26 aprile 2017

Fondi di caffè

Camilla - Zelda was a writer

Fondi di caffè | Zelda was a writer

Tempo fa ho deciso che avrei pubblicato tutte le collaborazioni che mi avevano entusiasmato e che, in qualche modo, avrebbero potuto offrirvi in un unico post spunti utili per nuove letture e per ricerche appassionanti. 

Il recente Fondi di Caffè, realizzato per Segafredo Zanetti (sitoinstagramfacebooktwitter) va di certo annoverato tra questi progetti del cuore e così oggi sono qui, per condividerlo nella sua interezza, sicura che un libro chiami a sé altri mille titoli, nuovi vissuti e una carica di energia buona e costruttiva.

Il progetto era semplice: associare a una pausa caffè la gioia di un libro da sfogliare. Il titolo prendeva spunto dalla magica interpretazione che taluni danno ai fondi di caffè.
Adoro perdermi nelle cose che non si vedono, negli alfabeti lontani anni luce dai miei. Quando mi è stato proposta la collaborazione, quindi, ho deciso di ipotizzare un legame tra caffè e libri perché li ritenevo entrambi capaci di lasciare un residuo di senso a cui attingere dopo ogni sessione, un fondo da interpretare a piacimento, una nuova lingua con cui capirsi – in tanti o pochissimi, poco importa – con il medesimo trasporto.

greca

La prima pausa caffè ha presentato Frida, la graphic novel di Vanna Vinci per 24Ore Cultura dedicata alla vita di Frida Kahlo. Viva e pulsante, non smette di gravitarmi attorno anche mentre vi scrivo, desiderosa come pochi libri di essere sfogliata e contemplata.

Il caffè che accompagnava il libro era una miscela di arabica e robusta per moka: Allora Moka.
Fondi di caffè | Zelda was a writer

“Ho imparato tutto in un secondo”.
Inizia con questo “fondo di caffè” – una frase potente e densa di significato – la nostra pausa mensile condivisa: un attimo di contemplazione lontano da tutto, in compagnia di un buon caffè e tra le pagine di un libro prezioso. Si potrebbe forse desiderare di più? Sono categorica: credo proprio di no!

Il libro di gennaio è “Frida – Operetta amorale a fumetti” (24oreCultura), la graphic novel intensa e tellurica che Vanna Vinci ha dedicato a Frida Kahlo, una delle icone più volitive e rivoluzionarie del Novecento. 
Preparatevi a una storia intrisa di passione e dolore, illuminata dalla creatività più libera e detonante e dal grandissimo coraggio di essere semplicemente se stessi, al di là di tutto quello che il nostro tempo e le sue regole vorrebbero imporci.
 
Vanna Vinci – madre putativa della Bambina Filosofica più “sulfurea e insolente” del web – ci presenta un lavoro pieno di bellezza e significato, capace di parlare a ognuno di noi, ispirandoci e spingendoci a non sprecare nemmeno un secondo della nostra esistenza.

greca

Il secondo libro da gustare lentamente è stato La Scrittrice abita qui” di Sandra Petrignani per Neri Pozza.
In poche parole? L’ho amato alla follia. L’incontro con Grazia Deledda, una delle scrittrici raccontate nel libro, è stato detonante e utile: con lei ho imparato che la nostra volontà di realizzazione e felicità è in grado di muovere montagne.

A portata di sorso, il cappuccino di #MioCaffè, capsule compatibili con il sistema Nescafé Dolcegusto.

Fondi di caffè | Zelda was a writer

“Devo osservare il tramonto del sole e come la luna illumina il monte: è il mio lavoro”.
Rispondeva così una Grazia Deledda poco più che ragazza a chi, incrociandola nelle sue perlustrazioni, le intimava di ritornare a casa. Era una giovane piena di sogni, allora, libera e volitiva, e nessuno avrebbe mai potuto immaginare quello che la vita le avrebbe regalato, quello che lei stessa avrebbe creato per sé con instancabile caparbietà.

Non poteva che essere questo il nostro fondo di caffè di febbraio, tratto a piene mani da La Scrittrice abita qui” di Sandra Petrignani (BEAT – Neri Pozza) un libro bellissimo che vi permetterà di entrare nella vita e nelle dimore di alcune tra le più importanti scrittrici del Novecento. 
Lo consiglio con tutto il trasporto possibile perché sospetto che vi spingerà a seguire le vostre inclinazioni – di qualunque tipo esse siano – infischiandovene di tutto ciò che sembra remare contro la loro realizzazione. 

