26 Febbraio 2021

La nostra furiosa amicizia di Rufi Thorpe

Camilla - Zelda was a writer

La Nostra Furiosa Amicizia | Zelda was a writerIL DESIDERIO DI ESSERE SE STESSI:
LA LETTURA CREATIVA DE “LA NOSTRA FEROCE AMICIZIA”
di RUFI THORPE
(BOLLATI BORINGHIERI)

Il mese di febbraio ci ha regalato giornate via via più luminose e l’incontro con due adolescenti buffi e “diversi”, alle prese con il bisogno viscerale e spesso sconclusionato di definire il proprio sé nel mondo.

Michael e Bunny sono i protagonisti de “La Nostra Furiosa Amicizia” di Rufi Thorpe, uscito in Italia da poche settimane grazie a Bollati Boringhieri (traduzione di Claudia Durastanti). Questo romanzo di formazione è una di quelle letture capaci di ricordarci chi siamo stati, quanta fatica ci sia voluta per realizzare il più grande tra i desideri di libertà – essere completamente se stessi – e quanta ancora ce ne voglia per tenergli fede.

Oggi sono qui per dirvi di tenere duro (tra 4 domeniche è primavera) e per tirare le fila del nostro percorso “creativo” nelle sue pagine.La Nostra Furiosa Amicizia | Zelda was a writer

Michael Hesketh, la voce narrante del libro, incontra Bunny Lampert a North Shore, un’oasi americana incastonata tra una discarica, un’autostrada e una raffineria di petrolio. La fortuna di questo sobborgo orgogliosamente WASP è di avere un vento complice, che spinge l’inquinamento lontano dalle sue enormi dimore. A North Shore si conoscono tutti e per essere accettato devi rispondere ai soliti quattro requisiti di “normalità” e opulenza. Meglio che tu sia bianco, popolare e ricco, perché ogni variazione sul tema di queste priorità verrà arginata e punita sul nascere.

Michael ci arriva con il peso di una dolorosa storia familiare sulle spalle, una storia di violenza e pesati omissioni di soccorso. Il  bisogno di essere guardato e capito non ha mai trovato occhi presenti e la scoperta della sua omosessualità, avvenuta quando era poco più di un bambino, non riesce a trovare punti di riferimento, immagini, esempi.

Bunny è il primo grande faro nella tempesta di Michael. In quella ragazza spaventosamente viva, mastodontica e al contempo bambina, lontana mille miglia dalla sua storia, Michael riconosce gli stessi strappi del suo vissuto, quelli che sta tentando di ricucire maldestramente.

Sono entrambi due esseri strani, “fuori norma”, eccessivi, disarticolati. Sono quel dettaglio che rovina la geometria dei giardini, che svuota le piscine per i troppi tuffi. Sono abitati dalla tipica follia delle voci fuori dal coro e da una profonda solitudine.La Nostra Furiosa Amicizia | Zelda was a writer

SE TU MI VEDI, IO ESISTO

Il tema della fedeltà verso se stessi accompagna buona parte delle pagine de “La Nostra Furiosa Amicizia”.

La storia di Bunny e Michael viene guardata dagli occhi ormai adulti di quest’ultimo. Ci viene raccontato un tempo ormai lontano, in un presente di cui sappiamo poco, ma che immaginiamo risolto. Eppure, da lettori, non possiamo fare a meno di sentirci coinvolti nel feroce bisogno che ci viene raccontato, quello di trovarsi finalmente di fronte “alla verità più disadorna e radicale di chi siamo”.

Perché essere se stessi senza limiti significa deludere, perdersi, immaginarsi soli, non avere libretti di istruzioni che possano salvarci dai giorni che verranno, dalle decisioni che prenderemo. Perché questo bisogno di verità non finisce mai di tenerci il fianco, fino all’ultimo dei nostri giorni. È come se dovessimo costantemente settarlo, preda noi stessi dei lacci e delle censure degli altri.

Nell’immediata e liberatoria amicizia tra i due protagonisti del libro di Rufi Thorpe riconosciamo il bisogno di esprimere finalmente la nostra essenza, senza che il timore di non essere capiti, di essere derisi e violati nel nostro pudore vanifichi la costruzione di chi vorremmo davvero diventare.

