17 febbraio 2014

L’anno del pensiero magico di Joan Didion

Camilla - Zelda was a writer

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L'anno del pensiero magico - Joan Didion | Zelda was a writerL’anno del pensiero magico di Joan Didion (il Saggiatore Tascabili) è un libro che mi ha scelto, è il caso di premetterlo. Gli giravo attorno da qualche anno ma poi ha fatto tutto da solo: dovevo leggere altro, dovevo finire un libro che mi appassionava molto, poi è arrivato lui e in due notti ci siamo conosciuti e amati.

Sarà anche il caso di dire (uh, ma quante mani avanti!) che questa recensione non potrà che essere molto personale perché parla di un’esperienza davvero intima e straziante, quella del lutto. Dell’insensatezza di certi stravolgimenti del tuo raggio d’azione/reazione che arrivano come folate di corrente improvvisa e scompigliano tutte le carte in tavola.

JOAN DIDION (AP Photo)Non amo molto parlare apertamente di me: sebbene appaia generosa, e sebbene da queste parti abbia sempre trovato condizioni OTTIMALI per farlo, c’è sempre una piccolo ambito che tendo a difendere con convinzione, perché il web mi ha insegnato che certe questioni intime – scrigni che albergano in noi come immensi galeoni fantasma proiettati nel mare – se espresse in parole, e con l’evidente impossibilità di un approfondimento a viso aperto, diventano poco più che oggetti di conversazione, spogliate di tutto il sentimento che si portano dietro e ridotte a una serie di punti di vista che, invocando la sincerità, spesso loro malgrado, diventano violenti e poco rispettosi.
La punteggiatura mi è sempre piaciuta, ma l’intonazione della voce e gli occhi negli occhi continuano a essere fatti vitali.ap771201012_custom-5bae300866cd5c0a669bc75685218e1c92d718b3-s6-c30 Se, dopo aver letto il libro farete come me, se andrete a cercare nelle maglie del web le testimonianze fotografiche della vita della Didion (oltre a quelle che vedete pubblicate qui, ce ne sono di bellissime, ve lo consiglio di cuore), troverete anche tantissime opinioni sulla sua condotta di vita, molto prima che sulla sua penna. Alcune dissenzienti, altre veementi a perdere.
In merito a queste, credo – non so, scrivo sull’onda dell’emozione, forse mi sto sbagliando – che il mio fastidio nasca dalla certezza con cui sentenziano.
La vita è così strana e multiforme! Le convinzioni di uno, diventano i dubbi dell’altro. Spesso le azioni della più incontrovertibile buona fede si trasformano in drammatici buchi nell’acqua, gorghi in cui i suddetti galeoni s’inabissano silenziosamente.
Chi siamo noi per avere sempre e comunque un’idea?
Chi siamo per averla sui vissuti altrui, se a malapena ci è chiara la nostra rotta? A volte me lo chiedo per le mie stesse domande e mi ritrovo a riconoscere nell’empatia e nell’assenza di giudizio delle scienze esatte.

Che nessuno sia perfetto è fatto certo. Che ogni scrittore abbia ben chiaro il dualismo tra autore e narratore è un’altra certezza inequivocabile, anche se spesso lo si mette a tacere per esprimere un tutto che incalza, un tutto che l’autore casserebbe al narratore con fare censorio, quello stesso tutto che rischia di diventare, agli occhi di chi legge e giudica, da galeone barocco a una semplice barchetta da riporto.
QUINTANA ROO, JOHN GREGORY DUNNE e JOAN DIDION - MalibuSiamo di fronte a un libro onesto e disperato, zeppo di enormi domande sulla vita, di certezze che si erodono con il vento del ricordo, certezze che forse non ci sono mai state.
Un libro di citazioni meravigliose, di fiori nei capelli e piedi nudi, di affreschi leggiadri e soleggiati, ancora più leggiadri e soleggiati se li si confronta con il silenzio chiaroscurale di un cambiamento improvviso e fastidioso: senza marito dalla sera alla mattina e con una figlia malata che, sappiamo con Blue Nights, morirà da lì a poco.

Ridurre un’espressione tanto sublime e tentennante, imperfettamente umana, a un calcolo di colpe e omissioni diventa un’inutile perdita di tempo che – scusate l’ardire – neanche entità superiori troverebbero utile spendere.
Nessuno guarda il passerotto, si dice nel libro. Il cambiamento della marea è un fatto di sentimento, personale e inutilmente opinabile, un fatto che soggiace alle leggi di una Natura e procede lungo un vettore di necessità e saggezza, ben lontana da ogni nostra presunzione umana.

Ma detto tutto questo – detto male, in modo troppo verboso – in chiusura di una recensione piuttosto strana, mi accorgo che L’anno del pensiero magico parla a tutti noi, sussurrando di continuo che, se niente è certo e spesso questa schiacciante evidenza ci rende fragili e dannatamente soli, è anche vero che la vita è una magnifica trasformazione di energia e di materia e che, solo per questo incessante flusso di cambiamento, uno dovrebbe riporre in lei moltissima fiducia, a dispetto delle sue più imperdonabili ingiustizie.JOAN DIDIONMi preme dirlo con il grassetto: sebbene questo libro faccia asciugare qualsiasi ipotesi di lacrima presente nella vostra persona, a un tratto vi dice che le placche terrestri si muovono, facendo nascere e morire isole, producendo scosse telluriche e grandi ondate di furiosi cambiamenti. Anche nella vita di noi, esseri infinitesimali, il cambiamento è la norma e dovrebbe essere sempre presente. Se non ambito, almeno accettato.

Voglio solo posare una mano sulla vostra spalla, qualora vogliate leggerlo, e dirvi che l’osservazione dei nostri piccoli o grandi buchi neri non è un appuntamento sancito da un organismo internazionale, né da un qualunque parallelo di Greenwich.
Non abbiate fretta e, se serve alla vostra vita, beh, per una volta procrastinate.
Ma quando l’appuntamento con il dolore segreto arriverà, con tutto il pensiero magico che avete regalato agli anni precedenti, teorizzando, essendo forti e spumeggianti, dicendovi che la vita va così ma che voi siete un osso duro; quando arriverà come è successo a me in queste ore, è il caso di farsi trovare terreno fertile e pronto, è il caso di sciogliere gli ormeggi del galeone, di accettare il rischio di finire su una barca traballante, di perdonarsi per le mancanze, le debolezze, le imperfezioni.
Ma, soprattutto, di guardare avanti e individuare la zolla migliore su cui compiere il proprio cammino nelle cose del mondo.
Non sarà quella la zolla tettonica del per sempre, ma non è il caso di chiedersi verso quali panorami di cambiamento abbia deciso di condurci?JOAN DIDIONChe sia un’ottima settimana per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

(ph. credits: a eccezione della prima, scattata malamente e condivisa su instagram, le foto di questo articolo sono prese da internet qui, qui e qui. Per qualunque abuso nel loro utilizzo, sono disposta a rimuoverle).

3 pensieri su “L’anno del pensiero magico di Joan Didion

  1. Daniela

    Grazie per questa intensa recensione. Anch’io giro attorno alla Didion da un po’ senza aver ancora iniziato a leggerla veramente. Subito aggiunto alla lista dei libri da leggere.

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