9 Maggio 2019

Nelle scarpe di… Cecilia Trotto

Camilla - Zelda was a writer

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Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

“Nelle scarpe di…” è nato l’anno scorso, grazie a Scholl (per un veloce ripasso: Le scarpe di Marco, Le scarpe di Eugenia, Le scarper di Luisa). Lo scopo principale di questo progetto era stimolare l’empatia e spingere tutti coloro che mi seguono da quasi dieci anni di viaggio nelle cose del web a lasciarsi ispirare, a confrontarsi con nuovi vissuti e con percorsi lontani mille miglia dal proprio.
Grazie, dunque, a Scholl per averci creduto anche quest’anno, decidendo di farmi calzare le sue scarpe e di seguirmi con fiducia!

Il mio nuovo viaggio non poteva che iniziare dalla Casa della Carità di Milano. Da qualche mese, oramai, questo luogo magico, pieno di energia e di cambiamento è tra i miei posti del cuore. 
Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

Cecilia Trotto, la mia ospite di oggi, è prima di tutto un’amica. Tra i vari progetti di matrice culturale – alla Casa della Carità “accoglienza” e “cultura” hanno la medesima importanza – lei si occupa della Biblioteca del Confine.

Ci siamo conosciute qualche anno fa, grazie a Zanza un libro, un progetto di raccolta di libri per le sette biblioteche della casa circondariale di San Vittore che Cecilia, insieme ai suoi colleghi, ha veicolato con tanta determinazione. Da quel momento abbiamo iniziato a passare ore al telefono ipotizzando progetti rivoluzionari, raccontandoci le reciproche vittorie e le sorti di certe giornate nate storte.

Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

Le ho chiesto se voleva essere intervistata e se avessimo potuto parlare tuffate nelle ampie poltrone dell’area “So-stare”. In questo luogo invaso dalla luce, pieno di piante prodigiose e di colori azzurrini, c’è un orologio volutamente fermo che ricorda a chiunque arrivi con un fardello nel cuore che non esisterà mai una scadenza al suo bisogno di cura e di ascolto. Inutile che vi dica che è il mio posto preferito dalla Casa!

Camminare nelle scarpe di Cecilia significa seguire le infinite traiettorie di chi è approdato alla Casa della Carità. Persone che hanno affrontato tragitti impensabili, spesso segnati da violenze e soprusi, spesso costellati da mancanze e impossibilità.

– Chiunque entri qui e chieda aiuto – mi dice Cecilia – verrà accolto. Per noi la differenza è un valore aggiunto. Non esiste persona che non sia degna del nostro tempo.

Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

Alla Casa si entra per uscire. Per uscire cambiati e diversi, per migliorare la propria esistenza, per cercare di sciogliere nodi troppo ostili per un solo paio di mani. Qui si entra per restare quel tanto che serve a definirsi, a ritrovarsi, a cercare spalle più forti, orecchie in ascolto. Qui si entra per riempire ore di solitudine, per sistemare mostri troppo grandi da guardare negli occhi, per una doccia calda e la biancheria pulita.

Grazie alla Biblioteca del Confine e alle molteplici attività culturali svolte a San Vittore, Cecilia ha potuto conoscere storie incredibili, molto più fantasiose della trama di un libro. Ha incontrato campioni di scacchi, ballerine, musicisti, dirigenti d’azienda, spesso nascosti in abiti logori, con gli sguardi lontani e diffidenti. Leggendo delle gesta di Jean Valjean con alcuni ragazzi del carcere, è stata testimone del loro sogno di cambiare il proprio destino. Alcuni hanno sperato di aprire un negozio di kebab, altri di diventare parrucchieri.
Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

La vita è refrattaria a qualsiasi tipo di schema e di etichetta. 
Te ne accorgi quando varchi la soglia di posti simili e ti confondi tra le persone. Credo sia per questo che amo tanto la Casa: qui non esistono barriere tra la tua fortuna e la loro disperazione, tra chi aiuta e chi viene aiutato, tra chi è solido e chi, invece, vaga in cerca di un baricentro. 

Incontri alcune tra le ben 98 nazionalità (italiani assolutamente inclusi) che hanno camminato lungo i suoi corridoi assolati e ti accorgi di un fatto unificante: tutti stiamo viaggiando nella medesima direzione. Un viaggio vecchio come il mondo, alla ricerca della felicità, di un bisogno naturale e impellente di definire i propri bisogni, di sentirsi liberi, indipendenti, compresi.Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

E tra le scarpe che entrano nella Casa della Carità, voglio ricordare quelle dei tantissimi volontari che regalano il proprio tempo alla causa. Giornalisti, CEO di grandi Aziende, manager, casalinghe. Persone disposte a occuparsi dei turni delle docce pubbliche, di stirare mutande e magliette, di catalogare i tantissimi libri che abitano ogni spazio disponibile.
Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writerCecilia mi ha raccontato mille motivi per cui il suo viaggio da queste parti è stato ispirante e utile. Voglio finire con quello che mi ha più colpito. 

– La Casa mi ha insegnato a ridere del viaggio, nonostante il peso dei bagagli con cui siamo partiti, nonostante non sempre alla partenza sia coinciso un arrivo – mi dice con gli occhi che le sorridono.

Ridere. Allenare l’ironia. Trovare un motivo dissacrante, che alleggerisca, che regali nuovi occhi.
È con questo pensiero che voglio finire il nostro primo viaggio insieme. Un pensiero sorridente, pieno di fiducia.
Camilla
Zelda was a writer    

Le scarpe che mi hanno portato fino alla Casa della Carità si chiamano Free Style e le trovate qui

Nelle scarpe di Cecilia Trotto | Zelda was a writer

Grazie a Justine per le foto di questo posto. Sono bellissime e piene di energia!

Questo post è il risultato di una collaborazione con Scholl di cui vado molto fiera. 
Grazie, come sempre, per il sostegno che dimostrate al mio lavoro. 

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