15 maggio 2012

Rosso, ovvero la paura del nero

Camilla - Zelda was a writer

Daily thoughts

Cari Amici,
buon martedì a tutti!

Venerdì sera mi sono recata al Teatro Elfo Puccini per il penultimo spettacolo del mio abbonamento.
Arrivavo preparata perché un cospicuo numero di persone – le stesse per cui nutro un’infinita stima – mi aveva avvertito: mi sarebbe piaciuto da impazzire. E così, mentre tentavo di ricompormi nel delirio di applausi che salutavano l’opera e i suoi magnifici interpreti, ho pensato a quanto la mia stima fosse ben riposta.Rosso mette in scena due anni della vita di Mark Rothko. Due anni importanti, di questioni umane e filosofiche più grandi delle sue stesse immense tavole.
Il magnifico lavoro di scrittura di John Logan – con la sua cura per le fonti che inorgoglirebbe il filologo – presenta un uomo ispirato e dannato, votato alla delicatezza del gesto e alla furia dell’impasto. Da contraltare alla figura dell’artista burbero e fragile, quella del suo assistente, summa dei tanti che l’hanno affiancato lungo la sua carriera.
Due anni di conflitto-ricerca, di prospettive oniriche e di ambizioni claustrofobiche. Due lunghi anni tattili, di miscela e di colore per la preparazione dei Seagram murals, commissionati a Rothko per il Four Seasons di New York.

Io davvero non riesco a spiegarmi ancora del tutto la magica versatilità del Destino che decide di avvicinarmi a cose che ho dannatamente bisogno di ascoltare, vedere, sentire dentro. A volte, la mia testolina fantasiosa, ipotizza cambi di scena rocamboleschi – appena oltre una porta, appena dietro un muro – per far sì che le risposte alle mille domande che mi pongo arrivino sempre puntuali e disarmanti.

Non so dunque se quello che vedrete (fino al 3 giugno) sarà lo stesso spettacolo che ho visto io… non so se risponderà ai vostri quesiti, se vi parlerà nella giusta lingua e danzerà di fronte al vostro cuore (rosso) con la medesima scansione sinuosa e materica con cui si è rivelato al mio… una cosa è certa, però: ne rimarrete folgorati.
Verrete chiamati in pieno palco, pur rimanendo immersi nel buio della sala, e vi verrà chiesto – talvolta gentilmente e spesso strattonandovi – di rivelare il rosso di una passione che è al contempo Arte e Vita. Rothko richiedeva questo a chi contemplava le sue opere: attesa e movimento.

E così, nel pieno tripudio di una sinestesia che profuma di tentativo, di sbaglio, che s’innalza ripida lungo i binari delle possibilità umane, troverete una relazione immensamente vera e comune. Quella tra due uomini che incrociano il loro cammino in due momenti speculari, così dannatamente appesi al cromatismo del ricordo e a quello del gesto, dell’attesa, dello sviluppo.
Il rapporto tra due anime vere, corporee, magistralmente interpretate da un Ferdinando Bruni-Tempesta e da un Alejandro Bruni Ocaña-Neve. Due anime votate ai sogni come ognuno di voi. Come ognuno di noi.E mentre penso che anche Cassandra fosse di un rosso granuloso e misterico, mi viene da sospettare che Francesco Frongia, il regista di entrambi gli spettacoli, sia nel pieno di un cammino che profuma di Trilogia del Rosso.

C’è da chiedersi, dunque, quale sarà la sua prossima avventura cromatica.

(ph. source: here)

Buona giornata a Tutti, Amici belli!
Ho appena riletto queste parole e mancano di quello stupore che mi ha lasciata in uno stato catatonico per tutte le ore a seguire, ma per rendere al meglio il suddetto stato di beatitudine e nostalgia non posso far altro che consigliarvi di correre a teatro!
xoxo

______________________________________
PHOTO CREDITS:
le foto dello spettacolo sono di Luca Piva
per le foto di Rothko: 1. – 2. – 3.
la foto del museo è di Cococozy
per le instagrammate lamentatevi con la sottoscritta ;)

3 pensieri su “Rosso, ovvero la paura del nero

  1. serena

    lo sai cosa mi piace di te? che sei un’entusiasta, bevi la vita come un bicchiere di acqua fresca quando si ha sete. Brava!

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *