18 gennaio 2012

Che la vita sia tutta un sorriso (cit.)

Camilla - Zelda was a writer

Daily thoughts

Buon mercoledì, Amici belli!
Sulla scorta del post di ieri, che ha stimolato tantissimi commenti e mail (grazie infinite, con il cuore e almeno tre dei miei sorrisi migliori), oggi vorrei parlarvi di un’altra cosa che mi ha reso davvero felice nel corso dello scorso mese di dicembre. Si tratta del piccolo pacchetto di cartoline che ho acquistato da un rigattiere, in un modo tanto assurdo da destare immediatamente il sospetto che si trattasse di un incontro importante. Qualcosa che, a suo modo, voleva spingermi alla scrittura e alle sue storie.

Dunque, ricapitoliamo. Per fare un piccolo regalo ad alcuni amici, mi reco da questo rigattiere, chiedendogli se venda cartoline o foto d’epoca. Lui mi risponde che dispone solo delle prime e, diligentemente, le estrae da una magnifica scatola vintage. Si tratta di quattro pacchi composti da circa sessanta cartoline. Uno solo presenta delle scritte a mano, ovviamente mi fiondo su quello.
Estraggo una quindicina di bellissime immagini, le pago e me ne vado. Torno a casa, inizio a leggere il loro contenuto e capisco immediatamente di non poter lasciare quella manciata di cartoline prive delle altre. Sono tasselli di una storia che non mi sento di frazionare, inoltre mi sento subito legata alla sua destinataria, Adelina Romanò (o Romanoff).

Torno dal rigattiere dopo qualche ora.
Si ricorda di me?
L’uomo tentenna, teme forse che gli voglia rendere l’acquisto. Accenna un sorriso: certo che si ricorda di me!
Vorrei tutte le altre cartoline, ma non ho idea di quanto possa costarmi. Non amo contrattare… Mi dice il prezzo, così capisco se me le posso permettere?

Le conta. Sono una sessantina. Tentenna di nuovo. Sono tante – dice – e lui ai mercatini le vende a questa tal cifra… Forse bisognerebbe solo fare una moltiplicazione… Non sa. Davvero non sa. Dopo qualche minuto di conti fatti a mezza voce, mi dice un prezzo.

Ma noooo! – dico io. E meno male che non amo contrattare…
Pausa di riflessione, i due sfidanti si scrutano. Uno continua a fare conti, ma non vuole cedere. L’altra finge leggerezza e si aggira per il negozio tocchicciando un po’ tutto (come fosse un modo per delimitare il territorio).

Altro prezzo. Altro no.
Prezzo. No.
Prezzo. No.
Nuovo prezzo. Ok. Esco con le mie cartoline.

La storia che racchiudono è dannatamente bella. Degna di essere raccontata.

Doveva essere circa come noi, Adelina Romanò (o Romanof). Era l’inizio del secolo, abitava in una zona centrale di Milano, aveva una sorella di nome Emma e un fratello di cui non viene mai citato il nome. Forse lui ha sposato la sua migliore amica, Maria S., o forse no.

Collezionava cartoline bellissime, Adelina. Piccoli sospensioni dal reale, raffiguranti opere di Fragonard e Hayez, proposte artistiche dei Salon parigini e della Biennale di Venezia, e, non da ultime, meravigliose e attualissime illustrazioni della mitica Tuck & Sons (come questa e questa), del Noyer Studio di Parigi o della Arthur Rehn & Co. di Berlino.
Le scambiava principalmente con la sua amica Maria, che si premurava ogni volta di salutare sua madre, si scusava per il ritardo nell’invio e la invitava a vedersi quanto prima. Magari di domenica, a casa sua.Una volta Maria le scrive:
Perché sono malinconica? Soffro, soffro sempre la nostalgia dell’altro, e benché sia tanto amata da U., pure non posso mai dimenticare tutto ciò che ho passato insieme all’altro. Dimmi, ritornerà?
Passano gli anni, ma i crucci del cuore rimangono immutati. Prima si confessavano su cartoline, ora si raccontano via mail.

La collezione di questi tesori, conservati nel tempo con una dedizione a noi sconosciuta, parte dal 1907 e si sviluppa lungo tutti gli anni ’20, per terminare nel 1937, con una sola e  isolata cartolina di auguri per l’onomastico. Da qui nessuna idea di come sia continuata la sua vita.
Ogni tanto compare un uomo che le invia saluti, un tale Rino: le sue comunicazioni non oltrepassano gli auguri snelli e istituzionali. Altre volte le scrive la sorella, Emma, che, senza indugio, le dà della “maccarona” o della “nevrastenica”.
Poi ci sono Bice, un’altra Maria, Tilde, Teresina, Antonietta e l’amica Pierette.

Si scrivono fitto fitto in quegli anni: in molti casi, non solo è difficile decifrare le firme, ma anche certe parole, inclinate come angoli acuti e legate da un tratto continuo, stretto, in lotta con il senso e gli spazi. Colpisce il gusto per l’ironia, l’indugiare su sentimenti strazianti, il darsi appuntamento con la carta che arriva tardi e cozza contro la nostra idea di immediatezza…

Si consigliano e si prestano dei libri. Sono come noi: s’incontrano per fare foto e amano le illustrazioni colorate e infantili.
Proprio come noi. Tanto come noi da non far presupporre echi di guerra e grandissimi rivolgimenti storici…

Esiste un indirizzo sulla maggior parte delle cartoline. Ovviamente mi sono già informata: nello stabile di Adelina c’è una galleria d’arte e uno studio di architetti… Credete forse che non mi ci recherò quanto prima? E, ça va sans dire, non appena avrò novità sulla sua vita, sarete i primi a saperlo!
Per ora solo questo: che la vostra vita sia tutto un sorriso.
xoxo

18 pensieri su “Che la vita sia tutta un sorriso (cit.)

  1. caju

    mia nonna Osvalda, 92enne, e sua sorella Norma, 94enne, scrivono propio così, oggi.
    Hanno la stessa calligrafia e i loro biglietti di auguri sono opere d’arte. <3

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  2. Michela

    Sono bellissime! Ma non solo le cartoline soprattutto le tue parole. Mi è sembrato di fare un viaggio nel tempo la mente mi ha riportato a mia nonna che aveva la stessa calligrafia un’emozione indescrivibile! Grazie Zelda!

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  3. Giorgia

    Ma questo è splendore puro! Sono senza parole. Il viaggio di queste cartoline e delle parole che le arricchiscono è affascinante! Mi fa venire in mente quella vecchia scatola di lettere conservata in mansarda: in un raptus da svuotamento pre-trasloco avevo pensato di liberarmene…giuro che non lo farò, chissà a quale viaggio sono destinate! Bentornata alla luce Adelina…

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  4. V.

    Mi auguro che un giorno qualcuno racconti la tua storia. La tua storia fatta di storie. Perchè così significherà che il dono della condivisione sarà rimasto intatto negli anni,che sarà sopravvissuto anche a questi tempi bui dove la speranza e la positività sono merce rara.
    Che freschezza passare qui..
    V.

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  5. Chiara - Gastronomia Andreani

    Io adoro queste cose, non immagini quanto… e adoro come ci si sente quando ci si entra dentro e si chiude la porta. A volte ci passo così tanto tempo insieme a queste cose che, quando è ora di uscire e di tornare alla realtà, mi trovo male. Ah, non so proprio più come dirti grazie :)

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