3 settembre 2015

10 cose da sapere su Pietrasanta

10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writerQuest’anno ho ricevuto moltissime domande sui posti in cui adoro ritirarmi per le vacanze estive e da cui, in genere, non smetto di postare foto.
Ho deciso quindi di creare una serie di post sui luoghi che mi è capitato e mi capiterà di visitare. Una lista di 10 cose irrinunciabili che li descrivano, tra il serio e il faceto.

Inizio oggi con Pietrasanta, con quella che viene definita La Piccola Atene. Un borgo bellissimo, uno dei miei posti del cuore. 
Spero ne sarete felici!

10 COSE DA SAPERE SU… PIETRASANTA:

1. Non potrete dire di aver mai bevuto un cappuccino celestiale prima di aver provato quello del Bar Michelangelo. Chiedetelo SEMPRE con il cacao e non vestitevi MAI di bianco, se ipotizzate di sorseggiarlo amabilmente.
Vi avverto, il bar costicchia perché è in piena piazza del Duomo ma il panorama e l’ombra della mattina lo rendono un posto speciale. Eliminate la seconda colazione e concedetevene una da signori.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer2. Quando arrivo a Pietrasanta, mi dirigo senza indugio alcuno alla Ph Neutro, una galleria d’arte fotografica che mi ha sempre regalato delle scoperte mirabolanti.
Una delle ultime? Jefferson Hayman. Me ne sono letteralmente innamorata e lavorerò duro per comprare una sua opera, è deciso.
Un altro grandissimo amore l’ho provato per i collage di Francesca Belgiojoso, presentati nel borgo dalla Estart Gallery. Anche per uno di loro vorrei lavorare alacremente. Vi terrò aggiornati…
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer3. Quest’anno Pietrasanta ha regalato tutti i suoi spazi  – il suo cuore glielo aveva già donato da tempo – a Igor Mitoraj. L’ha fatto per piangere la scomparsa dell’artista, avvenuta lo scorso ottobre. L’ha fatto nell’unico modo che l’Arte conosca per regalare eternità ai suoi più grandi seguaci: esibendosi.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writerL’installazione delle opere in piazza del Duomo metteva i brividi e ogni giorno i suoi angeli decaduti – bendati, spezzati nell’aspetto ma non nel vigore, nella loro forza cultuale – sembravano sussurrare nuovi messaggi ai passanti, anche a quelli più indifferenti.
Igor Mitoraj riposa nel cimitero di Pietrasanta. Ve lo dico perché, se mai passaste da quelle parti, vi potrebbe venire voglia di lasciargli un fiore.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer4. Quando so che la sera si terrà un grande concerto nel Chiostro della Chiesa di San Agostino, intorno alle 19/19.30, mi fiondo nel piccolo bookstore del Museo dei Bozzetti.
La stagione dell’ultima estate ha regalato presenze celebri, come quella del grande violista Yuri Bashmet, e ascoltare le prove da quel piccolissimo locale adiacente al chiostro è quanto di più magico possa capitare. Alzate gli occhi al soffitto affrescato, quando vi capiterà, e siate molto gentili con il personale, perché in quella piccola stanza si muore dal caldo.

