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30 marzo 2011

Serial writers di ieri

Quello che non smetterà mai di colpirmi dei Serial Writers è la loro dimestichezza con l’iperbole. Vivono l’amore e lo fermano sui marciapiedi, spesso in prossimità del portone del proprio oggetto del desiderio.

Pare che al mondo esistano solo loro, che tutto sia carta su cui fermare l’amore, la gioia, la mancanza, il dolore. Non tutti i Serial Writers sono degli amanti bulimici e barocchi, sia chiaro, ma quelli che si trovano invischiati in questo sentimento immenso, non riescono a contenerlo, a volte scrivendo di gioia, a volte rivelando il loro cruccio ossessivo e invalidante per un amore perso o per uno mai nato.

Quando ieri mi sono imbattuta in queste due frasi – scritte una a pochi passi dall’altra per rispondersi, abbracciarsi, per sentirti legate da quattro lemmi e un Destino – ho pensato che questo mondo abbia disperatamente bisogno di camminare su sentimenti che inteneriscano, stimolino al meglio, che ispirino vie alternative.
L’amore per le cose, per le persone, per il destino degli altri. L’abitudine a non contemplare le disfatte altrui, quella a sentirsi più in alto rispetto alle viltà, il non avere tempo per le bassezze. L’anelito alla crescita, al fare meglio, a creare un piccolo pezzo di sé che possa risultare in qualche modo utile agli altri. Tutto questo genere di ricchezze molto semplici nell’attuazione, andrebbero scritte per le strade. Costantemente. Senza vergogna, un po’ come fanno i serial writers con le loro cotte al cardiopalma.

Una volta un poeta persiano ha scritto che tra Dio e la Musica non esiste che un angolo di strada. Vorrei che questa prossimità tra spiritualità e bellezza ritornasse sulle nostre strade, nei nostri passi e pure nei cuori. Perché se l’abitudine di certi tragitti ti entra dentro, sarebbe bello che ciò avvenisse anche con certe questioni di cuore e amore. Sì, sarebbe davvero bello se tra Noi e il sentimento di Crescita e Speranza ci fosse solo un angolo di strada.

Buon mercoledì a tutti!
xoxo

10 Commenti a “Serial writers di ieri”

  1. Serena scrive:

    Che tristezza stare in provincia.. anzi.. un distaccamento della provincia…
    e poi l’andare sempre in macchina ti esclude da queste gioie…

    me imbronciata.

    • :O nono, imbronciata no! con tutto il fior fiore di immagini che fermi! (… e che fermi così bene!!)
      tu conosci gli abissi, poi! che t’importa di un marciapiede tutto pieno di pipì e fossili di chewing-gum?!

  2. Alex scrive:

    Voce fuori dal coro.

    Trovo che quest’uso smodato e imprudente dei superlativi, degli assoluti e dei “persempri” sia alla lunga controproducente.

    Queste parole andrebbero centellinate, usate con cautela e riservate per i momenti preziosi.
    Un uso affrettato ed incosciente le banalizza con il risultato che quando capita davvero l’occasione “giusta” tutto sembra banale e non si trova il modo di rendergli giustizia.

    —Alex

    • Non lo so, Alex. Non so.
      Amo le parole, le rispetto, le cullo.
      Ma questo bisogno insopprimibile di affetto e bene non mi lascia indifferente. Viviamo in un momento in cui bisognerebbe centellinare la volgarità, la pinguedine del pensiero, il diabete retorico.
      Queste frasi ingenue e zuccherine, forse, sono per lo più votate solo a creare del bene, a strappare un sorriso ai passanti estranei, a convincere un’innamorata reticente. No so se mi troverei a scriverne… ho una forma di rispetto inconscio per i muri e le pavimentazioni cittadine (si veda: educazione ferrea ricevuta). Io però le vedo come piccoli tentativi di liberare sentimento. E che siano per sempre che durano poco! Che siano superlativi che si caracollano contro i muri dell’ovvio!
      Il sogno ce lo stanno rubando. Mettersi a difendere le forme grammaticali mi sembra inutile.

      Hey, ma come procede la fotografia?! Io mi sto incagliando nella praticità dell’iPhone… non dire nulla, mi snervo da sola. ;)

      • Alex scrive:

        Eh eh…
        Non credere che la mia sia una sterile difesa della grammatica.

        Penso solo che se sprechiamo tante belle parole poi cosa ci rimarrà?

        Se presi dall’entusiasmo definiamo un “Moccia” qualsiasi come un capolavoro, come potremmo mai trovare le parole adeguate per definire Garcia Lorca?

        La fotografia procede a stenti ma se dai un’occhiata al mio Flickr (www.flickr.com\adblues) trovi qualche foto nuova.

        Un abbraccione!

        —Alex

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