10 febbraio 2017

Il tempo degli altri

Camilla - Zelda was a writer

Daily thoughts

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In questo ultimo periodo sto ragionando sul tempo, sul mio ritmo, quello passato e quello futuro. Ragiono seriamente sulle mie potenzialità e sulle cose che non ho fatto, che potrei fare ancora.  

Alcune volte mi sembra di avere tutto il tempo del mondo; altre mi sento spacciata, chiusa in uno schema, destinata mio malgrado a non poterne uscire.

Le lancette corrono veloci e io mi scopro inerme.
Avrei potuto fare di più? Indugiare di meno, sposarmi, scrivere tre libri invece di affogare in un bicchiere d’acqua, capire le cose con maggiore anticipo – ammesso che fosse possibile?
Penso sia alquanto inutile rispondere a questo tipo di domande e, nonostante tutto, continuo a pormele. La cosa risulta alquanto paradossale: sono un essere dotato di un pensiero indipendente e solido eppure i ritmi e le aspettative degli altri continuano a ingabbiarmi.

Chi decide chi siamo? Chi scandisce i nostri tempi? Quando è il caso di pensare che certe velleità abbiano una scadenza, che siano accettabili solo entro una fascia di tempo, in genere uguale per tutti? Le velleità hanno davvero delle scadenze?

Immagino che in tutto questo c’entri il passaggio cruciale della mia età anagrafica; credo che c’entrino anche il tempo interiore – accelerato o lentissimo, il ritmo che scandisce la mia anima – e quello della società – i suoi giri di basso, le vibrazioni silenziose ma presenti, attraverso le quali intende farmi procedere.

Tempo fa, la mia amica Clelia mi ha suggerito la lettura di un articolo de L’Internazionaleera dedicato all’orologio biologico (qui in lingua originale), sosteneva che mi sarebbe piaciuto moltissimo. Aveva ragione: non ho mai smesso di pensarci.

La sua autrice, Moira Wegel, del Guardian, parla di una trappola sociale che ha preso forma intorno agli anni ’70 per riportare le donne, sempre più votate a definire la loro indipendenza, ai rassicuranti modelli di famiglia tradizionale.
Nato per definire i ritmi cardiaci in relazione ai processi che regolano il nostro corpo (dormire, svegliarsi, mangiare), l’orologio biologico si è presto tramutato in un vaso di pandora capace di liberare allarmismi, statistiche fuorvianti, sensi di colpa e sessismo, una devastante deriva di sessismo.

Ha coinvolto la società (non solo le donne, a mio parere) in una grandissima ansia da deflagrazione incombente, rovinando del tutto la gioia di un tempo interiore, in cui essere i compositori della propria melodia vitale, in cui essere in ritardo o in anticipo sui tempi. Magari decisi a non procreare, a reinventarsi oltre le soglie anagrafiche d’allarme, magari interessati a definire il proprio valore di essere umani su altre scale, grazie ad altri parametri. Non migliori o peggiori, solo diversi.

Oggi l’orologio biologico è ancora in grado di mietere vittime. Sembra che il mondo sia perfettamente a suo agio con tantissime rivoluzioni di costume ma che vada in iperventilazione per ogni variazione sul tema della diversità.
Cosa ci devasta del ritmo di chi non è allineato con noi? Forse rimette in discussione il nostro? Meglio procedere tutti alla stessa rincuorante velocità – stessi parametri e stesse soluzioni?

In queste ultime settimane, vi ho parlato di Zitelle di Kate Bolick, per il book club stiamo affrontando la lettura di Maeve Brennan (ne parleremo giovedì prossimo) e sul mio comodino svetta La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani, una raccolta sulla vita di scrittrici celebri che mi ha stappato l’ennesimo chakra e che vi consiglio con il cuore. 

tempo 2Cosa ci raccontano questi tre libri, dedicati a scrittrici e donne volitive vissute tra Ottocento e Novecento? 
Beh, che non esiste una regola di condotta certa, che la vita è un incastro di occorrenze e di possibilità, di tenacia e fatalismo.

Ci raccontano di donne che hanno cambiato rotta senza paura, anche a giochi fatti, durante momenti storici meno agili del nostro. Ci presentano persone ostinatamente votate alla ricerca e all’espressione di sé, a cui è sempre stata chiesta una totale dedizione nell’essere non più che buone mogli e padrone di casa.