Tra le scrittrici raccontate dalla Petrignani, il mio pensiero continua ad andare proprio a Grazia Deledda. Sarà che è l’unica italiana del gruppo, sarà che la scuola ce l’ha sempre raccontata come una donna semplice e senza istruzione, dotata di un talento che in un certo senso la trascendeva. Il ritratto della Petrignani, invece, ci restituisce un essere consapevole e pronto, capace di procedere lungo il cammino della vita a testa alta, molto più forte dei pregiudizi e delle maldicenze.
Ed è questo che vi auguro: di seguirvi senza indugio!

greca

Il terzo e ultimo fondo di caffè è stato dedicato a un mio grande amore: Raymond Carver. Abbiamo sfogliato “Voi non sapete cos’è l’amore“, una raccolta di saggi, poesie e racconti pubblicata da Minimum fax.

Immerso in un tripudio di giallo, un caffè intenso della linea Espresso per te – capsule compatibili (che da quel giorno, da vera ininfluencer quale sono, compro in quantità industriali).

Fondi di caffè | Zelda was a writer

“Voi non sapete cos’è l’amore” è una raccolta di saggi, poesie e racconti di Raymond Carver. Uscita nel 1984, all’indomani del successo di “Cattedrale” – altro libro che vi consiglio con tutta me stessa – è stata pubblicata in Italia da Minimum fax che, da quest’anno, l’ha inserita nella collana Classics. 

Questo libro accompagna il caffè di oggi perché Carver rappresenta uno dei miei grandi amori letterari e così, proprio di fronte al terzo dei nostri appuntamenti condivisi, ho deciso di adagiarlo sul tavolo come fosse un regalo generoso, il dolce perfetto che rende una pausa da tutto indimenticabile.

“Voi non sapete cos’è l’amore” vi proietterà in un mondo di dettagli fotografici e parole semplici, capaci di portare con sé carichi di significato poetici e universali, capaci di interrogare la vita senza porre troppe domande, di raccontare i destini eroici di esseri senza nome, spesso ai margini, spesso silenziosi e persi.

La capacità di descrivere l’assenza, la sospensione, il dolore e il prendersi cura dei suoi personaggi con infinita umanità e comprensione hanno reso Raymond Carver un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di lettori e scrittori. Capiterà anche a voi: lo amerete senza sconti, ne sono certa!

greca

Spero che siano stati tre buoni consigli di lettura. Grazie per avermi dato modo di tornare a contemplare un lavoro di cui sono stata fiera.

Buon pomeriggio a tutti!
Camilla
Zelda was a writer

24 aprile 2017

Nel Carrello – Tempo di Libri

Camilla - Zelda was a writer

Libri nel carrello | Zelda was a writer
Venerdì scorso, con Justine, mi sono recata a Tempo di Libri, per un’incursione breve ma intensa tra gli stand e le proposte di questa nuova manifestazione milanese dedicata al mondo delle pagine scritte.

Inutile negare che la soglia di attenzione e critica sulla manifestazione fosse altissima. In questi mesi, la polemica Torino/Milano si è fatta aspra, caratterizzandosi agli occhi dei più come una lotta fra fazioni e non come un lavoro per creare interesse, far proliferare la cultura e accrescere occasioni di scambio e proposta.

È il caso di specificarlo: si tratta di una polemica nata perlopiù tra gli addetti al settore e non tra gli appassionati di libri che, sempre più sparuti ma mai vinti, in questi anni hanno sviluppato una consapevolezza non comune e chiedono solo spazi, manifestazioni oneste e proposte che lavorino – per dirla in modo prosaico – per “alzare l’asticella”.

Peccato che l’industria editoriale dimentichi molto spesso che la migliore occasione per far aumentare vendite e indotto sia un lavoro sul contenuto e non una lotta di parte…

Detto questo, la polemica non ha giovato a nessuno ma credo che la presenza di un antagonista o supposto tale abbia regalato una rinvigorente ventata di aria fresca al Salone del Libro di Torino che quest’anno sulla carta – e anche sul meraviglioso manifesto di Gipi – presenta un programma di tutto rispetto che non vedo l’ora di vivermi senza sconti.
Nel Carrello - Tempo di Libri

Ma anche a Rho Fiera è successo un piccolo miracolo: la manifestazione organizzata a tempo di record è nata immediatamente come una fiera di tutto rispetto, già dal minuto uno.