Questa è l’impresa titanica con cui ogni adolescente si trova ad aprirsi al mondo, ma, se ci pensate, è anche la missione di ognuno di noi. Una missione eterna, in ognuno dei giorni che ci è dato di vivere, nonostante i dati anagrafici, le grandi vittorie professionali, nonostante l’amore che ci viene regalato e che ci regaliamo, nonostante il contesto in cui siamo nati.La Nostra Furiosa Amicizia | Zelda was a writer

La mia ricognizione nelle pagine del libro giunge alla fine, ma vorrei lasciarvi con due immagini che mi hanno abitato per molto tempo dopo averlo terminato.

La prima è legata all’amore di Michael e Anthony. Un amore sbagliato su tutta la linea e non di certo perché tra i due esista una notevole differenza di età. Michael ci si è rifugiato per paura di aprirsi al mondo degli amori giovani, con tutto il carico di incertezze che questi comportano. Rifugge ogni tipo di coinvolgimento, sperando ingenuamente di essere sempre colui che governerà i giochi, le relazioni, il bisogno degli altri. Sperando di non soffrire, di non sentirsi nuovamente solo e disperato.
Contrariamente a quanto si possa immaginare, ciò che rimane di questa relazione clandestina è un sentimento bellissimo che ci dimostra di quanto la vita sia refrattaria a qualsiasi tipo di catalogazione, di evidenza e di limite.

La seconda immagine mi ha riportato alle grandi amicizie della nostra esistenza, quegli intrecci inestricabili che a un certo punto, senza alcuna ragione, si sono sciolti e fatalmente persi nel mare del ricordo. Prima così essenziali e ora privi di qualunque richiamo. Persi per strada con una disinvoltura che, se pensata con il senno del poi, lascia a dir poco interdetti.

Questo romanzo vi ricorderà di quanto imprevedibile e fantasiosa sia la vita e di quanto ci chieda la stessa disposizione a improvvisare in ognuno dei suoi variegati ambiti.
Dalle furiose amicizie agli amori sbagliati fino all’idea che abbiamo di noi… Tutto è in lenta definizione, in perenne cambiamento, dal primo minuto della nostra esistenza.

Ed è questo che vi auguro. Di sorprendervi di continuo, di non fermarvi in una sola casa, di continuare ad abbracciare nuove ipotesi di voi. Vi auguro, insomma, di lavorare senza posa alla creazione della migliore opera d’arte che vi sia mai stata commissionata: la vostra anima.


ECCO COSA STO ASCOLTANDO MENTRE VI SCRIVO…


Al prossimo libro!
Un sorriso, anzi due.
Camilla

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Bollati Boringhieri di cui vado molto fiera. 
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

8 Febbraio 2021

Il Libro dei Nomi Perduti di Kristin Harmel

Camilla - Zelda was a writer

Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

LA DIFESA DELL’IDENTITÀ: LA LETTURA CREATIVA DE
“IL LIBRO DEI NOMI PERDUTI” di KRISTIN HARMEL
(SPERLING & KUPFER)

Accade sempre la stessa cosa: nel momento in cui la #LetturaCreativa di un libro si conclude mi sembra di avere tra le mani una storia nuova. Stesse pagine, stessa trama, ma un nuovo modo di guardarlo, di catalogarlo nel confuso schedario dei miei ricordi. 

È capitato anche questa volta, con il nostro primo incontro dell’anno: “Il Libro dei Nomi Perduti” di Kristin Harmel (Sperling & Kupfer). Ho iniziato a leggere un romanzo d’amore ambientato durante la Seconda guerra mondiale che, alla fine del nostro percorso di analisi, si è trasformato nella coraggiosa difesa dell’identità di ogni essere umano. Non male, non credete?

Ma andiamo con ordine.
Forse non siete tanto presenti su instagram e questa cosa delle “letture creative” vi sembra alquanto bizzarra. Cerco di spiegarvela in poche parole: prendo un libro e lo leggo con occhi e cuore. Lo sottolineo, lo studio e “me lo porto dietro” per un po’, in totale solitudine. Alla fine di questo percorso da lettrice, appaio su instagram e ve lo racconto a modo mio, con colori, fotografie, disegni. Permettendovi di entrare nelle sue pagine, ma senza rovinarvi il piacere della lettura. 

