo, ricordo che le buttai qualche spicciolo in direzione del cestino che teneva ai piedi e che corsi via, fingendo di avere problemi ben più grandi delle sue illazioni.
Come si permetteva quella vecchia megera di dire a me cosa dovevo fare? Quel pensiero non mi abbandonò per giorni: spesso mi faceva infervorare, altre volte mi gettava in un profondo stato di ansia e prostrazione. Poi arrivò l’inverno e tanto la via quanto i miei pensieri cancellarono le sue odiose parole.
Non so come mai me ne sia ricordato proprio adesso, nella gelida carrozza dell’unico regionale trovato stasera, con l’urgenza in corpo di riabbracciarti.
Non so se sia colpa del finestrino, che passa in rassegna una vastità tetra e brumosa, o se tutto dipenda da Genova, che ti fa passare in mezzo alle sue cucine illuminate, lungo i tavoli pronti per la cena. Scorgi l’abbraccio del padre al figlio, si scosta una tendina e vedi il sugo sul fuoco, nei suoi feroci attimi di bollore.
Sarà colpa di Genova, Elsa, ma stasera, a qualche chilometro da te, penso a quella vecchia e ai tuoi occhi tristi. Sarà di certo colpa mia, mi dico, mentre vorrei avere il coraggio di fermarmi e di guardarti davvero.
Ti ho sempre detto che avresti dovuto svegliarti, amore mio, che la vita non è un gioco, che a furia di perdere tempo nei dettagli, il tempo non torna e i dettagli restano sempre e solo dettagli.
Ma, perso nel dondolio della mia ennesima giostra, con il solo bisogno di togliermi le scarpe e di accarezzare i tuoi ricci, penso che la vita, la mia vita, non si sia mai occupata di essere un gioco perché ha la fortuna di avere te, che sei l’assenza di regola più colorata.
E allora, mentre il finestrino è attraversato da instancabili diagonali di pioggia, mentre spero di riuscire a raggiungerti in tempo perché tu sia ancora sveglia, ti dico che io continuerò a fingere che i dettagli non siano importanti ma ti sia sempre chiaro che tu e loro mi avete salvato.
Sempre tuo,
Leonardo

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Nella speranza di avervi regalato qualche riga di gioia, vi auguro una buona giornata!
Camilla
Zelda was a writer 

Per queste foto ho realizzato la mia Samantha Samsung NX30.

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