8 Ottobre 2013

Antonio Tabucchi e i nodi dell’arazzo

Camilla - Zelda was a writer

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antonio tabucchi - dietro l'arazzoDietro l’arazzo – Conversazioni sulla scrittura (Giulio Perrone editore) è una breve ma intensa chiacchierata tra Luca Chierici, studioso dei rapporti tra letteratura e psicanalisi, e l’immenso Antonio Tabucchi.
Caldamente consigliato ai tanti estimatori del grande artista della penna, scomparso prematuramente l’anno scorso, questo libro è un ottimo spunto per chiunque s’interroghi sulla scrittura.
antonio tabucchi - dietro l'arazzo Ne parlo con piacere, proprio durante le fasi concitate del nostro WOR(L)DS, nella speranza che questo periodo così prolifico possa farsi ispirare da nuove importanti considerazioni sul mondo dei lemmi.

Il libro entra subito nel vivo, concentrandosi sull’annosa questione del RAPPORTO TRA VITA e SCRITTURA.
Un rapporto denso di considerazioni, di inevitabile e vicendevole scambio. Ma con quale approssimazione si può attingere al proprio vissuto? Serve, allontana, arricchisce o tende ad appiattire?
Tabucchi sembra non avere dubbi: esordisce citando una meravigliosa poesia del suo amato Pessoa e la bellezza s’insinua tra le prime righe della sua risposta.
La poesia in questione si chiama CONSIGLIO, è del 1935, anno della morte dello scrittore portoghese. Benché Tabucchi la citi parafrasandone alcune parti (chi meglio di lui può citare Pessoa a occhi chiusi?), ho deciso di riportarla nella sua interezza, perché ritengo possa essere interessante (perdonate la pochezza) anche per i rapporti che caratterizzano la nostra socialità per così dire virtuale. Preparatevi alla bellezza vera.

Consiglio

Cingi di grandi muri chi ti sogni.
Quindi, dove è visibile il giardino
attraverso il portone dalla grata cortese,
poni tutti i fiori più allegri,
perché ti conoscano soltanto così.
Ove nessuno lo vede non porre più nulla.

Traccia aiuole come quelle degli altri,
dove gli sguardi possano intravedere
il tuo giardino come glielo mostri.
Ma dove è tuo, e mai nessuno lo vede,
lascia crescere i fiori che spuntano da terra
e lascia sorgere le erbe naturalmente.

Fa di te un doppio essere custodito;
e che nessuno, che veda e fissi, possa
conoscere più di un giardino di quel che sei
un giardino ostensivo e riservato,
dietro il quale il fiore spontaneo carezza
l’erba così povera che neppure tu la vedi…

Siate dunque um duplo ser guardado (un doppio essere guardato, custodito), amici, e, se volete seguire un consiglio di scrittura del grande Tabucchi, non fate entrare la vostra vita nella scrittura o, più precisamente, immettetela in modo tale che non possa essere decifrata immediatamente.
Regalate a chi vi legge dei fiori coltivati, di serra. Niente di posticcio, ci tiene a specificare Tabucchi, ma qualcosa che difenda la vostra natura più vera, quella più selvaggia. La letteratura non la brama e il vostro giardino segreto, al contrario, vi ringrazierà.
Credo che questo sia un consiglio interessante anche per coloro che ritengono che scrivere sia produrre un lungo e dettagliato diario personale. Escluso il genere dell’autobiografia, che non pare interessare al nostro scrittore, il raccontare di sé in questi termini non risponde a quell’urgenza gnoseologica che la letteratura porta in sé.
Interessarsi e scrivere dell’Uomo e raccontare la propria vita agli amici, magari durante una bella cena intima: questa è la sfida!antonio tabucchi - dietro l'arazzoTabucchi cita anche Rainer Maria Rilke, con il suo Lettere a un giovane poeta.
C’è un ulteriore modo di far entrare la propria vita nella scrittura: bisogna capovolgere il nostro modo di guardarla. Mentre nel quotidiano noi riteniamo di essere il prodotto di un passato che ci ha forgiati, nelle pagine scritte quello che siamo oggi condiziona la nostra vita passata. Si tratta di un capovolgimento non facile, ne convengo, un guardarsi allo specchio che cerca indizi del nostro “essere adesso” per definire un passato da costruire.
Paradossale, lontano da qualsiasi logica, anzi, come dice Tabucchi: “pre-logico”, come tutta la storia dell’Arte.