Il nostro viaggio ne “Il Libro dei Nomi Perduti” è terminato la scorsa settimana e oggi sono qui per raccontarvi come è andato. 

Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

“Il Libro dei Nomi Perduti” narra le le vicende di Eva Traube, una giovane di origine ebraica, che, durante gli anni della Seconda guerra mondiale, salverà numerose esistenze dalla morte, mettendo a serio rischio la sua.

Scappata dai drammatici rastrellamenti di Parigi, Eva si nasconde in un piccolo paesino chiamato Aurignon dove, senza previsione alcuna, decide di unirsi a una rete di falsari di documenti.
Suo padre l’aveva avvertita che presto il suo talento artistico sarebbe stato utile per una grande causa e lei non ha il minimo dubbio che la silenziosa battaglia dei falsari lo sia.

Non le importa che il filo della sua vita sia destinato a restare spezzato per molto tempo, Eva vuole cercare di ricucire le esistenze di donne, uomini e bambini altrimenti destinate all’oblio. Per farlo, non solo ricrea alla perfezione nuove identità, ma custodisce in un vecchio libro di preghiere i veri nomi dei bambini aiutati a scappare oltre il confine.
Perché un giorno la guerra finirà ed è bene che tutti tornino a sapere chi sono stati
.

Il tema dell’identità è la colonna portante dell’intero libro di Kristin Harmel. Il nazismo non ha solo dato vita a un piano di sterminio e profanazione dei corpi – corpi nudi, straziati, invasi, lasciati morire, dimenticati – ma ha lavorato in modo sistematico perché non ci fosse più traccia delle loro storie. 

Benché in balia degli eventi, Eva Traube sa che la memoria di chi è stata è il più potente antidoto contro ogni prevaricazione, contro soprusi e violenze di ogni genere. Perché il senso profondo di chi siamo nasce con il primo capitolo della nostra esistenza, nel ricordo di chi chiamava il nostro nome e in quello di un indirizzo di casa a cui siamo sempre tornati, certi di essere capiti e riconosciuti.

“Il Libro dei Nomi Perduti” è anche una dichiarazione d’amore per i libri. Per tutti, senza distinzione di sorta.

I libri sono prolungamenti delle speranze e del desiderio di estensione che Eva prova da giovane studentessa, ma saranno anche i grandiosi aiutanti del suo lavoro da falsaria. Ogni momento importante della sua vita registra la presenza di un titolo importante, che non regala solo storie, ma che è in grado di custodirne di nuove, trasformandosi in una prodigiosa cassa di risonanza e in uno scrigno inespugnabile.

Non è forse questo che chiediamo ai libri?
Che ci regalino una storia che possa amplificare la nostra, che rispondano a domande spesso incombenti e che sappiano custodire il segreto delle nostre lacrime, dei nostri sospiri?


Il Libro dei Nomi Perduti | Zelda was a writer

ESSERE NELLA STORIA MENTRE QUESTA ACCADE…

“Il Libro dei Nomi Perduti” di Kristin Harmel mi ha spesso fatto pensare alla nostra situazione attuale. Per fortuna c’è davvero poco in comune tra quello che stiamo vivendo noi e gli anni della Seconda guerra mondiale, con l’ondata di bieca violenza che si sono portati dietro. Eppure qualcosa che li accomuna c’è, la chiara sensazione di trovarsi nella Storia proprio mentre questa sta accadendo.

Siamo di fronte a situazioni profondamente diverse, insomma, ma la strana sospensione in un flusso di eventi che ci sfugge di mano sembra la medesima. In entrambi i casi, inoltre, l’essere umano sembra essere vittima di un ingombrante senso di superiorità rispetto a tutto… 

Eva Traube mette in serio pericolo tutto quello che la riguarda. Affetti e certezze vengono spazzati via dall’imperscrutabilità di un periodo oscuro e faticoso. Questa giovane donna non sa come finirà la Storia, non intravede una fine, eppure si butta nello svolgimento, decisa a non rinnegare mai il suo amore per la libertà e il suo immenso rispetto per la vita.

