21 Ottobre 2011

La meravigliosa leggerezza del talento

Camilla - Zelda was a writer

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Ma in inverno è meglio raccontare storie tristi…

Credo di avere capito – ma non potrei giurarci – che uno dei crucci insistenti e insidiosi di chi scrive sia, non tanto il reperimento di una trama, ma la sua affabulazione. Credo insomma che un impianto classico possa vivere fasti sempre nuovi, laddove una penna fantasiosa ci metta del suo. Sovvertendo, attualizzando, ipotizzando e colorando.
In pratica, la storia della Vita, che inizia e finisce sempre allo stesso modo, vive e vivrà impulsi sempre nuovi grazie al punto di vista, al sentimento più o meno vincente di chi si trova a giocarla.

Ieri sera sono andata all’Elfo Puccini. La mia meta era Il Racconto d’inverno. C’erano Shakespeare, la mia amica Mari e pure la parola racconto, che in genere mi sta sempre molto simpatica.
Mi sentivo sicura e coccolata e sulla via del ritorno ho fatto il pensiero che apre questo post.
Lo spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani ha mosso nella piccola anima che vi scrive sentimenti così forti e variegati che, per tutta la strada che mi ha condotto a casa, non sono riuscita a tradurre questo impulso così vitale in parole. Mi è stato chiesto cosa ne pensassi e, con il mio solito fare da cartone animato, ho bofonchiato che avrei detto qualcosa l’indomani. Manco fossi l’oracolo di Delfi… :DDDDD

Ieri sera, nel tripudio di vita shakespeariano di un racconto d’inverno, si è magicamente innestata la genialità teatrale degli Elfi (come li chiama la mia amica Mari), che hanno agito in maniera sublime sulla fiaba-commedia shakespeariana, rendendoci cinque atti di sentimenti che hanno mosso tutto quello che risiede nel torace, in un continuo susseguirsi di commozione e risata. Un ritmo ondulatorio, come quello delle onde della bellissima scenografia, ci ha accompagnato per mano nelle pieghe di emozioni forti e distruttive, capaci di nascere anche in cuori blasonati e di sovvertire qualsiasi schema, ordine o casualità.

Grandissimo Ferdinando Bruni. Bello e potente. Il suo personaggio, Leonte, è accecato da una passionalità dirompente, sedata solo dalla saggezza di un Tempo che, insieme ai suoi Dèi pagani, sembra non dimenticare nessun tipo di nefandezza. Ad un tratto lo guardi e ti appare il Gulliver che finisce in Lilliput, con le quinte che gli stanno troppo strette, da quanto è immensamente oltre.

Magnifici anche gli altri attori. MA-GNI-FI-CI! E mentre lo scrivo, scopro che “magnifici” sta stretto al mio desiderio di espressione, come le quinte teatrali per Bruni. Credetemi, questo aggettivo a cui spesso si demanda molta parte dei nostri entusiasmi (e che in genere un buon lavoro sembra farlo), appare subito stitico e spersonalizzato, se confrontato alla presenza pulsante, colorata ed eterogenea del gruppo di attori di ieri sera.

Vi consiglio con tutto il cuore Il Racconto D’Inverno, Amici belli.
Troverete tutto quello che ha a che fare con le cose dell’Uomo. Con le piccolissime questioni e le dolcezze di noi, esseri piccoli ed esposti. Questioni che fanno velare gli occhi da tanto sono misere, urgenti e imperfette.
Ululerà il vento e cinguetteranno gli uccellini e ci sarà pure il tempo di ascoltare gli echi di un mare fragoroso che non perdona e che forse, pur impegnandosi, non arriva a comprendere fino in fondo gli umani crucci e le sue tragiche conseguenze. Lui così immenso e libero, noi così ancorati e desiderosi di approdo.

E per chiudere con il mio pensiero d’apertura: la gioia dello scrittore – e mi si scusi se utilizzo questi due termini sentendoli così vicini e miei – consiste nell’andare a teatro e nel rendersi conto che proprio lì, in un determinato qui e ora, c’è qualcuno che riscrive una storia già scritta da altri e lo fa con una tale forza da farti sentire in pace con i tuoi mille desideri d’affabulazione frustrata.

Esci da teatro e ti sembra che tutto sia possibile. Anche per te.
Poi ti fermi a pensarci e sorridi… Perché la meravigliosa leggerezza del talento è questa: sembra affare di tutti, sembra cosa semplice.

Grazie a Mari, a Shakespeare e agli Elfi.
Il teatro mette moltissima fame… Una fame bella e colorata ;)
Torno dalle Principesse, Amici, ma vi lascio con una manciata di banner-post-promemoria per il week-end (nel caso sentiate una certa nostalgia di Zelda, basta cliccarci sopra…).

Che siano delle ore liete, noi ci risentiamo lunedì!
xoxo

2 pensieri su “La meravigliosa leggerezza del talento

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