22 febbraio 2017

La tragedia di un apostrofo

Camilla - Zelda was a writer

Daily thoughts

La scorsa settimana, in occasione di San Valentino, Real Time, un canale digitale “dedicato all’intrattenimento femminile”, ha deciso di diffondere un messaggio sulla stampa e i social, scatenando lo sgomento dei più e la gioia perversa degli stanatori seriali di refusi, sempre in agguato quando qualcuno si perde per strada un’acca o un congiuntivo.

La Tragedia dell'Apostrofo | Zelda was a writer

(fonte: youmark.it)

L’augurio recitava: “Vi auguriamo unamore che è tutto un programma”.
Il pubblico ludibrio si è fatto montante almeno fino a quando è stato chiaro a tutti che si trattava di un’agile trovata di marketing.

A detta di chi se ne è fatto portatore, l’apostrofo tra un e amore non era un errore casuale ma l’anticamera di un messaggio che voleva porre l’accento – o, per meglio dire, l’apostrofo – sull’universalità dell’amore, sulla sua capacità di trovarsi a suo agio in qualunque contesto di genere.

Da questa idea condivisibile è nata una petizione su Change.org indirizzata nientemeno che all’Accademia della Crusca: al momento conta 6.684 sostenitori e chiede di rendere il sostantivo “amore” sia maschile che femminile.

La Tragedia dell'Apostrofo | Zelda was a writer

Dal sito di RealTime

Lascerò da parte l’incongruenza tra un discorso tanto alto sull’amore e la necessità del canale di specificare nella sua presentazione che si occupa di “intrattenimento femminile” perché voglio concentrami sulla nostra grande fortuna di essere attori decisivi di buona parte di quello che riguarda il web, la pubblicità e le scelte editoriali di molte testate.

Ero certa che di fronte a un apostrofo di troppo sarebbe caduto il mondo ma la verità è che un apostrofo di troppo non ha mai ucciso nessuno.

La Tragedia dell'Apostrofo | Zelda was a writer

(fonte: archivitaliani.it)

Il buon eloquio e la gioia che dovrebbe nascere dall’approfondimento della lingua italiana non ci metteranno al riparo dal rischio di sbagliare, di dire o scrivere castronerie, e – soprattutto – non dovrebbero indurre le persone a preferire così ciecamente la forma al contenuto.

Si parla e si scrive bene per motivi molto più importanti. Per farsi capire e per comprendere, per accorciare le distanze, per eleganza e buona educazione. Perché la lingua italiana – più di ogni altra lingua – ci regala infinite e poetiche sfumature per rendere pieno un sentimento, per riuscire a dare voce a uno stato d’animo perso nei meandri del nostro cuore, per mappare la nostra idea sul mondo.

Le regole sono fondamentali ma poi subentra un sentimento della lingua che è puro ritmo, nel quale ci si trova a palleggiare parole e modi di dire con leggiadria e orecchio, con cuore e fantasia.
Sbagliare non significa essere incapaci. Sbagliare capita a tutti. 

Perché vi scrivo simili ovvietà? Per due motivi fondamentali.
Il primo è perché, evidentemente, non sono ovvie per tutti.

La correzione plateale di errori è una pratica comune che, a quanto pare, riempie di significato la vita di taluni. La verità è che non serve praticamente a nulla. Si tratta di un solipsismo masturbatorio che dura il tempo in cui si consuma, indisponendo e distruggendo intenti e spontaneità.

Tutto questo mi sembra la sintesi perfetta di molta parte (non tutta, per fortuna) della vita sui social: distruggere in nome di una supposta autorevolezza, di un bisogno di ostentare il proprio lato censore e indiscutibilmente migliore. Senza la minima preoccupazione di mettere in difficoltà qualcuno. Convincendosi che la propria autorevolezza risieda in un “qual è” scritto giusto.
La Tragedia dell'Apostrofo | Zelda was a writerEccomi giunta al secondo motivo fondamentale.
È possibile ritenere che, mentre si trovavano al loro tavolo di lavoro, coloro che si sono occupati degli auguri di San Valentino e della petizione abbiano ragionato su cosa ci avrebbe acceso tanto da creare “buzz”, da accrescere il messaggio in modo esponenziale. E così è apparso un apostrofo dove non andava messo. 

Non trovo sia successo nulla di sconvolgente. Il progetto ha una sua forza: c’è un messaggio importantissimo e un piccolo dettaglio capace di accendere il nostro campanello d’allarme in un mare ipertrofico di distrazioni. Trovata perfetta. 

Il progetto di Real Time è un pretesto che mi serve per sottolineare un fatto importante: siamo noi i primi responsabili dei messaggi che ci propinano.

Ci lamentiamo spesso delle stesse cose che alimentiamo. Sarebbe utile fare pace con se stessi e decidere che, se in fondo ci piacciono i programmi trash del pomeriggio o la fashion blogger del momento tanto da saperne tutto e da non perdersi nemmeno un articolo, sarà inutile andare a commentare proprio a casa loro tutto il nostro disprezzo con frasi scritte male (altro che apostrofo!) e al limite della querela.

Gli improperi verbali, la sciatteria dei commenti ad articoli di cui abbiamo letto solo il titolo non miglioreranno la qualità del nostro vissuto e faranno proliferare tutto quello di cui in fondo, anche se in negativo, siamo dei profondi sostenitori.

Chiudo con una notizia sensazionale: tutte le volte in cui qualcuno dichiara sulla sua bacheca personale un “per me è no” sulla lunghissima lista di fatti contro cui scagliarsi – dalle palme in Piazza Duomo a Milano, passando ai compensi delle star della televisione, fino ad arrivare ai fatti della politica interna ed estera – nulla cambia. No, ma davvero: non cambia nulla!
I veri no si dicono con la propria condotta. I veri no si dicono in silenzio, mentre si agisce.

Buona serata,
Camilla
Zelda was a writer

6 pensieri su “La tragedia di un apostrofo

  1. Francesca

    Grande Zelda! Condivido appieno tutto, in modo particolare il finale 😊.
    Giro il tuo articolo a mio marito, che è uno di quei folli che ha ideato la campagna. Gli farà sicuramente piacere 😉

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  2. arianna

    Brava Camilla, hai proprio ragione. E mi hai fatto pensare che nel descrivere quello che provo uso sempre le stesse parole generiche, a volte con connotazioni esageratamente negative. E’ il caso di trovarne di piú precise e “realistiche” :)

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    1. Camilla - Zelda was a writer Autore articolo

      Cara Arianna,
      la lingua italiana è un meraviglioso vaso di Pandora, scoperchiato il quale non si può tornare indietro.
      Non bisogna avere paura di giocarci, anche se spesso incute timore reverenziale e rispolvera ricordi di compiti in classe davvero odiosi. È questo il momento per decidere che i nostri sentimenti meritano ricerca e tanta – ma tanta – fantasia verbale!

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  3. clara

    92 minuti di applausi. Grazie Camilla! Grazie per farci tornare ogni tanto con i piedi a terra e farci capire che i social non sono posti dove si decide o si fanno le leggi, ma sono delle grandissime portinerie di paese. Delle enormi sale d’aspetto della mutua. Dove si chiacchera e si perde tempo.
    Il refuso è mio amico, io inverto sempre le lettere, ma del resto non è nemmeno il m io lavoro. Non posso avere il terrore di scrivere per colpa dei “redattori dei social”. Io alla fine mi butto e se ci sarà un errore e qualcuno me lo fatà notare. Ringrazierò e userò la mervigliosa opzione: modifica.

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