Certo, si tratta di destini illustri e lontani dalla vita dei più ma, è il caso di specificarlo, non sempre nati da condizioni sociali favorevoli e da agi culturali (leggete la storia di Grazia Deledda, primo racconto della Petrignani, e vi si aprirà un mondo, lontano anni luce dal sussidiario che ce l’aveva fatta conoscere sui banchi di scuola).

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Il tempo degli altri, fossero anche la maggioranza, è una bugia. 

Non è mai detta l’ultima parola su cui siamo e ci sarà sempre un tempo per ridefinirci, per cambiare pelle. Quello che va bene per molti può non rappresentare in alcun modo il nostro motivo di realizzazione. È vero, a correre controcorrente si fa una fatica del diavolo ma non si dice mai abbastanza che nell’espressione di sé non ci sono punteggi da federazione sportiva, saette di pollici alzati, liste roboanti di sostenitori della nostra presunta autorevolezza. 

Il tempo ci cambia ma è il nostro sguardo a dargli un valore: bisognerebbe ricordarlo bene.

Come sarebbe utile iniziare ad agire sul rispetto della differenza, accettando che non esista un modo solo, una sola via, un solo sguardo. Sarebbe bello dare un nuovo valore alla vecchiaia, iniziare a vedere la vita come un insieme di tante fasi, di nuove consapevolezze, di cambiamenti. Cambi di pelle, di sguardo e di convinzioni, non solo una lenta e inesorabile decadenza.

Non smetterò mai di educarmi a questo fatto e accetterò che il mio sia un tempo asincrono, se è quello che la mia anima vuole.

Perché è solo la canzone che ci suona dentro – il suo ritmo, i suoi accordi – a darci un senso.

7 pensieri su “Il tempo degli altri

  1. Sara

    Leggo le tue parole e le unisco a quelle di Silvia Vecchini che su Marie Claire Italia scrive un articolo che è un inno alla diversità, all’individualità dei tempi e al, sacrosanto, diritto di non essere perfetti.
    E ringrazio entrambe.
    Ho 30 anni e sono lontana dall’idea che la società ha di una trentenne di oggi. E sì, il senso di inadeguatezza è molto alto, tanto da avvertire il peso delle cose che mancano e che magari nemmeno desidero invece che gioire di ciò che ho e che ho conquistato per scelta. GRAZIE.

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  2. Cristina

    Com’è vero…è una riflessione che ci riguarda tutti (e in particolare tuttE) in questi tempi così frenetici e complessi.
    Siamo state multitasking solo per realizzare che fare una cosa alla volta era più performante: siamo passate dalle mille cose ad una alla volta non quindi in rispetto a noi stesse e ai nostri tempi, ma solo perché più “efficiente”.
    Mi sento ormai trita e ritrita a dirlo, ma questo tema è stato l’ennesimo al centro delle mie riflessioni durante la gravidanza (che insomma l’abbiamo capito, ti fa riflettere su QUALSIASI cosa): il tempo degli altri è in quel caso il tempo delle ESPERIENZE di tutti gli altri, delle aspettative esterne su come sarai e dei giudizi già presenti su come dovresti essere.
    Sai quante volte nelle ultime settimane mi sono ripetuta, come un mantra “potrai essere come vuoi, non ascoltare, respira e metti te stessa davanti a ogni scelta”?
    Grazie per l’ennesimo articolo pieno di parole che ci fa bene leggere…a giovedì! (sempre salvo sorprese)

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  3. Donatella

    Cara Camilla,
    giunta alla soglia dei miei 43 anni, e affrontando tante belle sfide di cambiamento interiore nella mia vita, giungo alla conclusione che ognuno ha il tempo a cui è destinato e che poi accetta di darsi. C’è quello superficiale che ci fa correre per i classici bisogni materiali, vuoi solo per guadagnarci la pagnotta, ma poi c’è il tempo vero che abita dentro di noi e che ognuno custodisce a suo piacimento, accordandolo con quello della propria anima. Ci sono tanti tempi che convivono in questo pianeta. L’epoca e il mondo in cui viviamo oggi, fortunatmente nella metà più fortunata, ci fa apprezzare questa diversità e ci incoraggia nel continuare a farli convivere.
    Un abbraccio forte e continua così.

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  4. Laura

    Grazie
    anche io a 43 anni ti dico GRAZIE per quello che hai scritto su questo post è stato una sberla e una strigliata a me stessa!!!

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