Forse danneggiata dal ponte del 25 aprile, appesantita dall’assenza dei piccoli editori – che in manifestazioni simili sono portatori sani di novità per gli appassionati – e delle scuole che, con il loro vociare polifonico e la curiosità più travolgente, sono energia allo stato puro e speranza di fare qualcosa che rimanga, che stimoli consapevolezza e condivisione.
Forse troppo simile alla cugina (sorella? amica? nemica?) sabauda e ancora incerta sui passi da compiere per non essere un clone, per apportare differenza e complessità. Perché, sì, la domanda ce la siamo fatta tutti: che cosa ce ne facciamo di due manifestazioni identiche a distanza di un mese l’una dall’altra?

È troppo presto per dire qualsiasi cosa, il tempo sarà il migliore alleato delle due manifestazioni che si spera diventino due fiori all’occhiello del territorio italico e non due concorrenti sul terreno – già fragilissimo – della proposta di libri e cultura.

Io, comunque, sono decisamente ottimista! E proprio per festeggiare Tempo di Libri, ho creato una piccolissima selezione di libri immediatamente inseriti nell’ipertrofico carrello dei miei acquisti online. Spero vi divertano e vi ispirino!
Nel Carrello - Tempo di Libri

W i libri!
Camilla
Zelda was a writer

NEL CARRELLO – TEMPO DI LIBRI
1. Se io Fossi un Libro di José J. & André Letria  Salani Editore —> ho parlato del libro in lingua originale qui.
2. Glenn Gould. Una Vita fuori Tempo di Sandrine Revel – Bao Publishing
3. Le Parole degli Altri di Michaël Uras – Editrice Nord (nella foto si intravede anche Anime e Acciughe di Achille Mauri – Bollati e Boringhieri – già sul mio comodino)
4. La Fine dei Vandalismi di Tom Drury – NN Editore (anche se ho messo in carrello pure lui)
5. Studio. Spazi Creativi d’Artista di Sally Coulthard – Logos edizioni
6. Semplicissimo. Il libro di cucina più facile del mondo di Jean-François Mallet – L’Ippocampo (sul’e-shop della casa editrice è esaurito, lo trovate qui)

19 aprile 2017

Storie della buonanotte per persone ribelli

Camilla - Zelda was a writer

 Mi schiero: se non fossi stata invasa dagli eventi e, di conseguenza, piuttosto latitante nei giorni della sua uscita, “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo (Mondadori) ve lo avrei consigliato.

A dire la verità, l’avevo già fatto su instagram ma mi/vi promettevo di tornarci con maggiore slancio e, puntualmente, non riuscivo.

Mi piacciono i libri di questo tipo: veri e propri zibaldoni di storie e colori, progetti a più mani che ho sempre adorato sin da bambina perché, da inguaribile curiosa quale sono, li ho guardati come delle gustose piattaforme per partire all’avanscoperta di biografie e destini, di tratti e illustratori.

Credo che questo libro andrebbe guardato così: come una piattaforma per stimolare i suoi lettori a chiedersi di più, ad addormentarsi con la sensazione di poter essere tutto quello che vorranno nella loro vita futura, di non dover porre limiti alla fantasia e al bisogno sacrosanto di essere al centro dei propri sogni.

Io sono figlia di un padre che mi ha sempre fatto intendere – con i fatti, non con le parole – che avrei potuto essere quello che volevo.
Ve l’ho già raccontato: quando, durante un Natale di millenni fa, una zia mi regalò i primi pezzi del corredo, chiedendomi di conservarli con cura, lui ammise che erano davvero dei preziosi asciugamani gialli e, ringraziando, promise che li avremmo senz’altro usati dal giorno seguente.

Il mio più grande esempio di femminismo applicato è stato senz’altro lui e così – ve lo devo confessare – vivo male qualsiasi tentativo, anche in buonissima fede, di parlare solo a una fetta di pubblico, solo a un genere.

Le Storie della Buonanotte andrebbero raccontate a tutti perché, se per una corposissima parte di  ragazze le cose non sono per nulla facile, è pur vero che anche certi ragazzi non se la passano per niente bene. 

Se i nostri figli vivessero i generi come un fatto accessorio, la differenza come una ricchezza, i limiti come una possibilità, tutti saremmo liberati dal pesantissimo fardello del dover essere come delibera la maggioranza delle persone e avremmo più tempo per dedicarci a ciò che ci accende, a ciò che ci rende davvero felici e vivi.

