23 novembre 2016

L’Eclisse e le Crazy Old Ladies

Camilla - Zelda was a writer

Domenica sono stata a vedere L’Eclisse di Joyce Carol Oates (Teatro Elfo Puccini, fino al 4 dicembre 2016).
L'Eclisse e le Crazy Old Ladies | Zelda was a writer

Nutrivo grandi aspettative sullo spettacolo per tanti motivi, uno di questi – il più forte – era Ida Marinelli e il fatto di poterla tornare ad ammirare nel ruolo di protagonista (avevo già parlato di lei qui). Provo un grande amore per questa attrice, tanto che ogni volta che attraversa il palco sento subito che la sua presenza mi regalerà uno spunto, una gioia, un profondo moto del cuore. È sempre così, non mi delude mai.

Anche questa volta è capitato. La sua Muriel Washburn, una madre sul finire dell’esistenza, ha aperto una falla di dolore fortissimo e una serie di considerazioni che mi porto ancora dentro, a distanza di giorni. La sua presenza non sarebbe stata altrettanto forte senza il perfetto contraltare di Elena Ghiaurov, una Stefaphie Washburn – la figlia di Muriel – drammaticamente appesa al debole filo di percezione di sé, in un ritmo tutto interiore, incalzante, ansiogeno.

Purtroppo iniziavo ad accusare i sintomi dell’influenza di queste ore e così non sono riuscita a godermi lo spettacolo come avrei desiderato. Ve lo dico perché mi sembrava di avere perso una buona occasione e invece, con il senno del poi, credo che questo stato fisico sia stato un alleato perfetto.

L'Eclisse e le Crazy Old Ladies | Zelda was a writer

ph. ©Luca Piva

Vi avverto: con L’Eclisse non piangerete. Anzi, ci saranno dei punti che stimoleranno giustamente la vostra ilarità. Riderete della tristezza, forse, ma riderete e sarà il modo migliore per darle un posto a tavola, per evitare che si faccia fuori tutte le portate, che esca di casa senza essersi quantomeno presentata.

Le due protagoniste sanno miscelare talmente bene un dolore atavico, sotteso e sommessamente chiaroscurale con i paradossi della vita e con le sue infinite occasioni di risate agrodolci, che vi troverete a sentire montare un tormento, la voglia improvvisamente di distendere gli arti, il bisogno di guardare senza chiedervi troppo, senza sentirvi coinvolti.
Il finale – che non vi svelerò – potrebbe muovervi un moto di tristezza interiore ma sarà proprio sulla via del ritorno che andrete a cercare i vostri riferimenti, le falle dei vostri rapporti familiari, il senso di ingabbiamento che, malgrado la volontà e l’amore di chiunque ne sia coinvolto, avete certamente provato almeno una volta nella vita.

Carolina Oates and Joyce in the backyard of Millersport house in May 1941. (Fred Oates)

Carolina Oates and Joyce in the backyard of Millersport house in May 1941. (Fred Oates)

Trovo che questo spettacolo si comprenda solo dopo la sua fine. Credo vada digerito, che la cruda rappresentazione di un complesso – ma non tanto inedito – rapporto tra madre e figlia si palesi solo dopo che le buffe esternazioni di Muriel si sono quietate e l’idea di una Stephanie incatenata nella sua inconsapevole dipendenza dalla madre fa sentire la sua potentissima eco.
L'Eclisse e le Crazy Old Ladies | Zelda was a writerLa vecchiaia e il trattamento che le riserva la nostra società è un tema che continua a colpirmi in modo viscerale. L’invecchiamento della popolazione, la sempre maggiore presenza di anziani rispetto ai nuovi nati, sembra inversamente proporzionale all’immagine fresca e agile della gioventù che ci propinano giornali e pubblicità.