5. Per dire di aver vissuto Pietrasanta, bisogna aver provato almeno una volta le mitiche panzanelle (il panificio che le vende si trova alla fine di via Mazzini, di fronte a piazza Statuto). Mi raccomando: nessun fazzolettino a proteggervi dalla meravigliosa untuosità che sanno rilasciare! L’unto sulle dita fa parte del godimento.
Per continuare con le cose da provare almeno una volta, segnatevi i sorbetti della gelateria La Dolce Vita (sembrano ghiaccioli ma sono tripudi di frutta ghiacciata) e i Fortini, biscottini artigianali prodotti nel borgo, che io ho comprato nel meraviglioso bar ristorante Memorie.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer
6. Lo sapete che a Pietrasanta c’è un Osservatorio Astronomico minuscolo? Si chiama Spartaco Palla e fu inaugurato nel 1986. Poi l’incuria totale e quel tipo di dimenticanze tipicamente nostrane hanno deciso il suo destino. Lo trovate alla fine della via del Teatro, nel parco della Fontanella. Questa delizia pare ancora lasciata a se stessa anche se girano voci di una sua possibile riapertura
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer7. Mangiare a Pietrasanta si può e anche piuttosto bene. In genere, è il caso di specificarlo, non è a buonissimo mercato. Dopo il tipico silenzio del primo pomeriggio, il borgo si anima grazie al grande dispiegamento di tavolini e sedie, nel pieno di un concerto polifonico di posate e bicchieri.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer
Ristoranti da consigliare? L’Enoteca Marcucci per la meravigliosa atmosfera che sa creare (mi fermo qui perché non ci ho mai mangiato), Filippo per il grandissimo carisma dell’omonimo padrone di casa, e infine, ultima ma non meno importante, la Trattoria il Marzocco per il tripudio di colori e di gusti (cercate Pino, la sua anima sorridente). Vi consiglio anche un salto agli Alimentari Nevia, per un tagliere di salumi a chilometro zero e per la mitica focaccia biologica.
La pizza più buona in assoluto (e, oltretutto, a un prezzo umano) la potrete gustare alla pizzeria La Corte, di fronte alla scultura di un pugile. Quella ai cereali è da svenimento assicurato.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer8. Volete provare un minuto di sospensione da tutto? Se la risposta è sì, recatevi di fronte all’enorme cancello dei F.lli Palla Scultore, in vicolo Rabbioli, e sbirciate dentro. Troverete un esercito di statue, Pietà, bellimbusti del tempo antico e pure mani, piedi e teste. Insomma, immerse nel silenzio, le statue del borgo vi faranno pensare a quei film dove certe cose inanimate prendono vita dopo il tramonto. In genere, per fare fuori tutti.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer9. I libri nel borgo io non li porto mai. Compro tutto da Nina. Meravigliosi il posto in cui si è trasferita da qualche tempo, la selezione per l’infanzia, il modo di esporre i libri e pure tutti gli eventi che organizza. Una libreria che ti augureresti di avere sotto casa. O, perlomeno, a una fermata di metro.
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writer10. Il borgo è pieno di porte dai battacchi irresistibili. Qualche anno fa ho tentato una paziente catalogazione. Non vi dico di ripetere una tale pazzia ma quando camminerete per le quattro lunghe vie che portano alla piazza del Duomo (la mia preferita è via del Teatro) fateci caso!
10 cose da sapere su Pietrasanta | Zelda was a writerChe sia una buona giornata per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

1 settembre 2015

Vuoti e pieni a rendere

Pieni a rendere | Zelda was a writerBuon inizio d’anno, sono tornata!
Inutile dirvi che mi siete mancati immensamente! 

Questo post è dedicato a tutti coloro che credono che con settembre parta tutto, che con il ritorno dalla pausa estiva rinascano gli intenti e si crei la magica occasione di ricominciare. Magari con i segni di una piccola o grande vacanza sulla pelle e il ricordo dei cieli stellati, delle giornate di stasi, di piedi nell’acqua, di sonnellini nell’erba. Io non ho mai smesso di crederci – anche dopo anni al limite della catastrofe – e spero con il cuore che saremo in tanti a farlo.

L’estate appena passata è stata un regalo. Sono riuscita finalmente a non pensare, a non pianificare troppo, a godermi le giornate fatte di ritmi molli.
Ne avevo un bisogno immenso e sapete qual è il paradosso? Ero convinta del contrario.
Andrò in vacanza per portarmi avanti sulle idee e sui progetti
, pensavo. Poi, come spesso accade, la Vita ha deciso per me. Mi sono fermata e ho avuto solo voglia di esplorare, tenere per me dei segreti, impossessarmi di tesori talmente piccoli da essere custoditi in una mano serrata in un pugno.
Pieni a rendere | Zelda was a writerLa cosa più stupefacente che potesse capitarmi nel periodo appena trascorso è stato accettare il fatto che la mia creatività avesse bisogno di un tempo vuoto, di poco allenamento, della totale assenza di obiettivi. Capire che per produrre parole bisogna regalarsi un tempo per ascoltarle, che per alimentare nuove idee talvolta si deve annullare il bisogno di avere sempre e comunque motivazioni evidenti, è stato un regalo improvviso, arrivato senza che ci fosse alcun preavviso o mittente.

Camminando ho capito che troppe strade percorse insieme non portano da nessuna parte e che quest’anno voglio dedicarmi ai traguardi che più mi stanno a cuore, a sentieri piccoli, a progetti che mi rendano fiera del mio percorso.

Quest’estate, tra una prima parte di vacanza e l’altra, ho smontato casa e mi sono disfatta di tantissime cose che ritenevo importanti, tanto importanti da essermi totalmente dimenticata della loro esistenza…
Ho iniziato a fare spazio partendo dalle cose, anche se era chiaro che il bisogno fosse altrove.
Certo, ho comprato anche io il libro di Marie Kondo ma l’ho lasciato quando insisteva per farmi parlare con i miei calzini. Mi ha invece colpito un articolo dalla mia amica Justine: senza che ci fossimo mai confrontate sull’argomento, esprimeva dei concetti che mi sarei sentita di sottoscrivere senza indugio. Un riassunto del suo pensiero? Lascerò il superfluo per tentare di essere consapevole di quello che ho, eviterò tante spese inutili per grandi investimenti.
Pieni a rendere | Zelda was a writer

Insomma, ho riempito sacchi e sacchi di cose e le ho date vie. 
Eccoli qui, i miei pieni a rendere, mi sono detta.

Se ritenete che questa forma mentis non si traduca in questioni più profonde, pensate alle mille voci che ci chiamano senza ricordarsi il nostro nome, alle mille occasioni che ci occupano senza farci produrre, al clamore di fatti gridati e mai raccontati realmente, al timore di perdere spazi che non ci sono mai veramente appartenuti… Ora ditemi, quanti sacchi potremmo riempire di queste inutilità che ci appaiono oggi essenziali?

Creare spazio vitale mi ha regalato una voglia infinita di reinventare, di ricostruire, di semplificare. Di risparmiare e rendere i miei spazi, i miei tempi maggiormente fluidi. Mi ha spinto a sondare parti di me che non conosco e che sono lì ad attendermi, complici gli anni che passano e una buona dose di vita che mi porto sulle spalle.

Insomma, quest’estate ho camminato, esplorato dentro e fuori, riscoperto il piacere del vuoto, della sospensione e del silenzio. Ho fatto moltissimi sogni, scritto pensieri nella mente, lavorato su spazi interiori e consapevolezze nuove. Ed è stranissimo che tutto questo sia capitato mentre non me ne accorgevo, mentre mi sembrava solo di essere lontana dai miei giorni di corse matte.
Pieni a rendere | Zelda was a writerVi scrivo tutto questo ma prometto che non inizierò ad ammorbarvi con la descrizione minuziosa di ognuno dei miei prossimi cambio armadio o con nuove intuizioni vagamente affini al feng shui che dovessero mai abitarmi i pensieri da qui al prossimo futuro.
Mi piaceva iniziare l’anno con simili riflessioni per dare valore a tutto il tempo che riteniamo drammaticamente perso, per invitarci (io con voi), insomma, a staccare la spina ogni tanto.
 

Basterà sintonizzarsi su un ritmo personale, procedere su una propria strada, fatta di vuoti e pieni a rendere (ognuno scelga i suoi) per rendersi conto, una volta ancora, che la più grande occasione che abbiamo tra le mani è di mutare pelle mille volte, di credere e cambiare idea, di concentrarsi e di perdersi. Senza che ci sia una regola certa, una scala di valori che valga per tutti, un finale sancito, una formula di successo da esibire. Solo per noi, per la nostra tracimante e sempre nuova felicità dell’esistere e del provare.