Quindi, per rispondere alle domande che mi sono state poste su questo libro, direi che tutti possono leggerlo e non solo le bambine ribelli. Anche le bambine remissive o i bambini morigerati, a mio modesto parere.

L’arte in tutte le sue forme non vi fornirà mai un libretto delle istruzioni o un bugiardino. Ogni volta che ne avete la sensazione, datemi retta, guardatela perlomeno con sospetto.

Prendete, per esempio, la letteratura per l’infanzia. Credo che i livelli raggiunti da questo ambito – in tempi peraltro insospettabili – raccontino di quanto coraggio e bellezza possano attraversare le pagine di un libro e renderlo un fatto importantissimo, coraggioso, l’espressione della più alta forma di civiltà e di condivisione.

Leggetela tutti, la letteratura per ragazzi, non aspettate di essere invitati nelle sue stanze. Fatelo sia perché dentro di voi alberga ancora un fanciulletto desideroso di stupore e speranza, sia perché, nell’aprire una delle sue mille copertine multicolore, nessuno vi chiederà di dichiarare chi siete, quanti anni avete, se siete autorevole o speciale.

Per questo tipo di letteratura sarete sempre e solo due occhi disposti a farsi stupire e un cuore pronto a palpitare.

Detto questo, oggi ho deciso di condividere la mia collezione di libri su donne cattivissime.
Sono stati pensati per bambini o solo per adulti? Per donne o uomini? Per suffraggette o per reazionari?

Non saprei rispondervi con certezza ma so che sono espressione di un fatto prezioso: raccontare la vita. E che poi, cosa non da poco, sono bellissimi.

In queste righe abbiamo appena finito di sfogliare Bad Girls Throughout History – 100 Remarkable Women Who Changed the World” (Chronicle Books), voluto e disegnato da quel geniaccio di Ann Shen (li avete scaricati i suoi stickers di facebook? Io dal minuto uno!). Scritto in inglese e consigliabile anche a chi sappia solo il francese. 

Queste foto in cui siamo immersi, invece, ci raccontano di una vera e propria perla.
Segnatevelo: è un libro va tenuto vicino al cuore. Si chiama “Cattive Ragazze – 15 Storie di Donen Audaci e Creative” di Assia Petricelli e Sergio Riccardi (Sinnos).

Immersi in questa graphic novel intelligente e ispirante, troverete quindici storie di libertà e passione, agli antipodi geografici e pure culturali, piene di talento e determinazione, di coraggio e semplicità.

Vi faranno letteralmente accapponare la pelle perché vi ricorderanno quanto la vita per taluni sia stata un’occasione straordinaria di espressione e generosità. Leggendolo, perderete i confini di genere – genere letterario, genere sessuale – e vi troverete davanti a pagine e persone, persone vocianti o sommesse, famose e anelate o sconosciute e vessate.

Vi troverete davanti a qualcosa che, nelle differenze, ci unisce tutti: il diritto a esistere. E, anche sforzandomi nel cercare altre opzioni, non credo esista fatto più importante, dolce e umano.

È il caso che vi lasci… Ma quanto parlo ultimamente?! 
Che sia una buona giornata per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

13 aprile 2017

Sul recitare (con tutto te stesso)

Camilla - Zelda was a writer

Sul recitare con tutto te stesso | Zelda was a writerGiorni fa, sul Corriere della Sera, ho letto la storia di Giovanni Mongiano, attore con alle spalle una lunghissima storia di palchi solcati, di prove, di attese e di una tracimante e mai vinta passione per il teatro.

Prima di iniziare il suo spettacolo serale – Improvvisazioni di un attore che legge” al Teatro del Popolo di Gallarate – gli è stato riferito che la platea era completamente vuota. 
Mongiano poteva decidere di tornarsene a casa o in albergo: una pizza da consumare velocemente e il sentimento di vivere in una società immemore e poco curiosa gli avrebbero forse regalato una notte insonne ma quel che è certo è che avrebbe risparmiato le sue energie per altre sere di pubblico in sala.

Mongiano, invece, ha deciso di salire sul palco e ha recitato per un’ora e venti come se il pubblico fosse presente, magicamente raddoppiato, oltre la capienza effettiva di quel teatro costruito nel 1920, con il contributo di tutte le fasce della popolazione, anche quelle meno abbienti.

