9 Aprile 2014

The Bookstore Chronicles: Clienti

Camilla - Zelda was a writer

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the Bookstore Chronicles | Zelda was a writerOgni volta, quando Giulia di The Blooker mi scrive (per rileggere i suoi articoli su Zelda cliccate qui), succede sempre questa cosa: mi commuovo, penso che sia una persona speciale, sono contenta di averla conosciuta prima che partisse per la Nuova Zelanda, penso che vorrei fosse qui (o che io fossi lì) e che insieme potremmo fare grandi cose. 
Sempre, anche in occasione di questo nuovo articolo per The Bookstore Chronicles.
Godetevi questo gioiellino e poi scriveteglielo quanto è brava, ispirante e piena di bellezza.
Che sia un magnifico mercoledì per tutti voi e grazie per l’entusiasmo riservato ai miei amati Cahiers!
CamillaThe Bookstore Chronicles | Zelda was a writerCi sono i libri, ci sono le pagine con le note a margine, le fotografie usate come segnalibro e le poesie nascoste di proposito. Ci sono le dediche del 1929, le parole d’amore e di speranza, gli auguri di Natale, e gli articoli di giornale piegati in quattro e ingialliti in attesa che -forse- qualcuno li rilegga.
E poi ci sono io che, dopo quasi sei mesi, ancora non mi abituo a questo immenso e disordinato archivio di spunti, date e frammenti che sanno di polvere e di vecchie canzoni suonate con il grammofono.
Prendo una mezza parola scritta con un tratto debole e quasi invisibile di matita in cima a una pagina, scelgo una foto, copio il nome di una città e mi invento un amore tormentato tra un soldato americano e una centralinista di Londra.
Non posso farci niente.
The Bookstore Chronicles - quote | Zelda was a writerOh… Se sapeste quanto scrivo! E quando mi sembra di non avere più ispirazione… Corro in negozio e scelgo un libro a caso.
Vi assicuro che funziona: il problema è che, purtroppo, crea dipendenza e i sintomi peggiorano quando ci si rende conto che lavorare in una libreria significa anche venire a contatto con i clienti e con le minuscole scintille delle loro vite, raccontate a mezza voce o con abbondante profluvio di dettagli.
The Bookstore Chronicles | Zelda was a writerTutto comincia quando vi sorprendete a prendere appunti. Il cliente esce dal negozio e voi, in fretta e furia, scrivete furtivamente sulla vostra agenda quello che avete appena sentito.
Se siete arrivati anche voi fino a questo punto, non potete più tornare indietro. Non c’è cura. Siete condannati alla sete eterna di storie. L’unico rimedio è non smettere mai di raccontare.
The Bookstore Chronicles | Zelda was a writergreca“Ma tu… il tuo accento… Per caso sei Europea?”
“Sì, sono Italiana”
“Io sono Tedesco!”
“Che combinazione! Pensi che ho vissuto a Berlino per tre anni!”
Due minuti dopo, il signore tedesco mi raccontava della sua fuga da Berlino Est.
“… prima sono andato in Australia, poi sono venuto qui. Mia moglie mi ha raggiunto dopo. Ma, dimmi, Berlino adesso com’è? Io non la vedo da cinquant’anni.”
Non so come rispondere.
Gli dico che anche il mio bisnonno abitava a Berlino, a Ovest però, e che avevo speso gran parte dei miei tre anni lì a cercare di ricostruire la sua storia, vagando per quartieri, consolati e cimiteri.
“E ci sei riuscita?”
“Più o meno. Volevo ritrovare la sua tomba ma era troppo tardi… Che sfortuna”
Il signore tedesco rimane in silenzio per mezzo minuto, poi mi guarda, sorride e mi chiede un libro di Paddington Bear. Lui ha una copia in tedesco, mi spiega, ma il suo nipotino parla solo inglese.
“Grazie” mi dice mentre sta pagando il suo volume “… e non solo per il libro. Auf wiedersehen!”grecaThe Bookstore Chronicles | Zelda was a writergrecaEntra con gli occhi lucidi e un fascio di vecchi fumetti in mano. Saranno dieci o dodici: la carta è così secca e consumata che alcune pagine si spezzano, letteralmente.

Lui è grande e grosso, avrà quarantacinque anni e indossa un cappellino degli All Blacks.
E piange. Non apertamente, intendiamoci. Non singhiozza soffiandosi il naso.
Ma è visibilmente emozionato e io non riesco a capire che cosa gli sia successo.
Lui se ne accorge.
“Scusa… Ho trovato i miei fumetti preferiti di quando ero ragazzino e non so cosa mi sia preso. Mi sono venute in mente tante cose… Li compro tutti. Non pensare che sia matto.”
“No! Conosco benissimo la sensazione!”
The Bookstore Chronicles - quote | Zelda was a writergreca