Perché se smetterà di agire seguendo quello che per lei conta più di tutto, quello che le hanno insegnato i suoi amati genitori, il futuro non porterà mai traccia di chi è stata, la cancellerà senza alcun senso di colpa.

E così, nel pieno di una storia su cui non ha alcun potere decisionale, Eva cavalca ogni attimo che le è dato di vivere. Difendendo la memoria e tutte le storie che la compongono. Agendo.

ECCO LE IMMAGINI DELLA MIA LETTURA CREATIVA

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ECCO COSA STO ASCOLTANDO MENTRE VI SCRIVO…


Il 2021 è cominciato con una buona lettura e tante, tantissime riflessioni. Sono davvero felice che la storia di Eva sia capitata fino a noi.
Vi lascio con la certezza di ritrovarvi a breve. Tra qualche giorno, infatti, torneremo a leggere, analizzare, tenerci per mano! 

Un sorriso, anzi due.
Camilla

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Sperling & Kupfer di cui vado molto fiera. 
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

 

8 Gennaio 2021

Me, myself and Flex

Camilla - Zelda was a writer

Nella prima parte di questo lunghissimo anno di lavoro da casa ho sentito il bisogno di un computer portatile che potesse seguirmi, se non in giro per il mondo, almeno in ognuna delle sei stanze del mio regno. 

Lo so, sembra un controsenso: quando ero la regina di ogni centimetro del mio indomito cammino (indomito cammino è una licenza letteraria, voglio essere sincera almeno con voi) lavoravo su un fisso e, nei mesi del contenimento della pandemia, mi sono trovata a desiderare con tutta me stessa la mobilità, la leggerezza, la facilità!  

Il desiderio è stato ascoltato e oggi vi scrivo dalla tastiera del mio nuovo notebook Galaxy Book Flexgrazie a una collaborazione nata con Samsung poco prima delle vacanze natalizie.  

Galaxy Book Flex | Zelda was a writer

Son qui per due motivi essenziali. Il primo per dirvi che la legge dell’attrazione evidentemente esiste. Quindi non mi sentirete gridare a gran voce un “chiedete e vi sarà dato”, ma “alzate la posta delle vostre domande al Destino” mi sembra un buonissimo consiglio non richiesto. 

Il secondo motivo della mia presenza sul blog?
Il lavoro su questo piccolo miracolo della tecnologia è andato ben oltre il semplice resoconto e, con lui sempre al mio fianco in questi giorni di lento riassetto dei pensieri, ho iniziato a immaginarmi cittadina del nostro nuovo mondo capovolto.
Insomma, per farla breve: sono qui che scrivo ad alta voce e sarebbe bellissimo procedere in vostra compagnia!

Poter lavorare in ogni angolo della mia casa immersa nel sole, sfruttandone luci e suoni, silenzi e piccoli squarci di cielo azzurro, nuvoloso, invaso dai fiocchi di neve mi è sembrata da subito un’esigenza non trascurabile. E anche un’innegabile fortuna, ci tengo a specificarlo! 

Benché io continui a pensare in analogico, è indubbio che tutto quello che ha a che fare con il mio lavoro, dalle semplici comunicazioni alla creatività, viaggi per moltissima parte lungo strade digitali.

Lo smart working è sempre stata la mia dimensione professionale, ma c’è da dire che prima le giornate erano molto più movimentate e diverse tra loro. Credo sia stata la stasi dell’ultimo periodo a ridefinire il mio lavoro da casa. Ho deciso, per esempio, di non lasciarmi andare alla tuta e alle pinze per i capelli – non tutti i giorni, perlomeno – e di investire in strumenti che mi semplificassero la vita, facendomi arrivare alle mie mete con minore fatica, in un tempo più sano. Ho deciso, insomma, di investire sul mio lavoro.

E proprio mentre ragionavo sul da farsi, è arrivato il mio amico nuovo Galaxy Book Flex… Ditemi se questa non è magia! 

