21 aprile 2013

THINGS // Le Funky Mamas

Camilla - Zelda was a writer

THINGS

banner THINGS ok ZELDAThings // Le Funky MamasLe cose (things) dispongono di noi: in un periodo in cui siamo difficilmente propensi a impegnarci con le persone, le cose arrivano e ci ammaliano, senza possibilità di difesa. Per loro molliamo gli ormeggi della diffidenza e ci impegniamo in rapporti difficili, mutui decennali e sentimenti pulsanti.
Le cose ci sopravvivono e noi, che abbiamo investito intere esistenze per tentare di possederle, dobbiamo lasciarle alle storie degli altri. L’analisi potrebbe apparire spietata – e forse lo è – ma ritengo ci sia un modo infallibile per alleggerirla: giocarci.

Sarà quello che faremo con THINGS: parleremo delle persone partendo dalle cose, giusto il tempo di capire che queste ultime – seppure bizzarre e affascinanti – sono utili pretesti per interessarsi di anime, tentativi e progetti.

Mi chiamo Camilla e, per questa prima puntata, ho deciso di raccontare la storia di Chiara Formenti e Justine Romano de Le Funky Mamas.

Incontro Chiara e Justine in una mattinata d’inizio marzo, il sole dei giorni precedenti ci ha fatto credere che la primavera fosse alle porte, ma un cumulo di nubi lattee e fumose si staglia sulle nostre teste e ci segue fino a Les Gitanes, un bistrot milanese in zona Tortona.

10 things

Le Funky Mamas sono due amiche che qualche anno fa hanno scoperto di aspettare due maschietti nello stesso magico momento. Generare due piccole vite ha liberato una forza detonante, base fertile per infinite intuizioni: un blog molto seguito, una factory chiamata Aubergine, dedita al sostegno di progetti creativi indipendenti, impegni tangibili nel sociale e molte, moltissime occasioni di creatività in cui ho avuto la fortuna di essere spesso coinvolta.THINGS // Le Funky Mamas

Non ho idea di quale oggetto porteranno: nei giorni precedenti al nostro incontro è calata una divertente coltre di mistero e così sono parecchio curiosa.
Non devo aspettare molto, però: ancora prima di togliersi il cappotto, liberano sulla tavola di marmo un giocattolo di latta e un orologio a cucù, portatori di una storia che pare essere iniziata molto prima del loro possesso.
Buongiorno oggetti, piacere di fare la vostra conoscenza, che cosa rappresentate?THINGS // Le Funky Mamas

Il gioco di latta, un acquisto recente con un passato centenario, appartiene a Chiara. Si tratta di un meccanismo a carica che permette a una macchinina e al vagone di un treno di muoversi su un piccolo circuito. Ogni lato indica un posto del mondo e, in pochi millimetri, macchina e treno sembrano calzare gli stivali delle sette leghe.

– Risponde al mio desiderio di curiosità e riassume quello che vorrei insegnare a mio figlio Kiki: viaggiare, rispettare, chiedersi – afferma Chiara con la praticità che la contraddistingue.

Things // Le Funky Mamas

Questo minuscolo cubo di legno – kitsch qb – scandisce il suo ritmo vitale:

– Mi mette in comunicazione con quello da cui vengo, quello che vorrei raccontare a Leone (suo figlio, NdA). Si tratta di un miscuglio di tenera malinconia, libertà e dolori intermittenti – dice, guardando nella tazzina del caffè come se fosse in attesa del suo fondo chiaroveggente e, mentre si fa silenziosa, mi viene da pensare a come, per le persone in eterno cambiamento, sia necessario fissare un punto di partenza certo, a cui tornare per stimare il cammino fatto e quello da intraprendere.

Things // Le Funky Mamas

Mi accorgo che questi oggetti raccontano molto delle mie due ospiti: uniscono passato e futuro, aspettative e ricordo, speranze di partenza e necessità di ritorno.Things // Le Funky Mamas

Li lasciamo sul tavolo, ce ne dimentichiamo e continuiamo a conversare, mentre la mia macchina (Mrs Canon per gli amici) scatta senza posa. Si aprono agende, s’ipotizzano nuove imprese: è un flusso continuo di bene e intenzioni.
THINGS // Le Funky Mamas

Non devo aspettare molto e mi trovo invischiata in un nuovo progetto al femminile chiamato Ice Cream: per ora so solo che dovrò rispolverare la mia sedata abilità con il crochet – insegnatomi dalle suore una trentina di anni fa, fate voi… – e comporre alcune pezze per un’azione segreta. Quello che si può dire è che Ice Cream diventerà un luogo in cui caricare la propria necessità di cambiamento attraverso l’incontro e la condivisione.THINGS // Le Funky Mamas

Le Funky Ladies mi dicono di credere che il nostro Paese, quello reale, non sia del tutto invaso dalle ortiche dell’immobilismo e della furberia, che esistano ancora sacche di impegno personale, gruppi di individui che – un passo avanti, testa alta – testimoniano quotidianamente una presenza fatta di tenaci tentativi, di voglia di cambiare e di fare. Al di là di scontri politici, recriminazioni, querelle di vario tipo e scuola.
Già dalla parola “cambiare” inizio a gonfiarmi come un tacchino, pensando che confezionare pezze in crochet non sia poi tanto male: smetterò di associarlo alle suore e forse tornerà a starmi simpatico, con rispetto parlando.

Chiara e Justine mi dicono che pensano d’incontrare le variegate forze che hanno radunato sul web, che non ha senso sentirsi un gruppo se almeno una volta non ci si è regalati una vigorosa stretta di mano. Vogliono organizzare incontri dove “imparare a far andare mani e cervello”, magari sorseggiando del buon vino, magari lasciandosi andare a una delizia culinaria.THINGS // Le Funky Mamas

Sulla strada del ritorno, le suore sono oramai un lontano ricordo e la mia voglia di crochet cresce in maniera esponenziale: ogni passo, un punto catenella.

Si sorride per l’insana voglia di farlo, perché se nulla si risolve qualcosa forse può migliorare. Perché l’approccio ha un valore, almeno quanto un buon risultato. Ci si occupa degli altri perché il mondo è uno e l’indifferenza – che invece è molteplice – sarà sempre un boomerang maledetto che sulla strada del ritorno finisce per incarognirsi e non perdona nessuno. Si condivide perché – ammettiamolo – le imprese in solitaria sono di una noia pressoché mortale.

Mi piace pensare a queste due donne come alle apripista di un esercito del sorriso. Ci sarò sempre per loro e non solo perché adoro i gelati. Ok, anche per questo, ma non solo.

Buona giornata a Tutti,
xoxo

(pubblicato il 21 aprile 2013 sul blog di Vanity Fair)


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