18 ottobre 2018

TedxMilano con SEAT ITALIA!

Camilla - Zelda was a writer

Domenica scorsa, grazie a SEAT Italia, ho avuto la grande fortuna di partecipare a TEDxMilano.

Quando vengo chiamata per raccontare un evento con i miei strumenti, libera di giocare e di condividere, sento di essere davvero molto fortunata, di fare un lavoro che amo alla follia e di essere in contatto con chi, come SEAT Italia, decide di affidarsi a me senza indugio.
Quindi grazie al mio amato cliente/mecenate (anche per essermi venuto a prendere a casa con la nuova #SEATArona) e grazie a voi, che mi leggete e seguite con entusiasmo: un’altra parte fondamentale di questo gioco sono occhi come i vostri, sensibili e appassionati.

Se ho deciso di scrivere questo post su TEDxMilano è per collezionare alcune delle testimonianze di domenica, tutte ispirate al tema dell’OLTREMISURA. A dirvela tutta non era previsto, ma le trovo così  ispiranti che non voglio si disperdano nel mare magnum dei social.TedxMilano per SEAT| Zelda was a writer

Non trovate sia incredibile che la vicinanza di questo tema al titolo del mio libro di prossima uscita? Io ho pensato fosse un segno inequivocabile di una necessità, quella di definire nuovi parametri, nuove misurazioni, nuovi confini per il nostro futuro.
Il mondo di oggi ha bisogno del coraggio dei lungimiranti, di gente che si assuma il rischio di non essere capita o di essere presa addirittura per folle. Gente che proceda sicura di quello che dice (e felicemente coinvolta dalla complessità della vita), certa che solo parlando una lingua diversa si possa procedere, evolvere, incontrare nuovi modi di espressione e, perché no, di felicità.

Ecco, dunque, alcuni degli interventi della giornata.
Avrei voluto registrarli tutti, ma la difficolta di ascoltare, prendere appunti, scattare foto, sovrascriverle e pubblicarle “in diretta” mi ha spinto ad accettare il fatto che qualcosa mi sarebbe scappato.
TedXMilano per SEAT| Zelda was a writerTedXMilano per SEAT| Zelda was a writerTedXMilano per SEAT| Zelda was a writerTedXMilano per SEAT| Zelda was a writer

Alla fine della giornata di talk, ho pensato che fosse davvero arrivato il momento di sfondare la barriera che ci vuole soli e incerti. Ci sono mille modi per cambiare quello che non ci piace, che ci sta stretto. Molti, davvero molti più di quanto si creda, sono a due passi dalle nostre domande, insieme a persone che come noi li stanno interrogando.

Se dovessi individuare una parola forte, che accomuni tutti gli interventi, questa è “insieme”.
Perché è quando troviamo qualcuno che come noi è alla ricerca che il viaggio inizia davvero.

Vi lascio qui la lista dei talk e i loro speaker, sicura che TEDxMilano pubblicherà presto i loro video. Cercateli attraverso i link che vi lascio, sono certa che troverete tantissimi stimoli a uscire dalla vostra personale misura.

TedXMilano per SEAT| Zelda was a writerTedXMilano per SEAT| Zelda was a writer

TedXMilano per SEAT| Zelda was a writer

Con Benedetta Argentieri, giornalista e regista di base a New York, abbiamo fatto quattro chiacchiere sul finire della giornata.

La sala del Teatro Dal Verme (gremita di persone che erano rimaste fino all’ultimo) si stava svuotando lentamente e noi indugiavamo su due poltrone delle prime file parlando di donne, del genocidio degli yazidi e della necessità, sempre più incalzante, di dire la propria, di esporsi senza indugio, di costruire nel proprio piccolo un circolo virtuoso di azioni e impegno.

Innanzitutto vorrei invitarvi a tenere d’occhio il suo I am The Revolution, il talk per TEDxMilano era incentrato proprio sul lavoro e sugli incontri fatti durante la creazione di questo docufilm. Da quello che ho letto sulla sua pagina facebook, verrà presentato il 15 novembre a New York e spero che entro breve possa essere fruibile anche in Italia.

