8 novembre 2016

Tiziana Cantone e i nostri click

Camilla - Zelda was a writer

Daily thoughts

Tiziana Cantone | Zelda was a writerNon conoscevo Tiziana Cantone. Non conoscevo neanche il tormentone che la perseguitava come la peggiore delle condanne, sbeffeggiata e derisa come fosse un fenomeno da baraccone.

Adesso, dopo il suo suicidio, ora che conosco Tiziana, non smetto di pensare a lei e a quanto la stupidità delle persone possa essere una condanna in grado di determinare la tua completa distruzione. Ora che la conosco, sento di dover dire e fare qualcosa perché passo sul web gran parte della mia vita, perché sono una donna in un Paese molto più misogino di quanto si sia disposti ad accettare e, non da ultimo, perché trovo non sia tanto improbabile che una cosa simile possa capitare anche a me.

Vi dico come ne verrei fuori io? Non ho dubbi: ne morirei. Proprio come è capitato a Tiziana. Ma non per la vergogna. Io ne morirei per la condanna di non essere più padrona della mia vita.

C’è un’indagine in corso e sicuramente molte verità attendono di venire a galla. Oggi non voglio parlarvi della mia opinione sui fatti: credo sia totalmente inutile. Inoltre, sono talmente disgustata dalle parodie, dalla grettezza da pecoroni che moltissimi hanno prodotto e diffuso con grande orgoglio che credo produrrei solo sterili improperi.

Moonlight | Zelda was a writer

ph.: Ron Brecher – www.astrodoc.ca

Io vorrei parlare della forza di un click, il nostro.
La scelta di direzionare o meno il nostro mouse/il nostro dito su un link non è solo una contingenza come altre ma sempre di più un gesto di civiltà.

Ogni volta che cliccate su un link determinate una causa. Non vorrei apparire catastrofista ma spesso questa causa è seria, spesso ha conseguenze inimmaginabili che rimbalzano nei quattro angoli del mondo. Non nel paese limitrofo al vostro, non lungo la Statale che unisce le poche vie in cui anche i postini fanno fatica a consegnare le raccomandate. Nel mondo.
Esserne consapevoli potrebbe caratterizzare un considerevole passo in avanti nella nostra evoluzione di internauti.

Dovremmo farlo tutti: chiederci sempre le conseguenze delle nostre azioni, specie se sono coinvolte altre persone. 
Dovremmo essere in grado di evitare di cliccare su video che promettono promiscuità o violenza, sbeffeggiamenti ai danni dei più deboli o volgarità di varia natura
Anche se i titoli stimolano la curiosità più insopprimibile. Anche se tutti lo fanno e ci pare che in fondo non ci sia nulla di male nello sbirciare per qualche secondo. 
Dovremmo evitare e denunciare. Subito, senza nessun indugio. Senza quella paura immotivata di trovarci immischiati in fatti che non ci riguardano.
E poi, siamo proprio certi che questi fatti non ci riguardino in alcun modo?

Moonlight | Zelda was a writer

ph.: Ron Brecher – www.astrodoc.ca

Senza il nostro click moltissime idiozie non avrebbero terreno facile, moltissimi eroi del nulla non avrebbero voce e altre schifezze perderebbero il loro fascino perverso.

Possiamo fare tantissimo, noi.
Esiste una condotta nel piccolo che può davvero fare la differenza.

Iniziamo a rispondere delle nostre azioni. Iniziamo a provare vergogna, a riattivare la sensibile zona d’allarme del nostro pudore. A farci delle domande serie, adulte, a capire quanto sarebbe drammatico per i nostri vissuti se Tiziana fossimo noi, fossero le amiche che più amiamo, le figlie che cerchiamo di proteggere dai contraccolpi della vita.

Moonlight | Zelda was a writer

ph.: Ron Brecher –

Tiziana non si è andata a cercare nulla. Tiziana non ha fatto nulla di cui vergognarsi.
Tiziana, per quanto mi riguarda, è l’ennesima vittima di femminicidio, questa volta corale. In questa faccenda, tutti dovrebbero porsi delle domande.

