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28 luglio 2011

Zibaldone zeldiano

Buon giovedì, Amici belli!
Stamattina sono uscita presto, avevo due idee che mi frullavano per la testa e volevo cercare un posto al riparo dalle tentazioni del web per buttarle giù.
Sono arrivata al bar e mi sono ricordata che lì il wi-fi è presente e denso come la crema di tutti i cappuccini che vengono serviti. E Amici, io questo bar lo frequento ad ogni ora del giorno… Questo a dirvi che la mia memoria ormai è un colabrodo e che la vacanze urge, non tanto come capriccio ma come seria cura per le mie sinapsi.
Comunque, oltre al wi-fi, colate di catrame e una betoniera prossima all’entrata, hanno confuso le idee ulteriormente.
Però ci siamo. Ho in mano la storia: userò questa estate per scrivere e dormire. Due delle cose di cui al momento ho più bisogno.Come state, voi? Mi accorgo che sono giorni che non ve lo chiedo! Siete prossimi alla partenza oppure resterete in città?
Io parto la prossima settimana per il mare e mi preme dirvi che Zelda non andrà in vacanza per l’intero mese. Sarà solo un po’ meno ligia al dovere e magari meno chiacchierina e più fotografica, ma credo – anche grazie alla costa più cablata dello Stivale – che avremo modo di tenerci in costante contatto.

E ora due piccole considerazioni.
La prima riguarda la morte di Agota Kristof, avvenuta ieri nella quasi totale indifferenza dei media.Non conta molto, sapete? Non credo che le sarebbe importato, perché Agota Kristof era una donna molto riservata e dedita ad una misura di modi e verbi che incuriosiva chiunque la leggesse o conoscesse. A me è capitato telefonicamente, per un’intervista radiofonica molti anni fa.
Grazie al Consolato d’Ungheria di Milano ero riuscita a trovare un’interprete: mi faceva piacere pensare che lei potesse parlare l’ungherese, lei che scriveva in una lingua non sua per il volere di una Storia non sempre giusta, non sempre materna. Ero emozionatissima e ricordo che le dissi che l’adoravo.

Se perdi anche la possibilità di esprimerti con i tuoi idiomi materni, tutto acquisterà un altro valore.
Altre velocità, altre figure retoriche, altre forme mentali.
Un bisogno di dire che si schianta contro le ovvie limitazioni di un’espressione non tua, un bisogno lacerante e pulsante che lotta contro la forma e la spoglia di orpelli per farla diventare veicolo impersonale e tragico allo stesso tempo. Ecco cos’era la scrittura di Agota Kristof per me: una detonazione che non ti aspetti, un mare calmo che cova dentro uno tsunami.
Ricordo che studiai la Kristof all’università e ne restai affascinata a livelli non descrivibili. Era talmente tanto diversa da come ero io! Eppure mi sembrava che dietro alla sua forma asciutta e rigorosa nascondesse un tale bacino di tragicità pronto a tracimare, se solo una riga avesse scricchiolato, se solo una pagina avesse deciso di non rispondere all’appello di compostezza formale che si era data. Eravamo simili – mi dicevo allora, nella pienezza delle mie scoperte – nel nostro strabordante bisogno di dire. Solo che lei aveva quel immenso valore della semplicità, valore a cui tutti ambiscono e che a pochi riesce; mentre io mi perdevo in riccioli da intarsio barocco.

Mi commuovo sempre per queste defezioni così importanti per la vita dei miei pensieri. Ma poi penso, infischiandomi di ogni retorica, che chiunque lasci una piccola traccia di sé non morirà mai.
Questo è un discreto monito a seguire le vostre velleità, considerandole dei talismani preziosi contro le democratiche tragedie del quotidiano. Questo è un invito, altrettanto sussurrato, a leggere – sempre che non l’abbiate già fatto – la Trilogia delle città di K.

Se pensate che la guerra sia insensata e che i bambini siano figli di tutti, questo libro non potrà che cambiarvi la vita. Con la forza asciutta delle parole di un’artista pazzesca. Quelle sue parole capaci di mirare al cuore con una precisione chirurgica.

Cambio repentino d’argomento per una bellissima iniziativa di un amico di Zelda.
Si chiama DECORO URBANO e la trovate qui. In pratica, sia cittadini che istituzioni possono partecipare attivamente alla sistemazione dei propri passi, sottolineando ciò che non funziona per le strade dall propria città. Quindi, forza! Scaricate l’app gratuita e segnalate prontamente (qui)!!


Trovo che sia un’iniziativa bellissima, da far girare senza posa. E mi raccomando (sto parlando a quella corposa parte di Italiani brontoloni, voi tappatevi le orecchie!): fate che sia un motivo di crescita e di evoluzione di noi nelle nostre cose, e non di polemica costante.

Vi bacio fortissimamente forte, buon pomeriggio!
xoxo

15 Commenti a “Zibaldone zeldiano”

  1. chucky scrive:

    la trilogia di k. un shock che si deve necessariamente vivere

  2. Scratch scrive:

    <>

    occome mi piace questo elemento!!!
    in ogni caso buona vacanza amica lomografica, io probabilmente mi farò il giro della Grecia in catamarano (con questo tempo è difficile a dirsi)

    E Ironia della sorte ‘trilogia della città di K.’ mi è stato consigliato dal mio prof per un esame e l’ho ordinato proprio l’altro giorno! <3 commenterò appena l'avrò finito!

  3. pa scrive:

    che libro ENORME; che colossale OPERA D’ARTE… con tutte le maiuscole del caso.

  4. sonia scrive:

    Il libro della Kristof l’ho letto in francese, uno dei primi in quella lingua che stavo imparando là, nella strada e nelle aule dell’università senza averla mai studiata prima. E riesce a parlare a tutti, con quelle frasi dalla costruzione semplice e dal messaggio complesso. L’ho fatto anche leggere, lo tengo come un bellissimo ricordo di lettura.

  5. sonia scrive:

    No no, niente esami ;)
    Ero a Parigi in erasmus, planata là senza sapere più di 5 parole in francese. Leggevo libri per bambini per migliorare la lingua e poi mi è capitata in mano la Kristof. Amore a prima frase!

  6. Claudia scrive:

    Cara Zelda, anche io amo moltissimo la Kristof, scoperta un anno prima di trasferirmi in Ungheria, dove ho poi vissuto tre anni. Sebbene la storia l’abbia obbligata a vivere in Svizzera, conoscere l’Ungheria mi ha aiutato molto a capire il suo modo di essere e la sua durezza. Ho notato che negli scrittori ungheresi si vede quasi sempre molto bene l’impronta del luogo di nascita e in A.K in modo particolare. Complimenti per averla intervistata, ti invidio (bonariamente, s’intende!) ;)

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