La società dell’immagine e quella delle parole ci vogliono giovani e sempre nuovi, in un turbinio irrazionale di perfezione e compostezza. Non si accettano i segni di cedimenti della carne e dell’intenzione proprio mentre la società reale invecchia e si decompone, non trovando una voce che la racconti, che le dia una collocazione di senso, di valore.L'Eclisse e le Crazy Old Ladies | Zelda was a writer

La vecchiaia sarà uno stato sempre più presente nella nostra esistenza. In un certo senso, le numerose e oramai inesistenti famiglie del passato, con la loro logica dell’inclusione e del gruppo, avrebbero potuto sopperire a un cortocircuito emozionale e gestionale sempre più labirintico, che vede una madre e una figlia sbranarsi di troppo amore – una impossibilitata a deperire per non far soffrire la progenie, l’altre impossibilitata a espandersi per non creare strappo, solitudine, dolore in chi l’ha generata.
L'Eclisse e le Crazy Old Ladies | Zelda was a writerProprio mentre vi scrivo, penso con il sorriso alle Crazy Old Ladies di Gaia e Justine  perché, anche se in modo colorato, pop e decisamente sopra le righe, diffondono un messaggio fortissimo per il nostro futuro: dare spazio alle persone prima che ai loro ruoli, ai dati anagrafici, alla loro mera utilità sociale, alla tonicità photoshoppata della pelle, al famelico e superficiale bisogno di aria nuova che si porta dietro il nostro oggi.
Accettare questo enorme cambiamento anagrafico in cui siamo coinvolti per farne un punto di forza, di risata, di incontro. Non di dolore, non di esclusione, non di distruzione.

Camilla
Zelda was a writer
(la foto di Joan Carol Oates e sua madre Carolina è tratta da questa intervista – le foto dello spettacolo sono di Luca Piva)

22 novembre 2016

Almeno Tre Cose: Gilmore Girls!

Camilla - Zelda was a writer

Le Gilmore Girls stanno tornando. Da venerdì 25 novembre saranno su Netflix per un attesissimo ritorno: un anno nella loro vita, a una decina di anni da quando le avevamo lasciate.Almeno tre cose | Zelda was a writer

Inutile dire che non sto nella pelle! Che ho tutti i cofanetti della serie, che saprei citare ampi (e velocissimi discorsi a memoria),che mi sono sempre sentita una ragazza Gilmore.

Questo Almeno Tre Cose (per un ripasso delle ultime tre cose pubblicate –> qui) festeggia una delle novità più attese della stagione. Non aggiunge niente di nuovo, diciamo che rielabora… ;)
Almeno Tre Cose: Gilmore Girls | Zelda was a writerAlmeno Tre Cose: Gilmore Girls | Zelda was a writerALMENO TRE COSE: GILMORE GIRLS

  1. Guess who? DIY | The Surznick Common Room (il DIY più spassoso in cui mi sia imbattuta ultimamente)
  2. Spillette Rory – Lorelai | Etsy 
  3. Red Vines | My American Market (qualcuno li ha mai assaggiati?)
  4. La lista dei 339 libri letti da Rory | Going Down Swinging (IMPERDIBILE!)
    [Diari di Sylvia PlathL’Anno del Pensiero Magico di Joan DidionUlisse di James Joyce]
  5. Caffè, Caffè, Caffè (Allora MOKA) | Segafredo Zanetti (ho sentito Segafredo Zanetti in occasione di Storie dell’Impressionismo, la mostra aperta da circa un mese a Treviso e che ha patrocinato. Guardando “Allora MOKA” mi sono detta che l’unica pecca delle ragazze Gilmore è il pessimo caffè di cui sono pazzamente innamorate. Con una caffettiera in mano, avrebbero conquistato l’universo!)
    5 – ghost track: i miei stickers, li trovate qui.
  6. Set di matite | Etsy
  7. Reflecting light | Sam Phillips, A Boot and a Shoe (Sam Phillips tornerà a musicare la nuova serie, sono certa che le sue melodie ci terranno compagnia per molto e molto tempo. Se vi piace il suo stile, consiglio anche Fan Dance: How to Dream vi dirà di certo qualcosa…)
  8. Reading is sexy t-shirt | BuyOlympia (#celo!)
  9. Hamburger e patatine | Wall Street Burger (il migliore hamburger mangiato recentemente a Milano, davvero incredibile la sua leggerezza! Provate lo Swap!) – la foto dell’hamburger dorata è presa dal profilo facebook di Wall Street Burger.
  10. La lista di tutti i film citati | BuzzFeed (Cineforum?)
    [Camera con vista di James Ivory – Pippi Calzelunghe di Olle Hellbom]
  11. Bunheads | Amy Sherman Palladino (interrotto dopo la prima stagione, credo avrebbe meritato più tempo per crescere)
  12. Pizza | Marghe (sogno del periodo: una bella pizza da Marghe! Qualcuno ci è già andato?!) – la foto della pizza è presa dal loro instagram.
  13. Knitathon t-shirt |  Etsy (puntata memorabile!!!)
  14. Toppa della Chilton | Adorn the Hunter
  15. Bicchieri di carta Luke’s’ | Two Funny Girls (prossimo Bookeaterclub: tutti con i bicchieri di Luke!)

