8 Luglio 2011

Perché lui arrivasse a me. O io a lui.

Camilla - Zelda was a writer

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Una volta qualcuno ha detto: seguiti ancora prima che tutti gli altri lo facciano. Sii  proteso verso la meta senza che la testardaggine offuschi il tuo cammino, innamorandoti dell’idea di un approdo e cambiando strada ogni volta. Con fantasiosa coerenza.

Amici bellissimi, non so chi sia questo qualcuno che una volta ha detto. Non lo so per il semplice fatto che me lo sono inventata sul momento. Ad ogni modo sono totalmente d’accordo con lui. Ovunque si trovi, nei pressi della meta o nella confusione dei sensi vietati.

Ieri il mio Guru, Chiara I., una di quelle presenze ineliminabili del mio adesso, mi ha girato questo articolo comparso qualche giorno fa sul Corriere della Sera. Scritto da Matteo Persivale, è dedicato alle coraggiose attività editoriali di Dave Eggers (vi ricordate di lui? Ne parlavo qui). IO QUESTO UOMO LO AMOOOOOOOOOO!!!
Comunque. Eggers si è imbarcato in un’avventura d’altri tempi: ha pubblicato un romanzone di più di 1000 pagine scritto da «John Sayles, romanziere e padre nobile del cinema indipendente americano (Otto uomini fuori) che da sempre finanzia i suoi film subaffittando a Hollywood il suo talento per i dialoghi».
Leggete questo articolo, Amici. Leggetelo fino all’ultima parola. Parla di letteratura e non a tutti potrà interessare, ma ad un certo punto smette di essere recensione e racconta delle scommesse della vita di tutti noi, dell’amore e del sacrificio per la realizzazione dei nostri sogni.

Insomma, nessuno voleva pubblicare A moment in the sun di John Sayles. Troppo lungo, si diceva. E la struttura? Intricatissima. No no, troppo impegno per una lettura simile.
Cosa fa allora Eggers? Beh, semplice: lo pubblica. IO QUESTO UOMO LO AMOOOOOOOOOO!!! Ok, ok. Mi placo.
Comunque. Il capitolo seguente a questa storia ha dell’incredibile (tenetevi forte, questa è la mia parte preferita!!): nell’epoca del tutto virtuale, Sayles e la moglie Maggie non ci pensano due volte, prendono a noleggio una macchina e iniziano a viaggiare per tutta l’America, in lungo e in largo.
Il libro è difficile? Nessun lettore arriverà a lui? E bene: che il libro raggiunga i lettori! Accontentandosi di motel molto cinematografici ma in alcuni casi un po’ stantii, accogliendo il temporale, l’afa e le infinite ore di viaggio con saggezza e piacere, scrittore e relativa consorte partono per diffondere la loro convita e innamorata sensazione di felicità e completezza. Incontrano volti. Stringono mani. Guardano negli occhi, parlano al cuore, fanno quelle orribili foto ricordo in cui puntualmente chi si mette in posa pare uscito da un Picasso.
C’è anche un blog che racconta di questo lunghissimo viaggio di presentazione, lo trovate qui. Potevo non regalarvi qualche foto?Io lo so perché Chiara I. mi ha mandato questo articolo. So perfettamente perché voleva che lo leggessi.
Se vi ricordate di Libro e del mio grande desiderio che arrivi presto a tutti voi, inseguendo nuvole e angoli di cielo, i vostri occhi e le vostre strette di mano, capirete anche voi perché lei, che mi vuole così bene, ci teneva che lui arrivasse a me… o io a lui.

Buona giornata, corro in missione con il mio agente segreto Juju Romanoff… Sento che ne vedrete delle belle… Spero, ecco.
xoxo

2 pensieri su “Perché lui arrivasse a me. O io a lui.

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