antonio tabucchi - dietro l'arazzoCome ci suggerisce Tabucchi, scriviamo procedendo lungo una scacchiera ben definita: gli scacchi neri e bianchi sono soltanto quelli che tutti i giocatori hanno a disposizione, le mosse sono infinite ma ci si può muovere solo dal bianco al nero. Questo a dire che le categorie della nostra esistenza (dapprima: nascita, crescita, innamoramenti, riproduzione, decadenza e morte; poi: sentimenti, affetti, entusiasmi, odi e rancori; infine: vizi capitali) ci offrono un reticolato entro cui corre la nostra vita. La scrittura è seguire le variazioni, restare nello schema obbligato interrogando la sfumatura, i minuscoli moti dell’imprevisto.

Posti i limiti di questo gioco agli scacchi, dunque, occorre farsi entomologi dell’esistenza, sismologi di ogni suo paradosso, di ogni scossa tellurica che ne azzera (o mette in seria discussione) ogni equilibrio.antonio tabucchi - dietro l'arazzo

Tabucchi cita più volte un sassolino sulle rotaie, capace di provocare i deragliamenti dell’esistenza: la figurazione di un moto controcorrente, infinitesimale ma tenace, capace di rimettere in discussione tutto. In quel drammatico petit rien sembra svilupparsi tutto il suo bisogno di ricerca critica, di indagine, di sospetto.
Siate dei ricercatori di “petit rien”. Diventino i vostri migliori spunti d’esplorazione.antonio tabucchi - dietro l'arazzo L’analisi dell’imprevisto, di un continuo chiedersi cosa nascondano le belle figure di un arazzo (fili, nodi intricati, tanto da costruire un labirinto) porta alla convinzione che la letteratura debba essere libera di procedere nel suo cammino, senza grandi programmazioni da parte di chi scrive.
La letteratura ha una sua genetica, una sua natura, un suo carattere e a un certo punto fa quello che le pare, proprio come un’erba selvatica. La letteratura ha un carattere indomito, la puoi aiutare a crescere ma non potrai mai decidere che fiore arrivi a produrre.antonio tabucchi - dietro l'arazzoBenché abbia scritto moltissimo – me ne scuso – il libro vi regalerà molto altro: un’analisi della produzione di Tabucchi, alcune pagine che ci rivelano il suo lavoro certosino di riscrittura e correzione in vista della pubblicazione e una pagina scritta a mano, tutta dedicata al potere della scrittura. Ve ne lascio alcune righe, insieme al riassunto dei consigli sulla scrittura di questo grande della letteratura.

Scrivere fa sempre bene. Anche se, dopo aver scritto, decidiamo di buttare via tutto (a me è successo molte volte). Ma la sola attività dello scrivere, proprio in quel privilegiato momento in cui trasforma le idee in scrittura, tutto ciò che era vago, indistinto, nebuloso, come per miracolo si chiarisce, e noi campiamo tutto.

antonio tabucchi - dietro l'arazzoantonio tabucchi - dietro l'arazzoBuonissimo martedì, torno più tardi con la seconda puntata del progetto PINK TECH!
Camilla
Zelda was a writer

19 pensieri su “Antonio Tabucchi e i nodi dell’arazzo

  1. MammaInOriente

    Non conoscevo questa poesia di Pessoa pur avendo letto molto di suo…bellissima. E mi piace molto questa visione che hai messo insieme della scrittura. Pur seguendo Tabucchi credo tu abbia messo molto del tuo nel tradurla in parole tue. E penso di cogliere che è un argomento sul quale ti sei interrogata a lungo.
    Buona giornata da una piovosissima Thailandia!

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  2. Valentina

    Ciao Camilla, ho una bimba di quasi tre anni. A volte penso al suo futuro, a cosa mi piacerebbe per lei, la sua persona. Ecco mi piacerebbe che fosse come te, colta, raffinata, ironica. Ogni volta sei sempre una sorpresa. Grazie per la bella poesia di pessoa che non conoscevo. Buona giornata Valentina

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