21 novembre 2016

BookeaterClub: dicembre 2016

Camilla - Zelda was a writer

Oggi dovrei parlarvi del BookeaterClub ma è anche il compleanno di questo blog e così metto le mani avanti: perdonate la lunghissima premessa che ne nascerà…
BookeaterClub dicembre 2016 | Zelda was a writerBen sette anni fa, dopo mesi di lettura forsennata di blog stranieri, decisi di aprire questo posto virtuale e di riempirlo di un tutto variegato e pieno di passione. Ero una giornalista radiofonica senza un microfono, la mia macchina fotografica stava insieme con lo scotch, scrivevo di Topolini e Paperine per sbarcare il lunario e sognavo come non ci fosse un domani. Poi è arrivata Zelda e le cose sono diventate grandi, ben oltre le più rosee aspettative.

Ringrazio questi anni di grandi scoperte e di evoluzione e ringrazio pure il Destino, per averlo reso un lavoro a tutti gli effetti, un lavoro pieno di soddisfazioni e di incontri. A dispetto di quanto si dice attualmente dei blog e dei loro instancabili fautori (che si estingueranno con una tristezza degna di un T-Rex, per esempio) io sono ancora qui, che penso al futuro di questo progetto.

Non è sempre facile gestire tutte le intuizioni, le intransigenti righe del fine mese, le speranze di un domani più composito e pure i tempi, con la loro fagocitante richiesta di cura e velocità.

Le mie speranze in merito a questo progetto sono tante. Spero che cresca e che cambi con me, spero che incrementi le sue possibilità per dare origine a un lavoro di squadra, spero di lavorare meno e meglio, spero di essere maggiormente compresa dagli addetti al settore.

Quello che non cambierei mai è la vostra presenza. Ed è per questo che ne parlo proprio qui, in un post dedicato al prossimo BookeaterClub, quello di dicembre.

Nei giorni bui e in quelli faticosi, rileggo le pagine della nostra amicizia e attendo con emozione quelle che verranno, quelle intonse, ancora prive di parole, di iperboli e descrizioni, le pagine nuove che si preannunciano come indimenticabili.
Siete voi che rendete questo progetto una bellissima occasione per fare meglio e voglio davvero ringraziarvi per la gioia, il trasporto, l’amorevole e costante presenza.

Vi penso uno ad uno e mi sento fortunata.
bookeaterclub-dicembre-2016-2
Se state leggendo questo post e pensate che io sia terribilmente zuccherina, vorrei dirvi due cose: la prima è che avete sicuramente ragione (credo sia DNA), la seconda è che forse non siete mai stati al BookeaterClub. Capita, nessuno è perfetto! :)))

Niente paura, il recupero di questa terribile mancanza è dietro l’angolo! Giovedì 15 dicembre 2016, infatti, alle ore 19, nella splendida cornice di Rizzoli Galleria, ci incontreremo nuovamente per l’ultimo BookeaterClub del 2016.
BookeaterClub dicembre 2016 | Zelda was a writer
Con noi ci saranno Le Otto Montagne di Paolo Cognetti (Einaudi), tanta voglia di condividere e conoscere nuove storie e nuove idee sulla vita. E – lo spero con tutta me stessa – dei discreti tranci di panettone/pandoro.
BookeaterClub dicembre 2016 | Zelda was a writer

Prima di chiudere questo post, lasciatemi ringraziare RadioLombardia, partner di questo book club, e Le Sarte Pettegole, un bellissimo progetto sartoriale rigorosamente made in Italy di cui vi parlerò molto presto. Queste sarte chiacchierine e infaticabili hanno voluto fortemente che io fossi elegantissima durante l’ultimo incontro di novembre. Grazie alla foto qui sotto, ho le prove: la loro intuizione è stata più che vincente!

