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27 settembre 2011

Racconti da musicassetta: La luna al contrario

Sono ferma da un buon quarto d’ora al passaggio al livello che divide in due perfette metà il nostro paese e ti penso. Non riesco a credere che da ragazzine lo attraversassimo senza alcuna paura. Mano nella mano, sandaletti di cuoio sempre troppo grandi e un cuore solo, che rimbombava nel nostro torace dalle spallucce alate. Non riesco a credere che quella stessa me oggi spenda infiniti minuti a dire a suo figlio che non si fa, che è una cosa insensata e pericolosa, e che chiunque la faccia manca di una corposa fetta di cervello!
Noi la facevamo: attraversavamo come ricci sull’autostrada, testa bassa e pupille dilatate, impaurite e veloci. E Dio sa quante volte avremmo potuto lasciarci la pelle, i castelli in aria, i bagni d’aria a braccia aperte e tutti i segreti della nostra buca vicino alla quercia.

Seguo le nostre fughe sul parabrezza imporporato dal tramonto e penso a quanto sia paradossale questo tempo che passa, rendendoci grandi e al tempo stesso piccoli, esposti e crudeli. L’attesa inizia ad agitare la fila di macchine, qualcuno suona il clacson in segno di protesta (contro il treno?), altri aprono le portiere liberando una canzone dei Beatles che sale come sussurro verso il cielo.
Ci vedo correre lungo i tergicristalli, appese allo specchietto retrovisore, nel pieno di quei giorni di sole vero e di spighe che ci camminavano lungo le gambe fino a nascondersi nei nodi selvaggi dei nostri capelli scoloriti. Ginocchia sbucciate e fronte da teppiste, sfidavamo l’orizzonte accaldato di pomeriggi solitari e vacanzieri in cui l’orizzonte non saziava mai la nostra idea d’infinito.

Dove sei adesso, Livia? E’ possibile che un paese tanto ristretto abbia diviso due amiche come noi? Che sia il passatempo preferito di questo posto dividere le cose e le persone? Passaggi a livello, ponti, strade, prati, cuori: da queste parti tutto è diviso in due metà, bellissime e pericolose come la mela della strega.
Dicono che tu sia partita per un posto dove lo sciacquone va in direzione opposta al mio. Dicono che fossi un’anima inquieta e che la vita ti abbia allontanato e zittito. Ma sai come capita nei bar di paese: si parla per accompagnare il sole a casa.
T’immagino felice, io che ti ho conosciuta veramente, e intanto le sbarre del passaggio a livello si alzano lentamente, liberando persone e motori.

Cara Livia, ti ricordi di quella canzone che cantavamo a squarciagola, fingendo di conoscere l’inglese? Si chiamava Moon qualcosa… Ti ricordi del ritornello? Diceva circa così: la luna piena guardata al contrario racconta il futuro degli uomini coraggiosi. In una notte di luna piena decidemmo di conoscere il nostro e, con il naso all’insù, roteammo su noi stesse per guardarla al contrario. Eravamo quasi giunte a leggere il segreto dei nostri giorni quando tu, tremante, mi stringesti la mano.

- Non voglio sapere – mi dissi.

In un attimo eri già alla fine della strada silenziosa, correvi senza fiato e io dietro di te. Arrivammo sotto il campanile della chiesa che eravamo senza forze, ci guardammo negli occhi come se il futuro non fosse una cosa che ci riguardava e iniziammo a dare fastidio al solito gufo che si nascondeva in una nicchia oscura.

Ci penso spesso, cara Livia, a quel mancato incontro con il futuro: è un gran peccato non aver letto il nostro destino sulla luna al contrario. Forse gli avremmo impedito di dividerci.

12 Commenti a “Racconti da musicassetta: La luna al contrario”

  1. Roberta scrive:

    E’ un piacere leggerti.

  2. V. scrive:

    Un inchino..
    V.
    PS: Ma…esiste il lato B? Un altro brano?? ;)

  3. alessandra scrive:

    è vero, il sito di Roberta è bellissimo, Camilla ci vede sempre giusto, dove lei dice, io clicco :-)

  4. Desirée scrive:

    Bellissimo racconto. Mi ha emozionato.

  5. manu scrive:

    Meraviglioso, bellissimo. 6 una grande. Voglio UN ENORME LIBRO GIGANTE scritto da te!
    manu

  6. Suzie scrive:

    Bellissima storia, mi ha fatto ricordare un’amica d’infanzia…corse sui prati, risate e tante confidenze.ora ci vediamo tutte le estati, ma qualcosa si è rotto, non riusciamo più a comunicare. E’ triste, ma quei ricordi felici rimarranno sempre e ogni tanto una canzone, per magia, li tirerà fuori ;)
    P.S. il tuo blog è MITICO, così come le tue foto!

    • Suzie! GRAZIE!
      Il tempo sublima e in certo senso sistema tutto, non è negativo cambiare e incastrare il proprio con nuovi vissuti… credo faccia parte delle cose della vita ;)
      senti come sono diventata saggia (sulla carta)!
      bacibellissimi e buon week-end :D

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