17 novembre 2009

Matta come un cappellaio (As mad as a hatter)

Camilla - Zelda was a writer

Non categorizzato

Deve esserci senz’altro un perché chiaro e tangibile, se da una decina di giorni il mio incontro con i cappelli si è fatto fitto fitto.

Non sto esagerando: siamo di fronte ad un rapporto al limite della patologia, sulla preoccupante strada del feticismo. Vedo cappelli ovunque. Non più teste, punti di vista sulla vita o idee strambe; sempre e solo cappelli.

Me li regalano, me li offrono, li sogno, li cambio, li bramo. Se avessi due teste, al momento – giuro – non ne farei una tragedia. Regalatemene una per Natale e vi sarò amica per la vita.

Il Cappellaio Matto

Com’è che questa cosa dei copricapo arriva nel momento di massima spremitura delle mie povere meningi? Sono qui che mi sforzo a trovare l’Idea del Secolo, la Chiave di Tutto, il Mai Pensato e trac! arrivano loro: i cappellini. Che il Dio dei Berretti stia difendendo come riesce questa povera testolina in esplosione? Non me ne stupirei.

Sono sempre più convinta che le idee vadano coltivate con amore e dedizione. Al momento confesso di avere quel tipico rapporto di amore-odio che si crea tra la creatura leggiadra e indifferente e il suo creatore che pensa, che si spreme, che si lambicca e cede al peso di quintali di se, ma e forse. Io quest’ultimo, vecchio, raggrinzito e canuto; e loro, le Idee, eteree che paiono voile di seta pronti per la festa.

Nonostante il dissidio momentaneo (so che torneremo ad amarci), e con la piena certezza che il cappello non faccia l’Idea, non nego che una creazione di Federica Moretti per me potrebbe fare la differenza tra il semplice coprire le Idee e il glorificarle. Forse con un suo cappello penserei cose più sfrontate e innovative. Forse sì, forse no… insomma, mi metterei volentieri alla prova.

Federica Moretti

Si dice che Elisabeth Koch sia la designer del momento, e di certo le sue creazioni danno a queste voci piena ragione. Si dice pure abbia viaggiato per tutto il mondo (ha abitato persino in Cina!) e che questo abbia arricchito notevolmente la sua opera.

Io penso questo: se viaggi con la Curiosità e ti chiedi sempre, di più, senza ipotizzare ma andando lì, proprio lì, ad accertartene, la tua testa sarà viva, fresca e fiduciosa. Quindi sì, proverei anche un Koch. E magari viaggerei. Non mi risparmierei, insomma.

 elisabeth koch37

Ho una bombetta da qualche parte.

E un giorno mi deciderò ad indossarla per andare all’Unes. Vorrei proprio vedere la faccia della mia dirimpettaia mentre scelgo le mele Renetta con l’apposito guantino di plastica. Mi piacerebbe farle una boccaccia alla Nouvelle Vague e poi prendere a scappare lontano lontano, con cassiera, addetto ai latticini e macellaio che mi rincorrono per avere i soldi della spesa. Con le mele ci farei infinite frittelle e poi le regalerei ai vicini per non ingrassare.

Le idee non sempre si nutrono di progetti tangibili, ed è bene che talvolta si delizino di un simpatico niente. La delizia non è per forza superficialità, per esempio: non ho mai conosciuto un cappello indossato da un comico che mi impedisse di pensare alla Vita e alle sue sofferenze…

Stanlio e Ollio

Buster Keaton

Charlot

Io credo che i cappelli vengano a me per dirmi di vivere serena, perché, alla fine, anche loro, le grandi costruzioni della mente, hanno bisogno di tutta l’umana comprensione che uno riesce a trovare. Non è un caso che gli antichi parlassero di otium, non è un caso che i colori facciano sorridere e gli accessori ravvivino vestiti sempri uguali!

Le idee hanno bisogno di un cappello, di un piccolo impegno per il vano e di tantissima fantasia

Per noi a Londra sono così.

ivy camy annalisa

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Rileggo quanto ho scritto e mi scuso per la logorrea. Ma va così stasera: sono toccatella almeno quanto il Cappellaio Matto e talvolta anch’io, lo confesso, guardando tramonti, scrivanie o corvi, mi delizio della compagnia di indovinelli senza soluzione.

Buona serata a Tutti!

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