I am The Revolution, film sulle donne fatto dalle donne, illustra l’incontro della giornalista con tre donne rivoluzionarie, andate oltre la ristretta misura in cui erano imprigionate.
Yanar Mohammed in Iraq, Rojda Felat in Siria e Selay Ghaffar in Afghanistan lottano ogni giorno a costo della loro stessa vita per ridare aria e luce a una condizione, quella femminile, pesantemente mutilata. 

I am the Revolution | Zelda was a writer

Foto tratta da “I Am The Revolution”

Anche in questi tre casi, diversi ma accomunati dalla lotta, conta il concetto di “insieme” (un insieme fatto di donne e di uomini). E poi, come ci ha spiegato la regista, conta l’istruzione, l’unico modo tangibile per costruire le basi per la propria libertà.

I am the Revolution | Zelda was a writer

Foto tratta da “I Am The Revolution”

Negli ultimi minuti della giornata, quelli condivisi mentre la sala si svuotava, Benedetta mi ha suggerito un interessante punto di vista: la resistenza di queste donne ha da raccontare moltissimo a quelle occidentali. Siamo a tutti gli effetti più libere di loro, ma qualche insidioso effetto di un clima sempre più oscurantista inizia a rimettere in discussione diritti inalienabili.

I am the Revolution | Zelda was a writer

Foto tratta da “I Am The Revolution”

La situazione, mi dice la mia intervistata, cambierà solo quando la parità di genere passerà dalla parità economica. Stessi diritti e stessa possibilità di gestire la propria indipendenza per uomini e donne. Sembra un fatto incredibilmente ovvio e spaventa che ancora oggi, anche nella nostra società, sia il più inattuabile.

Grazie, TEDxMilano e grazie SEAT Italia! Ci vediamo l’anno prossimo!
Camilla
Zelda was a writer

TedXMilano per SEAT| Zelda was a writer

18 ottobre 2018

La Biblioteca dell’Immagine

Camilla - Zelda was a writer

La Biblioteca dell’Immagine è un progetto sempre più vicino alla sua realizzazione.

Due settimane fa ho ricevuto una mail che parlava di questo grande sogno della Fondazione Forma per la Fotografia, chiamando a raccolta tutti – appassionati della fotografia e sostenitori delle molteplici anime culturali di Milano – per diventare donatori attivi dell’avventura (qui trovate le possibili modalità di sostegno).

Non ho resistito, ho scritto alla Fondazione chiedendo di poterne parlare con Roberto Koch, il suo Presidente. La risposta non si è fatta attendere e così ho raggiunto questo avamposto dello sguardo e della contemplazione (lo trovate in via Meravigli, 5) per incontrarlo.
La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

La Biblioteca dell’Immagine, mi dice Koch – editore di Contrasto, fotografo, anima pulsante di eventi culturali a dir poco mitici, tutti legati al mondo della fotografia – era diventata un’esigenza montante.

La città di Milano, la sua lunga tradizione editoriale e il rapporto duraturo e fertile con l’immagine, chiedevano a gran voce un polo di consultazione e condivisione di questo tipo. 

Secondo le previsioni della Fondazione, la Biblioteca avrà la sede proprio in via Meravigli. La centralità della zona e la poesia dell’attigua galleria non fanno altro che amplificarne le aspettative.La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

Ascolto le parole del Presidente e penso a quanto questo progetto abbia in sé un valore profondo e utile: non solo aumenterà le occasioni di fruizione culturale, ma regalerà ai cittadini un luogo dell’approfondimento, del confronto, della scoperta.
La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

La Biblioteca dell’Immagine parte da un fondo di circa 4000 titoli donato da Contrasto, ma l’idea è quella di aumentarne il numero, costruendo una base di oltre 6000 titoli, dagli anni ’40 fino a oggi. La Biblioteca sarà affiancata da una Mediateca con una proposta di ebook, libri online e riviste dal respiro internazionale.

All’interno della sua realtà, inoltre, verranno organizzati incontri di approfondimento e studio, gruppi di lettura e presentazioni di libri.

La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writerKoch mi racconta che, a partire da gennaio, si terrà un interessante ciclo di incontri dedicato a dieci libri sulla fotografia, quelli più rappresentativi e utili da conoscere.
Prendo nota e mi riprometto di non perdere quest’occasione. Potrei fare ordine tra le memorie, ormai zoppicanti, dei miei studi universitari. Non sarebbe affatto male.La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

La nostra conversazione procede piacevolmente.
La luce dell’immenso lucernario della galleria Meravigli irrompe nelle stanze della Fondazione, regalandoci l’illusione di essere lontani da tutto, da orari e incombenze, da corse forsennate e file ai tornelli della metro. A intervalli regolari, un tram attraversa una sottile porzione verticale che ci divide dai traffici concitati di Milano.

Vorrei chiedere a Koch un miliardo di cose, ma cerco di non abusare della sua disponibilità e così gli pongo altre due domande, le ultime.
La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

Cosa consiglierebbe a chi volesse avvicinarsi alla fotografia con serietà, facendone una professione? E poi: potrebbe forse indicarmi alcuni libri per avventurarsi nel suo mondo?

Alla prima domanda risponde senza alcuna incertezza.
Chiunque voglia avvicinarsi alla fotografia deve prenderla sul serio. Considerare il suo studio con lo stesso rigore con cui l’aspirante concertista si avvicina alla musica.
Se è vero che in questo momento storico tutti siamo in grado di produrre scatti fotografici – aggiunge – è altrettanto vero che non possiamo considerarci tutti fotografi. Servono studio e curiosità, abnegazione e impegno. Il confronto e la partecipazione a festival e incontri. Servono l’ascoltare, il leggere, il contemplare.La Biblioteca dell'Immagine | Zelda was a writer

Risponde alla seconda domanda con tre titoli. Tutti e tre, dice, sono stati la base di partenza per un nuovo modo di considerare la fotografia. 

1. “New York 1954.55” di William Cline
2. “Images à la sauvette” di Henri Cartier Bresson
3. “Zingari” di Joseph Koudelka

Come avrete notato dai link che ho inserito, hanno prezzi molto alti ed è anche per questo che l’esigenza di una biblioteca dell’immagine si fa forte.

Le biblioteche propongono libri per tutti i curiosi della città, senza divisioni di ceto o di possibilità economiche. Non credo esista niente di più utile al momento. Saluto la Fondazione e torno a mescolarmi ai rumori della città.

Buona giornata,
Camilla
Zelda was a writer

Vi ricordo la campagna di supporto alla Biblioteca. La trovate qui.
A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?William Eugene Smith

16 ottobre 2018

La Misura di Tutto: paura e gioia

Camilla - Zelda was a writer

La Misura di Tutto | Zelda was a writer

Foto di Riccardo Aloia per H2BStudio

Dopo aver terminato il mio libro, La Misura di Tutto, ho provato due emozioni fortissime.
La prima è sopraggiunta con l’ultima parola. Una variante della “sindrome dell’impostore” – temo nella sua variante più perfida e incalzante – si è impossessata della mia persona, suggerendole con violenza che con questo libro tutti, ma proprio tutti, avrebbero stanato definitivamente la sua incapacità creativa.

Per fortuna ero in vacanza.
Quindi, ho guardato il mare e mangiato frittura di pesce.
Non risolve, ma aiuta.

La seconda è stata incredibile. Una specie di gioia procreativa, che mi ha fatto guardare il mondo con nuovi occhi e mi ha spinta ad abbandonare con slancio i pesanti occhiali con cui guardavo la vita. Avevano vetri fumé, quei maledetti occhiali, erano graduati male, mi facevano sbattere contro gli angoli acuti delle mie stesse stanze.

E allora ho capito.
Ho capito che io regalo il meglio di me quando produco, quando mi fermo in un angolo oscuro di un posto brulicante e penso. Alle mie tele, ai miei colori, alle mie parole. A tutte quelle immagini che ogni tanto mi appaiono nei posti più impensati e mi suggeriscono di continuare a tentare, di crederci, di provare.

Sono tornata con questo amore incontaminato e bambino.

Non lascerò che niente e nessuno (Camilla compresa) lo sporchi. Lo difenderò con i denti. Perché una cosa è certa: mentre penso a come mettere insieme colori e visioni, io sono proprio una persona migliore. La persona che vorrei essere.

Oggi, per festeggiare l’avvicinarsi dell’uscita de La Misura di Tutto (mancano 15 giorni!!!) ho deciso di condividere la foto che campeggia in quarta di copertina e una delle due alette interne.

La foto è stata scattata dal talentoso Riccardo Aloia, una giovane promessa della creatività visuale che fa capo a H2BStudio. Riccardo è riuscito a fermare un momento magico alla fine di una giornata di lavoro che mi aveva tanto coinvolto ed emozionato.
Mi guardo e penso che vorrei essere sempre così. Con tutti i denti fuori, con il viso stropicciato. Mi guardo e mi vedo felice. Immersa nei miei amati libri, certa di avere fatto un buon lavoro. C’è anche un cocktail colorato che, a mio modesto parere, non guasta mai.

Questa, invece, una delle due alette interne.
Signore e signori, ecco a voi il riassunto!Buona serata a tutti!
Camilla
Zelda was a writer

12 ottobre 2018

Nelle scarpe di… Eugenia Dubini di NN Editore

Camilla - Zelda was a writer

Eugenia Dubini | Zelda was a writer«Siamo una casa editrice e, in quanto casa, ci occupiamo di una comunità. Non possiamo prescindere da questo dato di fatto: la nostra più grande fonte di energia deriva dal rapporto con le competenze che lavorano ai libri e dai nostri lettori».

La seconda tappa dell’indagine sui passi altrui che conduco per conto di Scholl (il cammino precedente, con Marco Grassi “PHO” lo trovate qui) mi ha portato a raggiungere nientemeno che Eugenia Dubini, l’anima di NN Editore, la casa editrice indipendente nata sulla scorta di un sogno che da tempo immemore abitava i suoi pensieri, quelli di Alberto Ibba e di un ristretto numero di addetti al settore.Eugenia Dubini | Zelda was a writer

Era la primavera del 2015 e il progetto di questo gruppo di coraggiosi, sorto in una vecchia casa di ringhiera di Porta Romana, si poneva da subito un obiettivo: essere casa.

Eugenia, Justine (che ha scattato le foto di questo post) e io ci incontriamo in un’altra casa, il My Home café di Porta Romana. È una mattina di cielo terso e aria frizzante, il tipico giorno pulito che arriva dopo una manciata di ore grigie e piovose. Il morale dei milanesi appare rinvigorito e il ritmo dei loro passi, se possibile, ancora più scattante.Eugenia Dubini | Zelda was a writer«Mi sono accorta di camminare anche quando sto ferma» mi dice Eugenia, davanti alla sua spremuta arancia e limone. Ci siamo sedute da poco, in un piccolo salottino in fondo al locale, e lei ha adagiato sul tavolo alcuni volumi, quelli che mi dice essere i suoi passi più recenti.

Eugenia Dubini | Zelda was a writerTra questi svettano Roberto Camurri con il suo A Misura d’Uomo e il recente Napoli Mon Amour di Alessio Forgione, entrambi della serie “Innocenti”.
Si tratta di un percorso editoriale che raggruppa voci italiane tra i 35 e i 45 anni, unite da uno sguardo nuovo, incontaminato, schietto. Nelle loro profonde differenze – mi racconta Eugenia – ciò che le accomuna è un punto di partenza geografico che influenza storie e parole e che il lettore può scorgere nella copertina interna di ogni volume. 

Eugenia Dubini | Zelda was a writerEugenia Dubini | Zelda was a writer

Punti di partenza e cammini. In un attimo, io e la mia ospite torniamo a parlare del suo.
«Grazie al contapassi che ho nel cellulare, ho scoperto di macinare chilometri anche in casa editrice, quando mi perdo in una lunga conversazione telefonica e attraverso di continuo le sue stanze».Eugenia Dubini | Zelda was a writer

Quando pensi a NN editore ti figuri proprio questa immagine: lunghe distanze attraversate nel ristretto perimetro di un libro, sogni aggrappati a ognuna delle sue righe, cura e gruppo, promesse di una presenza appassionata per ognuno dei libri che arriveranno dopo quello che hai appena lasciato e che già ti manca.

I numeri di questa casa editrice parlano chiaro: il catalogo in perenne (e voluta) definizione di sé è cresciuto, le copie lette hanno raggiunto cifra 150 mila con Le Nostre Anime di Notte di Kent Haruf («I lettori hanno riconosciuto la sua umanità» mi dice Eugenia) e i bilanci hanno risposto positivamente, molto prima delle previsioni tracciate.

Quando chiedo alla mia ospite come vede il suo cammino futuro, mi risponde che il culto della relazione continuerà a essere l’imperativo più pulsante di NN editore. Difendere ed esaltare le competenze e ascoltare i propri lettori, senza mai tradirli.Eugenia Dubini | Zelda was a writer

Da lettrice seriale e da appassionata sostenitrice del progetto di Eugenia, non credo esistano obiettivi migliori di questo!

Camilla
Zelda was a writer    

PS: la mia ospite mi ha detto che “in casa” è quasi pronto il primo Kent Haruf.
In alto le mani!!!            
                                                                                                                                       

Per trovare NN Editore sul web –> instagramfacebooktwitter
Durante questo incontro, ho indossato le MERYEM, le mie nuove inimitabili francesine. Dal minuto uno del nostro incontro ci siamo sentite subito a nostro agio e credo di poter dire che la nostra sarà una lunga amicizia. 

Eugenia Dubini | Zelda was a writer

Questo post è il risultato di una collaborazione con Scholl di cui vado molto fiera. 
Grazie, come sempre, per il sostegno che dimostrate al mio lavoro. 

11 ottobre 2018

Le voci basse e la cultura

Camilla - Zelda was a writer

Ho sempre adorato i toni bassi.
Se penso alle parole che mi sono state dette e che hanno lasciato un solco profondo, sia nel bene che nel male, le ricordo prossime al silenzio, composte, precise al limite del chirurgico.
Credo, però, che sia arrivato il momento di alzare leggermente il volume, cercando di essere presenti, di esporsi senza paura.

È un periodo buio e complesso, pieno di grandi pericoli per la libertà di tutti. E allora penso che amerò sempre i toni bassi e che difenderò il confronto e l’empatia fino alla morte, ma che inizierò anche a cercare mani che si alzano, passi avanti di chi è rimasto sempre nell’oscurità e azioni piccolissime ma decisive.

A cosa mi riferisco?
Ai grazie e ai prego, per esempio. Alla rimessa in discussione dei limiti che ci impongono le nostre paure più oscure. Al desiderio di sapere, di conoscere, di porsi sempre delle domande, di rimettere in dubbio anche le certezza piu granitiche, di difendere le vittime di un sopruso.

La cultura è l’arma più grande che esista. Mio padre mi ha sempre detto che sperava studiassi soprattutto per essere in grado di argomentare bisogni e desideri, per non sentirmi mai sola o attaccabile, per essere una donna indipendente e libera.

La cultura alzi pure la voce ogni tanto, non credo succederà niente di grave. E poi si affidi anche alle azioni. I social sono un’ottima cassa di risonanza per battaglie che, però, si combattono agendo, decidendo, creando nella vita di tutti i giorni.

Tutti insieme, armati di speranza, di intelligenza discreta e di umanità.
(foto scattata al Sofa Cafe di Milano)