La platea che sogniamo | Zelda was a writer

Recitare per il vuoto. Recitare con la stessa abnegazione che ti spinge a dare il meglio di te quando sei sotto la lente d’ingrandimento di molti, quando il teatro ha un nome altisonante, quando la stampa si spinge oltre il misero trafiletto che, in genere, è già un grandissimo regalo promozionale.

Recitare con tutto te stesso.

Giovanni Mongiano dice che quella sera ha deciso di salire sul palco sulla scorta di un impulso improvviso, come fosse un atto d’amore ma anche una coraggiosa protesta.
Sul recitare con tutto te stesso | Zelda was a writer

A me si è stretto il cuore e ho iniziato a ragionare silenziosamente.
In questi anni, grazie alla mia amica Marilena, mi sono concessa un abbonamento annuale al Teatro Elfo Puccini, trovandomi di fronte a tanta di quella vita, di gioia e di speranza da ritenerlo un investimento imprescindibile per la qualità del mio pensiero.

Il teatro ha allenato l’empatia, è stato un ottimo simulatore di volo per la mia vita e mi ha permesso di riconoscere una forza incredibile nella fragilità. Per questo andrebbe supportato, festeggiato, raccontato e difeso: a prescindere dai singoli casi, in esso si nasconde l’antidoto a tutte le derive di sentimento e umanità a cui stiamo tristemente assistendo.

Non è solo un fatto da intenditori, non fa morire di noia, non è solo per i ricchi, non è sempre e solo la riproposizione di un repertorio più o meno tradizionale: il teatro è una sonora risata che puoi fare al buio, le tue lacrime, la tua indignazione, una delle possibili risposte alle tue mille domande, la sensazione più prossima al materico, al tattile. Il teatro è salto a pie’ pari in mondi paralleli, che non sempre abbiamo la voglia o gli strumenti per visitare.

Credo davvero che la società sia sedata e destinata a una perdita inesorabile di empatia e rispetto? No, assolutamente.
Tutte le volte che mi guardo in giro vedo tantissima volontà, molti fatti, incredibili esempi di bellezza e coraggio. Ci sono tante defezioni ampiamente testimoniate ma la verità è che chi produce fatti positivi è perlopiù impegnato a fare e spesso il suo silenzio non è assenza ma presenza su altri campi, forse meno virtuali ma di certo più fattivi. 

Sul recitare con tutto te stesso | Zelda was a writer

Ma voglio dirvi di più. Penso a quell’attore che recita con serietà e trasporto nel vuoto di una sala e ci intravedo un esempio forte e significante per tutti, specie in questo momento storico.

La serietà che non ha bisogno di plausi, il profondo senso di rispetto per il lavoro che si fa, la grande presenza di spirito e cuore nelle cose più nascoste, meno plateali, meno “influenti” ci porta a un fatto importante: quello che ci rende davvero autorevoli è la passione con cui ci mettiamo al servizio di ciò che amiamo, il nostro comprensibile bisogno di lasciare testimonianze di noi nel mondo, l’esigenza di dare un senso forte non tanto ai nostri siti o ai nostri social ma a quello che decidiamo di essere nella vita, al patto che sottoscriviamo con la nostra pretesa di realizzazione e felicità.

Per questo fatto ci sono pochi like che valgano davvero e, a pensarci, non servono neanche platee estese o vocianti. Per questo fatto esiste un solo spettatore che conti veramente: la più completa e galvanizzante sensazione di essere parte integrante del proprio cammino.

Un sorriso e  buona giornata,
Camilla
Zelda was a writer

11 aprile 2017

Di quando Zelda ha letto Rupi Kaur

Camilla - Zelda was a writer

    Zelda legge Rupi Kaur | Zelda was a writer

Sono tornata qui, dopo un mese abbondante.

Un mese rivoluzionario e faticoso in cui, finalmente, ho scoperchiato la mia polverosa collezione di vasi di Pandora e abbracciato il cambiamento. Si tratta di un percorso intimo e leggendario (leggendario per tutto quello che è meno evidente e glamour, per l’economia dei miei giorni e per tutto quel poco altro che a me sembra tantissimo). Un cammino che non so raccontare nemmeno a me stessa ma che ha creato connessioni importanti.