Bookeaterclub novembre 2016 | Zelda was a writer
Trovate le foto del nostro incontro di novembre sull’album facebook del BooktearClub, scattate tutte da Rossana Gambardella (<3). La recensione di questo mese, invece, è scritta da Monica Colombo.

Buona serata a tutti!
Camilla
Zelda was a writer

17 novembre 2016

Donald Trump e i numeri: c’entrano?

Camilla - Zelda was a writer

Donald Trump e i numeri?! Sì, oggi va così.
Fatemi andare con ordine.

Donald Trump e i numeri | Zelda was a writer

Succede una cosa strana da quando frequento i social network: pur nella mia crescente consapevolezza del mezzo e delle sue dinamiche, commetto sempre lo stesso errore: credo che il pensiero della ristretta cerchia delle persone che seguo nel mio profilo privato sia coincidente con quello del mondo.
Da qui un’infinita sequela di delusioni rispetto a elezioni e al sentire comune, quello fatto da più occhi, più cuori, più persone di quanti io possa anche minimamente immaginare.

Come posso essere tanto superficiale?
Come può essermi oscuro, almeno sulle prime battute, che il mondo è altro e altrove?

Metteteci una percentuale cospicua di ingenuità personale – con me ci sta sempre bene – ma aggiungete anche il meccanismo perverso dei social network: farti sentire perennemente al centro di un tutto fittizio e assolutamente egoriferito. Sarà per questo che li amo sempre meno. 

Donald Trump e i numeri | Zelda was a writer

©Lenka Clayton

Torno al punto: Donald Trump e i numeri.
Cosa c’entra una premessa tanto verbosa per spiegare un’associazione d’idee piuttosto criptica?

Trump, la recrudescenza dei movimenti violenti, sessisti e reazionari, il desiderio di separazione, il protezionismo – la finirei qui per non accrescere oltremodo la mia ansia – tutto questo risponde a un forte desiderio della massa, la massa meno conosciuta, meno indagata, meno fotografata e meno ascoltata di far sentire la sua voce.

Trump e i numeri | Zelda was a writer

©Lenka Clayton

Sono giorni che mi interrogo su questa dinamica e ci vedo una grandissima responsabilità della cultura. Di non essere stata in grado di parlare con semplicità, di abbracciare e coinvolgere, di creare empatia e ascolto.

Ora non voglio dire che chi ha votato Donald Trump sia un ignorante o che chi sente di doversi chiudere a riccio, serrando ponti e ricostituendo gabelle, sia un involuto.

Sto cercando di spostare il mio pensiero sulle responsabilità delle élites intellettuali di avere gestito con approssimazione e un certo grado di snobismo il suo compito più importante, quello di spingere le persone a farsi delle domande, a chiedersi quanto un’azione contempli delle responsabilità non solo personali ma anche geografiche, quanto l’ascolto di altre idee possa essere utile per costruire la propria, quanto il rispetto non tanto per l’autorevolezza ma per la preparazione possa fare la differenza e vada difeso come una delle dieci regole d’oro dell’educazione.

Donald Trump e i numeri | Zelda was a writer

©Lenka Clayton

Ho la sensazione che gli intellettuali debbano lasciare definitivamente le torri d’avorio, che i politici debbano rimettere in discussione seriamente la propria labirintica capacità di eludere le domande, che gli addetti nel settore della comunicazione e della diffusione delle notizie debbano ridimensionare il proprio ego a favore delle leggibilità, della comprensione, del rispetto per il proprio lettore.

E in questo senso c’entrano i numeri. Sono stanca di tutto questo drammatico bisogno di testare la propria autorevolezza su numeri e statistiche, dimenticando che la forza di un assunto si basa oggi più che mai sulla capacità di creare confronto, contenuto, libera circolazione di idee.

Di eroi su scranni virtuali non abbiamo più bisogno, adesso è ora di azzerare i contatori e tornare a parlare da persone con le persone.

 

Le ultime tre foto inserite nel post si riferiscono al lavoro dell’artista Lenka Clayton.
Tutte le informazioni su di lei e la sua arte sono QUI.
Vi consiglio con il cuore questo video.

