21 dicembre 2011

Un giorno di dicembre con… Maia

Camilla - Zelda was a writer

A day with...

Buonissimo mercoledì, Amici!
Sono affaticata dalla preparazione alle feste e volevo sapere se anche per voi è così… Non vedo l’ora che arrivino il 24 e il 25 (massì, pure il 26), per mangiarmi due crostini al salmone e dormire, leggere, guardare qualche vecchio film. Tra due spicchi di mandarino e una fetta di panettone rigorosamente farcito.
Oggi dovrebbe essere una giornata importante: vedrò amici e scambierò abbracci. E poi spero di tornare a casa, aprire la mia mail e trovare almeno 10 dei 5 nuovi desideri per il 2012 (sono ambiziosa, lo so).

Spero sarete felici in queste ore, lo spero con il cuore.
Nel caso questa predisposizione d’animo stia faticando a realizzarsi, ecco qui la nuova ospite del nostro giorno di dicembre con…
Di lei avevo già parlato qui (punto 2): si chiama Maia e io scoppio di felicità ogni volta che mi affaccio sulle sue cose. Si tratta di preziosità analogiche, lambite da venti, sussurri e poesia vera.
Siccome ho la matematica certezza che, una volta passato questo giorno con lei, non potrete più farne a meno, vi lascio due posti belli dove poterla trovare: tumblr e flickr.

Buona giornata!
xoxo


Colazione.
Se sei fortunata, la mattina in cucina c’è la luce più bella che. La macchina del caffè gorgoglia e il profumo riempie la stanza.

Sono giorni di corsa, ma adesso il tempo scivola lento, come il latte che assapori piano.
Oggi è freddo, ma è una giornata di sole.
Arrivo in facoltà, tra i miei libri impilati in scaffali, dorsi che conosco a memoria, ormai, e quasi abbracciano. Sono a casa fuori da casa.
Per pranzo andiamo al Giardino dell’Orticultura, dove c’è quella meravigliosa serra bianca e vetro. Ne ho visto una simile in Danimarca, un giardino tropicale nel bel mezzo del freddo Nord, da non crederci. Siamo noi tre e non succedeva da quel dì.
Mangiamo schiacciata che riempie le mani di olio e sale, e compriamo cioccolatini che non abbiamo ancora provato, perché oggi ci vediamo dopo tanto tempo e bisognerà pur festeggiare.
Ci sediamo sulla panchina, il prato è occupato.Ci ubriachiamo di sole, ché sembra quasi di sentire ‘sorridi e l’aria si accende’ in sottofondo. È dicembre, è freddo, ma si sta bene.
C’è una fontana grande nel Giardino, che ormai è più una vasca che una fontana, ma se ci guardi dentro è più un grande specchio che una vasca, e riflette i colori dell’autunno. Allunghi la mano e fai ciao.Torno al lavoro, ma alle cinque è l’ora del tè. Ché anche se fossero le sei o le quattro poco importa. Mi prendo una pausa che sa di bianco e calma, arancia, cannella e ginger, seduta sul davanzale della finestra. Guardo fuori e indovino cosa fanno gli altri.E poi spesa. Ché stasera è cena di Natale prima di Natale, e tra qualche ora la casa sarà piena di gente e voci e risate che danno alla testa prima del vino. E allora corro, afferro, pago, bici e scappo a casa.
La cucina sembra sapere cosa accadrà da lì a un paio d’ore, come se un’agitazione febbrile corresse per i mobili blu con i pomelli gialli. Ho amato questa stanza e i suoi colori dalla prima volta che ho visto questa casa.
Metto il grembiule, stendo la sfoglia, fine, impasto burro e marzapane – l’ho portato apposta da Copenhagen – e preparo i tebirkes. Spruzzate di semi di papavero dappertutto, amo tutto quel blu che è viola a tratti.

Quando il forno è acceso la cucina è più calda.
Suona il citofono, eccoli. Il balcone è ormai immerso nel buio, ma la cucina è illuminata di nuovo.
Maia 

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