Galaxy Book Flex | Zelda was a writer

Quello che so è che continuerò ad alimentare cambiamento e mobilità. Mi piace pensare di utilizzare il tempo di una giornata per buttarmi a capofitto su un progetto che non mi lascia letteralmente dormire, da quanto è ingombrante, urgente, necessario.

Mi piace pensare di tirare dritto per tutta la sera, se voglio e se gli occhi reggono, per poi indugiare al tavolino del mio bar preferito la mattina seguente, assonnata e sospesa, poco dopo essermi dedicata a una conversazione fiume con il mio edicolante.

Mi piace questa dimensione temporale autogestita, sapere di poter essere ovunque grazie alla tecnologia, ma sapere anche che, proprio grazie alla sua facilità, io possa spegnere ogni bottone della connessione per tuffarmi in un buon libro, nella scrittura di un progetto, in un disegno estemporaneo o nella mail ottocentesca che riservo a una amica lontana. 

Galaxy Book Flex | Zelda was a writerEcco cosa vorrei che succedesse.
Come ogni abitante del Pianeta, vorrei che il mondo tornasse finalmente libero, accessibile, osservabile con tutto il corpo, attraversabile in lungo e in largo, senza paura di essere troppo vicini o, al contrario, troppo lontani per gli standard degli altri. 

Poi, però, vorrei attraversare non solo le nazioni, ma anche le vite degli altri, perdermi nell’osservazione, nell’ascolto, fare del tempo a mia disposizione non una gara al risparmio, ma una piccola opera della produttività, della passione sconfinata, delle mille occasioni agguantate al volto. Non per forza premeditate, non per forza le migliori.  

Vorrei procedere secondo regole tutte mie, che non vanifichino di certo quelle altrui, ma che non ne siano neanche schiave.

E questa fortuna la vorrei per tutti.
Vorrei che la possibilità di riprendersi un tempo proprio coinvolgesse ogni persona. Si tratta di desiderio parecchio difficile nella sua realizzazione, me ne rendo conto, ma so anche che il nostro nuovo mondo al contrario ci ha insegnato senza sconti che tutto è possibile: le oscurità più limacciose, certo, ma anche i voli ambiziosi, quelli che ti fanno abbracciare ogni estensione, che ti fanno avere voglia di essere tuo e di tutti, qui e anche oltre, adesso e pure per sempre. Galaxy Book Flex | Zelda was a writer

Per tornare a questo piccolo gioiello che mi sta permettendo di scrivervi, posso dichiarare senza paura di smentite che siamo in presenza di un notebook versatile e leggero, capace di seguirvi ovunque e di rispondere a ogni vostra esigenza.

Lo mettete sottobraccio e partite. Ah, che bellissima immagine di libertà! 
In fondo, senza uscire da casa, è quello che ho fatto io, nella giornata di smart working ideale che ho cercato di raccontarvi attraverso le foto che vedete.  

La sensazione è che Galaxy Book Flex e io potremo davvero indugiare lungamente al tavolino di un bar, dediti a osservare “la Vita, sempre la Vita”, come diceva il nostro Raymond Carver, sicuri di fare pure bella figura, grazie ai riverberi royal blue della sua cover.

E sarà bellissimo essere in ritardo su tutto e non preoccuparsi della sua ricarica. La batteria, infatti, dura 19/20 ore, il tempo necessario per farsi prendere dal sacro fuoco e scrivere, disegnare, ipotizzare, guardare, appuntare e pure ridere un po’, ché di questi tempi è un fatto importantissimo. E se mai il cellulare dovesse scaricarsi prima di lui, beh, nessun problema: basterà appoggiarcelo sopra e premere Fn+F11. 

Galaxy Book Flex è un notebook, è vero, ma con una disinvolta flessione di 360 gradi si trasforma in un tablet. E, meraviglia delle meraviglie, con un veloce clic, ti permette di estrarre una pennina Wacom (la S Pen) e di scriverci sopra, proprio come ho fatto io su ognuna delle foto di questo post.