Che sia un buonissimo anno per tutti noi, che il viaggio continui pieno o vuoto, senza mete certe e con meravigliose sorprese.
Vi stritolo,
Camilla
Zelda was a writer

ps: avete scaricato il calendario di settembre? Se la risposta è no, correte qui!

8 luglio 2015

Dalla parte dell’amore ferito

Dalla parte dell'amore ferito | Zelda was a writerLa settimana scorsa ho letto commenti spietati e volgari sulla notizia della drammatica violenza subita da una quindicenne a Roma. Erano di una tale bassezza e sciatteria che per un attimo ho pensato non potessero essere reali. 

Non mi sono mai domandata se queste persone avessero o meno una figlia/sorella/amica di 15 anni ma solo se fossero umani. Non è giusto richiedere empatia solo alle categorie coinvolte nei drammi, dal momento in cui tutti, volenti o nolenti, siamo chiamati al rispondere all’appello della nostra Umanità o supposta tale.

Mi sono fatta tante domande dopo quei commenti.
La più pungente era: questa deriva di empatia – e la conseguente gara a chi la spara più grossa – quanto influirà sui nostri rapporti, sull’evoluzione civile che questo momento storico ci chiede a gran voce?
Siamo in un periodo delicato, in cui cedere allo sfacelo e alle brutture significa annullare passi fatti con estrema fatica. Significa non riconoscersi più, ingaggiare battaglie in cui conta più l’improperio della motivazione. Significa sposare l’individualismo più bieco, la devastante deriva della gentilezza, l’alterco al posto del dialogo. 

Confesso di avere pensato che non ci fosse grande speranza per il nostro futuro.
La mattina successiva, però, mi sono imbattuta in questo articolo di Mauro Leonardi, un sacerdote che scrive per l’Huffington Post, continuando per tutto il giorno a pensare alle sue parole, in particolare a due: amore ferito.

Io sono dalla parte dell’amore ferito (sempre) – mi sono detta.
Cosa significa?
Volendo banalizzare, che se qualcuno soffre, soffro con lui. Sento che il suo dolore va protetto, sento che vorrei fare immediatamente qualcosa per alleviarlo.
Volendo nuovamente banalizzare, significa che tento di chiedermi sempre se le mie parole e le mie azioni possano in qualche modo ferire gli altri.
 Ho sbagliato e sbaglierò di nuovo ma ogni mia caduta di stile, ogni mia terribile gaffe sono state e saranno figlie dell’imperfezione, non della mia volontà.

Ho lasciato decantare le mie riflessioni e oggi sono qui per condividerle con voi.
Scusate come al solito la verbosità che contraddistingue questo genere di post ma pensieri articolati meritano spazio e tempo.
Dalla parte dell'amore ferito | Zelda was a writer

Io lavoro nel web e per me è assolutamente normale diffondere contenuti nella sua fitta trama. Cerco di condividere cose gioiose e stimolanti perché non ho tempo da perdere nella distruzione. Devo costruire innumerevoli ponti perché desidero lasciare tantissimo di me. Credo che dipenda dal fatto che sono un essere creativo… Non ci posso fare niente, è più forte di me!

Mi fido moltissimo delle potenzialità del web: ho conosciuto amici che reputo tra i più importanti della mia vita, sono riuscita a reinventarmi costruendo una piccolissima impresa a mio nome, ho trovato mille possibilità per realizzare progetti che solo dieci anni fa sarebbero stati praticamente impossibili.

Al di là di oscuri momenti di pessimismo, vi dirò anche che io credo che la parte ben educata e costruttiva del web sia la maggioranza. Come tutte le persone dotate di un certo luccichio di intenti e modi, questa parte è più moderata e quindi, rispetto a coloro che dicono bestialità, meno visibile, meno percepita.