“Ah, Italia! Ho combattuto in Italia, sai? A Monte Cassino”
BUM. Monte Cassino.
Per me Monte Cassino è una parte della Seconda Guerra Mondiale. Irreale, finita, remota. Non so come spiegarlo. E ritrovarsi di fronte la storia in carne e ossa, sotto forma di un veterano novantenne con gli occhi chiari e la medaglia al valore appuntata al bavero della giacca… Beh, ragazzi, che emozione. Come se mi avesse detto “Ero sul Titanic” o “Seguivo il corteo di Kennedy a Dallas nel 1963”.
“Però mi hanno ferito quasi subito. Sono rimasto qualche mese in un ospedale vicino a Venezia… Sei mai stata a Venezia?”
“Ehh, sapesse. Abito proprio lì vicino, a dieci minuti di treno. Quando sono in Italia ci vado spesso, anche ogni giorno se ci riesco.”
Questa frase ha su di lui lo stesso effetto che Monte Cassino ha avuto su di me.greca

The Bookstore Chronicles | Zelda was a writer“Come?”
“Snake. My name is Snake!”
“Snake? E poi…?”
“Snake e basta. Faccio parte di una gang di motociclisti. My name is Snake”
Lo guardo. La giacca di pelle è più grande di lui e il suo viso magro si perde dietro al cappello pieno di borchie. Le dita, le mani e le braccia sono ricoperte di anelli, teschi, punte e catene. Non so se faccia parte di una gang o se sia semplicemente brillo (il suo alito punterebbe deciso verso questa ipotesi), quello che so per certo è che mi fa una grande tenerezza.
“Va bene, SNAKE. Ci vediamo”
Mi spiegano che Snake si fa mettere da parte dei libri ma non ha mai soldi per comprarseli davvero. Allora, ogni settimana, viene e lascia giù qualche dollaro. Come un mutuo sulla carta stampata.
Mi dimentico di lui.
Qualche settimana dopo, negli scaffali riservati agli ordini, trovo tre libri stretti assieme da un grosso elastico: “Sulla strada”, “Festa mobile”, “Il vecchio e il mare”.
“Ma guarda. Abbiamo gli stessi gusti. Chissà chi…”
Apro il foglietto della prenotazione, curiosa.
Sì, proprio come immaginate: Snake.

Giulia Depentor
The Blooker
ph. credits: Giulia Depentor

16 pensieri su “The Bookstore Chronicles: Clienti

  1. ArteMamma

    Da dove cominciare? …dalla libreria che mi fa impazzire, che trasuda pagine e caratteri diversi e vari e vecchie copertine disegnate… viene voglia di prendere quei libri in mano, uno per uno, e stare a sentire cosa hanno da raccontare…che non è solo la storia dell’autore, ma quella di tutte le mani attraverso le quali sono passati…

    E poi l’amore per le storie, e per le persone e per la ricca varietà del mondo.
    Il mio “senso” teatrale mi porta spesso ad origliare (si!) le conversazioni delle persone che incontro, ad osservare il loro modo di camminare, di muovere le mani e il collo, il viso, gli occhi…e cercare di immaginare la vita che si portano addosso, quella che vivono e comunicano…
    Non per niente Tabucchi andava in giro con un piccolo registratore in tasca e lo azionava ogni volta che l’istinto lo spingeva a “rubare” attimi di vite altrui…

    E’ bello leggere ed incontrare chi sembra venire dal tuo stesso mondo:-)
    Grazie Giulia e Zelda/Camilla per accendere il cuore di bellezza e poesia fin dal mattino!
    Buonissima giornata a voi!

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  2. fra77pi

    …quanto mi piacerebbe lavorare in un posto del genere…
    E invece mi ritrovo tra le scartoffie di una depositeria giudiziaria mentre prendo appunti volanti che la mia fantasia non riesce a contenere.
    Scriverò sempre. Ogni volta che non avrò via di scampo.
    La scrittura, lei, mi fa sognare e rende vive le storie che campeggiano in me.
    Vi adoro ragazze, siete un po’ quella parte di me sparsa per l’Italia e per il mondo :)
    Da Pescara, un abbraccio a voi :*

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    1. Giulia

      E non smettere mai di scrivere!
      Che poi, se ci penso, la depositeria giudiziaria non è una miniera inesauribile di spunti? Processi, tribunali, scartoffie…no?

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      1. fra77pi

        Eh, potresti anche avere ragione ma…forse la ritengo così tanto “ingombrante” come realtà quotidiana, che la mia fantasia prende il volo e spazia altrove!
        E comunque, no, non smetterò mai di scrivere!

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  3. Marina

    Dovrebbe deliziarci ogni giorno con questi sprazzi di vita.
    Era da un po’ di tempo che non leggevo le sue cronache. Un po’ la invidio.
    E comunque, tutti quei libri dall’animo retrò me li vorrei portare tutti a casa.

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  4. Em

    Ma che emozione fantastica è leggere queste parole ed essere letteralmente catapultati nella libreria con lei???
    che meraviglia.

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  5. Alina

    I ricordi sono quanto di più prezioso possediamo, ma un dono ancora più prezioso è quello di saper raccontare, magari catturando la piena attenzione di chi ti sta di fronte.
    Bene, per quanto mi riguarda, Cara Giulia, tu ne possiedi una valanga.
    Mi hai catturata, la mia attenzione era in piena adorazione per le tue parole.
    Ci credi che ho “rischiato” di sentire anche i profumi?
    Grandissima ;)

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