Galaxy Book Flex | Zelda was a writer

Insomma, al momento Flex nutre tre delle mie più grandi passioni creative: leggere, scrivere e disegnare. Ma mi ha tenuto compagnia anche nello svago delle domeniche (o forse erano martedì?!) mollemente trascorse sul divano. Gli ho chiesto di mostrarmi un film e lui l’ha fatto egregiamente, visto che ha uno schermo QLED – quello dei televisori, per dirla facile – e un impianto audio chiamato AKG, capace di farti finire dritto dritto nella storia che ti viene raccontata. Galaxy Book Flex | Zelda was a writer

Infine, ma non da ultimo, se anche voi come me siete schiappe certificate in cucina, è abbastanza che lo posizioniate in piedi, in un angolo ben in vista del vostro piano di lavoro e, a schermo pieno, iniziate a seguire le indicazioni per una ricetta da veri intenditori. Non voglio mentirvi: non farà di voi grandi chef, ma di certo vi aiuterà a metterci tutto l’impegno possibile! 

Come al solito ho scritto troppo, ma continuerò a sperimentare la mia nuova amicizia con Flex e a tenervi aggiornati sulle prossime scoperte. 

Grazie per avermi accompagnato in questa felice ricognizione! 
Un sorriso, anzi due! 
Camilla 

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Samsung di cui vado molto fiera.  
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro. 

9 Dicembre 2020

Io canto e la montagna balla di Irene Solà

Camilla - Zelda was a writer

Io canto e la montagna balla | Zelda was a writer

LE VOCI DELLA MONTAGNA:
LA LETTURA CREATIVA DI 
“IO CANTO E LA MONTAGNA BALLA” di IRENE SOLÀ
(BLACKIE EDIZIONI)

Abbiamo appena terminato un’altra lettura creativa, la quarta da settembre, e la nostalgia per le pagine del nostro libro ospite si fa sentire. Sono qui, come di consueto, per riassumerlo a chi si fosse perso qualche pezzo del nostro viaggio, ma anche – ve lo devo confessare – per tentare di non lasciarlo andare via.

“Io canto e la montagna balla” di Irene Solà (Blackie edizioni) mi ha letteralmente stregato. Inutile fare troppi giri di parole.

Nelle sue pagine ho trovato talmente tanto nutrimento che tutta la programmazione dei contenuti che avevo ipotizzato è saltata improvvisamente, facendomi arrivare da voi ogni volta che il libro e le sue mille sfaccettature mi parlavano. In pratica, mi sono palesata a voi con l’urgenza che ben conoscono gli appassionati di libri, intenzionata a raccontarvi tutto quello che mi aveva detto, a consigliarvi di ascoltarlo, di avvicinarvi a lui con pazienza e attesa.

Oggi sono qui per fare ordine tra i suoi infiniti regali.Io canto e la montagna balla | Zelda was a writer

“Io canto e la montagna balla” è una lunga poesia animista, sussurrata dalle alte cime dei Pirenei spagnoli e dai loro magici abitanti. I protagonisti delle sue pagine non sono solo uomini e donne, ma anche nuvole con le pance doloranti, streghe, fantasmi, animali e funghi. 

Grazie ai loro racconti abbiamo potuto attraversare storie e leggende, mondi capovolti e temporali improvvisi.

Ci hanno chiesto di abbandonarci alle loro parole con fiducia e ci hanno permesso di viaggiare nei segreti della montagna, negli anfratti di una natura che parla, nel pieno di esistenze capaci di rimettere in discussione ogni logica temporale per farsi vento e acqua che scorre, per trasformarsi in presenze magiche e universi paralleli.Io canto e la montagna balla | Zelda was a writer

Tra le tante voci che hanno raccontato la storia di “Io canto e la montagna balla”, a un tratto è arrivata la Montagna, che ci ha rivolto parole crude, non prive di una certa violenza. Parole accompagnate da una serie di disegni che illustravano la tettonica a placche e il lento e paziente movimento della Terra per ridefinirsi di continuo.

La Montagna ci ha detto che, alla luce di questa eterna rivoluzione di confini e punti di riferimento, gli sforzi di noi esseri umani per sfuggire all’oblio non avrebbero avuto alcuna risonanza.
È stato qualcosa di terribile da sentirsi dire, eppure, senza che potessi prevederlo, mi ha immediatamente rilassato.