Non credo che le dinamiche del web siano diverse da quelle della vita vera. Prendete un paese (ma anche un quartiere delle vostra città, il vostro condominio, il bar che frequentate, …) e ditemi se non vi ricordate di storie di maldicenze e cattiverie di vario tipo. 

Credo, però, che il virtuale amplifichi la forza di questa energia negativa. Il velo dell’anonimato spinge a essere più liberi dagli schemi di buona creanza che il metterci la faccia implica da sempre. In più, per molto tempo (un tempo ancora in atto, a mio parere) il web è sembrato il Paese della Cuccagna, da cui attingere a piene mani foto, pensieri e parole, senza farsi tante domande sulla loro provenienza, sul loro rispetto. Attingere a piene mani anche nei vissuti altrui – che è ben diverso dal partecipare, dall’essere curiosi – vuol dire ergersi a giudici inappellabili dei loro atti e delle loro decisioni. Questo avviene a vari livelli, più o meno gravi, vale per i post di blog, per malignità di diversa natura e, ahimè, per fatti davvero gravi. 

Tutti hanno un’idea su tutto, tutti la ritengono necessitante di essere espressa.
Eccola qui, la totale assenza di pudore. Ecco pure la sospensione di qualsiasi giudizio critico che riguarda le proprie riflessioni.
Le mie idee saranno in tema, aiuteranno il discorso, offenderanno qualcuno?
Pare che pochi si pongano la domanda. Pare che dire quello che passa per la mente sia un appello a cui si costantemente chiamati a rispondere. 

Io credo che farò come ho sempre fatto. Cercando di agire al meglio, cercando di pormi un sacco di domande, lavorando sulle mie terribili mancanze, cercando di lavorare sul mio eloquio e sulla mia educazione.
Non lo farò perché ho la presunzione di diventare un buon esempio per qualcuno ma perché l’energia buona, le parole dette bene e l’ascolto sono strumenti altamente influenzanti, molto più di quanto si creda.

Ho la sensazione che se tutti facessimo meglio, lavorando sulla nostra educazione reale – non quella instagrammatica – il gruppo di chi vuole solo fare confusione e alzare la voce si sentirebbe terribilmente messo alle strette. Triste come pochi, per giunta, per avere sempre quelle quattro idee preconfezionate sulla vita, espresse con quattro termini pure tremendamente miseri.

Non sono così ingenua da pensare che questo potrebbe far diventare il mondo il migliore dei luoghi possibili. Ma so, lo so con certezza, che alcuni inizierebbero a fare un passo indietro, colpiti da tanta presa di coscienza, da tanta voglia di fare bene.

Questo non significa che chi usa buone maniere sia sempre e comunque dalla parte del giusto. Pensarlo sarebbe fuorviante e pure abbastanza noioso, per dirla tutta.

Quello che volevo dire in questo post lunghissimo è che il Rispetto non è un pensiero opinabile, un’idea da esporre, un punto di vista ma uno stato di umanità, una scelta di vita, un paio di grandi occhiali con cui guardare il proprio cammino e cercare di affrontarlo in un modo non sempre comodo, è vero, ma decisamente fertile. 
Perso il rispetto, io temo, ci rimarrà solo un’opzione: tornare alla clava.

Buona giornata,
Camilla
Zelda was a writer
#iodallapartedellAmoreFerito

6 luglio 2015

Un tram chiamato desiderio…

Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerIl 23 è il tram della mia vita. Un tram davvero chiamato desiderio. 
Con lui ho percorso tutte le tappe del mio vivere adulto. Tutte le scuole e i primi lavori dopo la laurea.
Avete presente quelle prime e inebrianti tappe di un percorso non del tutto chiaro ma che sentite speciale, anche per il solo fatto di viverlo come vostro e di nessun altro? Il 23 ha veicolato per anni questo pulsante sentimento di partecipazione alla mia vita.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Era il 23 che sbucava improvvisamente dalla mia via e che tentavo in ogni modo di raggiungere, con la certezza che una tale impresa sarebbe risultata infausta anche al migliore tra gli atleti.
Era il 23 che correva lungo strade che negli anni ho analizzato con precisione chirurgica e di cui conosco ogni più piccolo dettaglio.

