13 gennaio 2014

Morte di un commesso viaggiatore – Inside his head

Camilla - Zelda was a writer

Theatre

Un commesso viaggiatore deve sognare.
I sogni fanno parte del suo mestiere.

Prendete un uomo di sessantatré anni, abbastanza invischiato nelle cose della vita da essere di certo l’abitante di un qualunque appartamento della vostra via. Aggiungete al suo incedere stanco da commesso viaggiatore un bisogno strenue, sconsiderato e al contempo eroico di fare la differenza, di essere “un vincente”. Vi troverete di fronte al Willy Loman di Arthur Miller, messo in scena in questi giorni (fino al 2 febbraio) al teatro Elfo Puccini di Milano (su facebook: qui).

Morte di un commesso viaggiatore - Elfo Puccini | Zelda was a writerWilly Loman (interpretato da un immenso Elio De Capitani) vuole essere smaccatamente vincente e alla fine della sua vita, come credo capiti a tutti, traccia la riga del risultato. Lo fa sulla grande lavagna del suo pensiero, sempre più confuso e sofferente. La lista dei segni più e quella dei meno creano fastidiosi rumori e profondi graffi sul nero pece dell’ardesia. E se per un’intera esistenza, la necessità di possedere un supposto sogno di gloria non l’ha mai fatto desistere dal continuare a correre, adesso queste incisioni iniziano a dilaniare anche le sue più incrollabili convinzioni, rendendo i suoi viaggi in macchina pericolosi appuntamenti con la morte.

Il cortocircuito dell’intera faccenda – quello che inizia a miscelare il presente con i ricordi della sua esistenza, in un diabolico gioco d’incastri – nasce dal fatto che la sua non sia tanto una conta intima, quanto il bisogno di capire se e in quali termini il suo agire sia stato importante agli occhi degli altri.
Willy ripercorre il passato con il corpo dei suoi attuali sessantatré anni (da qui il sottotitolo Inside his head): i ricordi si fanno via via più caotici e faticosi e i fattori della sua operazione non possono venire cambiati in alcun modo. Al commesso viaggiatore non resta che decretare un lacerante fallimento personale, come figlio, fratello, marito, padre e commesso viaggiatore.
Seguirlo nelle tappe di questa via crucis laica equivale a provare un intermittente sentimento di dolore e fastidio.Morte di un commesso viaggiatore - Elfo Puccini | Zelda was a writer

Ma cosa infastidisce lo spettatore più di ogni altra cosa? Cosa c’entriamo noi con il fallimentare rapporto che un uomo degli anni ’50 ha con le promesse disattese del Sogno Americano?
La faticosa quête del commesso viaggiatore, la sequenza di comportamenti insensati, violenti, piccoli, a tratti misogini, e il suo bisogno di una grandezza inconsistente e vanagloriosa sono nulla in confronto al bisogno, infantile e oramai drammaticamente diffuso, di costruire una certa idea di sé attraverso l’apparenza, di realizzarsi attraverso l’idea che gli altri hanno di noi.
Il male di oggi, da cui chi vi scrive non si sente affatto incolume, è l’impegno titanico nel costruire una certa idea di sé, di farlo con estremo rigore e cura, condendola con un sentimento di felicità da filodiffusione, capace di annullare il senso intimo della critica, di disperdere attimi senza nome e scopo, di renderci refrattari a qualsiasi tipo di imperfezione (o sarebbe meglio dire “di istinto”?) e drammaticamente soli.Morte di un commesso viaggiatore - Elfo Puccini | Zelda was a writer E se per Willy Loman questo meccanismo perverso nasce dal mito di una frontiera del lontano West oltrepassata e dalle infinite rate di un frigorifero di ultima di generazione da possedere, per noi il fulcro dell’intera questione si sviluppa e si incastra nell’aggrovigliato sistema della virtualità sociale. La “credibilità” sociale non si gioca più solo con il vicino di casa o durante le vacanze di Natale con i parenti lontani, ma quotidianamente, con un’immagine di noi descritta, fotografata e filmata. Un’immagine che deve essere costantemente alimentata – pena l’oblio – e, se possibile, resa inarrivabile.

Morte di un commesso viaggiatore - Elfo Puccini | Zelda was a writerIl rapporto tra Willy e il figlio Biff (un Angelo Di Genio sull’orlo di un baratro che lo attira e lo respinge) s’incrina quando quest’ultimo scopre che il padre tradisce la madre. Questa azione è capace di distruggere l’intero sistema che ha caratterizzato tutte le sue più incrollabili convinzioni di giovane dal futuro promettente. Il padre non è l’eroe di un’esistenza integerrima ma un essere imperfetto come tanti alti: questo dato di fatto arriva a imbalsamare ogni tipo di anelito verso la vita e la realizzazione di sé.
L’istinto più becero riporta in asse la situazione, mostra la verità del nostro essere animale e ci racconta di quanto, a furia di ripulirci, limitarci e ingabbiarci, l’istinto si riproponga come un fiume in piena, impazzito dopo mesi di costrizioni da argini artificiali. Forse sarebbe interessante chiedersi quanto questi argini influenzino anche il nostro vivere attuale. Quanto ci inducano a inseguire una perfezione impossibile e quanto questo ci allontani dalle scommesse della vita vera.

Mostrare e non vivere, apparire e non essere. Sono tutte questioni che questo spettacolo riporta alla luce, come un tappeto che viene scosso dopo mesi e mesi di polvere e passaggi.

Morte di un commesso viaggiatore - Elfo Puccini | Zelda was a writer

Ma c’è un altro fattore con cui vorrei chiudere il mio articolo di oggi: il paradossale senso di appartenenza alle cose a cui siamo inesorabilmente votati.
Non sento di rovinare nulla se vi dico che il commesso viaggiatore muore. Il monologo finale di Linda Loman – Cristina Crippa, intensa e materna – mi ha mosso una commozione infinita. I coniugi Loman hanno finito di pagare tutti i debiti pendenti. Siamo liberi – dice Linda – siamo finalmente liberi. Liberi però di gestire un possesso che si è svuotato di senso…
Possedere fino a non esistere, ecco un’altra questione fortissima che lo spettacolo ci suggerisce, non perdendo mai la sua vena ironica e un flusso di vita e di paradosso che lo rende vero, onesto e straordinariamente utile per il nostro oggi.

In conclusione, in questo primo appuntamento della settimana, mi sento di consigliare caldamente la visione di Morte di un commesso viaggiatore. Gli attori sono così votati alla sorte dei loro personaggi che a un tratto ti pare che la tua poltrona sia una finestra, il pertugio di un vicino impiccione, capace di seguire le vicende di una famiglia non tanto diversa dalla tua.

Una raccomandazione: cercate posti il più possibile vicini al palco, la lontananza del mio mi ha fatto pensare che lo spettacolo avesse bisogno di essere guardato negli occhi.
Camilla
Zelda was a writer

(ph. credits: qui)

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