Siamo piccoli punti in un mare di energie e ridefinizioni. Siamo parti in causa, non di certo “dei ex machina“. Accettarlo mi è sembrata una buona occasione per fare pace con il nostro assurdo desiderio di immortalità e per iniziare a occuparci di noi nel presente.

La Montagna ci ha consigliato di essere gloriosi nei fugaci attimi della nostra esistenza e, considerati gli sviluppi di questo anno piuttosto faticoso, non solo ho pensato che nessuno di noi avesse il diritto di contraddirla, ma mi è sembrato un consiglio davvero amorevole.


Io canto e la montagna balla | Zelda was a writer

LE STORIE DEL BOSCO

“Io canto e la montagna balla” è una storia di amore e di perdono, tutta umana e imperfetta. Quello che non smette di colpire il lettore – e, in un certo senso, di destabilizzarlo –  è la modalità con cui questa storia viene raccontata.

Si tratta di una narrazione corale, di un tripudio di punti di vista strambi e colorati, di aneddoti che sembrano condurre lontano dalle vicende dei suoi protagonisti. È solo una sensazione, in realtà, perché tutto, proprio come accade nelle storie piene di mistero, è inesorabilmente connesso.

I suoi racconti stratificati, sapienti e poetici, sono intrecciati come una corona di margherite appena colte e restano nella memoria del lettore che decide di avventurarsi nel bosco senza ansia di catalogazione, che procede senza paura di perdersi nei suoi infiniti meandri.

Arrivati a pochi passi dalla cima, ci si accorge che questo era l’unico modo di raccontare la storia.

Come ben dicono le trombette dei morti, un gruppo di funghi neri e assai pregiati che ci parla nella prima parte del libro, “il bosco è di quelle (storie) che non possono morire. Che non vogliono morire. Che non moriranno perché sanno tutto. Perché trasmettono tutto. Tutto ciò che si deve sapere. Tutto ciò che si deve trasmettere. Tutto ciò che è. Seme condiviso. L’eternità, leggera. Quotidiana, piccola”.

Questo libro è una poesia leggiadra – e al contempo oscura – che fa tanto bene al cuore. E ci ricorda che nel regno della Natura niente muore per davvero.


ECCO LE IMMAGINI DELLA MIA LETTURA CREATIVA

Io canto e la montagna balla | Zelda was a writer

Lascio qui una delle millemila Stories condivise in questi giorni su instagram.

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ECCO COSA STO ASCOLTANDO MENTRE VI SCRIVO…


E con queste ultime righe saluto un libro bellissimo, nella speranza di poterne sondare di nuovi con voi!
Grazie a Blackie Edizioni per avere dato vita a questa preziosa occasione.

Un sorriso, anzi due.
Camilla

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Blackie Edizioni di cui vado molto fiera. 
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

16 Novembre 2020

Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo di Charlie Mackesy

Camilla - Zelda was a writer

Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writerUNA FAVOLA SOSPESA E DELICATA:
LA LETTURA CREATIVA DE “IL BAMBINO, LA TALPA, LA VOLPE E IL CAVALLO” di CHARLIE MACKESY
(SALANI)

Puntuale come una magia, in un giorno di qualche settimana fa, “Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo” di Charlie Mackesy (Salani) ha bussato alla mia porta. Inutile dirvi che è stato subito amore.

Quello che mi ha colpito delle sue pagine è stata la totale assenza di retorica – che spesso sovrasta libri di questo genere – e il tempismo con cui si palesava nella vita di molti di noi. Ci diceva di non avere paura, che la tempesta sarebbe passata e con lei tutti i timori di non farcela… Alzi la mano chi tra noi, specie in questo momento difficile, non ha sognato di sentirsi dire proprio queste parole!

Nelle ultime due settimane abbiamo viaggiato attraverso pagine disegnate meravigliosamente e ascoltato parole sagge e gentili, scritte a mano dal suo stesso autore. 
E così oggi, a conclusione del nostro percorso di lettura creativa, sono qui per parlarvene. 
Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writerLa favola di Charlie Mackesy (consiglio vivamente di seguirlo su instagram) coinvolge quattro protagonisti, gli stessi che danno nome al suo titolo: il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo.