Sempre lui, ogni giorno della mia vita, in qualunque situazione metereologica, con l’ansia di un esame da dare, accompagnando mio padre per le visite più terribili, recandomi in Sormani per la mia tesi.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerHo pianto lacrime amare, sul 23.
Ho deciso che mi sarei comprata un eyeliner (sbirciando quello perfetto di una delle più carine della scuola), ho tenuto d’occhio le novità di una lontana vetrina di libri (ed è proprio in quel frangente che ho capito che dovevo fare un urgente esame della vista), ho perso un sacco di tempo a scegliere il vestito da sposa meno brutto di un’enorme boutique d’angolo (per cosa poi non saprei proprio dirvelo) e dato un bacio al volo a un fidanzato, che aveva avuto la saggia idea di lavorare in prossimità di una delle sue fermate.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerIl 23 è il tram che più di tutti ti racconta Milano.  
A un tratto spinge il motore verso un lungo viale chiamato Largo Augusto
. Spinge come non se avesse più fiato e tu ti chiedi sempre quale sia il motivo di quell’urgenza. Arrivato in prossimità di Piazza Fontana, si ferma per rispettare il rosso di un semaforo. Allora tu guardi fuori e capisci: oltre la piazza, maestoso e incombente, si staglia il magnifico profilo orlato del Duomo, con la sua paziente Madonnina.
Da lì, qualunque cosa tu stia facendo, chiunque tu sia o ambisca a essere, ti arriva sempre e comunque il suo instancabile messaggio di benvenuto. 

Solo ora, forse, capirete l’entusiasmo con cui ho accettato di collaborare con Sephora, partecipando all’iniziativa che dall’inizio del mese vede come protagonista il mio amato 23. Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Queste foto vi raccontano dell’esperienza fatta giovedì scorso, insieme a Vicky e Lucia, due compagne di viaggio speciali e piene di vita.

Abbiamo attraversato la città nel magnifico tram scrigno di bellezza, immerse in poetici scorci della città, sorrisi e deliziose cure per la propria persona (sì, avete capito bene: trucco e manicure per tutti).
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerQuesto è un gioco che ho fatto io ma che può fare chiunque voglia, almeno fino al 28 luglio, senza incombenze oltre all’innamorata cura per se stesse!

Ecco gli orari in cui prendere il tram al volo:
Lunedì – Domenica (eccetto giovedì) —> Piazza Castello: ore 13.30-14.30/18.00-19.00 // Cantù – Orefici: ore 14.45-15.45 // Piazza Fontana: ore 16.00-17.00/19.30-20.00
Giovedì —> Piazza Castello: ore 18.30-19.15/20.30-23.30 // Cantù – Orefici: ore 20.00-20.15 // Piazza Fontana: ore 17.00-18.00.
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerUn tram chiamato Desiderio | Zelda was a writerInoltre, per i prossimi tre giovedì (9/16/23 luglio, dalle 20.30), nella magnifica cornice di Piazza Castello, il tram vi aspetterà per festeggiare a ritmo di musica live e tante – mai troppe – coccole.

—-> E io vi aspetto con lui, se ne avrete piacere, per la prima serata, tutta dedicata ai favolosi anni ’50 con la Paul Mad Gang.
Vestiti da pin-up e marinai, mi raccomando!
Un tram chiamato Desiderio | Zelda was a writer
Bacibellissimi,
Camilla
Zelda was a writer
#SephoraBeautyToGo

6 luglio 2015

La distanza

La Distanza | Zelda was a writerNon appena ho avuto tra le mani La Distanza, fumetto scritto e illustrato da Colapesce – al secolo Lorenzo Urciullo – e Alessandro Baronciani, ho iniziato a canticchiare una canzone dei Northpole che amo molto, uscita oramai una decina di anni fa.