16 novembre 2016

Facebook e il mio ritorno al blog

Camilla - Zelda was a writer

Facebook e il mio blog.
Attenzione, questo post capisce l’importanza della velocità ma è in polemica con l’idea che la validità del contenuto aumenti con la quantità di soldi che si investono nelle sue sponsorizzazioni.
Questo post non verrà sponsorizzato.
Tornare al blog | Zelda was a writer

Nelle ultime settimane, a intervalli regolari, ho sentito il desiderio di venire qui a raccontarvi la potenza rivoluzionaria di questi giorni. Alcune volte l’ho fatto, altre si trattava di sfumature talmente infinitesimali che non c’erano parole abbastanza piccole e al contempo significanti da poter usare, altre ancora ho deciso di lasciar stare perché mi sembra di sovraccaricarvi con tutti questi discorsi di cambiamento e di percezione della mia nuova me.

Non è cambiato niente di così epocale, ne sono conscia, ma un fatto certo è che stiano succedendo cose che non smetto di trovare interessanti.

Una di queste, quella che in un certo senso potrebbe interessare tutti voi, è che ho ritrovato un nuovo trasporto nella gestione di questo blog. In pratica, scoppio di idee e di coinvolgimento.

Ho capito che per la qualità dei miei prossimi mesi ci sono rubinetti da chiudere ma altri, quelli della gioia bambina di sporcare fogli e condividere pensieri, che non devo smettere di lasciare fluire.
Devo solo capire come. Devo solo dare fiducia alle mie intuizioni e alla tenacia che da sempre le accompagna.

Se sono qui, oggi, è perché qualche giorno fa, durante una conversazione alquanto surreale in cui un addetto al settore mi proponeva un lavoro che proprio non è il mio (aka: la drammatica condanna di abitare in un mondo che non ha ancora capito che lavoro tu faccia), ad un certo punto mi sono ascoltata. Dicevo proprio queste parole: la mia comunità è fatta di persone che vengono da queste parti e mi leggono. Io rispondo a loro, io lavoro con loro.
Facebook e il mio ritorno al blog | Zelda was a writer

Io lavoro per e con voi. Il BookeaterClub (domani! domani! domani!) è l’esempio eccellente di questo pensiero. Non esistono scalini, distanze o limiti nel nostro desiderio di comunicare e confrontarci. Noi siamo un noi poliforme che mi ispira e mi porta ad alzarmi ogni mattina con una nuova idea da realizzare.

Oltre a dirvi grazie per la vostra cura e per il garbo, per le mail e per la voglia di esserci, di sentirvi parte integrante del gioco, sono qui per chiedervi un grosso favore.

Facebook e il mio ritorno al blog | Zelda was a writer

©Giovanna Giuliano

Facebook è stato per tutto l’anno scorso il modo più facile per continuare il nostro rapporto virtuale. Il blog mi sembrava una perdita enorme di energia. Facebook invece arrivava a tutti e i pensieri correvano molto più velocemente, era più facile metterli insieme, cliccare un “invia” immediato, disperderli per il mondo. Poi le cose sono cambiate: ho capito che quel gioco non faceva per me.

Oggi la presenza su facebook è fortemente influenzata dall’investimento. Più sponsorizzi e più esisti.
Ci tengo a specificarlo – userò ancora i social, non cambierò idea sulla loro importanza e mi capiterà anche di sponsorizzare contenuti che ritengo fondamentali: questa è una parte di investimento sul mio lavoro che non posso sottovalutare ma vi confesso che il meccanismo mi terrorizza.

Può essere sempre e solo una questioni di investimenti? 

Io vorrei tornare a concentrami sul blog e sul piacere di impegnarmi in contenuti più costruiti, meno immediati, che richiedono più attenzione, maggiore permanenza.

Lo so di essere in totale contrasto con i tempi e con la loro instancabile richiesta di velocità ma sento che per la qualità dei miei contenuti sia meglio così. Voglio tornare alla lentezza del blog… È buffo a pensarci, perché fino a pochi anni fa era il blog a essere il modello di velocità comunicativa per eccellenza!

E ora a noi. Il favore che vi chiedo oggi è di venirmi ogni tanto a cercare.
Come capitava prima di facebook.
Per curiosità e voglia di sapere se da queste parti c’è qualcosa di nuovo.

Per continuare a dare un senso alla comunità e non all’investimento.

Camilla
Zelda was a writer

(ph. Justine – Le Funky Mamas – illustrazione: Giovanna Giuliano)