8 Febbraio 2021

Il Libro dei Nomi Perduti di Kristin Harmel

Camilla - Zelda was a writer

Reviews

Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

LA DIFESA DELL’IDENTITÀ: LA LETTURA CREATIVA DE
“IL LIBRO DEI NOMI PERDUTI” di KRISTIN HARMEL
(SPERLING & KUPFER)

Accade sempre la stessa cosa: nel momento in cui la #LetturaCreativa di un libro si conclude mi sembra di avere tra le mani una storia nuova. Stesse pagine, stessa trama, ma un nuovo modo di guardarlo, di catalogarlo nel confuso schedario dei miei ricordi. 

È capitato anche questa volta, con il nostro primo incontro dell’anno: “Il Libro dei Nomi Perduti” di Kristin Harmel (Sperling & Kupfer). Ho iniziato a leggere un romanzo d’amore ambientato durante la Seconda guerra mondiale che, alla fine del nostro percorso di analisi, si è trasformato nella coraggiosa difesa dell’identità di ogni essere umano. Non male, non credete?

Ma andiamo con ordine.
Forse non siete tanto presenti su instagram e questa cosa delle “letture creative” vi sembra alquanto bizzarra. Cerco di spiegarvela in poche parole: prendo un libro e lo leggo con occhi e cuore. Lo sottolineo, lo studio e “me lo porto dietro” per un po’, in totale solitudine. Alla fine di questo percorso da lettrice, appaio su instagram e ve lo racconto a modo mio, con colori, fotografie, disegni. Permettendovi di entrare nelle sue pagine, ma senza rovinarvi il piacere della lettura. 

Il nostro viaggio ne “Il Libro dei Nomi Perduti” è terminato la scorsa settimana e oggi sono qui per raccontarvi come è andato. 

Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

“Il Libro dei Nomi Perduti” narra le le vicende di Eva Traube, una giovane di origine ebraica, che, durante gli anni della Seconda guerra mondiale, salverà numerose esistenze dalla morte, mettendo a serio rischio la sua.

Scappata dai drammatici rastrellamenti di Parigi, Eva si nasconde in un piccolo paesino chiamato Aurignon dove, senza previsione alcuna, decide di unirsi a una rete di falsari di documenti.
Suo padre l’aveva avvertita che presto il suo talento artistico sarebbe stato utile per una grande causa e lei non ha il minimo dubbio che la silenziosa battaglia dei falsari lo sia.

Non le importa che il filo della sua vita sia destinato a restare spezzato per molto tempo, Eva vuole cercare di ricucire le esistenze di donne, uomini e bambini altrimenti destinate all’oblio. Per farlo, non solo ricrea alla perfezione nuove identità, ma custodisce in un vecchio libro di preghiere i veri nomi dei bambini aiutati a scappare oltre il confine.
Perché un giorno la guerra finirà ed è bene che tutti tornino a sapere chi sono stati
.

Il tema dell’identità è la colonna portante dell’intero libro di Kristin Harmel. Il nazismo non ha solo dato vita a un piano di sterminio e profanazione dei corpi – corpi nudi, straziati, invasi, lasciati morire, dimenticati – ma ha lavorato in modo sistematico perché non ci fosse più traccia delle loro storie. 

Benché in balia degli eventi, Eva Traube sa che la memoria di chi è stata è il più potente antidoto contro ogni prevaricazione, contro soprusi e violenze di ogni genere. Perché il senso profondo di chi siamo nasce con il primo capitolo della nostra esistenza, nel ricordo di chi chiamava il nostro nome e in quello di un indirizzo di casa a cui siamo sempre tornati, certi di essere capiti e riconosciuti.

“Il Libro dei Nomi Perduti” è anche una dichiarazione d’amore per i libri. Per tutti, senza distinzione di sorta.

I libri sono prolungamenti delle speranze e del desiderio di estensione che Eva prova da giovane studentessa, ma saranno anche i grandiosi aiutanti del suo lavoro da falsaria. Ogni momento importante della sua vita registra la presenza di un titolo importante, che non regala solo storie, ma che è in grado di custodirne di nuove, trasformandosi in una prodigiosa cassa di risonanza e in uno scrigno inespugnabile.

Non è forse questo che chiediamo ai libri?
Che ci regalino una storia che possa amplificare la nostra, che rispondano a domande spesso incombenti e che sappiano custodire il segreto delle nostre lacrime, dei nostri sospiri?


Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

ESSERE NELLA STORIA MENTRE QUESTA ACCADE…

“Il Libro dei Nomi Perduti” di Kristin Harmel mi ha spesso fatto pensare alla nostra situazione attuale. Per fortuna c’è davvero poco in comune tra quello che stiamo vivendo noi e gli anni della Seconda guerra mondiale, con l’ondata di bieca violenza che si sono portati dietro. Eppure qualcosa che li accomuna c’è, la chiara sensazione di trovarsi nella Storia proprio mentre questa sta accadendo.

Siamo di fronte a situazioni profondamente diverse, insomma, ma la strana sospensione in un flusso di eventi che ci sfugge di mano sembra la medesima. In entrambi i casi, inoltre, l’essere umano sembra essere vittima di un ingombrante senso di superiorità rispetto a tutto… 

Eva Traube mette in serio pericolo tutto quello che la riguarda. Affetti e certezze vengono spazzati via dall’imperscrutabilità di un periodo oscuro e faticoso. Questa giovane donna non sa come finirà la Storia, non intravede una fine, eppure si butta nello svolgimento, decisa a non rinnegare mai il suo amore per la libertà e il suo immenso rispetto per la vita.

Perché se smetterà di agire seguendo quello che per lei conta più di tutto, quello che le hanno insegnato i suoi amati genitori, il futuro non porterà mai traccia di chi è stata, la cancellerà senza alcun senso di colpa.

E così, nel pieno di una storia su cui non ha alcun potere decisionale, Eva cavalca ogni attimo che le è dato di vivere. Difendendo la memoria e tutte le storie che la compongono. Agendo.

ECCO LE IMMAGINI DELLA MIA LETTURA CREATIVA

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ECCO COSA STO ASCOLTANDO MENTRE VI SCRIVO…


Il 2021 è cominciato con una buona lettura e tante, tantissime riflessioni. Sono davvero felice che la storia di Eva sia capitata fino a noi.
Vi lascio con la certezza di ritrovarvi a breve. Tra qualche giorno, infatti, torneremo a leggere, analizzare, tenerci per mano! 

Un sorriso, anzi due.
Camilla

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Sperling & Kupfer di cui vado molto fiera. 
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

 

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