Stesso titolo e stessa meravigliosa sostanza. Benché siano passate delle settimane dal mio incontro con questo libro, continua a viaggiarmi tra i pensieri.
Se siete curiosi, la trovate qui.
La Distanza | Zelda was a writer
Questo libro è prima di tutto un viaggio, il ritorno a un posto che non si è mai lasciato, un posto in mezzo al mare, che richiama a sé con il potere ipnotico delle sirene ma che respinge con la stessa veemenza, allo scadere dell’incantesimo.
Un posto maliardo e al contempo sprezzante. Irresistibile, insomma.

La Sicilia. Un’isola in cui alberga una – piccolissima ma combattiva – percentuale del mio sangue.  
La lasci e sei spacciato: sentirai dentro il suo perenne richiamo. La veneri e poi, nel tragico momento degli addii, ti scopri debole e la saluti come Arturo con la sua Procida.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writerNon poteva che essere un lembo di terra tanto magnetico e fatato ad animare le forze contrastanti che albergano nel cuore di Nicola, protagonista di questo fumetto “animato” da Alessandro Baronciani.

Un fumetto cinematografico, verrebbe da dire. Primissimi piani, campi lunghi, dettagli, campi-controcampi: tutto contribuisce a gettarci nella storia, senza possibilità – e tantomeno voglia – di lasciarla procedere senza di noi.
La Distanza | Zelda was a writer
In Nicola – cinico per sopravvivenza – così come in tutta la sua generazione, quella dei trentenni, vive l’eterno dilemma tra il tentare, decidendo di scrivere solo una parte della storia (che ne sarà dell’altra parte? Chi la scriverà? Era migliore di quella di cui ci stiamo occupando?) e il rimandare, sperando che tutte le opzioni del grande libro della Vita restino perennemente a disposizione, in caso di errore o fallimento.

Siamo malati di FUTUR VACUI, dice tra sé e sé Nicola, nel punto più denso di emotività e nostalgia del libro. Quello che ci frega è la distanza emotiva, sembra aggiungere.
La Distanza | Zelda was a writer
Il vagare onirico e sospeso di Nicola e delle sue compagne di viaggio Francesca e Charlotte – raccontato da Colapesce attraverso un viaggio a tappe in Sicilia – rivela una storia di radici mancate, di rapporti che non contemplano il poi, che temono l’impegno e demandano tutto alla distanza fisica e sentimentale.

Una storia di continui inizi, di grande paura per ognuno dei loro svolgimenti e di finali pressoché assenti. Di grande attaccamento alle proprie certezze, anche a quelle che ci stanno più strette.
La Distanza | Zelda was a writerFragilità e cammino. Un richiamo naturale verso la strada nuova con le sue incognite, una grande nostalgia per la strada vecchia con i suoi panorami inossidabili. 
Tutto questo serpeggia tra le pieghe della storia, senza che ci venga mai dichiarato, procurando in noi lettori un vago richiamo al nostro vissuto e alle sue questioni più o meno pendenti.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writer
Sullo sfondo, con il piglio del personaggio, ecco l’Isola.
Dall’alto dei suoi secoli di esistenza e di lotta sembra suggerirci una verità semplice e inequivocabile: il passato – sebbene continui a regalare prove della sua esistenza – è un fatto chiuso e definito mentre il presente rappresenta l’unica possibilità, reale e viva, di giocare la propria partita, spendendosi in azioni, in errori e in perenni aggiustamenti del cammino e della rotta.
La Distanza | Zelda was a writerLa Distanza | Zelda was a writerInsomma, in chiusura di questo post posso affermare con certezza che ci troviamo in presenza di un altro libro da comodino. Da salutare ogni sera, poco prima di chiudere gli occhi sul mondo.

Che sia una buona settimana per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer