15 maggio 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo!

Camilla - Zelda was a writer

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman (Garzanti) uscirà tra due giorni e io sono qui per darvi due notizie importanti:

    1. Vi innamorerete senza possibilità di rinsavimento della sua protagonista, Eleanor Oliphant per l’appunto;
    2. [Saltelli, squilli di tromba e pure infiniti sorrisi].
      Per le prossime settimane, avrò modo di presentarvi il libro a mio modo, sia qui che su instagram

Eleanor Oliphant sta benissimo è uno di quei libri che vi fa pensare di essere in compagnia di un preciso genere letterario per poi catapultarvi in tutta un’altra dimensione.

Credo sia stata questa la cosa che mi ha fatto innamorare di lui e che mi ha spinto a credere con tutta me stessa in questa collaborazione con Garzanti. 

Ma c’è di più: Eleanor Oliphant è una donna diversa, con profonde ferite sulla pelle, che a un tratto rinasce “come una piccola fenice”. Sono certa che leggendo i suoi pensieri, troverete dei punti di contatto, una profonda vicinanza e anche qualche risposta alle vostre domande in sospeso. Questo accadrà anche se la vostra e la sua sono di certo vite agli antipodi, perché capita così con i libri che si regalano senza sconti.
Voglio essere breve, voglio che sia il libro a parlare, quindi tenterò come posso di sintentizzare (uh, che ardua impresa!).
Nelle prossime settimane condividerò con voi degli artwork (ne vedete qualcuno già fotografato) che ho creato pensando al libro. È stato un lavoro lungo e di grande cura che mi ha reso oltremodo felice e che, una volta terminato, mi ha fatto morire dalla voglia di condividerlo!

Ho lavorato soprattutto per non sovrappormi mai alla voce dell’autrice ma cercando di trarre un mondo di colore e di materia da quello che ho letto e studiato per prepararmi al progetto.Eleanor Oliphant sta benissimo | Zelda was a writer

Durante le settimane di condivisione dei miei artwork (condivisione che avverrà su instagram) NON VERRÀ MAI SVELATA LA TRAMA perché la gioia di leggere un libro in solitudine e di conoscerne il suo sviluppo è qualcosa di sacro e intoccabile.

Il mio sarà solo un gioco di tocchi e aggiunte, qualcosa che accompagni la vostra lettura, se per caso avete già il libro tra le mani, o che vi invogli a leggerlo, se ancora non compare tra i libri dell’alta pila che vi invade il comodino… Come faccio a sapere dell’alta pila sul vostro comodino?! Ma vi conosco, mascherine!
Sono emozionata come una bambina e spero sinceramente che questo lavoro vi piaccia!
Permettetemi di ringraziare Garzanti per la fiducia con cui mi ha permesso di operare: lavori simili sono una boccata di aria fresca e sanno rimettermi al mondo!

A giovedì 17, dunque, con Eleanor Olphant sta benissimo!
Camilla
Zelda was a writer

Questo post è il risultato di una collaborazione con Garzanti di cui vado molto fiera. 
Grazie, come sempre, per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

 

11 maggio 2018

Dalle agende al mio secondo romanzo…

Camilla - Zelda was a writer

Dove siamo rimasti esattamente?
Gli ultimi mesi sono stati un tale turbinio di emozioni e novità che ho scritto e cancellato l’inizio di questo post per ben tre volte.

Torno da voi per raccontarvi cos’è successo e mi accorgo che è da gennaio che non mi faccio viva da queste parti. Non ho mai pensato di chiudere il blog ma ho scelto di non esserne più schiava e così in questi mesi sono stata impegnata a risolvere un’annosa questione: scegliere verso dove andare, talvolta operando una feroce selezione dei progetti che mi trovavo sul tavolo e spesso, ahimè, tappando i buchi di qualche falla che, senza previsione alcuna, esplodeva come un geyser.

Direi di partire dalle agende. 
Le #365di2018 sono state uno stillicidio, non voglio mentirvi. Se penso ai mesi passati, mi vengono i brividi.
Quando ho comunicato che avrei smesso di farle, molte persone (nella mia vita sensibile e in quella virtuale) mi hanno chiesto se fosse una scelta dettata dal loro fallimento.
Non sono state un fallimento. Ne ho vendute tantissime ma ero anche sola. Sola, senza strategie, senza aiuti logistici e senza reti di protezione. 
Inoltre – questa la cosa che mi è pesata maggiormente – non riuscivo più a pensare ad altro, avevo perso di vista la mia creatività, mi muovevo indossando un abito mentale preso in prestito chissà dove, un abito che mi stava stretto e che, a dirla tutta, non mi piaceva neppure.
Mi mancava così tanto la mia creatività che finivo le giornate tra le lacrime, chiedendomi quando avrei potuto finalmente sentirmi libera.

Aggiungete il fatto che vivere da libera professionista in questo Paese è come decidere di andare sulle montagne russe senza cintura di sicurezza e avrete un quadro preciso della situazione.
Troppe spese, grandi pendenze, mesi che vanno decisamente bene e altri d’inattività… Insomma, sono arrivata a chiedermi se ne valesse davvero la pena.

Nel momento di massimo sconforto, però, ho deciso di reagire.

Sono tornata a sporcare la carta, ho disegnato, pensato, letto.
Ore solo per me, in cui non facevo altro che ritagliare e incollare. Ore passate a confrontarmi con i miei amici, con voci e orecchie coinvolte. Ore passate a chiudere gli occhi e chiedermi: “e adesso?”-

Poi, un giorno come tanti, neanche il più memorabile, ho stilato una lista di editori a cui avrei voluto proporre un progetto creativo. Non so come mi sia venuto in mente: ho preso un pezzetto di carta e ho scritto. La lista era composta da tre nomi, perché per il tipo di libro che volevo realizzare non c’erano tanti interlocutori.

Non ho contattato neanche tutta la lista, perché l’incontro con il primo nominativo ha sortito una rivoluzione immediata e incredibile, che ancora stento a credere possibile.

È dalla prima riga che voglio dirvelo…
Pubblicherò un libro, questa è la notizia!!!
Ma c’è di più: sarà un romanzo!

Avevo talmente allontanato da me l’idea di poter tornare a scrivere una nuova storia che, stilando la mia lista microscopica (che a guardarla mi muoveva una tenerezza infinita), non mi era neanche venuto in mente che sarebbe potuto capitare.

Il mio editore, invece, me l’ha proposto.
Ci siamo confrontati in un modo tanto rilassante e costruttivo che mi sono tornate mille idee al secondo e pure il ricordo di una storia che tenevo nel cassetto dei ricordi troppo ambiziosi… Non vi sto a spiegare che cassetto sia, sono certa che ne possedete anche voi uno!

Parlando, inoltre, è venuto fuori che anche lui voleva contattarmi e che, in un certo senso, il nostro era un incontro che aspettava solo di compiersi.

Bene, sto scrivendo un romanzo. E me la faccio sotto dalla paura.

Ma dopo tutti quei mesi di dolore e insofferenza, ho promesso solennemente a me stessa che lo farò prima di tutto per divertirmi e per giocare.
Lo farò per voi, certo, e per tutti coloro che mi vorranno leggere ma anche e soprattutto per fare la cosa che mi rende più felice al mondo: creare.

Vi scrivo questo lungo post per tre motivi importanti:

  1. Avrò bisogno delle vostre coccole e del vostro sostegno.
    Dopo anni che frequento questo mondo, posso dire con assoluta certezza che la sua più grande croce risiede nel terrore (nero, sulfureo e limaccioso) di non essere capiti.
    Quindi, sì, lo sto facendo davvero: metto le mani avanti e vi chiedo di supportarmi.
  2. C’è stato un momento, faticoso e pungente, in cui parlare di agende mi provocava un vero malessere fisico ma vi confesso che, nonostante tutto, non sono mai riuscita a odiarle.
    Con loro ho creato qualcosa di grandioso e bello e grazie all’insoddisfazione che hanno generato ho potuto ipotizzare nuovi panorami, nuovi aggiustamenti per il mio cammino futuro. In sintesi, senza di loro non sarei qui, a scrivere questo post.

    La rivoluzione nasce SEMPRE dalla privazione, scrivetelo sull’agenda (possibilmente la mia) e non dimenticatelo più.

  3. Chiedere è sempre un’ottima idea. Molte volte lamentiamo il fatto che novità e occasioni non bussino alla nostra porta. Ci diciamo pronti, siamo certi di essere portatori di un valore aggiunto inesplorato, guardiamo le fortune degli altri e ci chiediamo sconfitti “… e perché io no?”.
    Ma siamo davvero certi di avere chiesto? Siamo certi di avere tatuato sulla pelle quello che veramente vogliamo (questa frase in corsivo me l’ha detta una persona a cui tengo molto)? Essere onesti con se stessi talvolta è doloroso ma, a conti fatti, è il più grande regalo che ci si possa fare.

Bene, che ne dite se ogni tanto torno qui per raccontarvi come procedono le cose?

Grazie per essere arrivati a leggere fino a questa riga e grazie alla scuola Dojo Ruan Boxing per avermi permesso di fare le foto più simboliche di sempre.

Un sorriso,
Camilla
Zelda was a writer

23 gennaio 2018

Le #365di2018 al 50%!

Camilla - Zelda was a writer

365di2018 - sconto | Zelda was a writerCi siamo: il progetto delle #365di2018 è alle sue fasi finali!

L’agenda di quest’anno (per chi si fosse perso le puntate precedenti, il consiglio è di sintonizzarsi qui) è stato il prodotto più bello che io abbia mai creato da #cartolaiah e sono davvero felice di avere mollato gli ormeggi di paure e punti interrogativi per buttarmi nel mare agitato della sua gestione.

Perché vi parlo di un mare agitato?
Perché decidere di gestire tutte le fasi di quello che sembra un progetto semplice e leggiadro è stata l’avventura più difficile e faticosa degli ultimi anni!

Da un lato, quindi, la mia grande soddisfazione creativa e dall’altro la fatica di troppe fasi gestionali che conoscevo a malapena e di cui dovevo comunque tenere le fila.

Vi confesso che nel momento più duro del progetto (si legga: “maledetto dicembreeeeh“), mi sono chiesta – e non senza un certo disappunto – come mai ogni medaglia splendente dovesse sempre e comunque contemplare un drammatico lato oscuro.

Oggi vi scrivo rinata e felice. Con in mano una lezione imparata sul campo (dicono siano le migliori!) e tantissima voglia di tornare a tuffarmi nella creatività più sconsiderata!

E dico anche GRAZIE a tutti coloro che, comprando la mia agenda, hanno pensato di supportare i lunghi anni di regali e condivisioni diffusi da tutti i canali di “Zelda was a writer”.

Speravo che qualcuno si avvicinasse a questo prodotto con un tale approccio e non esagero se vi dico che sentirmelo dire mi ha ripagato di tutta la fatica provata!

Ma ora, bando alle ciance: bisogna fare spazio negli armadi e nella testa per ipotizzare nuove avventure e nuove pazzie!

Se vi scrivo qui è per rendere il mio messaggio il più capillare possibile, prendete nota:

DA GIOVEDÌ 25 GENNAIO, la #365di2018 sarà in saldo al 50% nel mio shop (qui)!!!

Vi ricordo che troverete la #365di2018 anche in Rizzoli Galleria, Mondadori Megastore di piazza Duomo e Mondadori Megastore di Via Marghera.

Tutti e tre in negozi si trovano a Milano e tutti e tre attueranno lo stesso sconto dal 25 al 28 gennaio.

365di2018 - sconto | Zelda was a writerBuona serata a tutti!

Camilla
Zelda was a writer

AH!!! GIOVEDÌ CI VEDIAMO AL BOOK CLUB?!
L’ingresso è gratuito e tutte le altre info sono qui.

25 novembre 2017

Ci siamo: è ora di giocare a PtitZelda2017!!!

Camilla - Zelda was a writer

PtitZelda 2017 | Zelda was a writerCi siamo! PtitZelda 2017 è alle porte! Il nostro gioco di condivisione instagramatica, che ci vede festeggiare il mese di dicembre con una foto al giorno, inizierà venerdì 1° dicembre!

In questo post tenterò l’impresa di riassumere le edizioni precedenti e di raccontarvi in che cosa consista questo gioco condiviso. Vi confesso già da subito che copierò senza ritegno generosi stralci dei post degli anni scorsi.

Il gioco è sempre lo stesso: una foto al giorno per 31 giorni, alla ricerca dei piccoli stupori che caratterizzano dicembre, il mese più dolce e fatato dell’anno. 

Le foto che vedete nell’articolo sono alcuni dei vostri BELLISSIMI scatti di PtitZelda 2016. Quest’anno ho deciso di mostrare loro e non le mie foto per far restare a bocca aperta tutti coloro che arriveranno qui senza sapere cosa sia esattamente PtitZelda.

Ma quanto siete bravi?! Vi confesso che non riesco a smettere di guardarle!

PtitZelda 2017 | Zelda was a writer

Le foto che vedete sono state scattate da alcuni dei tantissimi partecipanti a #PtitZelda2016 e pubblicate alla fine di ogni giornata sul mio instagram a gruppi di quattro. Taggo tutte le condivisioni per permettervi di leggere le didascalie e conoscere tutti i profili instagram coinvolti ——> 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.

Ma bando alle ciance, che cos’è questo benedetto #PtitZelda2017?
Copio e incollo tutta la spieghella!

PTITZELDA (petit o p’tit vuol dire piccolo in francese) è un gioco di condivisione, una sorta di calendario dell’avvento: 31 giorni che vengono raccontati da altrettante foto.
Una al giorno. Di argomento assolutamente libero. Postata su instagram.

Chi può partecipare?
Tutti, chiunque abbia voglia di costruire una piccola storia d’immagini del suo dicembre.

Si tratta di un concorso?
No, è privo di qualunque finalità pratica!
Condividiamo i piccoli bagliori di un mese speciale, apriamo le porte delle nostre case piene di luci intermittenti, di regali, abbracci e colore.

COME SI GIOCA?

1. condividete questo banner e invitate tanti amici. Più siamo e più foto avremo da ammirare e da commentare!
Questa è l’unica richiesta che vi faccio per accedere al gioco, tutto il resto (tematiche e frequenza) saranno totalmente liberi. 
2. scattate una foto al giorno, da venerdì 1° dicembre a domenica 31 dicembre, meglio se ogni giorno. Se non riuscite o lasciate il progetto a metà, non succede nulla, non crucciatevi!
3. usate i seguenti hashtag
#ptitzelda2017, 
#ptitzelda2017day1 (#ptitzelda2017day2, #ptitzelda2017day3, … ogni giorno l’hashtag numerato per benino)
Lo so che gli hashtag vi sembrano lunghi e inutili ma per me sono vitali per trovarvi e selezionare le 4 foto al giorno che finiranno sul mio instagram come riassunto della giornata appena trascorsa insieme.
4. se avete un account privato, noi non vedremo le vostre foto. Decidete quindi se sbloccarlo per un mese o se partecipare in disparte.
5. occupatevi sempre delle condivisioni altrui: il gioco funziona se alla fine diventate amici ;)

Per dubbi dell’ultimo minuto: troverete questo post in home per tutto il mese di dicembre, cliccando sul banner nella colonna di destra.

——> 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20.

Siete curiosi e volete conoscere le precedenti edizioni?
Nessun problema, eccole qui!

Ptit 2011 —> qui 
Ptit 2012 —> qui 
Ptit 2013 —> qui 
Ptit 2014 —> qui
Ptit 2015 —> qui
Ptit 2016 —> qui

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Grazie a tutti per la partecipazione corposa e appassionata di ogni anno! 
Buon #PTITZELDA2017 a tutti!!!

Camilla
Zelda was a writer
#ptitzelda2017

16 novembre 2017

10 cose su “Il mare dove non si tocca” di Fabio Genovesi

Camilla - Zelda was a writer

Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi | Zelda was a writer

Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi (Mondadori) è stato il primo libro della nuova stagione del BookeaterClub.

Proprio per accorciare le distanze con chi, tra voi, non ha potuto partecipare all’appuntamento, oggi ho deciso di raccontarvelo, stilando una lista di 10 curiosità sulla trama e il suo autore.

Il mare dove non si tocca è un invito ad affrontare la vita come fosse un viaggio, sconosciuto e talvolta impervio, che ha come unico dato certo il suo inizio.

Dalle prime pagine seguiamo Fabio, sei anni, alle prese con le grandi scoperte dell’esistenza e le sue più feroci delusioni.
Il suo è un mondo fatto di inizi, di nastri che si riavvolgono, di capitoli di libri che tornano alle prefazioni; veniamo spinti nelle acque più profonde e oscure del mare, sperimentando il potere salvifico del nostro essere donne e uomini che si alimentano attraverso racconti e memorie.  

Il mare dove non si tocca ci invita ad alimentare la nostra differenza, a plasmare con gioia e fantasia i nostri superpoteri, di qualunque entità essi siano.
Le sue storie ci spingono a camminare lungo il sentiero sconosciuto della nostra esistenza con la promessa che ogni nostro nuovo passo ci regalerà un motivazione irresistibile per continuare a camminare.
Come al solito ho parlato troppo! Ecco, dunque, la lista che vi avevo promesso.

10 COSE CHE DEVI SAPERE SU “IL MARE DOVE NON SI TOCCA” DI FABIO GENOVESI

1. Forse non tutti sanno che il bambino che compare in copertina è Fabio Genovesi, in una foto che lo ritrae da piccolo in mezzo alle onde di Forte dei Marmi.

2. “Ai miei strani maestri” è la dedica che apre il libro. L’autore ha voluto ringraziare tutti gli anziani che hanno popolato e popolano tutt’oggi la sua vita. Si tratta di maestri spesso senza nome o titolo accademico, che hanno arricchito la sua vita di storie, l’hanno ispirato con le loro azioni e, cosa essenziale, hanno ridefinito il suo rapporto con il tempo.

3. La maggioranza delle storie di questo libro è autobiografica. Nella pagina che precede la dedica, Genovesi sostiene che l’esigua parte inventata è a tutti gli effetti la più credibile. 

4. Il mare dove non si tocca è un grande tributo al potere delle storie e all’abilità che hanno di catapultarci in un mondo di possibilità e sperimentazioni. Le storie agiscono come lo scafandro del palombaro: il loro narrativizzare gioie e dolori ci protegge tanto da renderci audaci avventurieri anche delle zone più oscure dei nostri abissi.

5. Genovesi ha dichiarato che ogni volta che si imbatte in un gruppo di ragazzini capisce dal loro sguardo chi tra loro è l’escluso, il “diverso”.
Spesso vorrebbe dire a questi bambini di non crucciarsene: il tempo di una festa mancata è un’occasione regalata alla fantasia e alla costruzione di un sé irriproducibile e forte perché – questo libro ce lo suggerisce a ogni pagina – l’unica cosa che ci rende davvero uguali è la nostra diversità.Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi | Zelda was a writer

6. Tutti i maschi della famiglia del Fabio protagonista e di quello autore sono daltonici. In un’intervista, Genovesi ha raccontato di avere scoperto il colore di capelli di sua madre grazie a un amico che, indicandola per capire se si trattasse di lei, l’aveva definita “quella signora dai capelli biondi”.

7. “Il pesce tuo non te lo prende nessuno”. Questa è la frase che il padre di Fabio pronuncia poco prima di spingerlo in mare, nella parte più forte e iniziatica del libro. Genovesi ha affermato che il valore dell’attesa è stato una delle più grandi lezioni di casa sua. 

8. Come il suo Fabio protagonista, anche il Fabio autore ha sviluppato una vera e propria mania per la manualistica, tanto da avere la casa piena di volumi. Di solito sceglie i temi a caso, convinto che sia il destino a selezionare cosa ci serve davvero.

9. L’autore è cresciuto in un contesto in cui non era difficile passare dall’oratorio alle feste dell’Unità. In un bellissimo passaggio del libro, Fabio esprime il desiderio di vedere Lenin e la Madonna come una coppia di innamorati. Secondo lui, questa stramba unione garantirebbe la salvezza dei loro fedeli sia in vita che nell’Aldilà.

10. Genovesi ha impiegato tre anni a scrivere Il mare dove non si tocca. Iniziato prima di terminare il precedente Chi manda le onde, è stato oggetto di moltissimi tagli.
Inoltre, per dosare al meglio la voce del suo protagonista bambino ed evitare che si avesse di lui l’idea di un bambino che parlava da adulto, ha letto l’intero libro ad alta voce, cercando di sfrondare tutto quello che appariva superfluo e poco spontaneo.

Che ne dite, ne parliamo insieme al suo autore sabato alle 15, presso il Café Rouge del Teatro Parenti di Milano?

L’invito è qui, io vi aspetto con il solito trasporto (e pure tanta, tantissima emozione)!
Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi | Zelda was a writer

Buona lettura a tutti!
Camilla 
Zelda was a writer