Non potrebbero esistere quattro personaggi tanto diversi, eppure, in questa piccola parentesi della loro esistenza, sembrano essersi riconosciuti immediatamente e lottano con gentilezza perché ognuno di loro non rimanga mai indietro in quello che è, a tutti gli effetti, un cammino senza meta.

I quattro camminano per sorpassare ogni paura, ogni idea – di sé e della propria vita – che impedisce loro di cambiare, di essere diversi, nuovi, di stupirsi. Ci appaiono finalmente liberi di trovare un significato del tutto personale a ciò che vedono e sentono, di creare connessioni ardite, di stare in silenzio se lo desiderano e, non da ultimo, di trovare conforto tra le braccia di una torta piena di calorie.

Camminano verso un posto da chiamare casa, questi quattro, senza che ci sia un indirizzo preciso. Attraversano lande silenziose, impegnate a risvegliarsi dopo un lungo sonno invernale. La primavera che li attende a braccia aperte regala loro cieli stellati, profumi intensi e fronde nuove, verdi e croccanti.

La Natura sembra indicare una via di speranza, di cambiamento e di coraggio attraverso colori saturi e miracoli della trasformazione, senza che esista una regola valida per tutti e senza certezze che possano dirsi inossidabili.

Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writer

C’è così tanta bellezza di cui prendersi cura. C’è così tanto da fare, da dire, da disegnare. Nuovi mondi ci stanno chiamando a raccolta e chiedono tutta la nostra disponibilità, il nostro impegno a sintonizzarci su frequenze nuove, capovolte, fantasiose. 

Non stupisce affatto che questo libro abbia fatto innamorare tantissime persone, dalle vite e dalle convinzioni tra le più disparate. Ognuno di loro ha trovato nella sua magica semplicità piccole indicazioni di percorso. Senza che queste venissero indicate su mappe certe, senza che voci sbraitanti e riottose innescassero quell’odioso meccanismo dell’ansia da prestazione.

Siamo tutti più stanchi e sconsolati e forse non saremo mai migliori come ci eravamo promessi mesi fa dai balconi, ma è fatto certo che dentro ognuno di noi esista una riserva di fiducia bambina, pronta a zampillare come una fontana non appena un piccolo indizio di rinascita si farà strada lungo il nostro orizzonte.

È questo che non dobbiamo mai smettere di sperare: non tanto che il mondo cambi prendendo spunto dalle nostre più rosee aspettative, ma che i nostri occhi siano sempre pronti a indossare nuovi occhiali per guardarlo, per renderlo migliore.


Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writerUNA GIOIA BAMBINA

Questa volta la mia lettura creativa del libro ha fatto un piccolo passo indietro.
Un libro che era già tutto immagine e parola scritta a mano non aveva bisogno di aggiunte. Così ho lavorato sulla gioia bambina che ha saputo regalarmi, realizzando quattro bamboline di carta (articulated paper dolls) per presentarvi i suoi personaggi.

Stasera sono qui per regalarvele, nella speranza che alleggeriscano le vostre ore di attesa, di preoccupazione, di fatica.

Se volete farmi un regalo, condividetele con chi amate e pensate abbia bisogno di qualche ora di svago. E poi taggatemi, per farmi vedere dove sono finite, come le avete colorate e inserite nel vostro quotidiano.

Non esiste gioia più grande di accorciare le distanze e sentirsi vicini. Io ci credo tantissimo.


ECCO LE IMMAGINI DELLA MIA LETTURA CREATIVAIl Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writer

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Il Bambino, la Talpa, la Volpe e il Cavallo | Zelda was a writer

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TERZA TAPPA

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QUARTA TAPPA

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ECCO COSA STO ASCOLTANDO MENTRE VI SCRIVO…


Grazie a Salani per avermi chiesto di attraversare questo libro a modo mio, con fiducia e sostegno.
E grazie a voi, perché avete sempre voglia di camminare con me.

Un sorriso, anzi due.
Camilla

Questo progetto è il risultato di una collaborazione con Salani di cui vado molto fiera. 
Grazie per il sostegno che dimostrate al mio lavoro.

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