Tiziana è stata vittima di una mentalità retriva che si complimenta con un uomo protagonista di un video hard e pensa che sia un grande amatore, degno di pacche sulla spalla, e che prenderebbe a calci nel sedere una donna che ne sia coinvolta, considerandola una puttana e una poco di buono di bassissima lega.

Tiziana è stata una vittima. Della misoginia di un Paese ancora troppo provinciale e ineducato. Della bieca violenza che solo i gruppi in pieno anonimato sanno creare. Dei click di coloro che non farebbero male a una mosca ma che con la loro condotta pusillanime accettano tutto, almeno fino a quando non capita a loro. Dei grandi titoli di articoli che sono scomparsi magicamente dopo il suo suicidio. Di questo luogo dove sembra si debba avere un’opinione su tutto. 

Ogni click è una responsabilità fortissima.
Usate i vostri per seguire e sostenere chi amate, per conoscere luoghi dove pianificare viaggi e uscite con gli amici, per innamorarvi. Usateli per incrementare i vostri sogni, per costruire e non distruggere.
E siate pure le peggiori persone del mondo ma, per favore, abbiate la decenza e il coraggio di farlo a volto scoperto.

(tutte le foto dei cieli stellati inserite in questo post sono di Ron Brecher – www.astrodoc.ca, quella di Tiziana è presa dal web)

6 pensieri su “Tiziana Cantone e i nostri click

  1. Francesca

    Purtroppo l’enorme diffusione di internet e dei social media hanno concesso alla nostra attenzione di dilagare enormemente, tra fatti concreti e fatti astratti, tra cose importanti e cose facete.
    Sta a noi direzionare come dici tu la nostra attenzione e soprattutto insegnare ai nostri figli, che nascono con questa tecnologia già così a portata di mano, a farlo nel modo migliore possibile.

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  2. martolarem

    C’era proprio bisogno di un post così. Quanto hai ragione? Tanto, condivido in pieno. L’uso che facciamo del web deve essere consapevole e non superficiale, bisogna adottare gentilezza e rispetto delle idee degli altri anche se non ci troviamo d’accordo. Quante volte capita di leggere parole di violenza, insulti e rabbia anche nel mondo social? La tecnologia fa passi da gigante ma sembra che noi, con un comportamento spesso incivile, non riusciamo a starle dietro. Bisognerebbe educare alla gentilezza, al modo in cui si agisce, senza pensare che dall’altra parte non ci siano persone in carne, ossa e anima, ma semplici profili o avatar.

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  3. Michela

    Il fatto di non sapere chi fosse prima del suo suicidio quanto meno mi fa sperare di avere su facebook e fuori amici con un briciolo di cervello. Sono sempre più convinta che queste cose siano anche un motivo in più per parlare ai ragazzi, a scuola, all’età in cui iniziano ad avere smartphone e accesso a internet, dei pericoli e della bellezza del web. E invece di evitare il confronto e impedire l’uso da un lato (scelta anacronistica che può portare ad altro bullismo ed esclusione), o lasciare libero accesso senza alcun controllo, insegnare da genitori un uso corretto, etico, rispettoso. È più faticoso che vietare, ma molto più utile e andrebbe fatto di più.

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  4. Antonio

    Come te, sono venuto a conoscenza della sua storia solo di recente e provo un mix di rabbia e dispiacere. Sono d’accordo con te su tutto. Mi preoccupa il fatto che ancora oggi molti utenti non abbiano capito che le parole, le offese, i giudizi possono far male, molto male, anche se espressi online. Gli stessi vedono ancora Internet come un canale nel quale si può insultare liberamente e dove allo stesso tempo ci si può nascondere quando serve. Purtroppo Tiziana è rimasta vittima dell’inciviltà che spesso domina il web.

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