Una di queste – oggi sono qui per parlarvi di lei – è stato l’incontro con Milk and Honey di Rupi Kaur, un libro che ha fatto parlare di sé dal primo minuto della sua vita condivisa, amato alla follia da Tre60 che ha deciso di portarlo in Italia, sfidando il nostro approccio recalcitrante nei confronti della poesia.
Zelda legge Rupi Kaur | Zelda was a writer

Il successo che questo libro ha scatenato è stato tracimante. Quello che non smette di sembrarmi importante è che Milk and Honey di Rupi Kaur è riuscito a ricordarci quanto la forza di un messaggio sia in grado di valicare le reticenze più granitiche; quanto il bisogno di dire – di dire con il cuore e tutto il trasporto possibile – sia qualcosa di tracciabile e assolutamente evidente; quanto il pubblico, che moltissima editoria tende sovente a imboccare, sia perfettamente presente a se stesso.

Il pubblico sceglie, non subisce e ha ambizioni fruitive molto più variegate di quanto si pensi.
Zelda legge Rupi Kaur | Zelda was a writer

Con questo libro ho avuto la fortuna di creare un progetto tutto mio, raccontato su instagram, pieno di immagine e parola. Una serie di scatti che lo raccontassero nello stesso modo in cui lo vedevo e che vi abbracciassero tutti, in una ipotetica lettura condivisa, in un gioco di creatività e amore per le pagine scritte.

Il progetto è stato reso tanto bello (ok, lo ammetto: lo amo alla follia!) grazie alla presenza di un’attrice – Queralt Badalamenti (protagonista di ognuno dei dodici scatti realizzati) – e di un’amica con cui condivido sogni e fatiche – Justine Romano de Le Funky Mamas – che si è occupata della produzione dell’intera avventura, incrementando in maniera decisiva la creatività e le idee.

Eravamo un gineceo per un libro che parlava di donne. Niente di più perfetto!

Le donne raccontate, che sono il risultato dell’esperienza di Rupi e, per questo, lontane dal nostro vissuto, ci sono apparse immediatamente universali.
Potevamo essere noi, potevamo esserlo state per i giochi del destino o in una frazione fondamentale del nostro vissuto. Rupi ci ha raccontate nella gioia e nel dolore più profondo, nella fragilità che annienta e nella forza del rialzarci sempre e comunque.
Zelda legge Rupi Kaur | Zelda was a writer

Con Rupi Kaur abbiamo seguito un cammino a quattro tappe.

Il Ferire ci ha raccontato dell’essere nate donne in una società complessa, che ha fatto della divisione dei generi (delle rispettive educazioni, della loro realizzazione personale e professionale) un fatto fondante.
In questa fase abbiamo riconosciuto l’ingerenza di modelli secolari, la violenza più sfumata ma non per questo meno dolorosa, la mancanza di una coraggiosa educazione emotiva, che forgi menti e gesti, mettendo al centro la persona, non il genere.

L’Amare ci ha parlato di quello stato di grazia che ci rende completi e significanti solo in presenza di un sentimento che sembra certificarci, regalandoci finalmente un motivo del nostro essere al mondo.
Questa sezione è difficile da spiegare perché è un fatto intimo che ognuna di noi, in diverse percentuali, ha provato almeno una volta nella vita. Parla della perenne ricerca di completezza delle donne, una necessità più indotta che reale.

Lo Spezzare ha raccontato di un meccanismo che si rompe, con la conseguente perdita di orientamento e di parametri che, seppure violenti e indotti, erano l’orizzonte certo a cui tendere.
Questa terza parte parla della fatica di capire che le regole sono poca cosa, se rapportate all’energia vitale di ogni essere umano.

L’ultima tappa, Il Guarire, descrive l’importanza di ripartire da sé, di bastarsi, di cercare solo quello che ci accende e ci fa sentire persone vive e in cammino.
Non figlie, mogli, madri, solo persone necessitanti di un ritmo interiore del tutto soggettivo, di scelte al riparo dal sentire comune, di occhi che non abbiano il timore di guardare oltre la linea del consentito.
Zelda legge Rupi Kaur | Zelda was a writer

Spero che questo progetto vi abbia regalato uno spunto in più per guardare alla vostra vita, che abbia incrementato gioia ed empatia. Lo spero con il cuore perché libri simili chiedono solo di cercarsi tra la folla, di riconoscersi e, finalmente, di comprendersi e scusarsi.

Grazie a Tre60 per avere seguito con fiducia ed entusiasmo la mia intuizione. Lavorare con questo slancio è avventura a dir poco incredibile!
Camilla
Zelda was a writer

Milk and Honey
di Rupi Kaur (—> sitoinstagramtwitter)
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