23 settembre 2014

L’Istinto di Narrare di Jonathan Gottschall

Camilla - Zelda was a writer

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istinto-di-narrare-0L’Istinto di Narrare di Jonathan Gottschall è un altro libro-folgorazione del fine settimana passato (quello del week-end precedente lo trovate qui).
Anche in questo caso dovevo fare altro, lui mi ha chiamato e io ho risposto all’appello, demandando biecamente tutto il resto. In certi casi, il richiamo dei libri è talmente perentorio da impedirmi un qualunque accenno di resistenza.
Ho fatto bene, il libro mi ha regalato moltissimi spunti di riflessione sul bisogno atavico di racconto e, insieme a quello di Cotroneo, ha risposto a moltissimi dei miei quesiti, regalandomi un’ulteriore spinta alla produzione insana di parole e di narrazione.istinto-di-narrare-3Perché? Semplice, siamo “inzuppati di storie fino alle ossa”, lo testimonia ogni giorno speso a leggere, a raccontare al vicino storie mirabolanti sulle nostre recenti vacanze in Liguria, a seguire la nostre serie tv preferita o il reality del momento.

Tutto è storia e noi ne siamo portatori sani.

Ma da dove nasce questo istinto a narrare e perché l’evoluzione – conosciuta da tutti come smaccatamente utilitaristica – l’ha preservato? Non sembra essere utile come il pollice opponibile ma, nonostante ciò, continua a perdurare nella sua forza propulsiva.

istinto-di-narrare-2Gottschall ce lo spiega con un linguaggio talmente godibile e fresco che non si smetterebbe mai di ascoltarlo.

Ci parla del gioco di finzione dei bambini, il “facciamo finta che… che ognuno di noi ha sperimentato nei primi anni di vita. Questa pratica assolutamente essenziale nello sviluppo dei bambini è il loro lavoro per costruire un’intelligenza sociale ed emozionale, per simulare azioni e reazioni che avranno nella vita adulta.
Allo stesso modo, la finzione narrativa aiuta l’adulto a ipotizzare se stesso in determinate situazioni, è un’antica e potente tecnologia di realtà virtuale, un simulatore di volo della nostra vita possibile e futura che mette in scena i grandi dilemmi della vita.
Ecco perché raccontare è tanto vitale per l’Uomo: il nostro cervello fa pratica, si allena per l’ipotetico che verrà a bussargli alla porta.
istinto-di-narrare-1 Nei giochi dei bambini, ma anche nei sogni, l’elemento unificante è il problema e la sua conseguente risoluzione.
Come rileva già Aristotele nella sua Poetica, esiste un paradosso in tutto questo: siamo attratti dalla finzione perché ci regala piacere ma nella stessa finzione è contenuto quanto di più respingente esista (minacce, morte, disperazione e un senso di disperazione senza pari). Se ci pensate bene, è più facile che si venga colpiti da drammi infiniti che da storie in cui tutto sembra essere al posto giusto e niente viene scalfito.

La finzione narrativa viene considerata in modo unanime una forma di espressione altamente creativa ma, fatte queste premesse, qualunque autore di storie sa che il suo estro dovrà sempre fare in conti con la rigida struttura incentrata su un conflitto: complicazione, crisi e soluzione.
Se ad alcuni questo può sembrare un limite, io lo trovo da sempre un confine magico, qualcosa a cui, anche inconsciamente, si torna sempre. Una grammatica universale, come la definiva Noam Chomsky, una struttura profonda che attraversa confini e differenze e ci restituisce eroi alle prese con problemi da superare.istinto-di-narrare-6Non bisogna essere scrittori professionisti per avere una mente narratrice!
L’autore ci dice che evoluzione ci ha regalo uno Sherlock Holmes interno che lavora incessantemente per unire indizi provenienti dai nostri sensi e sfornare deduzioni.

Ma ecco in agguato le brutte notizie (o sono promettenti?): questa mente narratrice non è per niente un meccanismo perfetto! Allergica a incertezze, casualità e coincidenze, produce storie vere quanto più le riesce ma spesso, più di quanto s’immagini, crea menzogne fatte e finite.
Abbiamo un bisogno compulsivo di dare un senso a tutto e, quando non ci riesce, immaginiamo, improvvisiamo, riempiamo i buchi del non senso con teorie che plachino la nostra ansia da schema significativo.
Questo avviene, ovviamente, chilometri prima della zona della nostra mente conscia, alimentando teorie riparatrici e consolatorie e, in casi estremi, ipotesi cospiratorie. Insomma, non ci va giù che certi eventi non abbiano cause scatenanti, che avvengano senza motivi apparenti. E così, raccontiamo. Raccontiamo a noi stessi delle storie.
Non è magnifico?istinto-di-narrare-5Nel tentativo di dare un senso a tutto, cerchiamo di rendere al meglio le nostre storie. Di nobilitarle, di barare sulla veridicità per regalare loro una forza didascalica e un certo grado d’immortalità. Lo facciamo con la narrazione del miti ma anche con la Storia che si studia sui banchi di scuola, lo facciamo con certe storie nefaste che vengono raccontare per esibire il male e per giudicarlo.

Le storie creano legami, rafforzano identità, valori comuni e cultura. Sono il “lubrificante e il collante della società”, la principale forza coesiva della vita umana, una partita contro il caos e l’incertezza del nostro essere al mondo.
Questa cosa, ve lo confesso, non smette di rendermi allegra e propositiva.

In chiusura, il nostro mitico Gottschall, ci regala alcuni consigli, ve li riporto qui, perché meritano davvero!istinto-di-narrare-7istinto-di-narrare-4

E ora ditemi: non siamo di fronte a un libro entusiasmante?

Che sia una buona giornata per tutti voi!
Camilla
Zelda was a writer

ps: Il sito di Jonathan Gottschall regala grandi soddisfazioni. Curiosi? Lo trovate qui.

4 pensieri su “L’Istinto di Narrare di Jonathan Gottschall

  1. Marina

    Sei sempre una miniera di ispirazioni e novità. Buona parte delle tue letture diventano le mie.
    La scrittura come la lettura sono vitali e sono due compiti difficili da sostenere come dice Zadie Smith nel suo Perché scrivere.

    Replica

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